7 Strategie per Migliorare la SEO con il Content Marketing

Fino a solamente qualche anno fa redigere degli articoli in ottica SEO consisteva nel tenere in considerazione aspetti tecnici e ricercare parole chiave, ottimizzazione in loco e creazione di link. Ovviamente questi aspetti continuano ad essere ancora oggi molto importanti, ma qualcosa è cambiato. I marketer infatti, devono essere in grado di creare contenuti di qualità e adatti ad intercettare l’intento di ricerca, avendo allo stesso tempo l’accortezza di utilizzare strategie SEO per migliorarne la visibilità.

Ecco 7 strategie per unire SEO e content marketing.

Presta attenzione ai contenuti

Con l’uscita dell’algoritmo Hummingbird, Google è diventato ancora più sofisticato e si è assistito al passaggio dal targeting per parole chiave alla ricerca semantica. Quindi, anziché restituire una pagina tenendo in considerazione solamente la densità delle parole chiave, vengono forniti contenuti che corrispondono al significato e alla ricerca effettuata.

Proprio per questo motivo, quando si realizzano dei contenuti, è preferibile concentrarsi sulle domande del mercato di riferimento, piuttosto che semplicemente su due o tre parole. È importante realizzare contenuti in grado di coprire tutti gli aspetti di un determinato argomento, piuttosto che post brevi che si concentrano solamente su una parole chiava o frase particolarmente ricercata. Concentrati, quindi, sull’intento che sta dietro ciò che i tuoi clienti stanno cercando e quali dispositivi utilizzano per svolgere la ricerca, come ad esempio, pc o dispositivi mobile.

Crea una strategia di content marketing mobile

Sempre più spesso le decisioni di acquisto vengono svolte attraverso il proprio smartphone. Proprio per questo motivo è fondamentale realizzare un’apposita strategia di content marketing mobile. Ogni aspetto del sito e relativi contenuti devono essere ottimizzati in tal senso.

Contrati sulla costruzione di relazioni

Molti marketer hanno capito che non è sufficiente realizzare una strategia SEO tecnicamente valida per avere successo. Piuttosto è fondamentale concentrarsi verso strategie basate su relazioni, come ad esempio campagne di sensibilizzazione dei blogger, affidandosi ad influencer  e costruendo relazioni con chi apprezza la propria attività.  Innanzitutto assicurati che il tuo sito e i tuoi contenuti siano tecnicamente validi, quindi passa alla costruzione e al consolidamento di relazioni che possono essere reciprocamente vantaggiose nel lungo periodo, sia in termini di branding che di link earning.

 Concentrati su collegamenti di elevata qualità

Creare dei link non consiste più nell’inviare il tuo sito alle directory o nel chiedere ad altri webmaster di includere un link al tuo sito.  Invece ti dovresti concentrare sulla costruzione di relazioni e fare collegamenti di elevata qualità sfruttando i seguenti metodi:

  • Guest blogging su siti di alta qualità
  • Creare contenuti in grado di attirare un gran numero di condivisioni
  • Contattare influenti blogger in modo tale da avviare una vantaggiosa collaborazione

Non trascurare, ma allo stesso tempo non dare troppo peso alla SEO

Come già detto, la SEO è importante, ma la devi considerare come una parte della strategia e non come l’aspetto fondamentale. In tal senso assicurati di bilanciare bene i vari aspetti, come tecnica, social media, traffico diretto e referral.

Allo stesso tempo cerca di ottimizzare il contenuto della tua pagina. Di primo acchito può sembrare un controsenso, ma in realtà si tratta solamente di usare il buon senso. Realizzare contenuti discorsivi, di qualità e allo stesso tempo improntati alla SEO è possibile e soprattutto necessario per attuare una strategia di content marketing ottimale. A tal fine inserisci le frasi chiave nel tuo URL, tag title, heading tag nel contenuto ed eventualmente alt tag e didascalie delle immagini.

Assicurati che i social media siano una componente chiave della tua strategia SEO

È stato dimostrato che articoli con una grande quantità di social share possono aumentare visite e link in entrara. Essere attivi sui social, quindi, ti aiuterà ad ottimizzare la tua strategia di content marketing.

Concentrati sulla scrittura di contenuti che il tuo pubblico troverà interessanti

Questo aspetto è alla base di ogni strategia di content marketing. Gli articoli di qualità, infatti, premiano sempre. In alcuni casi possono servire fino a uno o due anni per ottenere il meritato riscontro e per questo motivo è importante avere tanta pazienza. Man mano che i tuoi contenuti vengono condivisi sui social media, accumuleranno più visualizzazioni.  E man mano che più persone leggono,  si guadagneranno naturalmente più link in entrata, aumentando così la tua posizione di ricerca organica.  Se il tuo contenuto non è egocentrico, aggiunge valore e lo stai divulgando attraverso tutti i tuoi canali, alla fine otterrà l’attenzione che merita.

Riassumendo

Come realizzare un web marketing vincente quindi?

Per promuovere il tuo sito web e acquisire nuovi clienti occorre una buona campagna SEO. Realizzare un content marketing che funzioni veramente non è poi così scontato e spesso non esistono vere e proprie ricette miracolose.

Un buon sito di strategia di digital marketing è MoonMkt con articoli informativi e del settore dove trovi consigli pratici e tecnici su come migliorare i risultati della tua campagna di web marketing.

Una delle prime cose a cui fare attenzione è la scelta e l’uso delle keyword. E’ finita l’epoca in cui si ci limitava a infarcire i contenuti web di una o più parole chiave, ora la tendenza è piuttosto quella di inserire parole che fanno parte di una stessa area semantica, provando a rispondere alle domande che si farebbe un potenziale cliente.

Un buon posizionamento sui motori di ricerca difficilmente potrà avvenire solo attraverso una campagna SEO valida, per arricchire il tuo content marketing dovrai lavorare su un network di relazioni sul web che promuovano il tuo marchio, ne parlino, lo consiglino attraverso blog e forum, per far conoscere il tuo prodotto e accrescere la tua brand reputation. Al tempo stesso cerca di verificare che i tuoi prodotti vengano presentati e percepiti nel modo giusto, che siano citati in articoli e commenti con un alto numero di condivisioni e di likes.

Sembra ovvio ripeterlo ma un utilizzo attivo dei social media continua ad essere di vitale importanza per visibilità, partecipazione e interazione con i tuoi potenziali customer. Nel digital marketing è diventato indispensabile essere presente sui social con nuove iniziative, news accattivanti e eventi.

Il tuo sito internet dovrà essere confezionato per un dispositivo mobile. La tecnologia mobile è oggi la più diffusa, veloce e pratica. Contenuti e applicazioni web devono essere pensati soprattutto per l’uso in mobile.

Vuoi ancora sapere perchè la tua campagna seo non rende? Ricorda che non esiste una strategia ideale di content marketing, occorre piuttosto migliorare, affinare giorno dopo giorno, osservare il feedback del web e agire di conseguenza.

SEOZoom: Il Software Italiano Più Evoluto per la Gestione dei tuoi Progetti SEO

SEOZoomSeoZoom è un tool che permette a chiunque utilizzi il suo servizio di accedere ad una power suite SEO ideale non solo per chi si occupa di SEO per siti web, e-commerce e blog, ma ottimale anche per chi si occupa di web Marketing.

La suite SEOZoom è uno strumento molto valido per tutti coloro che lavorano sul Web e che vogliono gestire adeguatamente un progetto sotto diversi punti di vista. Un altro punto a favore di questa power suite è il suo essere completamente realizzato da un’azienda italiana leader nel settore della Seo e degli strumenti editoriali e di web marketing.

Come funziona SeoZoom

SeoZoom è uno strumento con ottime funzionalità, inoltre questa piattaforma è in continuo aggiornamento, in questo modo è possibile utilizzare funzioni sempre più specifiche e dettagliate per la gestione della propria attività online.

Con SeoZoom è possibile:

  • Analizzare la concorrenza e studio dei competitor
  • Monitorare i backlink in entrata e in uscita
  • Monitorare i tuoi siti web
  • Controllare le keyword, cercare le keyword migliori e perfino fartele suggerire
  • Utilizzare Audit SEO che permette di controllare se ci sono errori all’interno del tuo sito web o blog
  • Migliorare la SEO on Page e migliorare il tuo posizionamento
  • Utilizzare gli strumenti editoriali e l’assistente editoriale ideale per gestire i tuoi progetti in corso
  • Gestire il link building e trovare partner inerenti al tuo settore

Per conoscere come funziona SeoZoom nei dettagli è possibile accedere a diversi strumenti informativi come:

  • Blog
  • Tutorial
  • Webinar

Utilizzando SeoZoom potrai gestire non solo i tuoi progetti personali ma anche quelli dei tuoi clienti.

SEOZoom o Semrush?

Sicuramente ti starai chiedendo infine se esistono altri tool Seo da poter utilizzare per i tuoi progetti, e forse avrai già sentito parlare di Semrush.

Secondo le opinioni Seozoom per il web e quelle di Semrush è possibile definire quale sia il migliore per la tua attività. Sicuramente anche Semrush è una suite molto performante, però SeoZoom a differenza di questa è:

  • realizzata in Italia
  • permette di accedere a piani meno costosi rispetto a Semrush
  • offre ad un prezzo più basso molte più funzioni editoriali ed analisi approfondite

SeoZoom in prova gratuita

SeoZoom permette l’utilizzo di tutte le funzioni senza limitazioni contraendo un piano in abbonamento. Se però pensi che prima di pagare per un servizio dovresti conoscerne realmente le potenzialità, sappi che si può utilizzare SeoZoom gratis per alcune operazioni durante il giorno. Con la prova gratuita è possibile vedere l’andamento del tuo sito web o di quello dei tuoi competitor o clienti.

Inoltre è possibile vedere utilizzare i tool messi a disposizione per la generazione delle keyword come Keyword Infinity, ideale per la ricerca delle parole chiave per il tuo piano editoriale. Infine, potrai scegliere di provare anche gli altri strumenti editoriali fornendo la tua mail e la tua password per creare un profilo che ti permetta di accedere alla prova gratuita.
SEOZoom

 

Prezzi di SeoZoom: quanto costa l’abbonamento?

Acquistare un piano in abbonamento con SeoZoom ti darà la possibilità di utilizzare appieno tutte le potenzialità di questa piattaforma.

I piani realizzati dall’azienda sono differenti e si adattano alle esigenze di tutti coloro che lavorano o che si stanno approcciando per la prima volta al mondo del Web.

Con il Piano SeoZoom Student a soli 29 euro al mese sarà possibile gestire ben due progetti e monitorare fino a 200 parole chiave, oltre a poter utilizzare tutti gli strumenti messi a disposizione dalla suite.

Gli altri tre piani realizzati da SeoZoom sono:

  • Piano StartUp: 49 euro al mese, con questo sarà possibile gestire sino a dieci progetti differenti, monitorare sino a 1000 parole chiave, utilizzare il plugin e il Keyword Discovery.
  • Piano Agency: 119 euro al mese, con questo potrai monitorare sino a 60 progetti e 6000 parole chiave, plugin, ed altri strumenti ideali per la gestione dei progetti di un’agenzia che lavora sul web.
  • Piano Corporate: 449 euro al mese, con l’ultimo piano potrai monitorare tutti i progetti che vorrai senza limitazione e 30,000 mila parole chiave. Inoltre con l’ultimo piano potrai usare appieno tutte le funzioni messe a disposizione da SeoZoom per chi deve gestire un’azienda che necessità di strumenti editoriali avanzati.

Prezzi SEOZoom

Come Tradurre una Pagina Web Tenendo Conto di Google

Tradurre una pagina web è un lavoro che dev’essere eseguito non solo da traduttori competenti, ma anche da professionisti che sappiano come posizionare la pagina e quindi come strutturare i testi in chiave SEO, per essere rintracciata al meglio dai motori di ricerca principali come Google.

La traduzione di una pagina web è un lavoro meticoloso e impegnativo poiché bisogna considerare vari fattori, come il linguaggio da utilizzare, per avere un giusto approccio culturale con i futuri visitatori del sito. In effetti, non esistono testi intraducibili, ogni espressione od onomatopea può essere traslitterata nella lingua in cui si desidera tradurre un determinato testo.

Per questo motivo scegliere di tradurre in un’altra lingua le varie pagine di un sito web necessità di un’agenzia di traduzione che possa allo stesso tempo fornire anche un servizio di localizzazione come quello offerto da Culture Connection.

