LinkedIn Ads: Guida completa al marketing e alla Pubblicità su Linkedin

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Linkedin ADS in Italiano

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Linkedin Ads è il programma pubblicitario del social network professionale LinkedIn. Attivo ormai da anni, a metà del 2012 LinkedIn Ads integra la lingua italiana, entrando nel novero degli strumenti di advertising dei social media come Facebook Advertising. A differenza del programma pubblicitario di Facebook, il LinkedIn Ads italiano si orienta più nel B2B, ovvero per aziende che cercano altre aziende come clienti. Prima di entrare nel vivo della pubblicità su LinkedIn, partiamo da una premessa importante.

Linkedin Guida: Pagina Aziendale, Followers, Updates, Analytics e Showcase Pages

Se sei iscritto a LinkedIn, con buona probabilità hai un profilo professionale. Il primo passo tuttavia per il marketing aziendale su LinkedIn è la creazione di una Pagina Aziendale, creabile da Interests/Companies nel menu di navigazione in alto o dall’url
https://www.linkedin.com/company/add/show?trk=biz-module-create-company.

Una volta creata la Pagina, il consiglio è curarne l’immagine (logo, descrizione dell’azienda) e studiare un piano redazionale per comunicare ai Followers della Pagina tramite la sezione aggiornamenti (Update).

Le Updates possono essere visualizzate dai propri followers o da una parte specifica dei propri followers (settorializzabile per Company size, Industry, Function, Seniority, Geography, Language preference, Employed / Non Employed).

La Pagina ha anche una sezione Analytics dove visionare tutte le statistiche relative alla Pagina aziendale.

Posso inoltre creare fino a 10 Showcase Pages, sotto pagine correlate al brand dedicate a un ramo specifico aziendale o un’iniziativa (esempio Microsoft ha creato Showcase Pages per Office, Bing Ads, Outlook…). Per info: https://business.linkedin.com/marketing-solutions/company-pages/showcase-pages

Come far crescere i followers in 4 mosse

Il primo step di una iniziativa di marketing su LinkedIn consiste chiaramente nel far crescere i followers della Pagina. Ci sono differenti modi per farlo,  ad esempio:

  1. Inserire nel proprio sito un bottone “Follow Company”: https://developer.linkedin.com/plugins
  2. Inserire nella firma della propria email aziendale una call to action con il link alla propria Pagina aziendale
  3. Comunicare ai clienti e fornitori e contatti LinkedIn l’indirizzo della pagina e chiedere di cliccare “Follow”
  4. Farli crescere indirettamente con LinkedIn Ads

Una volta avviata la Pagina aziendale, è possibile dedicarsi alla pubblicità di LinkedIn ADS.

Come fare pubblicità con LinkedIn ADS

Partiamo dall’inizio. Una volta connessi a https://www.linkedin.com/ads/ è possibile scegliere tra 2 opzioni pubblicitarie: Annuncio o Contenuto sponsorizzato.

Per entrambe è possibile impostare il nome della campagna e la lingua di riferimento (nel nostro caso l’Italiano).

LinkedIn Ads publicità annunci sponsorizzati

 Annuncio Linkedin

L’annuncio di LinkedIn è la modalità classica di promozione: consiste in un annuncio composto da:

  • un titolo di 25 caratteri;
  • un testo di 75 caratteri;
  • un’immagine. L’immagine può essere in formato PNG, JPEG or GIF, di massimo 2 MB e viene ridimensionata a 50×50 pixel. Secondo le statistiche di LinkedIn, la presenza dell’immagine può aumentare del 20% i clic sull’annuncio. E’ chiaro che essendo molto piccola, dovrà essere adeguatamente sgranata e chiara.

L’annuncio può avere come destinazione una pagina di LinkedIn e un sito web esterno, se ne possono creare fino a 15 versioni differenti su cui testare CTR e conversioni. L’annuncio potrà comparire sulla barra destra, nella pagina degli aggiornamenti e in alto, sotto forma di riga di testo.

Contenuto sponsorizzato LinkedIn

Il contenuto sponsorizzato, o sponsored content, è la new entry tra gli strumenti promozionali di LinkedIn ADS ed è analogo ai Promoted Posts di Facebook Advertising.

Per creare un contenuto sponsorizzato con LinkedIn è necessario innanzitutto associare la propria Business Page di LinkedIn (o creare una Pagina Linkedin se non ancora fatto).

A questo punto è possibile scegliere se:

  • promuovere un aggiornamento già scritto sulla Pagina;
  • scrivere un aggiornamento ad hoc (chiamato Direct Sponsored Content).

I contenuti sponsorizzati di LinkedIn possono essere un modo di veicolare credibilità attraverso contenuti nel settore B2B, nell’ambito di una strategia di content marketing.

Audience

A questo punto, qualunque sia la scelta fatta tra annuncio e contenuto sponsorizzato, ci restano due schermate, quella della targetizzazione (Audience) e quella relativa al budget da investire.

Purtroppo proprio queste 2 sezioni, come vedremo, costituiscono il tallone d’Achille di LinkedIn Ads, specie in confronto ad altri strumenti di advertising come Facebook ADS.

Riprendiamo il discorso. Su LinkedIn è possibile scegliere di mostrare il proprio annuncio:

  • per area geografica: continente, stato, città
  • aziende, per nome o categoria
  • titolo professionale
  • scuole frequentata
  • studi fatti
  • diplomi conseguiti
  • abilità
  • appartenenza a gruppi di LinkedIn
  • genere (maschio o femmina)
  • fascia d’età

Un primo grande limite dello strumento emerge sull’area geografica: ben lungi dalla targetizzazione di Facebook ADS, che arriva a identificare le persone che stanno a 3 km da un determinato comune (!), LinkedIn offre un’area non specifica relativa ai singoli capoluoghi. Ed è una grande novità visto che per molto tempo la targetizzazione geografica di LinkedIn ADS si fermava all’area di Venezia, Bologna, Milano e Roma (e sotto Roma???).

Interessante l’elemento del Gruppo: identificando su LinkedIn determinati gruppi di professionisti target è possibile andare a mostrare l’annuncio direttamente a loro.

Linkedin Ads: costi e Budget

Quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare. O no? Se ti lamentavi dei Bid di Adwords, specie in certi settori, dai un’occhiata a LinkedIn e confortati. L’aspetto relativo ai costi è, a mio parere, un altro elemento a sfavore di questo strumento.

LinkedIn ADS funziona, analogamente a Facebook Ads, con due modalità:

  • PPC, Pay per Clic, ovvero tu paghi quando una persona clicca sul tuo annuncio. Tuttavia, a differenza di Facebook ADS e Google Adwords, il costo per clic è predefinito, con un minimo di 3.5 dollari, che con il dollaro attualmente quasi equiparato all’euro significa oltre i 3 euro a clic. Non poco, almeno rispetto ai costi del già caro Adwords o di Facebook ADS.
  • CPM, Pay per Impressions: l’altra modalità di pagamento su LinkedIn ADS è il pagamento ogni 1000 visualizzazioni dell’annuncio. Ma se in Facebook ADS questa modalità è meno onerosa del CPC, qui il minimo spendibile è di 16.50 dollari.

Non va meglio sul fronte del budget giornaliero, fissato a un minimo di 10 dollari giornalieri.

Una volta scelto il budget, la campagna va in revisione e comparirà all’interno del proprio account pubblicitario (Campaign Manager) dove è possibile vedere il sunto di clic, impressions, CTR e spesa.

Conclusioni

Che dire di LinkedIn ADS? A suo favore il fatto di essere uno strumento unico per la promozione nel settore B2B. A suo sfavore alcuni aspetti già visti, come la limitata targetizzazione e i costi, senza contare che i miglioramenti sullo strumento sono molto lenti e rari (almeno se rapportati all’evoluzione di Facebook ADS e Google Adwords) o l’assenza di uno strumento di monitoraggio delle conversioni (come l’omonimo Codice di monitoraggio delle conversioni di Google Adwords) o il Pixel di monitoraggio di Facebook ADS.

E tu hai provato LinkedIN ADS? Che ne pensi? Parliamone nei commenti! Se il post ti è stato utile condividilo nei social!

 

 

 

427 Lead in 30 Giorni [Case History]

lead generation
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Quando si parla di conversione, gli obiettivi di un’azienda possono essere ricondotti sostanzialmente a 2: la vendita di un prodotto, che avviene solitamente nel contesto di un sito ecommerce o di una landing page e l’acquisizione di contatti di potenziali clienti, detta Lead Generation, tipica delle aziende che vogliano acquisire contatti (email o di altro tipo) da parte di aziende che vendono servizi o che vogliano per qualche motivo acquisire dei contatti di potenziali clienti.

La case history di cui parlo in questo articolo riguarda proprio il secondo caso: un cliente che opera nell’ambito dei cosmetici bio, senza parabeni, SLES o altre diavolerie chimiche. Il cliente in questione, a parte il sito web, non aveva alcun tipo di presenza o promozione online. Il punto di partenza, su sua richiesta, è stata la creazione di una Pagina Facebook e l’implementazione di una strategia di Facebook Marketing finalizzata ala costruzione di una linea editoriale e all’aumento dei like tramite Facebook Advertising e al loro engagement sulla Pagina. Questo non è il nocciolo della case history ma solo l’inizio, veniamo alla strategia di Lead Generation che ha consentito all’azienda cliente di acquisire centinaia di contatti (nome, cognome e email) di potenziali clienti B2C e B2B (!) in soli 30 giorni.

Bene, si dà il caso che l’azienda cliente in questione partecipi ad una nota fiera del settore: quale momento migliore per cercare di attirare potenziali clienti al proprio stand? Il punto è che spesso le persone non trovano o non vogliono fermarsi a uno stand in fiera, quindi i contatti andranno acquisiti prima. Come? Con un adeguata merce di scambio.

Chi ha mai seguito una campagna di lead generation finalizzata all’acquisizione di contatti email, sa che è necessaria una merce di scambio. I lead non si ottengono in modo naturale tantomeno semplice: le persone sono sempre più titubanti a lasciare dei propri recapiti, quindi è necessario un magnete (lead magnet) che li attiri. E quale magnete migliore di un biglietto gratis o di uno sconto sostanziale sul suo acquisto?

