I Link no follow sono un fattore che influisce nel posizionamento?

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Il rel=nofollow influisce sul ranking di un sito web? La risposta più naturale sembrerebbe “no, dato che Google non trasferisce PageRank o anchor text a questi link”.

Ma la risposta definitiva sul peso dei link no follow sul posizionamento potrebbe non essere risolta in modo così semplice, essenzialmente per 4 motivi:

  1. L’influenza riconosciuta dai social signals, per l’appunto nofollow, sul ranking di un sito web;
  2. L’influenza riconosciuta delle co-occorrenze, o menzioni, o citazioni, sul ranking di un sito web;
  3. Le case histories che sembrerebbero avvalorare il sospetto di un influenza del rel=nofollow sul posizionamento di una pagina;
  4. Le affermazioni ambigue di Google a proposito del no follow;
  5. L’importanza della presenza di link con rel=nofollow nell’insieme dei backlink in entrata a un sito web post Penguin.

Cerchiamo di capire questi punti.

Google e il rel=nofollow

Alla domanda: “come gestisce Google i link no follow”  Matt Cutts  risponde:

In general, we don’t follow them. This means that Google does not transfer PageRank or anchor text across these links.

Google sembrerebbe mettere la parola fine in maniera definitiva sulla questione, nonostante con “in general” sembrerebbe non escludere a priori il fatto di trasferire Page Rank o rilevanza dell’anchor text al sto linkato, se non nel caso di Bug.

Il fatto che Google non trasferisca Page Rank o valore dell’anchor text da link no follow implica necessariamente che i link no follow non abbiano una loro funzione nel posizionamento organico nel sito? Sembrerebbe di no.

L’esperimento Social SEO: il No Follow passa valore e contribuisce al ranking

Gli esperimenti (un po’ datato) di SocialSEo e David LeonHardt e la discussione su Sphinn sembrerebbero avvalorare i sospetti di un’influenza del no follow sul ranking.

Riporto la conclusione dell’esperimento SocialSEO:

Approximately 5 1/2 to 6 weeks after the nofollow links experiment started we found that, even though our domain names were not keyword relevant and our website content was <10% relevant to the keyword phrases used for our nofollow link building, we still ranked for those keywords after only acquiring nofollow links. (grassetto mio) The assumption by many is that nofollow links will not pass much, if any, link juice or anchor text value. But the nofollow link can still pass relevance (grassetto mio)… and slightly more in my opinion. Google may not “count” the link as a weighted backlink but this doesn’t mean they ignore the anchor text being used or the authoratative status of the website being linked from.

In sostanza, secondo Social SEO:

  1. i link con il no follow passano rilevanza;
  2. il fatto che Google non conti il link no follow come link di “peso” non significa che ignori l’anchor text usato e lo status autorevole del sito;

In particolare, su Sphinn il discorso è approfondito in questo modo:

In some cases where there aren’t a whole lot of other ranking signals to use, no-follow links are definitely worth more than Google says.

They may even use them to determine if they can trust the anchor text from true links if it is replicated in nofollow links. So, I am not sure that nofollow links alone can rank a site (I can feel an experiment coming on) as this would mean that google is lying to us all but I think they are certainly part of the bigger picture when it comes to trust of a site and relevance of ranking keywords.

2 ragioni per usare I link no follow nel link building

Ecco due ragioni fondamentali per cui non si dovrebbero trascurare i link con rel no follow in una strategia di link building:

1.    Con l’avvento di Penguin, le antenne di Google sono molto sensibili ai profili di link innaturali. Dal momento che è implausibile che un sito riceva il 100% dei link follow, è chiaro che i link no follow danno quel tocco di naturalezza, spontaneità e varietà al profilo di backlink tale da non incorrere nei sospetti di Google;

2.    Google sta cercando di determinare quanto un sito è considerato popolare e credibile nella sua nicchia di mercato: i social signals e le co occorrenze sembrerebbero avere questa funzione. A questo punto un link no follow da una pagina molto rilevante all’argomento del sito da posizionare potrebbe comunque essere conteggiata come prova della popolarità e della reputazione del sito nel proprio ambito.

Co occorrenze (menzioni) e social signals: i due testimonial del no follow

In realtà, senza andare tanto a cercare, Social Signals e co citazioni sono testimonial autorevoli e accreditati come fattori di ranking che sembrebbero spezzare una lancia a favore delll’influenza del no follow come criterio di ranking.

  • Se Google attribuisce valore alle co occorrenze o menzioni, dove il brand viene citato ma non linkato, perché a fortiori non dovrebbe riconoscere in qualche modo un link no follow?
  • Se d’altra parte i social signals sono sempre più accreditati come fattore di ranking e i social signals sono link no follow (seppure non da commenti ma da social media), perché non dovrebberlo essere anche gli altri link no follow?

Una possibile conclusione: il ruolo dei link no follow nel posizionamento

A questo punto il problema non sembra più essere “I link no follow passano o non passano Page Rank”: l’obiettivo di Google al momento sembra essere determinare il “TRUST” e la popolarità del sito web nel suo ambito (ovvero nel contest della SERP per cui si vuole posizionare). E per determinarlo cerca di capire se il sito:

  • È menzionato e quanto è menzionato nel suo ambito: ovvero se ci sono link, follow e no follow, e co-occorrenze da sito riconosciuti come rilevanti e autorevoli nell’ambito;
  • È menzionato nel suo ambito in modo naturale: ovvero usando il Brand, più che la parola chiave.

Da questo punto di vista i link no follow:

  •  Donano un pizzico di naturalezza, spontaneità e varietà al profilo complessivo dei link in entrata a un sito web;
  •   Consentono di svolgere un ruolo analogo ai social signals, ovvero determinare quanto un sito viene discusso nel suo ambito.