Tradurre una pagina web: l’importanza dell’ottimizzazione

Se avete un sito web, sapete allora quanto sia importante ottimizzare il testo per i motori di ricerca.

Quando si esegue una semplice traduzione del testo, parola per parola, è difficile riuscire anche ad indicizzarlo per la ricerca online. Infatti, mentre per la lingua principale del sito, hai scelto delle determinate parole chiave, devi anche sapere che le stesse non possono valere per un motore di ricerca estero.

Per questo motivo, spesso le traduzioni alla lettera non vanno bene per i siti web, perché queste non permettono l’indicizzazione degli stessi su Google e sugli altri motori di ricerca. L’unico modo per far sì che la pagina web o l’intero sito si posizioni bene anche all’estero bisogna dunque ottimizzare il testo con le parole chiave che hanno un volume maggiore nella lingua di traduzione.

Posizionare una pagina web tradotta: la localizzazione

Per riuscire ad ottenere un buon risultato durante la traduzione di una pagina web però, non bisogna solo ottimizzare il testo secondo le parole chiave indicative per la lingua prescelta per la traduzione. Infatti, ci sono anche da mettere in conto le implicazioni culturali, infatti basti pensare che l’inglese si parla in tantissime nazioni diverse tra loro e che avranno dunque anche interessi differenti e di conseguenza keyword diverse.

La localizzazione permette così di portare all’interno del mondo delle traduzioni una nuova caratteristica che fornisce la possibilità di adattare perfettamente un testo rispetto al pubblico di riferimento. La localizzazione tiene conto degli aspetti culturali che nelle lingue hanno una grande importanza. Conoscere al meglio una cultura permette così una migliore manipolazione del linguaggio, entrando a contatto realmente con le abitudini e le tradizioni, le sfumature e i modi di dire di una determinata etnia o nazione.

Per questo motivo ad oggi per tradurre una pagina web è importante poter ricevere di conseguenza anche un servizio di localizzazione che fornisce non solo la semplice conversione di parola in parola ma che permette una visione realmente approfondita della lingua di destinazione. Il processo di localizzazione della traduzione di un testo include non solo le parole ma permette l’adattamento anche delle valute, dei moduli per le date e gli indirizzi, dei grafici, delle misure ecc…

Secondo i traduttori professionisti di Culture Connection, grazie all’unione tra l’ottimizzazione del testo per i motori di ricerca e la localizzazione è possibile dunque riuscire a fare la traduzione di un sito web con uno sguardo approfondito.

Questo è molto importante specialmente nel mondo del web e del commercio o consulenza online, mirando così a garantire un testo che entri fluentemente nel mercato globale e che miri ad un pubblico con determinate esigenze e conoscenze.

 

Le Parole Chiave Sono Morte? Dalle Keywords alle Entity: Guida Completa alla SEO Semantica

Negli ultimi anni la SEO ha conosciuto degli sconvolgimenti epocali: tra quelli che hanno segnato più una differenza tra la vecchia maniera di fare SEO e link building e la nuova potremmo citare il cambiamento nell’utilizzo dell’anchor text e il passaggio dai tradizionali approcci di ricerca e selezione delle parole chiave (come ad esempio la coda lunga) al concetto di entità (entity) e topic.

In questa guida ci concentriamo proprio sul secondo aspetto, uno sconvolgimento notevole nell’ambito dell’ottimizzazione SEO, che ha portato alcuni commentatori a parlare di morte delle parole chiave nella SEO.

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Che si tratti di morte o piuttosto di un cambiamento nella concezione della keyword research, vediamo da dove è iniziato tutto, ovvero il passaggio dalla concezione di parola chiave a quella di entity e topic. Il nostro viaggio inizia da un aggiornamento algoritmico nell’ormai lontano 2013, Hummingbird.

Nel settembre 2013 Google rilascia un aggiornamento algoritmico destinato a cambiare la natura della ricerca e il modo in cui abbiamo concepito le keyword nella SEO. Con Hummingbird possiamo dire che si è verificato un passaggio dal concetto di keyword a una seo semantica, che si focalizza primariamente sull’intento di ricerca, sul contesto e sul significato delle parole, più che sulle parole stesse.

Già nei fattori di ranking Searchmetric del 2014 si notava una progressiva diminuzione del peso della parola chiave relativamente a url, title e heading tags:

Ma con Hummingbird cambia il modo di concepire la parola chiave.

Come vedi nell’immagine che segue, se la tipica domanda della SEO old style è: come mi posiziono per questa parola chiave? la nuova SEO si focalizza su come dare la migliore risposta alla domanda espressa dall’utente nella sua query:

google hummingbird

In un certo senso, con Hummingbird, Google si fa da medium, come vedremo, tra le nostre pagine ottimizzate e i bisogni di chi cerca, cercando di interpretare correttamente le query dell’utente e fornire dei risultati (i nostri) che rispondano il più possibile a quella domanda.

google hummingbird

Ma per fare da medium, Google ha bisogno di capire il reale senso di una keyword, più che il suo significato e come vedremo tra poco per farlo si serve di co occorrenze, entità e topic, a cui dedichiamo la prima parte di questa guida alla SEO semantica.

D’altra parte, il SEO deve creare contenuti ottimizzati sulla giusta risposta da dare alla domanda espressa dalla query, con l’ausilio di software e tecniche che vedremo nella seconda parte di questa guida.

Iniziamo dalla prima parte, cercando di capire i concetti di co occorrenza, entità e intento di ricerca.

Co Occorrenze & Entità

Dopo Hummingbird, potremmo dire che la parola chiave non gioca un ruolo da solista, ma come parte di un’entità, ovvero un’insieme di termini che si presentano insieme frequentemente in un determinato argomento.

In altre parole, in un determinato contesto, ci sono degli argomenti che co-occorrono frequentemente insieme alla parola chiave che abbiamo preso in esame, delle co occorrenze:

co occorrenze seo.

Un esempio di Co occorrenze ed entità: “Polo”

Facciamo un esempio.

Ipotizziamo un termine ambiguo, che può prestarsi a differenti usi linguistici come “Polo”.

“Polo” può significare:

  • lo sport;
  • il modello di auto;
  • il capo di abbigliamento;
  • la località geografica.

Come facciamo, e come fa probabilmente Google a capire di quale “Polo” stiamo parlando? Dal contesto della frase: potremmo dire che approssima il senso della parola dalle associazioni che compaiono nel testo.

Ad esempio, potremmo avere 4 differenti contesti, ad esempio:

  • “Il polo è uno sport di squadra in cui due formazioni di quattro giocatori, in sella a cavalli e muniti di stecche di bambù, si fronteggiano con l’obiettivo di mandare una palla di legno attraverso due pali. Vince la squadra che segna più punti” (da Wikipedia)
  • “Ho appena comprato una nuova Polo: fa 16 km con un litro, ha autoradio di serie e cerchi in lega”
  • “In ufficio vado sempre in polo e jeans: la camicia mi sta stretta, non parliamo della cravatta!”
  • “Al Polo Nord la prima spedizione risale al 1908 e la leggenda vuole che sia la casa di Babbo Natale”

Chiaro no? Dal contesto siamo riusciti a capire il significato di “Polo”.

Ma c’è di più: in ogni contesto differente, co occorrono dei termini differenti.

Quindi se ad esempio parlo della Polo Volkwagen, nelle pagine relative all’argomento è facile che ricorrano termini come Volkswagen, benzina, litro, autoradio, cerchi…ben diverso nel caso dello sport Polo, dove si parlerà tipicamente di giocatori, cavalli, bambù, palla e punti.

Un esempio di Co occorrenze ed entità: “Panda”

Ecco un altro esempio relativo al termine “Panda”, tratto dall’articolo di Andrea Minini sull’ottimizzazione semantica: a seconda delle co occorrenze nei testi, potremmo assegnare entità diverse al termine Panda, a seconda che si tratti:

  • dell’animale;
  • del software;
  • dell’aggiornamento algoritmico di Google;
  • dell’automobile Fiat;

entity seo semantica.

Ricapitolando: una parola chiave è sempre inserita all’interno di un contesto e in questo è naturale che ricorrano, o meglio co-occorranno dei termini, che formano un’insieme, un’entità specifica.

Questo concetto sta alla base anche del funzionamento di Google: come rileva in modo puntuale Enrico Altavilla nel suo ebook “Mitologia SEO”, il funzionamento di Google non si limita meramente a “cercare” nel proprio indice esattamente la query digitata, ma le parole chiave inserite passano attraverso un “revision engine”, in cui la query viene revisionata ed estesa con concetti e parole nuove o semplificata.

La query viene poi revisionata per trovare i documenti più attinenti: il consiglio è quindi di intuire i termini che Google userà per estenderla, aggiungendo sinonimi e parole chiave correlate.

Intenti di Ricerca

Non basta: uno stesso termine, oltre ad appartenere a contesti differenti, può anche essere inteso con  intenti di ricerca diversi.

Tradizionalmente, si parla di 3 intenti di ricerca:

  • intento transazionale;
  • intento informativo;
  • intento navigazionale;

Google, per ogni termine, deve sforzarsi di interpretare l’intento di ricerca della query, ovvero del termine che l’utente digita e fornire un risultato coerente in SERP, ovvero nelle pagine dei risultati.

Cosa c’entra l’intento di ricerca con la SEO?

Dovremmo sforzarci di scrivere contenuti ottimizzati non solo per la parola chiave (old school SEO), non solo per il suo insieme di concetti correlati (entità) ma anche in base all’intento di ricerca dell’utente che cerca una determinata keyword.

Per chiarire il concetto riprendo un esempio tratto dal bell’articolo di Andrea Minini sulla SEO entity:

 seo semantica intento di ricerca

In questo caso abbiamo la parola chiave computer.

In un approccio di ottimizzazione on page old school, questo potrebbe essere il modus operandi: inserire nei punti sensibili del codice html il termine “computer”.

In un approccio che tiene conto delle entity, più che concentrarmi solo sulla keyword sui punti sensibili, andrò a creare un testo che tenga conto dell’intento di ricerca dell’utente, che è diverso a seconda che io posizioni “computer” perchè li vendo o perchè nel voglio parlare.

Nel caso la mia query sia informativa, ovvero cerco computer perchè voglio saperne di più su com’è fatto, dove è nato, la mia entity sarà composta da co occorrenze come: minicomputer, CPU, storia, bit e magari DOS (se te lo ricordi siamo vecchi!) e IBM.

Se invece la query è transazionale, ovvero commerciale, troverò una entity con co occorrenze di termini come caratteristiche, prezzo, GB, tutti termini che non avrebbero molto senso in un documento che parla della storia del computer.

Ricapitolando, Google analizza il testo, cercando di desumerne il contesto semantico dalla presenza o meno di certe entità, ovvero gruppi di parole chiave e concetti; quindi, se trova “polo” accanto a “sport” “palla” e “cavallo” capirà che stiamo parlando dell’entità Polo Sport, e non dell’entità Polo Volkswagen.

Da questo modus operandi ne conseguono 2 importanti applicazioni pratiche per il posizionamento organico:

  • dalla presenza o meno di determinate co occorrenze, Google capirà se il tuo contenuto è spam o realmente informativo sull’argomento e questo potrebbe influire sul suo posizionamento. Da questo punto di vista, le ricerche che correlano la quantità di testo scritta a un buon posizionamento potrebbero semplicemente significare che un testo più lungo ha più possibilità di toccare delle co occorrenze e quindi rendere appieno l’entity.
  • se vuoi vendere computer,  e “storia” e “DOS” non fanno parte dell’intento di ricerca di tuo interesse, dovrai scegliere entity diverse. Se non lo fai, magari ti posizioni, peccato che chi cerca computer non vorrà acquistarlo, ma saperne di più e questo potrebbe influire negativamente sul tasso di conversione.

5+5 strategie per fare una ottimizzazione SEO su co occorrenze, entità e topic

Quindi?

La vecchia ricerca e selezione delle parole chiave deve considerarsi superata?

Potremmo dire di no: riguardo alla vecchia ricerca per parole chiave di coda lunga, si potrebbe dire che Google ha semplicemente inglobato le ricerche di coda lunga in documenti che magari non  contengono le parole chiave in modo secco, ma semplicemente riescono a soddisfare un determinato intento di ricerca.