La Regola della Bilancia

Una piccola parentesi: quando si pensa alla “merce di scambio” è necessario rispettare quella che io chiamo la “Regola della Bilancia”: come una bilancia sta in equilibrio se il peso delle due parti è analogo, così la nostra merce di scambio dovrà essere equa o più pesante di ciò che richiediamo. Cerchiamo di capire la regola della bilancia con un esempio concreto: se ti chiedessero nome, cognome, codice fiscale, indirizzo e numero di cellulare in cambio di una semplice brochure aziendale glieli concederesti facilmente? Probabilmente no. Il perchè è presto chiarito: il peso della richiesta (troppi dati sensibili) è troppo rispetto a ciò che si offre (una semplice brochure aziendale, fornita ovunque senza richiesta alcuna). Ma se d’altra parte io ti concedessi la possibilità di risparmiare il 60% su un biglietto d’ingresso a una manifestazione (a cui vuoi andare) in cambio del tuo nome, cognome e indirizzo email (necessari per l’espletamento della pratica), probabilmente li concederesti senza problemi.

La differenza tra i due casi sta proprio nel diverso peso tra ciò che si offre e ciò che si vuole. Affinchè in una strategia di lead generation una “merce di scambio” funzioni, è necessario che ciò che offriamo sia più pesante (ovvero di valore) rispetto a ciò che chiediamo.

Dopo questa parentesi, vediamo gli strumenti del mestiere a supporto di questa strategia.

La cassetta degli attrezzi

Nella nostra cassetta degli attrezzi ci sono:

  • una adeguata strategia di marketing, che tenga conto della merce di scambio secondo la regola della bilancia sopra detta e del target aziendale;
  • una landing page essenziale, sotto forma di una squeeze page;
  • un software di email marketing come Mail Chimp;
  • del traffico targetizzato, ottenuto da strumenti come Google Adwords, Facebook Advertising o il traffico organico SEO.
  • uno strumento di monitoraggio delle conversioni di Google Adwords e Facebook Advertising, Google Analytics, un pizzico di HeatMap Tracking come CrazyEgg.

A questo punto abbiamo gli ingredienti: vediamo la ricetta.

La ricetta per una Lead generation da 427 contatti in 1 mese (4 passaggi)

A questo punto mettiamo insieme il tutto in 4 passaggi:

  1. creiamo una squeeze page essenziale, dritta al punto, con un modulo per la raccolta dei dati da Mail Chimp. Essenziale che nella squeeze page siano indicata chiaramente la merce di scambio e che questa segua la regola della bilancia.
  2. impostiamo una thank you page con i codici di monitoraggio delle conversioni di Google Adwords e i pixel di monitoraggio di Facebook Advertising;
  3. Veicoliamo alla squeeze page del traffico targetizzato: su Google Adwords sarà sufficiente (su rete di ricerca) scegliere le parole chiave idealmente ricercate dal nostro target, su Facebook Advertising andremo a selezionare il target sulla base di età, località e in questo caso interessi, in modo da indirizzarci verso chi ha già cliccato “mi piace” sulla Pagina Facebook della fiera di riferimento. Ovviamente sceglieremo gli strumenti più adeguati: su Google Adwords la rete di ricerca e il Remarketing (in modo da seguire gli utenti che hanno visitato la pagina e l’hanno abbandonata senza convertire) su facebook Ads le Facebook Offers e altri strumenti.
  4. impostiamo i codici di monitoraggio.

A questo punto la strategia è completa. I lead ottenuti saranno ordinati su Mail Chimp in modo da costituire un database per l’invio di newsletter ad esempio nel caso di strategie di Lead Nurturing.

B2B & B2C

Come anticipavo all’inizio, la strategia ha consentito di acquisire lead sia B2B che B2C, consentendo così di creare successivamente su Mail Chimp dei segmenti specifici della lista ottenuta, in modo da diversificare le comunicazioni inviate ai 2 settori. Il punto è: come sapere chi è partita iva e chi è un utente privato? Semplice: chiedendolo nella landing page.

Questa informazione ulteriore può essere ottenuta senza aggiungere campi ulteriori (e quindi potenzialmente minare il tasso di iscrizioni) ma sostituendo il bottone “invia” a due pulsanti “sono privato” “opero nel settore”, in modo speculare a come Zalando con la propria iscrizione alla newsletter (notare il lead magnet da 5 euro):

zalando newsletter

Un’ultima osservazione su B2B e B2C: notando l’orario di acquisizione dei lead si possono compiere delle scelte finalizzate ad intercettare specificatamente uno dei due settori. Ipotizziamo (come è avvenuto) che i lead B2B siano ottenuti in tarda serata (come è intuibile), a quel punto potremmo settare le impostazioni di Google Adwords in modo da mostrare annunci specifici per l’utenza B2B in quella fascia oraria.

Conclusioni

Semplice no? Anche no. Una strategia di Lead Generation risente di numerose variabili (strategia di marketing, prodotto, disponibilità aziendale, target…) la cui alchimia produce un risultato più o meno buono. In ogni caso, le variabili indispensabili sono sempre:

  • una buona strategia
  • la conoscenza del target
  • una landing page
  • degli strumenti per veicolare traffico targetizzato alla landing page
  • degli strumenti per capire il ROI

E tu hai seguito qualche strategia di Lead Generation? Parliamone nei commenti! Se l’articolo ti è piaciuto non dimenticare di condividerlo sui tuoi social preferiti.

Come monitorare le conversioni in Adwords: Guida Completa

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Monitorare le conversioni in Google Adwords significa sapere da quale parola chiave è venuto il visitatore che ha convertito, quindi a seconda dei casi che ha acquistato un prodotto sul nostro ecommerce o che ha inserito i propri dati in un modulo di lead generation. Conoscere l’origine, in termini di keyword, di un cliente, ci consente di avere un importante vantaggio competitivo, sapendo quali sono i termini che ci generano fatturato e di conseguenza ci consente di ottimizzare il ROI del nostro investimento pubblicitario.

Lo strumento per il monitoraggio delle conversioni di Google Adwords è presente da tempo, ma la novità è che ora è possibile tracciare le telefonate. Ma facciamo un passo indietro: cerchiamo di capire come implementare questa funzione essenziale di Google Adwords e con quale finalità.

Partiamo dall’ecommerce: se possiedi un ecommerce ti potrebbe interessare sapere da quali parole chiave della tua campagna pubblicitaria sono originate le vendite, in modo da prendere le dovute misure, come destinare un budget maggiore a quelle parole chiave o incrementare la visibilità del sito per le stesse magari posizionandole organicamente con la SEO. Se quindi il tuo obiettivo è la vendita online, ti interesserà tracciare le conversioni di chi effettua un pagamento.

Ma se non vendi prodotti ma servizi, il tuo scopo sarà probabilmente intercettare contatti di potenziali clienti: in questo caso i clienti potrebbero contattarti via email, tramite un modulo di contatto o telefonicamente.

Ricapitolando, sono sostanzialmente 4 i  percorsi dove ci interessa tracciare l’origine del nostro cliente:

  1. il checkout in un ecommerce;
  2. la compilazione di un modulo di contatto;
  3. il contatto via email;
  4. il contatto telefonico.

Vediamo quindi come tracciare le conversioni in questi 4 percorsi.

Tracciare le conversioni in un ecommerce o in un modulo di contatto

Per sapere da quale parola chiave sono arrivati i clienti che hanno acquistato in un ecommerce o che hanno compilato un modulo di contatto serve una Thank You Page. La Thank You Page è la pagina di ringraziamento dove arrivano univocamente e solo coloro che hanno compiuto la conversione, nel nostro caso chi ha comprato sul nostro ecommerce e chi ha compilato il nostro modulo di contatto.

All’interno di questa pagina di ringraziamento verrà collocato un codice che ci fornisce Google Adwords, che ci consente di sapere da quale parola chiave, gruppo di annunci e annuncio si è realizzata la conversione.

I passaggi da fare sono quindi:

  1. creare il codice di monitoraggio delle conversioni su Google Adwords selezionando Strumenti / Conversioni / pagina Web
  2. inserire il codice generato in una pagina dove “atterrano” gli utenti che hanno appena completato una procedura di pagamento o compilato un form di contatto, ovvero la Thank You Page:

Conversioni Google AdWords

Tracciare le conversioni via email

Molto spesso c’è la necessità di inserire nel sito un indirizzo email. Se questo indirizzo email è un account già usato, non avremo la possibilità di sapere quali, di coloro che ci contattano, vengono da una determinata fonte, ad esempio dalla nostra campagna pubblicitaria Google Adwords. E’ il caso ad esempio delle landing page finalizzate alla Lead Generation, ovvero a intercettare lead (contatti) di potenziali clienti. In queste pagine si è soliti inserire una email oltre a un form di contatto (le cui conversioni si monitorano come visto sopra) per coloro che siano più pratici a usare la mail del form. Tuttavia in questo caso la mail deve essere univoca, per monitorare con precisione i contatti.

Un esempio pratico potrebbe essere quello di creare una mail come dalweb@ilmiosito.it invece di utilizzare la solita email aziendale come info@ilmiositoweb.it. E’ chiaro che in questo caso l’account dalweb@ilmiosito.it non dovrà essere usato in nessun altra pagina o funzione, pena l’impossibilità di determinare con certezza la provenienza del visitatore.

Tracciare le conversione via telefono

Come anticipato in apertura di questo articolo, il tracciamento delle telefonate è una sostanziale novità di Google Adwords.
Il sistema di tracciamento si basa su dei numeri di inoltro Google, che consentono di capire l’origine del cliente chiamante. Lo strumento è facilmente implementabile dalla schermata già vista, su Strumenti / Conversioni / Chiamate da un numero di inoltro di Google al tuo sito web.  Seguendo la procedura verrà generato uno script da installare sul sito al posto del numero di telefono, che consente di tracciare la conversione telefonica impostando parametri come la durata della chiamata e configurando infine le estensioni di chiamata nel gruppo di annunci.

Conversioni telefono monitoraggio Google AdWords

Conclusioni

L’introduzione del monitoraggio delle chiamate completa un tassello fondamentale rimasto scoperto fino ad ora: se il monitoraggio delle conversioni via telefono poteva essere implementato con un VOIP o con metodi maccheronici (del tipo direzionare la chiamata a una persona di preciso che ne chiede l’origine), ora questo strumento ci consente di chiarire con precisione l’origine del nostro cliente chiamante.