Per approfondire:

Corsi Madri:

Posizionamento nei Motori di Ricerca

Corso Seo e Web Marketing

Come fare link building nel 2014 secondo CognitiveSeo.com

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Agli sgoccioli del 2014 ho pensato fosse utile riportare un’intervista della fine del 2013 (è datata 1 novembre) in cui  Razvan Gavrilas di cognitiveSEO, il noto software per la link building, intervista  Wiep Knol di wiep.net.

Embeddo qui sotto il video integrale dell’intervista, mentre di seguito discuto alcune parti dell’intervista traducendo delle parti e commentandole.

Partiamo con i contenuti dell’intervista: Razvan Gavrilas e  Wiep Knol partendo da uno sguardo retrospettivo alla link building com’era, affrontano le prospettive di come sarà.

Wiep inizia dicendo che

una delle cose più importanti che è in corso è la lenta guerra fredda di Google contro la costruzione di link, non in sé ma contro il lato cattivo modo di fare link building.

Sì è passati, a detta di Wiep, da una SEO “nascosta”, fatta di link nascosti agli utenti ma non a Google, come quelli contenuti nei widget, nelle web directory, nei commenti…a una forma di link building alla luce del sole, che Google stessa cerca di incentivare, come guest post, infografiche etc.

In generale, secondo Wiep:

  1. Se un link può essere ottenuto molto facilmente, Google probabilmente non gli attribuirà un così grande valore.
  2. Il link building sta diventando sempre più marketing di contenuti, di Public Relations che prendono il sopravvento sulla parte tecnica.
  3. Una strategia di link building non è univoca, ma va tarata a seconda del settore, dell’anzianità del sito e di altri parametri (gli esempi affrontati riguardano siti giovani, di piccoli nicchie e concernenti il gioco d’azzardo)
  4. Google, con penalizzazioni e messaggi su Google WebMaster Tool sui profili di link innaturali, sta cercando di prendere maggiori informazioni possibili per migliorare i propri algoritmi;
  5. In certi paesi più piccoli, il livello di spam è ancora elevato, in quanto Google non ha ancora l’accuratezza raggiunta, ad esempio, su Google.com.

Co citazioni e peso dell’anchor text

L’intervista diviene ancora più interessante quanto Wiep affronta uno dei temi caldi del link building attuale, le co citazioni e il peso dell’anchor text:

Razvan: Vediamo un’altra domanda da parte dei nostri ospiti (…) Quanto è grande il ruolo della co-citazione e co-occorrenza nel futuro della SEO e di contro l’uso di anchor text ricchi di parole chiave?

Wiep: la Co-citazione per me è molto importante, perché Google è molto più intelligente nel capire il soggetto di un sito non solo per il contenuto ma anche grazie alle co-citazioni, che stanno svolgendo quindi un importante ruolo.

Razvan: Pensi che il testo di ancoraggio diminuirà il suo valore nel tempo?

Wiep: Spero proprio di sì, perché è il segnale più innaturale che Google attualmente considera. Un link con anchor text commerciale (cioè anchor text con la parola chiave exact match ndr) non è qualcosa che qualcuno farebbe naturalmente di suo.

Razvan: A mio parere il testo di ancoraggio ha perso molto della sua importanza perché Google cerca di capire e identificare le parole chiave in prossimità di quel testo di ancoraggio.

Wiep: L’anchor Text è stato il principale fattore determinante, ma la sua importanza è diminuita nel corso degli ultimi anni, e penso che il suo posto sia stato preso da pertinenza e autorità. (…) Penso che quando si desidera posizionarsi per una determinata parola chiave, è molto utile ottenere un link dal sito web che è aurevole (vital) per quella parola chiave. (…) Se si può ottenere un link da quel sito, avrà un impatto molto grande, più di quello fornito dall’ancor text.

Compravendita di link e link nei commenti

Per quanto riguarda l’utilizzo di tecniche esplicitamente interdette da Google, come la compravendita di link e tipicamente spam, come i link nei commenti, Wiep sembra pensarla così:

Non raccomanderei la compravendita di link, per quanto determinare se un link sia o meno acquistato rimane una “grey area”, l’importante è lasciare o meno “footprints” (impronte)…

I link nei commenti, se non costituiscono il 99% dei link del profilo di backlink e non sono ottenuti da un software automatico, non danno problemi

Il ruolo dei social signals

Sui social signals come segnale di ranking, Wiep è sferzante:

Wiep: Exactly the so called correlation studies between the top search results that the top ranking websites have more social votes, than websites that don’t rank. It’s made basically it’s often the other way around. It’s not that they rank because of those signals, but they have those signals because they rank well.

Della serie non sono i social signals a far posizionare un sito, ma è il posizionamento di un sito a far crescere i social signals.

Considerazioni Finali

L’intervista affronta molti temi corredati da altrettante case histories, ma i punti a mio parere realmente interesanti che emergono sono:

  • il ruolo tutt’ora centrale della link building nel posizionamento di un sito;
  • la necessità di ottenere link in modo percepito come naturale da Google  ancora più di prima: a questo proposito usando con ancora più moderazione l’anchor text con parola chiave, il cui gradi di tolleranza da parte di Google varia a seconda delle SERP;
  • la necessità di ottenere link in modo percepito come naturale, con iniziative di PR, content marketing e contenuti che suscitino da sé link baiting;
  • a fronte della diminuzione del peso dell’anchor text, assumono valore le co cotazioni e autorità e pertinenza del sito in cui link compare;
  • il fatto che tecniche spam o grey hat come compravendita di link e link in commenti…possano essere continuate, ma con moderazione, senza lasciare impronte e soprattutto non facendole avere un ruolo maggioritario nel profilo di backlink di un sito web.