E potremmo ipotizzare, come proposto recentemente da Rand Fishkin di Moz in un articolo dal titolo emblematico: Can SEOs Stop Worrying About Keywords and Just Focus on Topics?, un uso congiunto del metodo old school di ricerca delle parole chiave e della nuova scuola basata su entity e topic.

Vediamo come.

Cerca di Capire le ontologie (laterali)

Cosa sono le ontologie laterali?

Dei modi di intendere qualcosa senza pronunciarlo.

Ad esempio, Francesco Margherita ha dato un efficace e allo stesso tempo simpatico esempio di ontologie laterali autodefinendosi “tizio pelato con gli occhiali che fa SEO”.

Perchè usare le ontologie laterali?

Perchè spesso le persone fanno ricerche ma non sanno il termine esatto per cercare quello che hanno in mente.

Ad esempio, un imprenditore alla ricerca di un modo per essere primo su google, potrebbe usare una frase come “leggere qualcosa per essere primi su Google”: ecco che in questo caso Google potrebbe restituire risultati con guide, libri e un corso seo, nonostante nella ricerca non comparisse nessuna delle query secche:

Ontologia laterale nella SEO Andrea Minini

Immagine da Andrea Minini

Come possiamo sfruttare le ontologie laterali?

Cercando a nostra volta di metterci nei panni del nostro utente e capire quali usi linguistici generano questo sistema, ad esempio con strumenti come Quora o Faqfox che vedremo dopo.

Cura prominenza e prossimità

Ricordi keyword proximity e keyword prominence?

Questi fattori SEO old school trovano nuova linfa nella SEO semantica, in quanto, secondo certi studi, la collocazione delle keyword nel testo, la loro frequenza e distanza sono fattori da tenere in considerazione quando si ottimizza semanticamente:

ocation frequency distance seo semantica

semantic distance

Immagine da Moz

Come puoi notare qui abbiamo un uso congiunto della vecchia ottimizzazione on page basata su title, heading tags…e la seo semantica.

Usa i link interni

In questo nuovo approccio i link interni, sia verso pagine del nostro sito come verso siti esterni, acquistano nuova rilevanza, perchè linkare fonti correlate al tema trattato può aiutare a tematizzare un contenuto intorno a un certo topic:

link interni seo semantica

Individua un concetto latente

L’individuazione di un concetto latente è una tecnica di cui ha parlato Francesco Margherita.

In sostanza consiste nell’individuare, all’interno del topic di argomenti correlati a una keyword, un concetto, una problematica sentita intorno a quell’argomento ma non espressa esplicitamente, come nel caso di Francesco “parsimonia” relativo all’uscire dai debiti, ed associarci delle co citazioni per rafforzarne la connessione agli occhi di Google.

Espandi il campo semantico

Cosa significa espansione del campo semantico? Trattare nel tuo articolo argomenti correlati ma non fondamentali, pertinenti ma non rilevanti, in modo tale che Google, in mancanza di risorse più approfondite sull’argomento, possa posizionarti anche per l’argomento correlato secondario.

Facciamo un esempio, tratto dall’articolo relativo all’espansione del campo semantico di Andrea Minini:

 Espansione del campo semantico Andrea Minini.

In questo caso io, se nell’articolo relativo a “come iscriversi a Facebook”, tratto di sfuggita l’argomento pertinente ma non rilevante “come cancellarsi da Facebook”, ne beneficierò nel posizionamento di quest’ultimo, se è molto ricercato.

La forza del sistema sta nell’associazione, all’interno dello stesso contenuto, dei topic A + B.

Altri 5 suggerimenti

  • scrivi per gli utenti, non per Google: ricordi che all’inizio abbiamo detto che fare SEO dopo Hummingbird significa rispondere alla domanda dell’utente? Bene, vale più che mai il vecchio detto nella SEO: scrivi per l’utente che cerca, invece che per Google.
  • usa differenti sinonimi: è lontana l’era della ripetizione della keyword. Per trovare diversi sinonimi puoi usare gli strumenti che trovi qui sotto.
  • scrivi un testo lungo: ci sono vari studi che correlano la lunghezza del testo al posizionamento. I motivi possono essere vari, quello che a noi interessa qui è che un testo lungo ha più possibilità di andare a includere delle co citazioni di concetti che fanno parte di quella entità, andando di conseguenza a rendere il testo ancora più pertinente agli occhi di Google;
  • diventa un esperto sull’argomento: ovviamente la lunghezza non basta, serve la conoscenza dell’argomento per sapere quali sono i temi primari, secondari e correlati all’argomento. Su questo puoi aiutarti con gli strumenti che vediamo qui sotto.
  • dai la risposta migliore alla domanda: cerca di capire qual’è la domanda sottintesa alla query e scrivi un testo che le dia una risposta.

10 strumenti per comprendere e creare testi ottimizzati su entity, topic e intento di ricerca

Ok, abbiamo visto cosa sono le co occorrenze, le entity e alcune strategie per ottimizzare semanticamente.

Ma che strumenti ci possono venire in aiuto?

Vediamone alcuni.

SEOZoom

SEOZoom

Il nuovo software italiano per la SEO SeoZoom ha alcune funzionalità utili per creare testi ottimizzati in chiave semantica.

  • Assistente Editoriale: L’assistente editoriale di SeoZoom permette l’estrazione di concetti presenti in una SERP relativa a una parola chiave, permettendo di scegliere cosa inserire nelle heading tags
  • Scopri keyword: ti permette di scoprire le keyword correlate a una inserita;
  • Analisi testo Pagina:  SeoZoom analizza la distribuzione delle parole chiave all’interno della pagina che stai analizzando, con relative occorrenze di parole chiave;
  • Analisi rilevanza keyword: SeoZoom analizza la keyword density media e suggerita per ogni dominio in TOP 10 di una query.

Per ulteriori informazioni, scopri SEOZoom a questo sito: www.seozoom.it.

 SEO Zoom

Ecco altri 9 strumenti utili:

  • Ricerche correlate:  le ricerche correlate di Google ci possono far intuire gli argomenti correlati a una certa parola chiave;
  • Faqfox: è uno strumento che trova discussioni e domande intorno a una certa keyword in forum e simili;
  • KeywordTool.io: strumento che serve a trovare i suggerimenti di Google instant in modo organizzato e rapido;
  • Ntopic ti aiuta a trovare termini rilevanti per il tuo argomento;
  • Dandelion.eu: un tool italiano di estrazione della entity;
  • Conta co occorrenze: un tool di Andrea Minini per l’analisi delle co occorrenze di una keyword;
  • Alchemylanguage: un tool che analizza entity e relazioni all’interno di un documento online;
  • Wikistalker uno strumento innovativo che illustra le relazioni semantiche negli articoli di Wikipedia;
  • Quora: il noto social netword delle domande può aiutare a trovare le domande correlate e nascoste su un argomento;

Conclusioni

Lo ammetto: se sei arrivato alla fine di questo articolo sei un eroe :-). E’ stato un percorso a tratti difficile, che ha richiesto uno sforzo nel cambiare il modo in cui abbiamo fatto SEO per anni.

Non buttiamo via il bambino con l’acqua sporca, dice il proverbio: anche in questo caso la “vecchia” ottimizzazione on page e ricerca delle parole chiave non va buttata via, ma integrata con un nuovo modo di concepire le parole chiave, non come singole entità da ottimizzare in una pagina ma come facenti parte di insiemi.

Se può essere complesso, d’altra parte hai la possibilità di posizionarti con keyword di coda lunga che nemmeno ti saresti immaginato, senza magari nemmeno averle inserite.

Cosa ne pensi? Usi qualcuna di queste tecniche o di questi strumenti? Parliamone nei commenti!

 

Come aumentare il CTR su Google del 30% con Dati Strutturati & Rich Snippets

rich snippets

Schema.org, Dati Strutturati e Rich Snippets: una breve definizione

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Google, Bing e Yahoo hanno collaborato per la realizzazione di Schema.org, progetto finalizzato a creare uno schema, da loro supportato, che consente ai motori di ricerca di comprendere certe informazioni presenti nelle pagine web e fornire risultati più completi nelle SERP. Grazie a Schema.org è possibile fornire ai motori di ricerca delle informazioni sul sito web sotto forma di dati strutturati (si parla anche di microdati, microformati), che servono a elaborare dei Rich Snippets, ovvero delle informazioni aggiuntive visibili direttamente sulla pagina dei risultati di ricerca.

Ma quali sono i Rich Snippet e in che modo possono contribuire ad aumentare il CTR su Google? Vediamolo insieme.

Dagli Snippets ai Rich Snippets

Quando visualizziamo una serie di risultati in una pagina di ricerca di Google (SERP), questi sono composti da:

  • il title tag, in blu;
  • l’url, in verde;
  • la meta description.

Proprio il contenuto della meta description è uno snippet, un  frammento di testo che funge da descrizione della pagina.

Se nella maggior parte dei casi visualizziamo nelle SERP snippets “semplici”, talvolta ci potrebbe essere capitato di visualizzare “snippets arricchiti”, ovvero con un numero maggiore di informazioni. Al momento Google supporta varie tipologie di Rich Snippets, vediamone alcune e la possibile applicazione in termini di web marketing.

5 tipologie di Rich Snippets (+ 5 applicazioni pratiche)

Prodotti

La prima tipologia di rich snippet è quella relativa ai prodotti: grazie a questa posso visualizzare dele informazioni relative a un determinato prodotto, ad esempio di un ecommerce, come:

  • informazioni su una particolare offerta relativa al prodotto;
  • il range di prezzo in cui si colloca il prodotto stesso;
  • il suo prezzo.

rich snippet prodotto

Applicazione pratica

Se hai un ecommerce, puoi usare i rich snippets relativi ai prodotti per dare in SERP maggiori informazioni sul tuo prodotto, incentivando il clic dell’utente con la visualizzazione del prezzo ed eventuali offerte.

Recensioni

Un’altra efficace e nota applicazione di rich snippet sono le recensioni, che arrichiscono lo snippet con delle stelline di gradimento e l’indicazione di un punteggio da 1 a 5:

rich snippets recensioni

Applicazione pratica

Puoi usare i rich snippets relativi alle recensioni per rendere più visibile il tuo risultato nelle SERP, sfruttando anche la regola persuasiva detta “riprova sociale”.

Accanto ai rich snippets di prodotti e recensioni ce ne sono altri che arricchiscono le pagine di ricette,  eventi e software /app.

Come aumentare del 30% il CTR su Google? Con i Rich Snippets

Abbiamo visto come questi Rich Snippets consentano al motore di ricerca di visualizzare in SERP un numero maggiore di informazioni sul sito web. Come saprai, il Google CTR, ovvero il rapporto tra quanti visualizzano il tuo risultato in una pagina di Google e quanti lo cliccano, è influenzato essenzialmente da 2 fattori:

  • dove appare il tuo sito, ovvero la posizione;
  • come appare il tuo sito.

I rich snippets possono dare un vantaggio competitivo proprio sul secondo aspetto, arricchendo l’aspetto del sito nelle SERP e aumentando così le possibilità che le persone clicchino sul tuo risultato proprio perchè attirate da un’offerta, o una recensione.

La semplice aggiunta dei rich snippets può infatti comportare un aumento del CTR fino al 30%, come documentato dai casi riportati da Search Engine Land.

Come implementare i Dati Strutturati sul tuo sito (e avere i Rich Snippets) in 2 modi semplici

A questo punto resta da capire come aggiungere i dati strutturati che consentono la visualizzazione degli “snippets arricchiti”. Le modalità più semplici sono 2: tramite l’Assistenza per il Markup di Google o con un plugin di WordPress (o estensione, per chi usa Joomla o altri CMS).

Assistenza per il Markup di Google

Nel primo caso è sufficiente seguire la procedura nella pagina di Assistenza per il Markup di Google per ogni pagina a cui si vuole aggiungere un determinato rich snippet.

I 2 migliori plugin WordPress per generare Rich Snippets

Per chi usa WordPress, sarà sufficiente installare e configurare uno dei plugin che li elaborano come:

rich-snippets-wordpress-plugin

Rich Snippets WordPress Plugin

All In One Schema.org Rich Snippets

 

Conclusioni

Facili da implementare, i dati strutturati consentono di visualizzare in SERP dei contenuti agggiuntivi capaci di aumentare anche del 30% il CTR sui risultati organici. E tu usi i dati strutturati? Hai notato dei miglioramenti in termini di CTR? Parliamone nei commenti. Se l’articolo ti è stato utile non dimenticare di condividerlo sui tuoi social preferiti!