Monitorare su Google Adwords telefono e contatti è semplice: inizia oggi!

Tu hai sperimentato questo strumento? Parliamone nei commenti. Se l’articolo ti è stato utile non dimenticare di condividerlo sui tuoi social preferiti!

Not Provided: Cosa Significa e i 3+2 Metodi per Scoprire le Parole Chiave Nascoste

not provided google analytics
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C’era una volta, in Google Analytics, la possibilità di identificare le parole chiave con cui gli utenti accedevano a un sito. Parlo al passato perchè l’introduzione del “not provided” ha segnato un passo (o sarebbe meglio definirlo un arretramento) epocale nel mondo di di Google Analytics, impedendo di sapere per quali chiavi di ricerca accedono gli utenti. Non tutti gli utenti certo, ma spesso una gran parte, come testimonia il fatto che la voce “not provided” è spesso la prima nella classifica delle parole chiave da cui gli utenti accedono a un sito web. L’introduzione del “not provided” segna quindi un danno non indifferente, togliendo la possibilità al webmaster di sapere l’origine di un visitatore in termini di query e trarne le relative considerazioni.

Significato o origine del “Not Provided”

Ma come mai compare la voce “not provided”? Cerchiamo innanzitutto di capirne il significato: letteralmente traducibile con “(dato) non fornito”, il not provided è proprio degli utenti che entrano in un sito connessi a Google, che vengono reindirizzati automaticamente alla versione https, per la quale viene fornita come parola chiave proprio la voce “Not Provided”, impedendo di registrare le parole usate per accedere al sito.

Tutto ciò avviene dal 5/6 marzo 2012, data in cui Google ha esteso anche all’Italia il re indirizzamento automatico alla versione https per gli utenti loggati ai propri servizi. Il problema è che molti utenti, anche non sapendolo, sono automaticamente loggati su Google semplicemente grazie all’utilizzo di Gmail, la cui rapida diffusione ha esteso la portata del problema. Una volta compreso il perchè Google Analytics impedisce la visualizzazione delle query di ricerca, cerchiamo di capire come individuare le parole nascoste sotto la voce “Not Provided”.

I metodi per scoprire le query “Not Provided”

Vediamo alcuni metodi per interpretare le query nascoste dalla voce. I metodi proposti sono vari, alcuni piuttosto tecnici. In questa sede ne analizziamo nel dettaglio due, facilmente fruibili anche da utenti non esperti grazie all’utilizzo di Google Analytics e Google Webmaster Tool. Per chi vuole approfondire, esistono altri metodi tra cui segnaliamo:

  • la decodificazione delle stringhe di ricerca di Google: http://moz.com/blog/decoding-googles-referral-string-or-how-i-survived-secure-search
  • l’implementazione nel sito di un modulo che chiede la parola chiave che ha digitato l’utente per entrare nel sito: https://blog.kissmetrics.com/crack-keyword-not-provided/
  •  l’analisi della ricerca effettuata dentro il sito: http://blog.crazyegg.com/2013/01/17/set-up-internal-site-search-analytics/

Metodo #1: Confrontare Google Analytics e Google Webmaster Tool

Il primo metodo per interpretare le keyword celate sotto alla voce “not provided” è effettuare un confronto tra le query rilevate dallo strumento Google Webmaster Tool e quelle di Google Analytics. Il metodo è piuttosto semplice: le query che registrano un buon numero di impressions su Google Webmaster Tool ma non sono presenti su Google Analytics sono forse nascoste sotto la voce “not provided”. E’ un metodo che richiede ovviamente l’accesso ai due strumenti e un pò di lavoro, ma è facilmente implementabile con Excel e non richiede particolari competenze.

Metodo #2: Scoprire le keyword Not Provided con dei filtri in Google Analytics in 7 passiGoogle Analytics not provided

Un’altro modo per svelare le keyword nascoste sotto la voce “not provided” è settare Google Analytics con un nuovo filtro.

I passaggi sono illustrati nei due screenshot qui sotto (tratti dalla versione più aggiornata di Google Analytics):

  1. vai in Amministrazione di Google Analytics
  2. seleziona il Profilo e la relativa Proprietà dal menu a tendina Account
  3. clicca su Tutti i Filtri / Nuovo Filtro
  4. aggiungi le Viste (i siti) che fanno parte dell’account a cui vuoi applicare il nuovo Filtro
  5. a questo punto, che tu abbia un solo sito nel Profilo o diversi siti (Proprietà), i procedimento è analogo. Il passo successivo è quindi selezionare Tipo di Filtro / Personalizzato / Avanzato 
  6. Google Analytics not provided 1Compila il Campo A, Campo B, Campo C come indicato in figura
  7. Seleziona come obbligatori i campi A,B,C e “Sovrascrivi campo output”
  8. Salva il tutto.

Google Analytics not provided 2

 

Conclusioni

Abbiamo visto come l’utilizzo integrato di Google Webmaster Tools e Google Analytics ci possa consentire di intuire le parole chiave nascoste sotto la voce “Not Provided”. E tu hai sperimentato altri metodi? Parliamone nei commenti. Se l’articolo ti è stato utile non dimenticare di condividerlo sui tuoi social preferiti!

Come Guadagnare Vendendo Link: Guida Completa ai 4 Migliori Strumenti

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In un precedente articolo abbiamo visto come uno dei metodi per guadagnare su internet possa essere la vendita di link. Attenzione però: come già anticipato in quell’articolo, la vendita e l’acquisto di link sono pratiche esplicitamente vietate nelle norme di Google e in quanto tale penalizzate. Prima di entrare nel dettaglio di come vendere link al fine di guadagnare online, cerchiamo di chiarire cosa ne pensa Google e qual’è il rischio.

Le norme sulla qualità delle istruzioni per Webmaster di Google  intimano di non partecipare a schemi di link, una cui modalità è proprio la compravendita di link al fine di influenzare il posizionamento del sito web. Il rischio insito in una tale pratica è una penalizzazione da parte di Google. Uomo avvisato, mezzo salvato.

Detto questo, se vuoi procedere a tuo rischio e pericoloso nell’oscuro mondo della vendita di link, vediamo insieme gli strumenti per farlo.

Il primo aspetto importante da comprendere è perchè un’azienda dovrebbe acquistare un link. Nella grande maggioranza dei casi, l’acquisto di un link è finalizzato proprio a influenzare il ranking del sito linkato, quindi la pratica che Google ritiene scorretta. Capire che chi acquista link, quindi il tuo potenziale cliente in questo business online, ha finalità SEO, ti consente di dare quello che cerca, ovvero un link di qualità.

Quando un link è di qualità? Domanda difficile, sommariamente possiamo comunque definire delle caratteristiche principali di un link di qualità e come tale degno di essere acquistato. Un link di qualità è:

  • un link testuale, ovvero collocato all’interno di un testo, nella classica forma del Guest Posting;
  • un link preferibilmente follow, che passi Page Rank (anche un link nofollow può essere di qualità, ma chi compra link preferisce i link follow)
  • un link collocato in un sito contestuale e di qualità, magari dotato di Page Rank, Domain e Page Authority.

Capiamo quindi che il primo passo per vendere link è avere:

  • un sito di parametri di qualità, magari con un Page Rank superiore a 0 (più alto è meglio è) e sopratutto valori più alti possibili di Domain e Page Authority (desumibili dalla Moz Bar: http://moz.com/tools/seo-toolbar)
  • un sito con molti contenuti originali e di qualità, non con troppi link in uscita;
  • un sito esteticamente presentabile, perchè anche l’occhio vuole la sua parte;

Una volta che sei in possesso di un sito con queste caratteristiche (se non ce l’hai puoi sempre comprarlo con uno dei servizi di vendita di domini e siti web) è arrivato il momento di proporlo ai potenziali acquirenti. Ci sono sostanzialmente due strade per vendere link: farlo attraverso le sezioni dedicate nei forum di settore o attraverso i siti specializzati nella vendita di link.

Comprare e vendere link sui forum

Partiamo dai forum di settore. AlVerde.net e il Forum GT ospitano due nutrite sezioni di compra vendita link, reperibili ai seguenti link:

  • www.alverde.net/forum/comprare-o-vendere-links-online/
  • www.giorgiotave.it/forum/link-e-pubblicita-aste-vendita-ed-acquisto/

Il servizio è gratuito e consente di mettere in contatto chi compra con chi vende, nel rispetto delle regole dei rispettivi forum.

Una rapida lettura ai link venduti e richiesti può far capire che genere di link e sito va per la maggiore e i relativi prezzi.

Comprare e vendere link su Seeding Up (Teliad) & Rankseller

Uscendo dall’ambito forum, ci sono siti specializzati nel mettere in contatto chi vuole acquistare e vendere link.

Rankseller

rankseller

Partiamo da Rankseller: la piattaforma è composta da un pannello di controllo in lingua italiana e di facile utilizzo, dove è possibile inserire i propri siti e indicare quanto richiesto per la pubblicazione di contenuti (scritti da noi o dal cliente) con un link all’interno. Una volta inseriti i propri siti, potrebbe passare del tempo prima di ricevere offerte di pubblicazione di link, che vengono notificate nella propria mail di iscrizione al servizio.

Seeding Up (Ex Teliad)

SeedingUp | Digital Content Marketing
Teliad, storica piattaforma di vendita link, ha recentemente cambiato nome e immagine in Seeding Up (anche a seguito di pesanti penalizzazione da parte di Google). Analogamente a Rankseller, su Seeding Up è possibile inserire i propri siti e decidere il prezzo per la pubblicazione di un link testuale.

Altri 2 siti per guadagnare con i contenuti del sito: Upstory e Buzzoole

 Upstory.it

Andando oltre la vendita di link, segnaliamo Upstory.it, servizio italiano che consente di pubblicare sul proprio sito dei “branded content”, ovvero dei contenuti sponsorizzati da parte di aziende, sotto forma di infografiche, publiredazionali o altro. Non ci sono (almeno all’apparenza) link di mezzo, ma può essere un buon modo (e più sicuro) di monetizzare il proprio sito tramite dei contenuti.