I 37 Fattori di Posizionamento SEO 2015: la Tavola Periodica di SearchEngineLand.com

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Come ogni anno, SearchEngineLand.com ha pubblicato un’interessante infografica, che riassume nella forma di tavola periodica degli elementi, i fattori di posizionamento organico SEO più rilevanti per il 2015.

Search Engine Land Periodic Table of SEO Success Factors

La tavola periodica (SEO Table) è divisa in 3 sezioni principali:

  • Fattori On Page
  • Fattori Off Page
  • Penalizzazioni

Prima di andare a spiegare nel dettaglio i vari elementi della tavola periodica, riepiloghiamo cosa si intende per fattori on page e off page di posizionamento: quando Google deve valutare se e dove posizionare un sito web sulla SERP relativa a una determinata parola chiave, tiene conto fondamentalmente di 2 macro fattori: la Pertinenza del sito in relazione alla parola chiave per cui vuole rendersi visibile, espressa dalla presenza nel sito (on page, o on site) della stessa parola chiave in certi punti sensibili e la Popolarità del sito, espressa da fattori off page come i link in entrata.

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Contenuto

I primi fattori on page che la Tavola considera sono quelli relativi al Contenuto, espressi dagli acronimi Cq, Cr, Cw, Cf, Cv.

Cq: Content Quality

Il tuo sito offre contenuti di qualità? E’ questa la domanda che sta alla base del fattore Cq, Content Quality: non a caso anche gli ultimi aggiornamenti algoritmici di Google come il Quality Update di Maggio 2015 si concentrano sulla qualità del contenuto.

Cr: Content Research / Keyword Research

La ricerca e selezione delle parole chiave è l’aspetto preliminare di un’attività di posizionamento organico SEO, prima ancora dei fattori on page e off page.

Cw: Content Words

Ok, ho scelto le parole chiave più adeguate: quanto devo inserirle? Pur mancando una percentuale fissa di ripetizione delle parole chiave all’interno del testo (si potrebbe dire che la keyword density è diversa a seconda della SERP), ciò non significa non fare attenzione ad altri aspetti fondamentali, come la lunghezza del contenuto, l’occorrenza delle parole chiave da posizionare nel contenuto, rispettando buon senso, leggibilità e magari l’uso di sinonimi per strizzare l’occhio a LSI e LDA.

Cf: Content Freshness

Google ama i contenuti nuovi: fin dal Freshness Update del 2011, il contenuto recente è ben visto da Google.

Cv: Vertical Content

Cosa si intende con questa categoria? La cosiddetta Blended o Universal Search, rappresentata sulle SERP di Google da Mappe, Immagini, News, Video. Per quanto la Blended o Universal Search abbia dei criteri di posizionamento alternativi a quelli organici (come ad esempio il posizionamento sulle Mappe di Google), influisce notevolmente sui risultati organici, se non altro perchè ne condiziona il CTR.

Architettura

Veniamo ai fattori contraddistinti dalla lettera A, relativi all’architettura del sito web.

Ac: Site Crawlability

Una corretta indicizzabilità delle pagina del sito web può costituire un fattore importante per il sito web. I problemi di indicizzazione più frequenti possono verificarsi con un uso scorretto di Robots.txt, o di JavaScript e Flash. Un buon strumento per migliorare l’indicizzazione del sito web può essere dato dall’utilizzo di una Sitemap in HTML e XML o tramite Feed, che si può sottomettere a Google Webmaster Tool.

Ad: Duplication / Canonicalization

Duplicazione di contenuto e rel Canonical: se nel primo caso abbiamo una problematica che può portare a penalizzazione, il secondo problema è risolvibile indicando a Google quale versione considerare di due pagine e impostando  rel=canonical  e redirect 301.

Am: Mobile Friendly

Tornato prepotentemente alla ribalta il 22 aprile con l’aggiornamento algoritmico Mobile Update AKA “Mobilegeddon”, la modalità responsive è un must have per ogni sito web, non solo per evitare l’impatto negativo dei siti non responsive sul traffico organico, ma anche per le conseguenze sul tasso di conversione.
La diffusione della navigazione da mobile e dei relativi acquisti obbliga ormai i siti ad adeguarsi alla modalità responsive, anche in tema di email marketing.

As: Site Speed

Un altro aspetto che determina un vantaggio nel ranking organico a detta di Google è proprio la velocità di caricamento di un sito. Non a caso lo stesso Google ha rilasciato una estensione, Page Speed Tools, che suggerisce le azioni da implementare per migliorare la velocità di caricamento di un sito.

Ah:  HTTPS

Https è un protocollo che assicura l’inserimento protetto di informazioni, indispensabile ad esempio nelle procedure di pagamento all’interno degli ecommerce.

HTML

HTML è uno dei codici usati per creare le pagine web, lo scheletro di un sito web. La prima fase del lavoro di posizionamento organico, l’ottimizzazione on page, si realizza proprio inserendo in certi Tag HTML la parola chiave, in modo da suggerire a Google la pertinenza del sito rispetto alla keyword per cui ci si vuole posizionare. Vediamo quindi i Tag più importanti ai fini del posizionamento organico.

Ht: HTML Title Tag

Il title tag è il fattore on page più importante. Per quanto ci siano casi di siti posizionati per una parola chiave senza che questa sia (in forma exact match o partial match) nel title (e questo grazie a un surplus di link building e Trust del sito), non avere la parola chiave nel title tag significa compromettere a propri le possibilità di posizionare il proprio sito per quella keyword.

Hd: The Meta Description Tag

La meta description è un fattore che, più che il posizionamento organico, è funzionale al CTR del sito. Nel momento in cui un utente, davanti a una SERP, deve decidere quale risultato cliccare, una meta description ben scritta può aiutare.

Hs: Structured Data

Mai viste le stelline sotto un risultato in SERP? Recensioni e altri rich snippet più che fungere come fattore di posizionamento organico possono svolgere una funzione analoga a quella della meta description: aumentare le possibilità di clic a parità di impressions, quindi il CTR del sito. I risultati che recano le stelline o altre forme di dati strutturai si rendono più visibili in una pagina di Google rispetto agli altri.

Hh: Header Tags

Gli heading tags: un altro fattore fondamentale nell’ottimizzazione on page. Usati in HTML come “titoletti” per dividere in modo gerarchico i contenuti di un testo, sono usati (sopratutto h1 e h2) per aumentare la tematizzazione e la pertinenza della pagina su certe parole chiave.

TRUST

Cos’è il Trust? In una parola, come dice il termine stesso, la credibilità che ha un sito agli occhi di Google.

Ta: Authority

Un primo aspetto relativo alla credibilità di un sito agli occhi di Google è l’Autorità. Certi siti sono considerati autorevoli, altri meno. A seconda di cosa? Vari fattori, come la quantità e qualità di link, segnali sociali e altri fattori.

Te: Engagement

Un sito di qualità produce engagement, condivisione, interesse. Come fa Google a saperlo? Ad esempio valutando il tempo di permanenza sul sito o il tasso di rimbalzo su Google Analytics, o ancora una volta grazie alle condivisioni sociali del sito.

Th: History

Quanto conta il passato di un sito agli occhi di Google? La storia di un sito web determina ad esempio se si posizionerà più o meno facilmente (sempre che negli anni abbia acquisito dei backlink).

Ti: Identity

Author Rank, il defunto Google Autorship, sono tutti tentativi di Google di associare un’identità ai contenuti del web.

LINK

Nonostante i rumors che danno Google alla ricerca di formulare un algoritmo a cui non servano i link, questi ultimi rimangono il fattore off page principale nel posizionamento organico, oltre che ciò che determina perlopiù il posizionamento di un sito web per una parola chiave.
Se i link possono essere visti come dei voti al sito web, quella dei link non è una democrazia, dove ogni voto vale lo stesso. Certi link valgono più di altri secondo certi fattori. Vediamoli insieme.

 Lq: Link Quality

Se per i link non vale “una testa un voto”, come si valuta la maggiore qualità di un link rispetto a un altro? Ad esempio con la comunanza di ambito, o con la provenienza da un sito considerato di qualità, o con il fatto di essere un link testuale e non sitewide.

Lt: Link Text / Anchor Text

Il famigerato anchor text è il testo del link. Usato fino a un paio di anni fa (e spesso tuttora) inserendo la parola chiave in forma exact match, con l’avvento di Penguin il modo di linkare il proprio sito ha dovuto variare, pena l’incorrere in penalizzazioni.

Ln: Number Of Links

Accanto alla qualità, non poteva mancare la quantità di link in rapporto alla quantità di siti che linkano.

PERSONAL

Pc: Country / Pl: Locality

La geolocalizzazione dei risultati comporta che un medesimo sito, per una stessa parola chiave, possa avere una posizione diversa a seconda che lo si veda da un diversa localizzazione: se questo è poco influente da città a città, da paese a paese può comportare dei notevoli cambiamenti di ranking.
Un supporto dal punto di vista della localizzazione viene dalle mappe di Google Places, i cui fattori di posizionamento sono tuttavia differenti dal classico posizionamento organico. Per saperne di più: Guida al posizionamento su Google Places

SOCIAL MEDIA

Ph: Personal History / Ps: Social Connections + Sr: Social Reputation / Ss: Social Shares

Che dire dei cosidetti social signals, ovvero i like, tweet, +1 come fattori di posizionamento? Se il rapporto tra le condivisioni social e il ranking del sito web sembra essere tale che “non sono i social signals a far posizionare un sito, ma è il posizionamento di un sito a far crescere i social signals“, è indubbio che le condivisioni sociali costituiscono e costituiranno un fattore di importanza sempre maggiore nel futuro.

PENALIZZAZIONI

Come nel mondo del calcio, anche nella SEO ci sono i cartellini gialli e i cartellini rossi, corrispondenti rispettivamente a penalizzazione e BAN. Vediamone insieme alcune tipologie.

Vt: “Thin” or “Shallow” Content

L’avvento dell’aggiornamento algoritmico Panda nel Febbraio 2011 ha determinato la guerra al contenuto finto, breve e senza utilità.

Vc: Cloaking

Il cloacking è una delle tecniche seo “black hat” vecchie come il mondo,  e consiste sostanzialmente nel mostrare all’utente una versione del sito differente rispetto a quella mostrata al motore di ricerca.

Vs: Keyword Stuffing

Un’altra tecnica old style che può portare a penalizzazioni è il keyword stuffing, che consiste nell’infarcire il testo di parole chiave. Tecnica poco rispettosa della leggibilità e anche dell’algoritmo, che non necessita certo di un eccesso di parole chiave per capire la pertinenza del sito intorno ad esse.

Vh: Hidden Text

Ricordi il testo bianco su sfondo bianco?  Ecco un evergreen del testo nascosto, tecnica vintage per nascondere testo agli occhi dell’utente ma non al motore di ricerca.

Vd: Piracy / DMCA Takedowns

Google penalizza i siti che ricevono un gran numero di richieste dal Digital Millennium Copyright Act (DMCA) per infrangimento dei diritti d’autore, leggi pirateria, streaming e altro.

Va: Ads / Top Heavy Layout

Troppa pubblicità nella parte alta del sito? Ahi Ahi, brutto servizio all’utente e quindi penalizzazione. Google non gradisce i siti “made for Adsense”.

Vp: Paid Links / Vl: Link Spam

Ed eccoci alla bestia nera dei SEO, la penalizzazione forse più in voga al momento.
A partire dal celebre documento sugli schemi di link e dall’aggiornamento algoritmico Penguin, molte penalizzazioni manuali e non sono fioccate per profili di link spam e a pagamento.
Cos’è un link spam? Ad esempio un profilo di link da siti di qualità discutibile, magari poco tematizzati, con anchor text secche.
E se la punizione è dura, la redenzione non è da meno: per uscirne, oltre a togliere i link messi sul banco degli imputati, è necessario spesso fare disavow dei link stessi e chiedere (nel caso di penalizzazione manuale con messaggio in GWT) richiesta di riconsiderazione.

Conclusioni

Eccoci giunti alla conclusione di questa lunga carrellata di fattori di posizionamento secondo la tavola periodica di SearchEngineLand.com. E tu che ne pensi? Dimmelo nei commenti e se l’articolo ti è stato utile, non dimenticare di condividerlo sui tuoi social preferiti!