Buzzoole

buzzoole

Start Up italiana, Buzzoole si propone di aumentare il passaparola delle aziende clienti tramite la pubblicazione di contenuti su blog e la condivisione degli stessi sui social network. Il pagamento avviene in crediti virtuali, che raggiunta una certa soglia possono essere convertiti in buoni regalo Amazon.

Ricapitolando, per Guadagnare Vendendo Link puoi iscrivere il tuo sito a questi strumenti:

 

 

Guadagnare Online: 10+1 Metodi per Guadagnare su Internet e Fare Soldi Online Seriamente

guadagnare online internet seriamente
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Come fare soldi online su internet: 2 premesse

Si parla spesso di guadagnare soldi online, ma come è possibile creare delle rendite di guadagno online seriamente e in modo sicuro? In questa guida completa vediamo alcuni metodi per guadagnare con internet in riferimento a chi opera nel settore del Web. Ma prima sono necessarie due premesse importanti, che sfatano due miti die hard sul tema.

Mito n° 1: Guadagnare online è un hobby

Prima premessa: guadagnare online è un vero e proprio lavoro. Può essere visto come un lavoro part time, da svolgere accanto alla propria professione principale, ma è pur sempre un’occupazione che richiede tempo, molto tempo e impegno. Una volta automatizzata può diventare più veloce da gestire, ma bisogna abbandonare l’idea che il guadagno online sia qualcosa di semplice, automatizzato fin dall’inizio, privo di competenze tecniche ed esperienza. E veniamo al secondo mito.

Mito n° 2: Guadagnare online è per tutti.

Falso. Chissà perchè abbondano i blog di “internet marketers” il cui interesse sembra essere “guadagnare con internet”. A una veloce indagine, si capisce che si tratta di persone che di web marketing sanno ben poco. Nulla di male in questo, se non fosse che per rendere l’attività di guadagno con internet redditizia e costante servono competenze tecniche ed esperienze. Quali? In una veloce e insufficiente carrellata: sapere installare e configurare e gestire un sito con WordPress o altri CMS, competenze in ambito SEO e web marketing, conoscenza approfondita degli strumenti di guadagno online…

Sfatati questi 2 miti, veniamo ai 10 principali metodi per guadagnare o fare soldi con internet. Una premessa: non parlerò di cose del tipo “guadagnare rispondendo ai sondaggi” o “guadagnare guardando dei video”, ma di fonti di guadagno online serie e testate personalmente e da molti altri.

Guadagnare online: 10+1 metodi per guadagnare con internet seriamente

#1 Guadagnare con internet facendo consulenza nel web (marketing/design)

La consulenza nel web è il primo metodo, il più classico, per lavorare e guadagnare con internet.

Pro: consente di lavorare ovunque, sulla classica spiaggia tropicale (purchè dotata di una connessione veloce) alla propria casetta.

Contro: richiede competenze tecniche avanzate (per saper fare bene il tuo lavoro), competenze relazionali e commerciali (per sapere portare a casa dei clienti), molto tempo, massima customizzazione e automatizzazione quasi nulla. Ah, non dimenticare che lavorare nel web significa partita iva, che significa vita dura a livello fiscale.

Il primo passo per trovare dei clienti come freelance? Iscriversi a siti come https://www.twago.it/. Per i web designer, una buona fonte di reddito può essere costituita dalla vendita di temi, template e plugin su Theme Forest.

#2 Guadagnare online con la pubblicità PPC di Adsense (o alternative)

Altro metodo di guadagno su internet è la pubblicità di Adsense (o altre alternative ad Adsense basate sul sistema Pay per Clic o Pay per Impressions)

Pro: una volta impostato, il metodo è automatizzato.

Contro: ti serve un sito, ti servono (molte) visite, quindi tanti articoli o tanta promozione online. Google Adsense paga da qualche centesimo a clic in su a seconda della nicchia del tuo sito. Quindi, devi avere una nicchia che viene pagata tanto su Adsense (un esempio? L’ambito finanza). Ah, Google Adsense bonifica al raggiungimento dei 75 euro.

Per iscriverti al programma, vai su https://www.google.com/adsense/.

#3 Guadagnare con le affiliazioni PPS o PPL

Cosa sono le affiliazioni? Puoi vederlo come un accordo tra un’azienda e un blogger. L’azienda dice al blogger: promuovi il mio prodotto o servizio, se un cliente lo compra tramite il tuo sito, ti erogo una percentuale sul prodotto venduto (Pay per Sell) o una somma una tantum sul contatto acquisito (Pay per Lead).

Pro: una volta impostato, il metodo è automatizzato.

Contro: ti serve un sito, ti servono (molte) visite targetizzate, quindi tanti articoli o tanta promozione online. Ti serve credibilità. A volte certe affiliazioni sono poco serie. Ulteriori info le puoi trovare sul maggior forum italiano sul tema (http://www.alverde.net/forum/). Per iniziare è sufficiente iscriversi a uno dei principali network di affiliazione come Zanox.com e Tradedoubler.com, che mettono in comunicazione l’azienda (Advertiser) con il blogger (Publisher).

#4 Guadagnare vendendo banner

Se hai un sito con molte visite, visualizzazioni di pagina etc, qualcuno potrebbe essere interessato a collocarci un banner.

Pro: una volta impostato, il metodo è automatizzato.

Contro: ti serve un sito, ti servono (molte) visite targetizzate, quindi tanti articoli o tanta promozione online. Devi trovare il cliente che compra il banner e ciò può non essere semplice. Per iniziare, ci sono dei marketplace abibiti proprio a questo, come l’ADV Store del già citato Alverde.net: http://www.alverde.net/advstore/

#5 Guadagnare vendendo Link (Caution!)

Attenzione! Il punto n° 5 è espressamente vietato dalle norme di Google. Eppure si fa. In rete è presente un sottobosco (nemmeno tanto sotto) di vendita di link, perlopiù inseriti all’interno di articoli sotto forma di Guest Post.

Pro: può essere una buona fonte di reddito.

Contro: E’ espressamente vietato dalle norme di Google. Bisogna trovare i clienti che comprino il link.

Come iniziare? Ci sono forum con delle sezioni specifiche su questo, come ad esempio:

  • www.alverde.net/forum/comprare-o-vendere-links-online/
  • www.giorgiotave.it/forum/link-e-pubblicita-aste-vendita-ed-acquisto/

O dei siti che fanno da medium tra chi vende e chi compra, come Rankseller.

Rankseller è uno dei maggiori marketplace di link e contenuti. Consente di decidere quanto richiedere per la pubblicazione di un link o articolo + link sul proprio sito e paga al raggiungimento dei 25 euro.

#6 Guadagnare con i contenuti correlati (New!)

Questa è nuova. Forse avrai notato come sotto i maggiori quotidiani nazionali siano presenti dei link con immagine a contenuti correlati, alcuni sponsorizzati. E’ la nuova frontiera dell’advertising online, che volendo bypassare il fenomeno della banner blindness, ovvero il fatto che le persone evitano le pubblicità come la peste, propone degli ads sotto forma di contenuti sponsorizzati. Un esempio è l’italiana Link We Love, o la nuova arrivata Upstory.it. Altrimenti la lista è lunga:  www.outbrain.com, http://ligatus.com , https://taboola.com/…

Pro: una volta impostato, il metodo è automatizzato.

Contro: ti serve un sito, ti servono (molte) visite targetizzate, quindi tanti articoli o tanta promozione online.

#7 Guadagnare vendendo (o parcheggiando) domini / siti web

Ne abbiamo già parlato approfonditamente: la vendita di domini o siti web o il parcheggio domini (domain parking) possono essere due modi di monetizzare domini non utili.

Pro: c’è un mercato enorme. Possibili guadagni ingenti.

Contro: oltre a saper vendere, bisogna saper comprare. 

Come iniziare? Ottimi domini da (ri)vendere possono essere scovati su Nidoma.com o Sedo.com, se poi ne vuoi sapere di più su quali domini comprare dai un’occhiata a questo corso su come Guadagnare con i Domini. Per vendere il tuo dominio, ci vengono in aiuto alcuni forum, come il Website Marketplace di Alverde (http://www.alverde.net/wem/), o il già citato Sedo, Namedrive, GoDaddy…

 #8 Guadagnare vendendo prodotti informativi

Lo ammetto, il termine “infoprodotti” mi fa venire i brividi. Non perchè la vendita di prodotti informativi correlata al tema del proprio sito sia un brutto metodo per guadagnare su internet, ma per l’abuso che si fa del termine.

Pro: ottima fonte di reddito passivo.

Contro: Per questo metodo valgono purtroppo in pieno i primi due miti visti all’inizio: vendere “infoprodotti” richiede traffico, molto traffico targetizzato, credibilità, competenze di (web) marketing. Astenersi improvvisati quindi. Altro contro: il tempo. Creare un ebook, o un video corso richiede conoscenza dell’argomento e mooolto tempo.

Come iniziare? Individua una nicchia e scrivi di ciò che conosci bene e ti appassiona. Poi puoi sempre vendere il tuo ebook online o su Amazon.com, o il tuo video corso su Udemy.com.

Per i prossimi due metodi usciamo un pò dal seminato. Ovvero: non ti servirà un sito web ma ti servirà altro: prodotti o competenze specifiche.

#9 Guadagnare vendendo prodotti fisici

Ebay, Amazon. Bastano questi due nomi per farti capire le potenzialità di guadagnare online vendendo prodotti fisici.

Pro: clienti illimitati, bassi costi di gestione.

Contro: tutti i mazzi del commerciante, eccetto quelli che riguardano lo stoccaggio (forse).

Come iniziare? Scegli un prodotto che ti interessa. Non puoi avere un magazzino? Valuta il Dropshipping. Buttati.

#10 Guadagnare vendendo foto, articoli…

Ti piace fotografare? Smanetti con Photoshop? O ami scrivere?

In entrambi i casi le possibilità di guadagno ci sono. Nel primo basta iscriversi a uno dei servizi online di vendita foto on demand, inserire le proprie immagini e aspettare.

Nel secondo basta proporsi come copywriter, nei tanti forum del settore (ad esempio qui) o nei content marketplace come Melascrivi, o2o, Great Content, Textbroker, TextMaster.