Coda Lunga: come aumentare di oltre il 100% i visitatori con le parole chiave long tail

 Cos’è la coda lunga?

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Dove tutto ha origine: La Coda Lunga di Chris Anderson

Il concetto di Coda Lunga (traduzione dell’inglese “The Long Tail”) applicato alla SEO ha origine dal libro La coda lunga. Da un mercato di massa a una massa di mercati di Chris Anderson, direttore della rivista Wired. Nel suo bestseller, tradotto in oltre 30 lingue,  Anderson propone una teoria su come internet abbia stravolto i tradizionali meccanismi distributivi e comunicativi dei modelli di business.

Analizzando il modello economico di Amazon, Ebay e altri ecommerce, Anderson ha rilevato come un numero di articoli di bassa popolarità generino collettivamente più traffico e vendite rispetto a un numero limitato di articoli molto popolari.

Coda lunga (Long Tail) e SEO

Come si applica il concetto economico di Long Tail alla SEO? Analogamente ad Amazon ed Ebay, facendo in modo che venga generata una grande mole di traffico al sito proveniente da parole chiave specifiche, di coda lunga appunto. Iniziamo vedendo cosa si intende per parole chiave di coda lunga e quali sono i pro e i contro di questo approccio.

Esempi di Parole chiave di coda lunga

Per parole chiave di coda lunga si intendono keyword composte da più termini. Ma quanto dovrebbe essere lunga una parola chiave per rientrare in questa categoria? La risposta potrebbe essere: dai 4 termini in su.

Ad esempio, se “hotel Venezia” può essere considerata una parola chiave breve, all’estremo opposto una sua estensione come “hotel Venezia 3 stelle vicino stazione Santa Lucia”, può essere considerata a pieno titolo una parola chiave di coda lunga.

I 4 vantaggi delle parole chiave di coda lunga

#1 Sono (solitamente) meno competitive

Il primo aspetto a favore delle parole chiave di coda lunga è che sono solitamente meno competitive delle parole chiave brevi. In generale, nella SEO, più una keyword è lunga e specifica, più è semplice posizionarla. E se è semplice posizionarla, questo comporta meno costi, come vedremo tra poco.

#2 Sono (solitamente) meno costose

Il secondo aspetto a favore dell’utilizzo delle keywords long tail è il costo: nella SEO, una minore difficoltà nel posizionare la keyword comporta un risparmio di costi in termini di tempo e eventuali altri costi (ad esempio la famigerata compravendita di link); d’altra parte, in Google Adwords, una minore competitività si può tradurre in un costo per clic minore.

#3 Convertono (solitamente) di più

Le parole chiave di coda lunga, essendo più specifiche, rivelano un’intenzionalità dell’utente specifica e quindi maggiori possibilità di conversione. Per chiarire questo concetto facciamo un esempio pratico.

Che differenza c’è tra un utente che digita su Google “macchina fotografica” e un altro che digita “Canon EOS 450d”? Siamo di fronte a un tipico esempio di parola chiave di coda lunga (la seconda) contro una di keyword breve.

Intuitivamente, possiamo supporre che l’utente che cerca “Canon EOS 450d” abbia le idee chiave sul prodotto che sta cercando, nel nostro caso una reflex di marca Canon, modello 450d, a differenza del’utente che cerca “macchina fotografica”.

E’ quindi plausibile che vista la specificità della ricerca di una parola chiave come “Canon EOS 450d” l’utente che la trova tra i risultati sia più propenso ad effettuarne l’acquisto rispetto alla persona che digita “macchina fotografica”, il quale probabilmente è alla ricerca di informazioni generali sulla categoria delle macchine fotografiche, quindi più lontano nell’imbuto di vendita dalla fase di acquisto.

#4 Generano più traffico

Ma siamo proprio sicuri?

Se riprendiamo in esame le due parole chiave usate prima per distinguere le parole chiave di coda lunga, “hotel Venezia” e “hotel Venezia 3 stelle vicino stazione Santa Lucia”, notiamo una notevole differenza tra le ricerche mensili locali nello Strumento per la Pianificazione delle Parole Chiave di Google Adwords:

Strumento di pianificazione delle parole chiave di Google AdWords

Come possiamo notare dallo screenshot, le due parole differiscono notevolmente in termini di ricerche: dalle 18.100 di “hotel Venezia” alle 10 di “hotel Venezia 3 stelle vicino stazione Santa Lucia”. Anche considerando un CTR maggiore per la keyword di coda lunga (magari per effetto di un ranking più elevato data la minore competitività e la maggiore specificità), la differenza di visite al sito per le due parole rimane comunque abissale.

Eppure le parole chiave generano più traffico: vediamone i 4 motivi.

#a: l’unione fa la forza

Abbiamo visto come le keyword long tail siano meno ricercate delle parole chiave brevi. Se questo sembra essere un dato a sfavore del loro utilizzo, va specificato che il concetto di coda lunga non prevede l’impiego di un solo termine, ma di una grande quantità di parole chiave long tail, che messe assieme aumentano notevolmente il numero di ricerche mensili.

#b: la maggior parte delle ricerche avviene con parole chiave di coda lunga

Non solo: secondo le statistiche pubblicate da MOZ, la grossa percentuale del traffico è data proprio dall’insieme delle keyword long tail:

kw-longtail-percent

search-demand-chart-colors

#c: le parole chiave di coda lunga si posizionano più in alto

Se poi consideriamo che le parole chiave di coda lunga, essendo meno competitive, si posizionano più in alto e, secondo le statistiche sul CTR, le parole chiave posizionate più in alto ricevono più clic, il gioco è fatto: il presunto aspetto Contro delle keyword long tail viene ad essere ridimensionato.

google-click-through-rate-distribution#d: una parola chiave long tail tira l’altra (come le patatine)

Una parola chiave tira l’altra: quando ci posizioniamo con una keyword long tail , molto spesso il traffico generato viene anche da estensioni di quella parola, come vedremo in alcune delle case histories qui sotto riportate.

A questo punto andiamo a capire come trovare le parole chiave di coda lunga.

Come trovare parole chiave di coda lunga: i 6 migliori strumenti

Per scovare delle keyword long tail si possono usare i tradizionali software per la ricerca delle parole chiave, con qualche accortezza in più. Partiamo dal principale, il già citato Strumento per la Pianificazione delle Parole Chiave di Google Adwords.

#1 Strumento per la Pianificazione delle Parole Chiave di Google Adwords

Una volta loggati a Google Adwords, nella navigazione è possibile selezionare Strumenti / Strumento per la Pianificazione delle Parole Chiave.

Nella schermata che compare, sarà sufficiente cliccare su Cerca nuove parole chiave utilizzando una frase, un sito web o una categoria.

Strumento di pianificazione delle parole chiave di Google AdWords 1

A questo punto possiamo inserire la parola chiave breve nel campo “Inserisci una o più delle seguenti opzioni / Il tuo prodotto o servizio”.

Tra le due tab che compaiono sotto bisognerà scegliere “Idee per le Parole Chiave” e cercare lì le parole chiave a coda lunga.

Strumento di pianificazione delle parole chiave di Google AdWords 2

#2 Google Suggest Tool

Più sopra, confrontando le parole chiave a coda lunga con quelle che non lo sono, abbiamo fatto l’esempio di una keyword di coda lunga, gli 8 termini di “hotel Venezia 3 stelle vicino stazione Santa Lucia”.

Bene, questa parola chiave non è stata trovata con lo Strumento per la Pianificazione delle Parole Chiave, ma con un altro metodo che ora ti presenterò.

Prima però è necessaria una premessa: per quanto lo Strumento per la Pianificazione delle Parole Chiave restituisca centinaia di parole chiave con le relative ricerche mensili, trovare le parole chiave a coda lunga più pertinenti rispetto alla ricerca iniziale può essere lungo e faticoso, perchè richiede di consultare centinaia di parole chiave.

Una scorciatoia può venire dallo strumento Google Suggest. Una volta inserite delle parole chiave, premendo la barra spaziatrice, lo strumento visualizza dei suggerimenti di coda lunga. Ad esempio, come vediamo dall’immagine che segue, la ricerca di “hotel venezia” visualizza alcuni suggerimenti. Se aggiungiamo “3” alla ricerca, vengono visualizzati altri suggerimenti, tra cui “hotel venezia 3 stelle” che a sua volta porta tra i suggerimenti “hotel Venezia 3 stelle vicino stazione Santa Lucia”.

Google instant 1

Il consiglio è di verificare sempre nello Strumento per la Pianificazione delle Parole Chiave le parole chiave di coda lunga che emergono, in modo da accertare la presenza di ricerche mensili o meno.

Nel caso una parola chiave long tail, trovata con questo strumento, restituisca nello Strumento per la Pianificazione il consueto trattino (-), si potrà decidere di non inserirla nella lista delle parole chiave di coda lunga da posizionare.

#3 KeywordTool.io

Un’alternativa ancora più veloce a Google Instant è KeywordTool.io, strumento gratuito online che visualizza in un’unica schermata tutte le occorrenze di Google Instant Tool per una determinata parola chiave, dando la possibilità di avere una grande quantità di keyword di coda lunga a colpo d’occhio.

#4 Ubersuggest.org

Sempre per il mercato italiano, è possibile usare il tool gratuito Ubersuggest: inserendo la parola chiave breve, vengono visualizzate un gran numero di occorrenze di parole chiave.

#5 Google Trends e Ricerche Correlate

Stando in tema di Google, lo strumento Google Trends e le Ricerche Correlate (in particolare le sezioni Correlate ed Explore) consente di scoprire parole chiave di coda lunga e relativi trend.

#6 Forum e portali di domande

Altri spunti possono venire dai forum (con una ricerca con variabili logiche) e dai portali di domande come Quora o Yahoo Answer. Dopo aver individuato una possibile keyword, è consigliabile controllarne la presenza o meno di ricerche mensili sullo Strumento per la Pianificazione delle parole chiave.

Come aumentare i visitatori del 100% con le parole chiave di coda lunga

Ok, veniamo ai numeri. Dove è venuto fuori quel 100% di aumento dei visitatori? Iniziamo col dire che posizionarsi con keyword di coda lunga consente sì di aumentare i visitatori, ma sopratutto che questi ultimi sono targetizzati, ovvero potenzialmente interessati al prodotto o servizio che sto vendendo e, come abbiamo visto, in una fase avanzata dell’imbuto di acquisto.

Partiamo dalla prima case history.

Case Histories

#1 ContentVerve

ContentVerve, grazie a un singolo articolo posizionato in 2° posizione in prima pagina per la parola chiave “call to action examples” è riuscito a generare mensilmente 1000 clic su 4500 impressions:

Non solo, come spesso avviene, l’articolo è riuscito a posizionarsi anche per varianti più estese della parola chiave, come call-to-action test, call-to-action case study…

#2 TresnicMedia

TresnicMedia è riuscito a incrementare del 1000% il traffico al sito in 8 settimane, grazie alla pubblicazione di 50 contenuti tematizzati su keyword long tail.

#3 BlogKori

BlogKori, grazie alla pubblicazione di contenuti tematizzati su keyword long tail come “get a free Mastercard from Bangladesh” o “ways for teens to make money online” è riuscito ad incrementare sensibilmente il traffico al sito.

#4 River Pools and Spa

Con un solo articolo posizionato per la keyword “problems with fiberglass pools”, il sito www.riverpoolsandspas.com è riuscito a generare 5.000 visite in un anno, date dalla parola chiave di coda lunga e da altre simili.

# 5 Neil Patel Blog

Grazie a un sapiente utilizzo delle keyword long tail, senza l’uso di link building, il blog di Neil Patel si avvia verso le 100.000 visite mensili (oltre il 100% in 8 mesi) grazie alla pubblicazione di un articolo a settimana che si posiziona per decine di keyword long tail.

Conclusioni

Siamo arrivati alla fine di questo post: abbiamo visto da dove trae origine la definizione di coda lunga e come viene applicata al web, i vantaggi delle keyword long tail, i 6 strumenti migliori per trovarle e 5 case histories di successo con questa strategia.

E tu utilizzi le keyword di coda lunga per migliorare traffico e conversioni del tuo sito? Parliamone nei commenti! Se il post ti è stato utile non dimenticare di condividerlo sui tuoi social preferiti!