Pro: consente di guadagnare online, seguendo le proprie passioni.

Contro: richiede competenza. Dura camparci.

#11 Guadagnare con un metodo che scoprirai tu

Che metodo è? Il migliore.

Pro: ci sono molti altri metodi e qualcuno è cucito su misura per te. Cerca, informati nei forum del settore, sii curioso.

Contro: richiede tempo, molto tempo.

Conclusioni su come fare soldi online su internet

Siamo giunti alla fine di questa carrellata di 10+1 metodi per guadagnare online. Se vuoi portarmi la tua esperienza nei commenti è ben gradita. Se questa guida ti è piaciuta condividila sui tuoi social preferiti.

 

Co Citazioni & Co Occorrenze: La Guida Definitiva

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Cosa sono e come usare le Co Citazioni nella SEO

Negli ultimi mesi  si parla delle co citazioni come importante fattore presente e futuro di posizionamento organico SEO. Cerchiamo di approfondire l’argomento partendo da una importante distinzione, quella tra co citazioni e co occorrenze (co-citation e co-occurence).

In questa guida completa alle co citazioni e co occorrenze ci proponiamo di trattare l’argomento in modo approfondito in 7 parti:

  • Le co citazioni: definizione e applicazioni pratiche nella link building
  • Le co occorrenze: definizione e applicazioni pratiche nella link building
  • Come linkare senza link: l’uso corretto della menzione
  • Test contro le co occorrenze
  • Test a favore delle co occorrenze
  • Dove inserire le co occorrenze
  • Strumenti per il monitoraggio delle co occorrenze

Cosa sono le co citazioni?

Il termine co citazioni designa il fenomeno per cui:

  • se il sito A linka il sito B
  • e il sito A linka anche il sito C
  • allora i siti B e C risulteranno correlati semanticamente agli occhi di Google , in quanto accomunati dalla co-citazione da parte del sito A.

Un’immagine, tratta dall’articolo relativo alla co-citation sul Search Engine Jornal, esemplifica il concetto più di mille parole:

co citazioni seo

Il collegamento tra A e B e tra A e C non avviene necessariamente con un link, nella forma <a href>, ma può avvenire anche sulla base di una menzione, che porta Google a dedurre la similarità tra le due pagine menzionate.

Nelle co citazioni è quindi all’opera la proprietà transitiva, per cui un sito ne potrebbe aiutare un altro anche se non sono mai stati in contatto diretto, basta che i due siti (B e C) abbiano in comune un sito terzo (A) che li linka entrambi: a questo punto la  link juice può essere passata  avanti e indietro.

E’ chiaro che questo può funzionare in modo positivo o negativo.

Vediamone un’applicazione pratica negativa:

Occhiali Da sole

Viagra

Cialis

Ipotizziamo che in una pagina ci siano tre link, due a siti a tema pillola blu e uno a tema occhiali. Cosa potrebbe pensare Google? Che il sito che parla di occhiali da sole è correlato semanticamente a quelli delle pillole blu.

In sostanza il principio alla base delle co citazioni riprende vecchio adagio SEO “dei siti che linko mi guardo io, dei siti che linkano mi guardi Iddio” ;-D

Vediamo invece un’applicazione pratica positiva della co citazione.

Applicazioni pratiche della co citazione

Vediamo quindi le applicazioni pratiche della co-citazione nella pratica quotidiana di link building.

Ipotizziamo che A sia il sito dove vado ad inserire un link a B, che è il sito da posizionare. A questo punto, per sfruttare al massimo le potenzialità del funzionamento delle co-citazioni, dal sito A linkerò, oltre che B, anche un sito C, con le seguenti caratteristiche:

  •  deve essere un sito correlato all’argomento
  • deve essere un sito in TRUST, la cui importanza è riconosciuta da Google

In questo modo Google correlerà semanticamente due siti in quanto linkati o menzionati da una medesima pagina.

Linkare un altro sito in TRUST e correlato, oltre al sito da posizionare, non è una pratica nuova nella SEO. Per evitare che la presenza di due link in un medesimo articolo faccia calare il peso del link relativo al sito da posizionare, basterà:

  • Allungare la lunghezza dell’articolo
  • Inserire il link al sito in TRUST sotto a quello del sito da posizionare

Cosa sono e come usare le Co Occorrenze nella SEO

Nel precedente passaggio, dedicato alle co citazioni, abbiamo sottolineato l’importanza di appartenere a un cluster di siti correlati semanticamente e come indurre Google a inserire il sito da posizionare in questo insieme semantico.

Proseguiamo il discorso qui con le co-occorrenze.

Cosa sono le Co Occorrenze?

Se le co-citazioni rispettano la regola transitiva, le co-occorrenze rispettano un principio già noto nella SEO, quello della SEO proximity, la prossimità delle parole chiave. Riprendiamo un’immagine tratta dall’articolo relativo alla co-citation sul Search Engine Jornal, che esemplifica il concetto:

co occorrenze seo

Per  co-occorrenze si intendono le occorrenze semantiche di un termine insieme ad un altro.

Se scriviamo, ad esempio:

nel sito webmarketing.academy si parla di seo

Google assocerà l’occorrenza dei termini contenuti nella frase come “seo”  con il brand “webmarketing.academy”: se questa frase poi compare in un sito che parla di SEO, il cerchio si completa.

Pur in assenza di link, tantomano di link con anchor text “seo”, Google attribuirà al sito webmarketing.academy la connessione con la parola seo, in modo pressoché analogo di quello che avverrebbe se “seo” fosse l’anchor text dell’url www.webmarketing.academy

Salta subito all’occhio che le co citazioni renderebbero superfluo il link nella forma <a href>, segnando una svolta epocale nella link building (che dovrebbe anche cambiare nome, per chiamarsi citation building ;-D).

Analogie e differenze tra co citazioni e co occorrenze

Ok, siamo speciosi. In generale si può dire che  mentre la co citazione associa due siti accomunati dall’essere linkati da un medesimo link, la co occorrenza associa particolari parole chiave a un brand per la loro reciproca prossimità.

co citazioni co occorrenze analogie differenze

Applicazioni pratiche della co occorrenza

A questo punto cerchiamo di capire come applicare praticamente la co-occorrenza alla nostra strategia di Link building.

I punti di forza della co occorrenza sono:

  • Non necessita del link, ma basta una menzione, ovvero una “citazione” della parola chiave in prossimità del  brand univoco del sito da posizionare;
  • Ci consente di usare un anchor text “naturale”, senza parola chiave esatta;
  • Ci consente di sfruttare il peso che Google dà a tre fattori: pertinenza del testo in cui compare il link, autorità del sito in cui compare il testo, prossimità intorno al link delle parole chiave.

Vediamo come sfruttare praticamente questi vantaggi con tre possibili usi della co occorrenza.

Modo 1

Se cercate viaggi in Africa, cliccate qui.

In questo esempio abbiamo usato come anchor text “cliccate qui”, forma di anchor text “junk” che ci consente di usare un anchor text percepito come naturale da Google e allo stesso tempo dargli tematicità grazie alla presenza della parola chiave “viaggi in Africa” ubicata accanto.

Modo 2

Se cercate viaggi in Africa, andate su www.agenziaviaggiafricamia.it

In questo esempio abbiamo usato come anchor text l’url del sito, che ci consente di usare un anchor text percepito come naturale da Google e allo stesso tempo dargli tematicità grazie alla presenza della parola chiave “viaggi in Africa” ubicata accanto.

Modo 3

Se cercate viaggi in Africa,andate su sito dell’agenzia viaggi Africa Mia

In questo esempio non c’è un link vero e proprio, ma una semplice menzione testuale del Brand del sito (Africa Mia), con in prossimità la parola chiave “viaggi in Africa”. Più sotto vedremo come usare in modo corretto la menzione al posto del link, ovvero come linkare senza link.

Come e dove creare co citazioni (co-occorrenze): 7 consigli

Abbiamo visto cosa sono le co occorrenze e le co citazioni, i test a favore e contro e come usare la menzione in modo corretto.

Ora ci dedichiamo a come creare co occorrenze (chiamate spesso co citazioni in Italia).

Il punto di partenza è: se posso mettere un link, magari follow, perché rinunciarci per una menzione? Non ne vedo il motivo. Per quanto sia crescente il peso delle co occorrenze o co citazioni penso chene  dovrà passare di acqua sotto i ponti per arrivare a preferire una menzione a un link.

Però…c’è un però. Ci sono casi in cui ahimè, il link non è possibile metterlo. O per questioni tecniche (mancanza di possibilità di inserimento link) o per rischio di ban, censure, netiquette…come nel caso dei forum.

Ecco quindi che se troviamo un bel sito dell’ambito del sito da posizionare e magari pure in trust, perché non usare una menzione?

Vediamo allora dove e come creare le menzioni.

Come inserire le co citazioni (co occorrenze)

Dall’analisi delle SERP relative ai siti che si sono probabilmente posizionati (anche) grazie al peso delle co occorrenze, risultano alcune pratiche efficaci per collegare brand e parola chiave agli occhi di Google anche senza link:

Contestualità

Inserire le co occorrenze in siti tematici: la contestualità, uno dei criteri fondamentali del link building, vale anche qui: se un sito di tecnologia fa una recensione di un prodotto tecnologico non inserendo il link al sito del prodotto stesso, perché Google non dovrebbe considerarlo un “voto”, al pari di un link (seppur con meno valore)?

Trust

Riprendiamo l’esempio del sito di tecnologia visto in un precedente articolo: se è un sito importante, oltre che rilevante, la co occorrenza del brand e della parola chiave assumerà ancora più peso: pensiamo alla case history di Kickstarter.com, citato, anche senza link, da siti come Forbes, The Boston Guardian…

Co occorrenza nel title tag e nel contenuto

Se il nostro sito di tecnologia recensisce un prodotto come “il miglior frullatore dell’anno”, dove inserirà il nome del prodotto (brand) e la keyword (frullatore)? Plausibilmente almeno nel title tag e nel contenuto della recensione, posti dove guarda caso compaiono tipicamente le co occorrenze di brand + parola chiave nei casi visti.

Dopo aver visto come inserire le co citazioni o co occorrenze, andiamo a vedere dove inserirle.