Per approfondire

Co Citazioni & Co Occorrenze: La Guida Definitiva

co citazioni seo
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Cosa sono e come usare le Co Citazioni nella SEO

Negli ultimi mesi  si parla delle co citazioni come importante fattore presente e futuro di posizionamento organico SEO. Cerchiamo di approfondire l’argomento partendo da una importante distinzione, quella tra co citazioni e co occorrenze (co-citation e co-occurence).

In questa guida completa alle co citazioni e co occorrenze ci proponiamo di trattare l’argomento in modo approfondito in 7 parti:

  • Le co citazioni: definizione e applicazioni pratiche nella link building
  • Le co occorrenze: definizione e applicazioni pratiche nella link building
  • Come linkare senza link: l’uso corretto della menzione
  • Test contro le co occorrenze
  • Test a favore delle co occorrenze
  • Dove inserire le co occorrenze
  • Strumenti per il monitoraggio delle co occorrenze

Cosa sono le co citazioni?

Il termine co citazioni designa il fenomeno per cui:

  • se il sito A linka il sito B
  • e il sito A linka anche il sito C
  • allora i siti B e C risulteranno correlati semanticamente agli occhi di Google , in quanto accomunati dalla co-citazione da parte del sito A.

Un’immagine, tratta dall’articolo relativo alla co-citation sul Search Engine Jornal, esemplifica il concetto più di mille parole:

co citazioni seo

Il collegamento tra A e B e tra A e C non avviene necessariamente con un link, nella forma <a href>, ma può avvenire anche sulla base di una menzione, che porta Google a dedurre la similarità tra le due pagine menzionate.

Nelle co citazioni è quindi all’opera la proprietà transitiva, per cui un sito ne potrebbe aiutare un altro anche se non sono mai stati in contatto diretto, basta che i due siti (B e C) abbiano in comune un sito terzo (A) che li linka entrambi: a questo punto la  link juice può essere passata  avanti e indietro.

E’ chiaro che questo può funzionare in modo positivo o negativo.

Vediamone un’applicazione pratica negativa:

Occhiali Da sole

Viagra

Cialis

Ipotizziamo che in una pagina ci siano tre link, due a siti a tema pillola blu e uno a tema occhiali. Cosa potrebbe pensare Google? Che il sito che parla di occhiali da sole è correlato semanticamente a quelli delle pillole blu.

In sostanza il principio alla base delle co citazioni riprende vecchio adagio SEO “dei siti che linko mi guardo io, dei siti che linkano mi guardi Iddio” ;-D

Vediamo invece un’applicazione pratica positiva della co citazione.

Applicazioni pratiche della co citazione

Vediamo quindi le applicazioni pratiche della co-citazione nella pratica quotidiana di link building.

Ipotizziamo che A sia il sito dove vado ad inserire un link a B, che è il sito da posizionare. A questo punto, per sfruttare al massimo le potenzialità del funzionamento delle co-citazioni, dal sito A linkerò, oltre che B, anche un sito C, con le seguenti caratteristiche:

  •  deve essere un sito correlato all’argomento
  • deve essere un sito in TRUST, la cui importanza è riconosciuta da Google

In questo modo Google correlerà semanticamente due siti in quanto linkati o menzionati da una medesima pagina.

Linkare un altro sito in TRUST e correlato, oltre al sito da posizionare, non è una pratica nuova nella SEO. Per evitare che la presenza di due link in un medesimo articolo faccia calare il peso del link relativo al sito da posizionare, basterà:

  • Allungare la lunghezza dell’articolo
  • Inserire il link al sito in TRUST sotto a quello del sito da posizionare

Cosa sono e come usare le Co Occorrenze nella SEO

Nel precedente passaggio, dedicato alle co citazioni, abbiamo sottolineato l’importanza di appartenere a un cluster di siti correlati semanticamente e come indurre Google a inserire il sito da posizionare in questo insieme semantico.

Proseguiamo il discorso qui con le co-occorrenze.

Cosa sono le Co Occorrenze?

Se le co-citazioni rispettano la regola transitiva, le co-occorrenze rispettano un principio già noto nella SEO, quello della SEO proximity, la prossimità delle parole chiave. Riprendiamo un’immagine tratta dall’articolo relativo alla co-citation sul Search Engine Jornal, che esemplifica il concetto:

co occorrenze seo

Per  co-occorrenze si intendono le occorrenze semantiche di un termine insieme ad un altro.

Se scriviamo, ad esempio:

nel sito webmarketing.academy si parla di seo

Google assocerà l’occorrenza dei termini contenuti nella frase come “seo”  con il brand “webmarketing.academy”: se questa frase poi compare in un sito che parla di SEO, il cerchio si completa.

Pur in assenza di link, tantomano di link con anchor text “seo”, Google attribuirà al sito webmarketing.academy la connessione con la parola seo, in modo pressoché analogo di quello che avverrebbe se “seo” fosse l’anchor text dell’url www.webmarketing.academy

Salta subito all’occhio che le co citazioni renderebbero superfluo il link nella forma <a href>, segnando una svolta epocale nella link building (che dovrebbe anche cambiare nome, per chiamarsi citation building ;-D).

Analogie e differenze tra co citazioni e co occorrenze

Ok, siamo speciosi. In generale si può dire che  mentre la co citazione associa due siti accomunati dall’essere linkati da un medesimo link, la co occorrenza associa particolari parole chiave a un brand per la loro reciproca prossimità.

co citazioni co occorrenze analogie differenze

Applicazioni pratiche della co occorrenza

A questo punto cerchiamo di capire come applicare praticamente la co-occorrenza alla nostra strategia di Link building.

I punti di forza della co occorrenza sono:

  • Non necessita del link, ma basta una menzione, ovvero una “citazione” della parola chiave in prossimità del  brand univoco del sito da posizionare;
  • Ci consente di usare un anchor text “naturale”, senza parola chiave esatta;
  • Ci consente di sfruttare il peso che Google dà a tre fattori: pertinenza del testo in cui compare il link, autorità del sito in cui compare il testo, prossimità intorno al link delle parole chiave.

Vediamo come sfruttare praticamente questi vantaggi con tre possibili usi della co occorrenza.

Modo 1

Se cercate viaggi in Africa, cliccate qui.

In questo esempio abbiamo usato come anchor text “cliccate qui”, forma di anchor text “junk” che ci consente di usare un anchor text percepito come naturale da Google e allo stesso tempo dargli tematicità grazie alla presenza della parola chiave “viaggi in Africa” ubicata accanto.

Modo 2

Se cercate viaggi in Africa, andate su www.agenziaviaggiafricamia.it

In questo esempio abbiamo usato come anchor text l’url del sito, che ci consente di usare un anchor text percepito come naturale da Google e allo stesso tempo dargli tematicità grazie alla presenza della parola chiave “viaggi in Africa” ubicata accanto.

Modo 3

Se cercate viaggi in Africa,andate su sito dell’agenzia viaggi Africa Mia

In questo esempio non c’è un link vero e proprio, ma una semplice menzione testuale del Brand del sito (Africa Mia), con in prossimità la parola chiave “viaggi in Africa”. Più sotto vedremo come usare in modo corretto la menzione al posto del link, ovvero come linkare senza link.

Come e dove creare co citazioni (co-occorrenze): 7 consigli

Abbiamo visto cosa sono le co occorrenze e le co citazioni, i test a favore e contro e come usare la menzione in modo corretto.

Ora ci dedichiamo a come creare co occorrenze (chiamate spesso co citazioni in Italia).

Il punto di partenza è: se posso mettere un link, magari follow, perché rinunciarci per una menzione? Non ne vedo il motivo. Per quanto sia crescente il peso delle co occorrenze o co citazioni penso chene  dovrà passare di acqua sotto i ponti per arrivare a preferire una menzione a un link.

Però…c’è un però. Ci sono casi in cui ahimè, il link non è possibile metterlo. O per questioni tecniche (mancanza di possibilità di inserimento link) o per rischio di ban, censure, netiquette…come nel caso dei forum.

Ecco quindi che se troviamo un bel sito dell’ambito del sito da posizionare e magari pure in trust, perché non usare una menzione?

Vediamo allora dove e come creare le menzioni.

Come inserire le co citazioni (co occorrenze)

Dall’analisi delle SERP relative ai siti che si sono probabilmente posizionati (anche) grazie al peso delle co occorrenze, risultano alcune pratiche efficaci per collegare brand e parola chiave agli occhi di Google anche senza link:

Contestualità

Inserire le co occorrenze in siti tematici: la contestualità, uno dei criteri fondamentali del link building, vale anche qui: se un sito di tecnologia fa una recensione di un prodotto tecnologico non inserendo il link al sito del prodotto stesso, perché Google non dovrebbe considerarlo un “voto”, al pari di un link (seppur con meno valore)?

Trust

Riprendiamo l’esempio del sito di tecnologia visto in un precedente articolo: se è un sito importante, oltre che rilevante, la co occorrenza del brand e della parola chiave assumerà ancora più peso: pensiamo alla case history di Kickstarter.com, citato, anche senza link, da siti come Forbes, The Boston Guardian…

Co occorrenza nel title tag e nel contenuto

Se il nostro sito di tecnologia recensisce un prodotto come “il miglior frullatore dell’anno”, dove inserirà il nome del prodotto (brand) e la keyword (frullatore)? Plausibilmente almeno nel title tag e nel contenuto della recensione, posti dove guarda caso compaiono tipicamente le co occorrenze di brand + parola chiave nei casi visti.

Dopo aver visto come inserire le co citazioni o co occorrenze, andiamo a vedere dove inserirle.

Dove inserire le co citazioni (co occorrenze)

Commenti su blog

Sempre di più i commenti sui blog o sulle testate giornalistiche usano Facebook Comments. Risultato: nessuna possibilità di mettere link, nemmeno no follow. Allora perché non inserire una menzione del brand accompagnato in prossimità dalla keyword? Ecco 2 consigli a proposito:

  • Scegli articoli contestuali all’argomento del tuo sito
  • Inserisci il nome univoco del brand con vicina la keyword da posizionare

Web Directories

Quando segnaliamo un sito in una web directory, possiamo includere nel campo descrizione della directory il nome del sito o l’url (anche se non cliccabili) collocando molto vicini la parole chiave da posizionare.

Thread nei forum

Nei forum esistono 3 posti principali dove inserire link. Ma soprattutto, nei forum è giustamente sempre più alto il livello di vigilanza anti spammer. Prima con il no follow, poi con la censura di link, il ban, o l’inibizione della possibilità di mettere link.

Ergo…perché non citare? Soprattutto nel corpo del thread, zona più “sensibile”.

Ecco 2+1 consigli a proposito:

  • Scegli forum contestuali all’argomento del tuo sito
  • Inserisci il nome univoco del brand con vicina la keyword da posizionare
  • non spammare 🙂

Social network

Facebook e Twitter: luoghi di perdizione, dove il no follow imperversa…allora perché non provare la co occorrenza o co citazione? Magari in una Pagina, indicizzata da Google, o in un Tweet. I consigli sono analoghi ai casi precedenti:

  • Scegli Pagina Facebook e Tweet contestuali all’argomento del tuo sito
  • Inserisci il nome univoco del brand con vicina la keyword da posizionare

Articoli

Non poteva mancare la citazione nel corpo dell’articolo. In quali casi preferire una citazione a un link? Ad esempio con iniziative di link baiting, cercando di scrivere contenuti che vengano linkati e citati.

L’anchor text e link building sono morte: arrivano le co occorrenze…o no?

Lo ammetto, è un titolo azzardato, il cui sottotitolo potrebbe essere: ma le co occorrenze sono davvero un fattore di posizionamento o solo un fuoco di paglia?

Continuiamo il discorso sulle co occorrenze andando a capire se al dì là dei rumors e delle teorie ci sono dei test che avvallano l’importanza delle co occorrenze come fattore di posizionamento.

Partiamo subito col dire che tra la comunità SEO italiana non ho trovato test completi se non delle piccole ammissioni. Detto questo, se voliamo oltreoceano, di test ne sono stati fatti molti, a partire da quello di Moz, che in un celeberrimo articolo attribuisce come causa del posizionamento di alcuni siti in specifiche SERP, in assenza dei tipici fattori di ranking (come la keyword nel title) il valore delle co occorrenze.

Prima di prendere in considerazione nel dettaglio i test a riprova del valore delle co occorrenze nel posizionamento, partiamo ahimè con una premessa: è necessario stare attenti a non confondere la causa con l’effetto: le co occorrenze possono valere come fattore di posizionamento, ma facciamo attenzione ai falsi allarmi, ovvero ai casi in cui si parte con un presupposto e non si cerca la soluzione più ovvia per spiegare un fenomeno, come vediamo qui sotto.

Co occorrenze, il caso Moz: Next Big Thing nella Link Building o un fuoco di paglia?

Prendiamo i casi riportati da SEOMoz: come ampiamente documentato da Seo By The Sea, e Iacquire, il posizionamento anomalo dei siti riportati da Moz è riconducibile, più che al peso delle co occorrenze, a fattori più tipici, come tra gli altri:

  • La presenza nelle anchor text dei link in entrata di keyword in partial match: ovvero, se un sito citato da Moz si posiziona per “manufacters directory” senza avere la key nel title e in altri punti nevralgici, potrebbe non essere per il valore delle co occorrenze (o non primariamente) ma perché il sito è linkato con keyword come “manufacters” o “directory”;
  • L’attribuzione da parte di Google di sinonimi: magari il sito citato da Moz non è linkato con key come “manufacters directory” ma lo è da keywords come “business directory”. A questo punto si potrebbe supporre, come ben spiegato da Seo by The Sea, che Google attribuisca un rapporto di sinonimia tra “Manufacters” e “Business”, rendendoli intercambiabili.

Se le tre case histories riportate da Moz sono state ampiamente trattate da Seo by the Sea e Iacquire, prendiamo in considerazione altri due casi rimasti irrisolti: il caso Milgard.com e KickStarter.com.

Questi due casi sembrerebbero spezzare una lancia a favore delle co occorrenze come fattore di posizionamento.

Milgard.com e KickStarter.com: le co occorrenze sul banco degli imputati

Il caso riportato da Brad Knutson relativo al sito Milgard.com parte con premesse analoghe e ai casi di Moz: assenza della keyword nei principali punti On Page e presenza irrisoria della key, in forma exact match e partial match, tra le anchor text dei link in entrata.

Ok, i link paiono esclusi dagli imputati . Ma mancano le prove certe del colpevole: andiamole a cercare, in modo maccheronico, con un semplice comando su Google:

co occorrenze milgard

Effettivamente paiono esserci delle occorrenze dei termini windows, manufacters e Milgard insieme in numerosi siti, di cui tuttavia non saprei definire il livello di correlazione o TRUST.

Il caso riportato da Miles Design è  invece immediatamente riscontrabile al presenza di siti in TRUST che citano, menzionano, il brand del sito senza linkarlo:

 co occorrenze miles design

In effetti dalla SERP riportata sembrerebbe che numerosi siti associno, in punti come title tag e contenuto, il brand Kickstarter con la parola chiave Crowd Funding e tra questi siti ce ne siano presumibilmente in TRUST come i siti di noti quotidiani o siti correlati all’argomento (visibili nella seconda pagina della SERP).

Se poi entriamo in alcuni di questi siti, come Forbes, The Boston Guardian…notiamo:

  • in certi casi l’assenza di qualsivoglia link al sito del brand;
  • in altri casi la presenza di un link con nome del brand.

Poco per legare causa (co occorrenze) con effetto (posizionamento)? Forse. Ma i casi rimangono suggestivi e a mio parere confermano se non altro la presenza sul luogo del delitto delle co occorrenze. Presenza non implica colpevolezza, ma il caso non è chiuso.

 4 best practices per usare le co occorrenze

Quanto valgono le co occorrenze come fattore di posizionamento? Non è dato saperlo con certezza al momento. Tuttavia, dai casi precedenti possiamo elencare alcune best practices nell’uso delle co occorrenze:

  • Accertati di inserire le co occorrenze in siti in trust
  • Accertati di inserire le co occorrenze in siti del tuo medesimo ambito
  • Accertati di inserire brand e keyword in title tag, heading tags, contenuto
  • Nel contenuto, metti keyword e brand in prossimità, ovvero vicini

Esempio ideale:

  • Per la mia agenzia viaggi in Africa, scelgo di inserire la co ccorrenza in un sito relativo all’Africa, ai viaggi o un sito in Trust (ad esempio il Corriere della Sera).
  • Scelto il sito, scrivo un contenuto relativo al tema, inserendo nel title tag, nelle heading tag e nel contenuto keyword + brand.

Come linkare senza link: l’uso corretto della menzione

L’aspetto importante da tenere in considerazione è che Google riconosca univocamente il brand inserito, associandolo all’url del sito anche se non è presente il link.

Mi spiego. Se nel modo 3 di usare la cooccorrenza la frase fosse stata:

Se cercate viaggi in Africa,andate su sito dell’agenzia viaggi Amazon

Probabilmente Google avrebbe associato la keyword al brand Amazon e relativo sito, invece che alla nostra agenzia viaggi.

Prima di usare la menzione, è opportuno capire il modo in cui associa univocamente il vostro brand. Per farlo, basta:

  • cercare su Google il nome del brand e vedere cosa viene fuori: il primo risultato dovrebbe essere il sito del nostro brand
  • trovare altri modi in cui Google associa un termine al nostro brand tramite Google Suggest Tool
  • trovare altri modi in cui Google associa un termine al nostro brand tramite le ricerche correlate

A questo punto capiamo che menzionando un brand con accanto una parola chiave ci consente di sotituire l’anchor text con la prossimità della parola chiave al brand menzionato, ovvero:

invece di linkare così:

Se cercate viaggi in Africa,andate su sito dell’agenzia viaggi Africa Mia

“Linkiamo” così:

Se cercate viaggi in Africa,andate su sito dell’agenzia viaggi Africa Mia

L’uso della menzione al posto del link ci può essere utile nei casi in cui

  • non possiamo mettere un link
  • nel caso delle co occorrenze

Conclusioni

In un periodo in cui l’occupazione principale dei SEO e link builder sembra essere togliere link precedentemente inseriti, co citazioni e co occorrenze possono essere modi di costruire una popolarità online senza l’utilizzo di link e quindi senza penalizzazioni per schemi di link spam.

Tu usi co citazioni e co occorrenze? Hai qualche case history da discutere? Parliamone nei commenti. Se ti è stata utile, condividi questa guida sui social!

Per approfondire:

Corsi Madri:

Posizionamento nei Motori di Ricerca

Corso Seo e Web Marketing

E’ Inutile Essere Trovato Se Non Vieni Cliccato: Guida Completa al CTR (Click Through Rate) in SEO e Google Adwords

ctr seo adwords

CTR (Click Through Rate): Una definizione

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CTR è l’acronimo di Click Through Rate e misura il rapporto tra le impressions e i clic di una query su un risultato. Per essere più chiari, se in un mese 100 persone cercano su Google.it  la parola chiave “hotel a Roma” ( ovvero per dirla tecnicamente ci sono 100 query della parola chiave “hotel a Roma”) e di queste 100, 30 cliccano sul primo risultato organico (presupponendo idealmente che non ci siano risultati di Adwords e della blended search, ovvero mappe, immagini…), allora il CTR è del 30%.

CTR: Perché è così importante?

Una citazione di Matt Cutts esprime al meglio l’importanza fondamentale del CTR:

“Many people think about rankings and then stop right there. And that’s not the right way to think about things. You want to think about rankings and then you want to think about maximizing your Click Through.It doesn’t really matter how often you show up. It matters how often you get clicked-on, and then how often you take those clicked on visits and convert those to whatever you really want; sales, purchases, subscriptions, whatever it is you’re trying to optimize for.” Matt Cutts: Head of Google’s Webspam Team

Tradotto:

Molte persone pensano al posizionamento e si fermano lì. Ma questa non è la maniera migliore di intendere la questione. Devi pensare ai posizionamenti e poi devi pensare a massimizzare il tuo CTR. Non importa quanto spesso compari, ma quanto spesso vieni cliccato e quanto spesso fai diventare questi clic visite e le converti a ciò che realmente vuoi: vendite, acquisti, iscrizioni, qualunque cosa per la quale tu stia cercando di ottimizzare.

In sostanza: e’ inutile essere trovato se non vieni cliccato e se non vieni cliccato non hai conversioni.

Non importa quanto spesso compari, ma quanto spesso:

  • vieni cliccato
  • e quanto spesso fai diventare questi clic visite e le converti a ciò che realmente vuoi

Il primo punto riguarda il CTR, il secondo discorsi inerenti alla persuasione e all’usabilità del sito in funzione della conversione. In questo post ci occuperemo del primo punto, il CTR.

L’importanza del CTR in SEO e Google Adwords

Allora perché il CTR nel  marketing è così importante? Vediamone alcuni motivi nella SEO e in Google Adwords

CTR & Google Adwords

Più o meno a parità di posizione, un utente, per una medesima ricerca, cliccherà il tuo sito o quello del tuo competitor a seconda di quale dei due gli ispira di più il clic.

E se consideri il CTR Adwords in una campagna, capirai che un CTR basso significa molte impressions con pochi clic, con conseguente danno economico diretto ed indiretto:

  • diretto, perché se nessuno clicca sull’annuncio, nessuno avrà la possibilità una volta acceduto al sito di convertire;
  • indiretto, perché ok che non pago il clic, ma un Adwords CTR basso significa maggiori costi e meno impressions.

Viceversa, un Adwords CTR alto consente di ottimizzare i costi della campagna e di portare più traffico al sito a un costo minore.

CTR & SEO

Il discorso relativo all’importanza del CTR per la SEO è analogo a quello per Google Adwords, anche se il SEO CTR  è influenzato da un numero maggiore di fattori. Vediamoli insieme.

#1 DOVE appare il tuo risultato: Posizione, posizione, posizione

Il primo fattore fondamentale affinchè il tuo risultato venga cliccato? Essere visibile. Ma essere visibile significa innanzitutto essere in alto. Attenzione, perchè stare tra i primi risultati della prima pagina potrebbe non bastare: le statistiche sul CTR passate e presenti con lo studio Catalyst sul CTR fanno notare che la presenza di risultati di Google Adwords e della blended search possono far diminuire il SEO CTR notevolmente. E’ evidente: se sei in prima posizione in prima pagina ma sopra di te hai 3 risultati di Google Adwords e 4 mappe, la tua posizione effettiva è la Otto.

#2 COME appare il tuo risultato

A cosa serve la meta description? Al SEO CTR appunto. Come appare il tuo risultato è un fattore importante. Cura il title tag, la meta description e magari arricchisci il tuo risultato con rich snippet e dati strutturati come recensioni, immagini, dati di Google Plus.

Le statistiche sul CTR ieri…

Partiamo dagli albori di Google: una SERP fatta di un design minimalista, con 10 risultati. Era chiaro che la user experience dell’utente si sarebbe sviluppata a forma di F, ovvero i risultati maggiormente cliccati sono sempre stati quelli in alto a sinistra.

Tuttavia, nel corso degli anni, alcuni fattori hanno cambiato la distribuzione del CTR dalla forma di “F” dell’inizio, tra cui:

  • l’introduzione della blended search, ovvero di immagini, video, news;
  • la presenza dei primi 3 risultati di Google Adwords (la premium position);
  •  l’evoluzione della fruizione del motore di ricerca da parte dell’utente, che può avere un intento di ricerca informativo, transazionale e navigazionale.

Ci sono stati in passato diversi studi sul CTR, tra cui

  • gli studi del 2010 ad opera di SeoMad (che riassume anche le conseguenze degli studi precedenti del 2005 e del 2009) e di Chitika (non più raggiungibile ma riassunto qui)
  • gli studi del 2011 ad opera di SlingShot SEO e lo studio ad opera di Optify (non più raggiungibile ma riassunto qui)

Le principali conclusioni a cui è giunto lo studio promosso da Slingshot SEO sono:

  1.  l’importanza di posizionarsi nelle prime 10 posizioni di una SERP di Google. Alte posizioni = Alti tassi di CTR.
  2. Nella Google SERPs, il CTR osservato era del 18.20% per il primo risultato e il 10.05% per il secondo.
  3. Nelle Bing SERPs, il CTR era del 9.66% per la posizione No.1 e del 5.51% per la seconda posizione
  4. Tra il CTR della prima posizione e quello della 10° del 1.04%, la differenza è del 1650% di maggior traffico e quindi conversioni della prima posizione rispetto alla decima
  5. Il 52.32% degli utenti di Google cliccano su un risultato organico sulla prima pagina di Google. Gli altri cliccano su Google Adwords o cambiano ricerca.