Dove inserire le co citazioni (co occorrenze)

Commenti su blog

Sempre di più i commenti sui blog o sulle testate giornalistiche usano Facebook Comments. Risultato: nessuna possibilità di mettere link, nemmeno no follow. Allora perché non inserire una menzione del brand accompagnato in prossimità dalla keyword? Ecco 2 consigli a proposito:

  • Scegli articoli contestuali all’argomento del tuo sito
  • Inserisci il nome univoco del brand con vicina la keyword da posizionare

Web Directories

Quando segnaliamo un sito in una web directory, possiamo includere nel campo descrizione della directory il nome del sito o l’url (anche se non cliccabili) collocando molto vicini la parole chiave da posizionare.

Thread nei forum

Nei forum esistono 3 posti principali dove inserire link. Ma soprattutto, nei forum è giustamente sempre più alto il livello di vigilanza anti spammer. Prima con il no follow, poi con la censura di link, il ban, o l’inibizione della possibilità di mettere link.

Ergo…perché non citare? Soprattutto nel corpo del thread, zona più “sensibile”.

Ecco 2+1 consigli a proposito:

  • Scegli forum contestuali all’argomento del tuo sito
  • Inserisci il nome univoco del brand con vicina la keyword da posizionare
  • non spammare 🙂

Social network

Facebook e Twitter: luoghi di perdizione, dove il no follow imperversa…allora perché non provare la co occorrenza o co citazione? Magari in una Pagina, indicizzata da Google, o in un Tweet. I consigli sono analoghi ai casi precedenti:

  • Scegli Pagina Facebook e Tweet contestuali all’argomento del tuo sito
  • Inserisci il nome univoco del brand con vicina la keyword da posizionare

Articoli

Non poteva mancare la citazione nel corpo dell’articolo. In quali casi preferire una citazione a un link? Ad esempio con iniziative di link baiting, cercando di scrivere contenuti che vengano linkati e citati.

L’anchor text e link building sono morte: arrivano le co occorrenze…o no?

Lo ammetto, è un titolo azzardato, il cui sottotitolo potrebbe essere: ma le co occorrenze sono davvero un fattore di posizionamento o solo un fuoco di paglia?

Continuiamo il discorso sulle co occorrenze andando a capire se al dì là dei rumors e delle teorie ci sono dei test che avvallano l’importanza delle co occorrenze come fattore di posizionamento.

Partiamo subito col dire che tra la comunità SEO italiana non ho trovato test completi se non delle piccole ammissioni. Detto questo, se voliamo oltreoceano, di test ne sono stati fatti molti, a partire da quello di Moz, che in un celeberrimo articolo attribuisce come causa del posizionamento di alcuni siti in specifiche SERP, in assenza dei tipici fattori di ranking (come la keyword nel title) il valore delle co occorrenze.

Prima di prendere in considerazione nel dettaglio i test a riprova del valore delle co occorrenze nel posizionamento, partiamo ahimè con una premessa: è necessario stare attenti a non confondere la causa con l’effetto: le co occorrenze possono valere come fattore di posizionamento, ma facciamo attenzione ai falsi allarmi, ovvero ai casi in cui si parte con un presupposto e non si cerca la soluzione più ovvia per spiegare un fenomeno, come vediamo qui sotto.

Co occorrenze, il caso Moz: Next Big Thing nella Link Building o un fuoco di paglia?

Prendiamo i casi riportati da SEOMoz: come ampiamente documentato da Seo By The Sea, e Iacquire, il posizionamento anomalo dei siti riportati da Moz è riconducibile, più che al peso delle co occorrenze, a fattori più tipici, come tra gli altri:

  • La presenza nelle anchor text dei link in entrata di keyword in partial match: ovvero, se un sito citato da Moz si posiziona per “manufacters directory” senza avere la key nel title e in altri punti nevralgici, potrebbe non essere per il valore delle co occorrenze (o non primariamente) ma perché il sito è linkato con keyword come “manufacters” o “directory”;
  • L’attribuzione da parte di Google di sinonimi: magari il sito citato da Moz non è linkato con key come “manufacters directory” ma lo è da keywords come “business directory”. A questo punto si potrebbe supporre, come ben spiegato da Seo by The Sea, che Google attribuisca un rapporto di sinonimia tra “Manufacters” e “Business”, rendendoli intercambiabili.

Se le tre case histories riportate da Moz sono state ampiamente trattate da Seo by the Sea e Iacquire, prendiamo in considerazione altri due casi rimasti irrisolti: il caso Milgard.com e KickStarter.com.

Questi due casi sembrerebbero spezzare una lancia a favore delle co occorrenze come fattore di posizionamento.

Milgard.com e KickStarter.com: le co occorrenze sul banco degli imputati

Il caso riportato da Brad Knutson relativo al sito Milgard.com parte con premesse analoghe e ai casi di Moz: assenza della keyword nei principali punti On Page e presenza irrisoria della key, in forma exact match e partial match, tra le anchor text dei link in entrata.

Ok, i link paiono esclusi dagli imputati . Ma mancano le prove certe del colpevole: andiamole a cercare, in modo maccheronico, con un semplice comando su Google:

co occorrenze milgard

Effettivamente paiono esserci delle occorrenze dei termini windows, manufacters e Milgard insieme in numerosi siti, di cui tuttavia non saprei definire il livello di correlazione o TRUST.

Il caso riportato da Miles Design è  invece immediatamente riscontrabile al presenza di siti in TRUST che citano, menzionano, il brand del sito senza linkarlo:

 co occorrenze miles design

In effetti dalla SERP riportata sembrerebbe che numerosi siti associno, in punti come title tag e contenuto, il brand Kickstarter con la parola chiave Crowd Funding e tra questi siti ce ne siano presumibilmente in TRUST come i siti di noti quotidiani o siti correlati all’argomento (visibili nella seconda pagina della SERP).

Se poi entriamo in alcuni di questi siti, come Forbes, The Boston Guardian…notiamo:

  • in certi casi l’assenza di qualsivoglia link al sito del brand;
  • in altri casi la presenza di un link con nome del brand.

Poco per legare causa (co occorrenze) con effetto (posizionamento)? Forse. Ma i casi rimangono suggestivi e a mio parere confermano se non altro la presenza sul luogo del delitto delle co occorrenze. Presenza non implica colpevolezza, ma il caso non è chiuso.

 4 best practices per usare le co occorrenze

Quanto valgono le co occorrenze come fattore di posizionamento? Non è dato saperlo con certezza al momento. Tuttavia, dai casi precedenti possiamo elencare alcune best practices nell’uso delle co occorrenze:

  • Accertati di inserire le co occorrenze in siti in trust
  • Accertati di inserire le co occorrenze in siti del tuo medesimo ambito
  • Accertati di inserire brand e keyword in title tag, heading tags, contenuto
  • Nel contenuto, metti keyword e brand in prossimità, ovvero vicini

Esempio ideale:

  • Per la mia agenzia viaggi in Africa, scelgo di inserire la co ccorrenza in un sito relativo all’Africa, ai viaggi o un sito in Trust (ad esempio il Corriere della Sera).
  • Scelto il sito, scrivo un contenuto relativo al tema, inserendo nel title tag, nelle heading tag e nel contenuto keyword + brand.

Come linkare senza link: l’uso corretto della menzione

L’aspetto importante da tenere in considerazione è che Google riconosca univocamente il brand inserito, associandolo all’url del sito anche se non è presente il link.

Mi spiego. Se nel modo 3 di usare la cooccorrenza la frase fosse stata:

Se cercate viaggi in Africa,andate su sito dell’agenzia viaggi Amazon

Probabilmente Google avrebbe associato la keyword al brand Amazon e relativo sito, invece che alla nostra agenzia viaggi.

Prima di usare la menzione, è opportuno capire il modo in cui associa univocamente il vostro brand. Per farlo, basta:

  • cercare su Google il nome del brand e vedere cosa viene fuori: il primo risultato dovrebbe essere il sito del nostro brand
  • trovare altri modi in cui Google associa un termine al nostro brand tramite Google Suggest Tool
  • trovare altri modi in cui Google associa un termine al nostro brand tramite le ricerche correlate

A questo punto capiamo che menzionando un brand con accanto una parola chiave ci consente di sotituire l’anchor text con la prossimità della parola chiave al brand menzionato, ovvero:

invece di linkare così:

Se cercate viaggi in Africa,andate su sito dell’agenzia viaggi Africa Mia

“Linkiamo” così:

Se cercate viaggi in Africa,andate su sito dell’agenzia viaggi Africa Mia

L’uso della menzione al posto del link ci può essere utile nei casi in cui

  • non possiamo mettere un link
  • nel caso delle co occorrenze

Conclusioni

In un periodo in cui l’occupazione principale dei SEO e link builder sembra essere togliere link precedentemente inseriti, co citazioni e co occorrenze possono essere modi di costruire una popolarità online senza l’utilizzo di link e quindi senza penalizzazioni per schemi di link spam.

Tu usi co citazioni e co occorrenze? Hai qualche case history da discutere? Parliamone nei commenti. Se ti è stata utile, condividi questa guida sui social!

Per approfondire:

Corsi Madri:

Posizionamento nei Motori di Ricerca

Corso Seo e Web Marketing

E’ Inutile Essere Trovato Se Non Vieni Cliccato: Guida Completa al CTR (Click Through Rate) in SEO e Google Adwords

ctr seo adwords

CTR (Click Through Rate): Una definizione

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CTR è l’acronimo di Click Through Rate e misura il rapporto tra le impressions e i clic di una query su un risultato. Per essere più chiari, se in un mese 100 persone cercano su Google.it  la parola chiave “hotel a Roma” ( ovvero per dirla tecnicamente ci sono 100 query della parola chiave “hotel a Roma”) e di queste 100, 30 cliccano sul primo risultato organico (presupponendo idealmente che non ci siano risultati di Adwords e della blended search, ovvero mappe, immagini…), allora il CTR è del 30%.

CTR: Perché è così importante?

Una citazione di Matt Cutts esprime al meglio l’importanza fondamentale del CTR:

“Many people think about rankings and then stop right there. And that’s not the right way to think about things. You want to think about rankings and then you want to think about maximizing your Click Through.It doesn’t really matter how often you show up. It matters how often you get clicked-on, and then how often you take those clicked on visits and convert those to whatever you really want; sales, purchases, subscriptions, whatever it is you’re trying to optimize for.” Matt Cutts: Head of Google’s Webspam Team

Tradotto:

Molte persone pensano al posizionamento e si fermano lì. Ma questa non è la maniera migliore di intendere la questione. Devi pensare ai posizionamenti e poi devi pensare a massimizzare il tuo CTR. Non importa quanto spesso compari, ma quanto spesso vieni cliccato e quanto spesso fai diventare questi clic visite e le converti a ciò che realmente vuoi: vendite, acquisti, iscrizioni, qualunque cosa per la quale tu stia cercando di ottimizzare.

In sostanza: e’ inutile essere trovato se non vieni cliccato e se non vieni cliccato non hai conversioni.

Non importa quanto spesso compari, ma quanto spesso:

  • vieni cliccato
  • e quanto spesso fai diventare questi clic visite e le converti a ciò che realmente vuoi

Il primo punto riguarda il CTR, il secondo discorsi inerenti alla persuasione e all’usabilità del sito in funzione della conversione. In questo post ci occuperemo del primo punto, il CTR.

L’importanza del CTR in SEO e Google Adwords

Allora perché il CTR nel  marketing è così importante? Vediamone alcuni motivi nella SEO e in Google Adwords

CTR & Google Adwords

Più o meno a parità di posizione, un utente, per una medesima ricerca, cliccherà il tuo sito o quello del tuo competitor a seconda di quale dei due gli ispira di più il clic.

E se consideri il CTR Adwords in una campagna, capirai che un CTR basso significa molte impressions con pochi clic, con conseguente danno economico diretto ed indiretto:

  • diretto, perché se nessuno clicca sull’annuncio, nessuno avrà la possibilità una volta acceduto al sito di convertire;
  • indiretto, perché ok che non pago il clic, ma un Adwords CTR basso significa maggiori costi e meno impressions.

Viceversa, un Adwords CTR alto consente di ottimizzare i costi della campagna e di portare più traffico al sito a un costo minore.

CTR & SEO

Il discorso relativo all’importanza del CTR per la SEO è analogo a quello per Google Adwords, anche se il SEO CTR  è influenzato da un numero maggiore di fattori. Vediamoli insieme.

#1 DOVE appare il tuo risultato: Posizione, posizione, posizione

Il primo fattore fondamentale affinchè il tuo risultato venga cliccato? Essere visibile. Ma essere visibile significa innanzitutto essere in alto. Attenzione, perchè stare tra i primi risultati della prima pagina potrebbe non bastare: le statistiche sul CTR passate e presenti con lo studio Catalyst sul CTR fanno notare che la presenza di risultati di Google Adwords e della blended search possono far diminuire il SEO CTR notevolmente. E’ evidente: se sei in prima posizione in prima pagina ma sopra di te hai 3 risultati di Google Adwords e 4 mappe, la tua posizione effettiva è la Otto.

#2 COME appare il tuo risultato

A cosa serve la meta description? Al SEO CTR appunto. Come appare il tuo risultato è un fattore importante. Cura il title tag, la meta description e magari arricchisci il tuo risultato con rich snippet e dati strutturati come recensioni, immagini, dati di Google Plus.

Le statistiche sul CTR ieri…

Partiamo dagli albori di Google: una SERP fatta di un design minimalista, con 10 risultati. Era chiaro che la user experience dell’utente si sarebbe sviluppata a forma di F, ovvero i risultati maggiormente cliccati sono sempre stati quelli in alto a sinistra.

Tuttavia, nel corso degli anni, alcuni fattori hanno cambiato la distribuzione del CTR dalla forma di “F” dell’inizio, tra cui:

  • l’introduzione della blended search, ovvero di immagini, video, news;
  • la presenza dei primi 3 risultati di Google Adwords (la premium position);
  •  l’evoluzione della fruizione del motore di ricerca da parte dell’utente, che può avere un intento di ricerca informativo, transazionale e navigazionale.

Ci sono stati in passato diversi studi sul CTR, tra cui

  • gli studi del 2010 ad opera di SeoMad (che riassume anche le conseguenze degli studi precedenti del 2005 e del 2009) e di Chitika (non più raggiungibile ma riassunto qui)
  • gli studi del 2011 ad opera di SlingShot SEO e lo studio ad opera di Optify (non più raggiungibile ma riassunto qui)

Le principali conclusioni a cui è giunto lo studio promosso da Slingshot SEO sono:

  1.  l’importanza di posizionarsi nelle prime 10 posizioni di una SERP di Google. Alte posizioni = Alti tassi di CTR.
  2. Nella Google SERPs, il CTR osservato era del 18.20% per il primo risultato e il 10.05% per il secondo.
  3. Nelle Bing SERPs, il CTR era del 9.66% per la posizione No.1 e del 5.51% per la seconda posizione
  4. Tra il CTR della prima posizione e quello della 10° del 1.04%, la differenza è del 1650% di maggior traffico e quindi conversioni della prima posizione rispetto alla decima
  5. Il 52.32% degli utenti di Google cliccano su un risultato organico sulla prima pagina di Google. Gli altri cliccano su Google Adwords o cambiano ricerca.

Lo studio Optify giunge a delle conclusioni analoghe nella sostanza se non nei numeri allo studio Slingshot: la maggior parte dei clic va alle prime posizioni della prima pagina e, per quanto riguarda al differenza tra il CTR delle parole chiave long tail e short tail:

Head terms had a higher CTR (32 percent) in the number one position than long tail terms (25 percent). However, long tail terms had a higher overall CTR on Page 1 of Google than head terms (9 percent vs. 4.6 percent).

Ovvero: le head terms (parole chiave composte a 2 termini, come Hotel Roma) hanno un CTR più alto delle parole chiave long tail in prima posizione in prima pagina, ma più basso nella media delle posizioni della prima pagina.

…e oggi: lo studio Catalyst sul CTR

Abbiamo passato in rassegna gli studi che si sono succeduti nel corso degli anni riguardo al CTR su Google.

A svecchiare gli studi sull’argomento ci ha pensato Catalyst, agenzia che ha rilasciato un’interessante e soprattutto aggiornato studio sul CTR in Google, dal titolo Google CTR Study How User Intent Impacts Google Click-Through Rates.
Il white paper, partendo da un riepilogo sui precedenti studi inerenti il CTR, analizza il CTR su Google in funzione di differenti dispositivi e ricerche, in particolare:

  • Il CTR nelle SERP desktop
  • Il CTR nelle SERP Mobile
  • La differenza tra il CTR delle keyword branded e non branded
  • Il CTR in funzione di ricerche di sconti
  • Il CTR in funzione dell’intento di ricerca navigazionale (cioè chi cerca sul browser un sito che già conosce, magari inserendone la URl)
  • Il CTR a seconda della lunghezza della query

Il white paper si conclude con una lista di fattori che influenzano il CTR, distinguendo tra fattori che possiamo controllare o esterni al nostro controllo.

PC fissi

ctr google catalyst 2013 desktop pc fisso

Partiamo con la parte relativa al CTR sui PC.
La conclusione dello studio è che

Il sito deve posizionarsi above the fold per avere sostanziali guadagni di traffico da una data parola chiave

Secondo lo studio:

  • anche se il sito ha la prima posizione in prima pagina, quasi certamente non riceverà tutti i clic di ogni utente ma mediamente il 17%;
  • le prime 4 posizioni “above the fold” ricevono l’83% dei clic destinati alla prima pagina;
  • il 48% dei clic avvengono nella prima pagina delle ricerche organiche, il restante 52% o clicca su Google Adwords, o abbandona la ricerca, ridefinendola con altre parole chiave, o rispondendo al proprio bisogno senza cliccare su nessun risultato, cliccando in seconda pagina o chiudendo Google.

Assistiamo a una diminuzione del 4% del CTR in prima pagina rispetto allo studio Slingshot del 2011: le posizioni 3 e 5 addirittura segnano un rialzo del CTR medio, causato secondo lo studio da una maggiore consapevolezza degli utenti su quali sono risultati pubblicitari, che vengono saltati in favore delle posizioni immediatamente inferiori ma sempre above the fold.

Il Mobile

ctr google catalyst 2013 mobile

Per quanto riguarda il mobile, si inclina più verso la posizione 1, a causa:

  • dello schermo piccolo;
  • della maggiore difficoltà di vedere i risultati data dalla necessità di scrollare;
  • dell’urgenza di avere una risposta.

Date queste considerazioni, i risultati sponsorizzati su mobile hanno un grande vantaggio in termini di clic rispetto a quelli su PC, dove è più facile che l’utente si renda conto e salti a piè pari gli annunci pubblicitari.

Keyword di Brand e keyword senza brand

ctr google catalyst 2013 keyword branded

Secondo lo studio, gli utenti che cercano parole chiave senza un brand stanno cercano informazioni senza una specifica risposta in mente: quindi saranno più propensi a cliccare sul primo risultato, soprattutto se accompagnato da un brand riconosciuto.
Tuttavia, lo studio evidenzia come il CTR delle keyword branded sia più basso rispetto a quelle non branded, a causa dell’intento di navigazione dell’utente e della maniera in cui vengono presentati i risultati, accompagnati spesso da Google Product e dagli annunci di Adwords.

Coupon e sconti

 ctr google catalyst 2013 keyword coupon

In caso di utenti alla ricerca di coupon e sconti su Google, l’obiettivo è uno: trovare l’occasione al più presto possibile. E’ per questo che il CTR dei “Couponers” sono soliti cliccare il primo risultato visibile producendo il secondo CTR più alto dello studio. Il clic ovviamente scatta meglio quando il primo risultato è accompagnato da un brand conosciuto.

Keyword con domande e senza

Il CTR è più alto in utenti che formulano una query come una domanda. Addirittura il CTR in esame è il più alto emerso tra le categorie dello studio Catalyst, il 25.80% per la prima posizione in prima pagina.