Lo studio Optify giunge a delle conclusioni analoghe nella sostanza se non nei numeri allo studio Slingshot: la maggior parte dei clic va alle prime posizioni della prima pagina e, per quanto riguarda al differenza tra il CTR delle parole chiave long tail e short tail:

Head terms had a higher CTR (32 percent) in the number one position than long tail terms (25 percent). However, long tail terms had a higher overall CTR on Page 1 of Google than head terms (9 percent vs. 4.6 percent).

Ovvero: le head terms (parole chiave composte a 2 termini, come Hotel Roma) hanno un CTR più alto delle parole chiave long tail in prima posizione in prima pagina, ma più basso nella media delle posizioni della prima pagina.

…e oggi: lo studio Catalyst sul CTR

Abbiamo passato in rassegna gli studi che si sono succeduti nel corso degli anni riguardo al CTR su Google.

A svecchiare gli studi sull’argomento ci ha pensato Catalyst, agenzia che ha rilasciato un’interessante e soprattutto aggiornato studio sul CTR in Google, dal titolo Google CTR Study How User Intent Impacts Google Click-Through Rates.
Il white paper, partendo da un riepilogo sui precedenti studi inerenti il CTR, analizza il CTR su Google in funzione di differenti dispositivi e ricerche, in particolare:

  • Il CTR nelle SERP desktop
  • Il CTR nelle SERP Mobile
  • La differenza tra il CTR delle keyword branded e non branded
  • Il CTR in funzione di ricerche di sconti
  • Il CTR in funzione dell’intento di ricerca navigazionale (cioè chi cerca sul browser un sito che già conosce, magari inserendone la URl)
  • Il CTR a seconda della lunghezza della query

Il white paper si conclude con una lista di fattori che influenzano il CTR, distinguendo tra fattori che possiamo controllare o esterni al nostro controllo.

PC fissi

ctr google catalyst 2013 desktop pc fisso

Partiamo con la parte relativa al CTR sui PC.
La conclusione dello studio è che

Il sito deve posizionarsi above the fold per avere sostanziali guadagni di traffico da una data parola chiave

Secondo lo studio:

  • anche se il sito ha la prima posizione in prima pagina, quasi certamente non riceverà tutti i clic di ogni utente ma mediamente il 17%;
  • le prime 4 posizioni “above the fold” ricevono l’83% dei clic destinati alla prima pagina;
  • il 48% dei clic avvengono nella prima pagina delle ricerche organiche, il restante 52% o clicca su Google Adwords, o abbandona la ricerca, ridefinendola con altre parole chiave, o rispondendo al proprio bisogno senza cliccare su nessun risultato, cliccando in seconda pagina o chiudendo Google.

Assistiamo a una diminuzione del 4% del CTR in prima pagina rispetto allo studio Slingshot del 2011: le posizioni 3 e 5 addirittura segnano un rialzo del CTR medio, causato secondo lo studio da una maggiore consapevolezza degli utenti su quali sono risultati pubblicitari, che vengono saltati in favore delle posizioni immediatamente inferiori ma sempre above the fold.

Il Mobile

ctr google catalyst 2013 mobile

Per quanto riguarda il mobile, si inclina più verso la posizione 1, a causa:

  • dello schermo piccolo;
  • della maggiore difficoltà di vedere i risultati data dalla necessità di scrollare;
  • dell’urgenza di avere una risposta.

Date queste considerazioni, i risultati sponsorizzati su mobile hanno un grande vantaggio in termini di clic rispetto a quelli su PC, dove è più facile che l’utente si renda conto e salti a piè pari gli annunci pubblicitari.

Keyword di Brand e keyword senza brand

ctr google catalyst 2013 keyword branded

Secondo lo studio, gli utenti che cercano parole chiave senza un brand stanno cercano informazioni senza una specifica risposta in mente: quindi saranno più propensi a cliccare sul primo risultato, soprattutto se accompagnato da un brand riconosciuto.
Tuttavia, lo studio evidenzia come il CTR delle keyword branded sia più basso rispetto a quelle non branded, a causa dell’intento di navigazione dell’utente e della maniera in cui vengono presentati i risultati, accompagnati spesso da Google Product e dagli annunci di Adwords.

Coupon e sconti

 ctr google catalyst 2013 keyword coupon

In caso di utenti alla ricerca di coupon e sconti su Google, l’obiettivo è uno: trovare l’occasione al più presto possibile. E’ per questo che il CTR dei “Couponers” sono soliti cliccare il primo risultato visibile producendo il secondo CTR più alto dello studio. Il clic ovviamente scatta meglio quando il primo risultato è accompagnato da un brand conosciuto.

Keyword con domande e senza

Il CTR è più alto in utenti che formulano una query come una domanda. Addirittura il CTR in esame è il più alto emerso tra le categorie dello studio Catalyst, il 25.80% per la prima posizione in prima pagina.

CTR e intento di ricerca

Il CTR tra prima e seconda posizione cala drasticamente nel caso di ricerche con intento navigazionale: è chiaro che se cerco www.sito.it ho le idee chiare su cosa voglio, altrettanto plausibile che il primo risultato sia il sito in questione.

 ctr google catalyst 2013 intento ricerca navigazionale

Lunghezza della parola chiave

 ctr google catalyst 2013 lunghezza parola chiave

Quanto cambia il CTR su Google a seconda della lunghezza della parola chiave?

Secondo Catalyst le query a termine unico rispecchiano il CTR di quelle a intento navigazionale, probabilmente perché sono relative alla ricerca di una brand. Il 30% dei clic di queste sta nei risultati organici ddella prima pagina e di questi il 60% va al risultato in prima posizione. Se l’utente non trova ciò che cerca, abbandona la SERP modificando la query in una parola chiave più lunga.

Più la ricerca diviene specifica, più l’utente clicca sul primo risultato, ma d’altra parte spende più tempo anche sulla parte down the fold: a questo proposito un risultato sotto l’area above the fold posizionato per keyword long tail potrebbe incrementare il proprio CTR con title tag e meta description studiati per il CTR, magari con l’inserimento di Call To Action.

Conclusioni

Il primo passo di una strategia di web marketing è comparire a un utenza targetizzata: ma se questa non clicca sul tuo risultato abbiamo una duplice perdita, in termini di conversioni mancate e denaro speso per la campagna Google Adwords o il traffico organico. Tu che strategia usi per aumentare il CTR nella SEO e in Google Adwords? Parliamone nei commenti. Se l’articolo ti è stato utile condividilo sui social!

Per approfondire:

Corsi Madri:

Come usare Adwords

Posizionamento nei Motori di Ricerca

Corso Seo e Web Marketing

I Link no follow sono un fattore che influisce nel posizionamento?

Scopri i miei servizi di consulente SEO.

Il rel=nofollow influisce sul ranking di un sito web? La risposta più naturale sembrerebbe “no, dato che Google non trasferisce PageRank o anchor text a questi link”.

Ma la risposta definitiva sul peso dei link no follow sul posizionamento potrebbe non essere risolta in modo così semplice, essenzialmente per 4 motivi:

  1. L’influenza riconosciuta dai social signals, per l’appunto nofollow, sul ranking di un sito web;
  2. L’influenza riconosciuta delle co-occorrenze, o menzioni, o citazioni, sul ranking di un sito web;
  3. Le case histories che sembrerebbero avvalorare il sospetto di un influenza del rel=nofollow sul posizionamento di una pagina;
  4. Le affermazioni ambigue di Google a proposito del no follow;
  5. L’importanza della presenza di link con rel=nofollow nell’insieme dei backlink in entrata a un sito web post Penguin.

Cerchiamo di capire questi punti.

Google e il rel=nofollow

Alla domanda: “come gestisce Google i link no follow”  Matt Cutts  risponde:

In general, we don’t follow them. This means that Google does not transfer PageRank or anchor text across these links.

Google sembrerebbe mettere la parola fine in maniera definitiva sulla questione, nonostante con “in general” sembrerebbe non escludere a priori il fatto di trasferire Page Rank o rilevanza dell’anchor text al sto linkato, se non nel caso di Bug.

Il fatto che Google non trasferisca Page Rank o valore dell’anchor text da link no follow implica necessariamente che i link no follow non abbiano una loro funzione nel posizionamento organico nel sito? Sembrerebbe di no.

L’esperimento Social SEO: il No Follow passa valore e contribuisce al ranking

Gli esperimenti (un po’ datato) di SocialSEo e David LeonHardt e la discussione su Sphinn sembrerebbero avvalorare i sospetti di un’influenza del no follow sul ranking.

Riporto la conclusione dell’esperimento SocialSEO:

Approximately 5 1/2 to 6 weeks after the nofollow links experiment started we found that, even though our domain names were not keyword relevant and our website content was <10% relevant to the keyword phrases used for our nofollow link building, we still ranked for those keywords after only acquiring nofollow links. (grassetto mio) The assumption by many is that nofollow links will not pass much, if any, link juice or anchor text value. But the nofollow link can still pass relevance (grassetto mio)… and slightly more in my opinion. Google may not “count” the link as a weighted backlink but this doesn’t mean they ignore the anchor text being used or the authoratative status of the website being linked from.

In sostanza, secondo Social SEO:

  1. i link con il no follow passano rilevanza;
  2. il fatto che Google non conti il link no follow come link di “peso” non significa che ignori l’anchor text usato e lo status autorevole del sito;

In particolare, su Sphinn il discorso è approfondito in questo modo:

In some cases where there aren’t a whole lot of other ranking signals to use, no-follow links are definitely worth more than Google says.

They may even use them to determine if they can trust the anchor text from true links if it is replicated in nofollow links. So, I am not sure that nofollow links alone can rank a site (I can feel an experiment coming on) as this would mean that google is lying to us all but I think they are certainly part of the bigger picture when it comes to trust of a site and relevance of ranking keywords.

2 ragioni per usare I link no follow nel link building

Ecco due ragioni fondamentali per cui non si dovrebbero trascurare i link con rel no follow in una strategia di link building:

1.    Con l’avvento di Penguin, le antenne di Google sono molto sensibili ai profili di link innaturali. Dal momento che è implausibile che un sito riceva il 100% dei link follow, è chiaro che i link no follow danno quel tocco di naturalezza, spontaneità e varietà al profilo di backlink tale da non incorrere nei sospetti di Google;

2.    Google sta cercando di determinare quanto un sito è considerato popolare e credibile nella sua nicchia di mercato: i social signals e le co occorrenze sembrerebbero avere questa funzione. A questo punto un link no follow da una pagina molto rilevante all’argomento del sito da posizionare potrebbe comunque essere conteggiata come prova della popolarità e della reputazione del sito nel proprio ambito.

Co occorrenze (menzioni) e social signals: i due testimonial del no follow

In realtà, senza andare tanto a cercare, Social Signals e co citazioni sono testimonial autorevoli e accreditati come fattori di ranking che sembrebbero spezzare una lancia a favore delll’influenza del no follow come criterio di ranking.

  • Se Google attribuisce valore alle co occorrenze o menzioni, dove il brand viene citato ma non linkato, perché a fortiori non dovrebbe riconoscere in qualche modo un link no follow?
  • Se d’altra parte i social signals sono sempre più accreditati come fattore di ranking e i social signals sono link no follow (seppure non da commenti ma da social media), perché non dovrebberlo essere anche gli altri link no follow?

Una possibile conclusione: il ruolo dei link no follow nel posizionamento

A questo punto il problema non sembra più essere “I link no follow passano o non passano Page Rank”: l’obiettivo di Google al momento sembra essere determinare il “TRUST” e la popolarità del sito web nel suo ambito (ovvero nel contest della SERP per cui si vuole posizionare). E per determinarlo cerca di capire se il sito:

  • È menzionato e quanto è menzionato nel suo ambito: ovvero se ci sono link, follow e no follow, e co-occorrenze da sito riconosciuti come rilevanti e autorevoli nell’ambito;
  • È menzionato nel suo ambito in modo naturale: ovvero usando il Brand, più che la parola chiave.

Da questo punto di vista i link no follow:

  •  Donano un pizzico di naturalezza, spontaneità e varietà al profilo complessivo dei link in entrata a un sito web;
  •   Consentono di svolgere un ruolo analogo ai social signals, ovvero determinare quanto un sito viene discusso nel suo ambito.

Per approfondire:

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