CTR e intento di ricerca

Il CTR tra prima e seconda posizione cala drasticamente nel caso di ricerche con intento navigazionale: è chiaro che se cerco www.sito.it ho le idee chiare su cosa voglio, altrettanto plausibile che il primo risultato sia il sito in questione.

 ctr google catalyst 2013 intento ricerca navigazionale

Lunghezza della parola chiave

 ctr google catalyst 2013 lunghezza parola chiave

Quanto cambia il CTR su Google a seconda della lunghezza della parola chiave?

Secondo Catalyst le query a termine unico rispecchiano il CTR di quelle a intento navigazionale, probabilmente perché sono relative alla ricerca di una brand. Il 30% dei clic di queste sta nei risultati organici ddella prima pagina e di questi il 60% va al risultato in prima posizione. Se l’utente non trova ciò che cerca, abbandona la SERP modificando la query in una parola chiave più lunga.

Più la ricerca diviene specifica, più l’utente clicca sul primo risultato, ma d’altra parte spende più tempo anche sulla parte down the fold: a questo proposito un risultato sotto l’area above the fold posizionato per keyword long tail potrebbe incrementare il proprio CTR con title tag e meta description studiati per il CTR, magari con l’inserimento di Call To Action.

Conclusioni

Il primo passo di una strategia di web marketing è comparire a un utenza targetizzata: ma se questa non clicca sul tuo risultato abbiamo una duplice perdita, in termini di conversioni mancate e denaro speso per la campagna Google Adwords o il traffico organico. Tu che strategia usi per aumentare il CTR nella SEO e in Google Adwords? Parliamone nei commenti. Se l’articolo ti è stato utile condividilo sui social!

Per approfondire:

Corsi Madri:

Come usare Adwords

Posizionamento nei Motori di Ricerca

Corso Seo e Web Marketing

Come guadagnare online con i contenuti correlati di Link We Love

link we love logo

Cos’è Link We Love? E come può aiutarti a guadagnare online? “Una vera e propria piattaforma di Content Marketing” come la definiscono i fondatori Fabio Frisetti e Giorgio Rossi, rispettivamente provenienti dal settore del web development e della finanza.

Link We Love aiuta a promuovere contenuti che, seppur di qualità, non riceverebbero la giusta attenzione in termini di visite, magari perché  oscurati da nuovi contenuti o  poco visibili su Google, consentendo un aumento delle visite e delle pageviews.

Ma come funziona Link We Love? Grazie all’algoritmo LoveRank®, la piattaforma consente di visualizzare annunci pubblicitari sotto forma di articoli correlati.

Cerchiamo di capire come funziona partendo dalla forma degli annunci: un annuncio Link We Love è composto da un’immagine, il titolo dell’articolo ed eventualmente, tra parentesi sotto il titolo, l’url del sito, ma solo nel caso l’annuncio sia sponsorizzato.

Sì, perché la piattaforma consente di creare un widget nel nostro contenuto composto da:

  • articoli correlati al contenuto scritto appartenenti al blog stesso;
  • articoli correlati al contenuto scritto appartenenti però ad altri siti e quindi sponsorizzati.

come puoi vedere dall’esempio qui sotto, preso dal sito www.scambieuropei.info e citato dalla stessa piattaforma:

link we love

I contenuti correlati possono essere collocati in posizioni diverse del proprio articolo:

  • sopra il contenuto
  • sotto il contenuto
  • nella barra laterale come Widget in WordPress

E in modi diversi, ovvero in verticale (come nell’immagine sopra riportata)o in orizzontale, come nell’esempio qui sotto:

link we love 2

 

Come puoi notare dall’immagine, in questo caso i 3 contenuti correlati sono tutti sponsorizzati: Link We Love consente infatti di decidere in che percentuale avere contenuti correlati propri o sponsorizzati e quale categoria di contenuti sponsorizzati mostrare, a scelta tra:

  • Alimentazione/Benessere/Fitness/Dieta
  • Casa e Famiglia
  • Cucina e Tempo libero
  • Finance e Business
  • Gambling
  • Internet/Web Marketing/Hi-Tech
  • Moda e Lusso
  • News e Gossip
  • Salute e Medicina
  • Sport e Motori
  • Viaggi e Turismo

3 vantaggi

Vediamo quindi i vantaggi di una forma pubblicitaria basata sui contenuti sponsorizzati:

  1. la presenza simultanea di contenuti correlati appartenenti al proprio sito e di contenuti correlati sponsorizzati appartenenti ad altri siti consente di “addolcire” e dissimulare la presenza di questi ultimi;
  2. la possibilità di scegliere il tema degli annunci sponsorizzati da visualizzare consente maggiori possibilità di clic sugli annunci stessi e quindi di guadagno, visto che vengono visualizzate pubblicità rilevanti per l’interesse del visitatore che legge l’articolo;
  3. la presenza di immagini sgranate aumenta la visibilità rispetto agli annunci di tipo testuale.

Contenuti correlati e banner blindness

Gli annunci sotto forma di contenuti correlati non sono nuovi nel panorama dell’advertising online: la proposta pubblicitaria,  che arriva anche da altre piattaforme come http://www.outbrain.com/, http://ligatus.com/ , https://taboola.com/, si fonda sulla constatazione di un fenomeno, la banner blindness, letteralmente “cecità sui banner”, che identifica il calo drastico dei clics sugli annunci pubblicitari, dovuto alla presenza eccessiva di pubblicità nel web, spesso non contestualizzate al contenuto (fatta eccezione per Adsense, capostipite nell’advertising contestuale).

Come guadagnare con Link We Love

Ma veniamo all’altro lato della medaglia, ovvero come Link We Love può essere una fonte di guadagno online per i publisher, ovvero per i proprietari di blog, siti e magazine online.

Oltre ai già citati vantaggi dei contenuti correlati sponsorizzati, la piattaforma presenta due vantaggi notevoli:

  • l’estrema facilità di configurazione e installazione
  • la proprietà italiana, utile in caso di bisogno di assistenza in italiano.

Tramite un pannello di controllo accessibile dopo la registrazione, Link We Love consente in fatti di creare in pochi semplici passi il proprio annuncio, di cui si possono scegliere forma, stile grafico, colori, larghezza, oltre ai parametri già indicati.

Una volta creato, il widget è inseribile all’interno degli articoli grazie a un plugin gratuito per WordPress: https://wordpress.org/plugins/linkwelove/.

Quanto si guadagna con Link We Love?

Veniamo alla domanda cruciale: quanto si guadagna con Link We Love? Le indicazioni presenti nei termini e condizioni del sito parlano di “un minimo di 8 cent a clic” e di pagamenti al raggiungimento della soglia di 100 euro.

Tenendo conto della presenza dell’immagine, la rilevanza dell’annuncio, il CTR dovrebbe essere maggiore rispetto a quello di un’annuncio testuale Adsense: in ogni caso la prova del 9 verrà dal test che sto effettuando su un sito con la piattaforma, di cui darò aggiornamento appena possibile.

Conclusioni

Pronto per la sfida dell’advertising con i contenuti correlati? Se hai già provato Link We Love o qualche servizio analogo discutiamone nei commenti. Se ti è piaciuto il post, non dimenticare di condividerlo sui tuoi social preferiti!

 

Guadagnare con il Parcheggio Domini o Domain Parking: Guida Completa

Domain-Parking-parcheggio-domini

I domini parcheggiati

Bonus Gratuito per te: Ho preparato 4 Video Inediti che ti guidano alla scoperta della migliore strategia di web marketing per il tuo sito: Scaricali qui ora!

Si guadagna con i domini internet? E se sì, come? Ci sono diverse modalità per guadagnare online con i nomi a dominio, dalla vendita di domini e siti web completi che abbiamo già visto in un altro articolo ai domini parcheggiati.

Domain Parking o Parcheggio Domini

“Parcheggiare un dominio”, traduzione dell’inglese “domain parking” significa inserire link pubblicitari su domini inutilizzati guadagnando dai clic che effettua un utente che arriva casualmente su un dominio.

Capirai quindi che è necessario che i domini dove inserisci un servizio di domain parking abbiano traffico, generato ad esempio da link in entrata (referral): sarà necessario quindi determinare prima se i domini hanno traffico, con programmi come Google Analytics (se il dominio si possiede già) o con software di rilevazione del traffico come Alexa (se il dominio va acquistato, ad esempio tramite aste di domini).

Come si effettua nel concreto la procedura di parcheggio del proprio domini?

Per parcheggiare il proprio dominio è necessario :

  1. registrarsi a uno dei servizi di domain parking
  2. far puntare i DNS verso i server indicati dal “domain parking provider”

Una volta effettuate queste operazioni, dal pannello di controllo del domain parking provider sarà possibile:

  • scegliere la grafica del “parcheggio”;
  • monitorare le performance degli annunci, in termini di clic, CTR e relativi guadagni;
  • scegliere le parole chiave da associare al dominio.

I principali servizi di domain parking o dominio parcheggiato

Sedo

Il broker leader mondiale nelle aste di domini offre anche un servizio di domain parking dei domini acquisiti. Nella pagina relativa al domain parking di Sedo è possibile reperire ulteriori informazioni sul servizio, che consente, oltre alla pubblicazione di annunci pubblicitari, di poter fare una proposta d’acquisto per il dominio stesso.

NameDrive

Namedrive inserisce sui domini pubblicità di Google (feeds di annunci) ed annunci sponsorizzati correlati ai nomi a dominio. In questo modo le pubblicità sono mostrate nella lingua del sito correlati al contenuto dei domini.

Namedrive permette di disporre di oltre di 40 pagine di parcheggio domini e 21 lingue.

Hostgator


Hostgator è un altro hosting provider molto noto che fornisce un servizio di domain parking.

Promozione Hostgator e Web Marketing Academy

Inserendo il codice Coupon “webmarketingacademy” nell’apposito spazio della procedura di registrazione come vedi nello screenshot qui sotto è possibile avere uno sconto del 25% (pari a 9,95 dollari) sull’acquisto di un hosting: in questo modo puoi registrare il tuo hosting per un anno a 0.01 cent 🙂

Image and video hosting by TinyPic

Godaddy

L’hosting provider leader in USA fornisce un servizio di domain parking.

Conclusioni

Hai mai provato un servizio di domain parking? Raccontami la tua esperienza nei commenti qui sotto o condivisi questo articolo con lo shortlink: http://wp.me/p5jjB5-5j

Per approfondire

Corso Guadagnare coi Domini