I Link no follow sono un fattore che influisce nel posizionamento?

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Il rel=nofollow influisce sul ranking di un sito web? La risposta più naturale sembrerebbe “no, dato che Google non trasferisce PageRank o anchor text a questi link”.

Ma la risposta definitiva sul peso dei link no follow sul posizionamento potrebbe non essere risolta in modo così semplice, essenzialmente per 4 motivi:

  1. L’influenza riconosciuta dai social signals, per l’appunto nofollow, sul ranking di un sito web;
  2. L’influenza riconosciuta delle co-occorrenze, o menzioni, o citazioni, sul ranking di un sito web;
  3. Le case histories che sembrerebbero avvalorare il sospetto di un influenza del rel=nofollow sul posizionamento di una pagina;
  4. Le affermazioni ambigue di Google a proposito del no follow;
  5. L’importanza della presenza di link con rel=nofollow nell’insieme dei backlink in entrata a un sito web post Penguin.

Cerchiamo di capire questi punti.

Google e il rel=nofollow

Alla domanda: “come gestisce Google i link no follow”  Matt Cutts  risponde:

In general, we don’t follow them. This means that Google does not transfer PageRank or anchor text across these links.

Google sembrerebbe mettere la parola fine in maniera definitiva sulla questione, nonostante con “in general” sembrerebbe non escludere a priori il fatto di trasferire Page Rank o rilevanza dell’anchor text al sto linkato, se non nel caso di Bug.

Il fatto che Google non trasferisca Page Rank o valore dell’anchor text da link no follow implica necessariamente che i link no follow non abbiano una loro funzione nel posizionamento organico nel sito? Sembrerebbe di no.

L’esperimento Social SEO: il No Follow passa valore e contribuisce al ranking

Gli esperimenti (un po’ datato) di SocialSEo e David LeonHardt e la discussione su Sphinn sembrerebbero avvalorare i sospetti di un’influenza del no follow sul ranking.

Riporto la conclusione dell’esperimento SocialSEO:

Approximately 5 1/2 to 6 weeks after the nofollow links experiment started we found that, even though our domain names were not keyword relevant and our website content was <10% relevant to the keyword phrases used for our nofollow link building, we still ranked for those keywords after only acquiring nofollow links. (grassetto mio) The assumption by many is that nofollow links will not pass much, if any, link juice or anchor text value. But the nofollow link can still pass relevance (grassetto mio)… and slightly more in my opinion. Google may not “count” the link as a weighted backlink but this doesn’t mean they ignore the anchor text being used or the authoratative status of the website being linked from.

In sostanza, secondo Social SEO:

  1. i link con il no follow passano rilevanza;
  2. il fatto che Google non conti il link no follow come link di “peso” non significa che ignori l’anchor text usato e lo status autorevole del sito;

In particolare, su Sphinn il discorso è approfondito in questo modo:

In some cases where there aren’t a whole lot of other ranking signals to use, no-follow links are definitely worth more than Google says.

They may even use them to determine if they can trust the anchor text from true links if it is replicated in nofollow links. So, I am not sure that nofollow links alone can rank a site (I can feel an experiment coming on) as this would mean that google is lying to us all but I think they are certainly part of the bigger picture when it comes to trust of a site and relevance of ranking keywords.

2 ragioni per usare I link no follow nel link building

Ecco due ragioni fondamentali per cui non si dovrebbero trascurare i link con rel no follow in una strategia di link building:

1.    Con l’avvento di Penguin, le antenne di Google sono molto sensibili ai profili di link innaturali. Dal momento che è implausibile che un sito riceva il 100% dei link follow, è chiaro che i link no follow danno quel tocco di naturalezza, spontaneità e varietà al profilo di backlink tale da non incorrere nei sospetti di Google;

2.    Google sta cercando di determinare quanto un sito è considerato popolare e credibile nella sua nicchia di mercato: i social signals e le co occorrenze sembrerebbero avere questa funzione. A questo punto un link no follow da una pagina molto rilevante all’argomento del sito da posizionare potrebbe comunque essere conteggiata come prova della popolarità e della reputazione del sito nel proprio ambito.

Co occorrenze (menzioni) e social signals: i due testimonial del no follow

In realtà, senza andare tanto a cercare, Social Signals e co citazioni sono testimonial autorevoli e accreditati come fattori di ranking che sembrebbero spezzare una lancia a favore delll’influenza del no follow come criterio di ranking.

  • Se Google attribuisce valore alle co occorrenze o menzioni, dove il brand viene citato ma non linkato, perché a fortiori non dovrebbe riconoscere in qualche modo un link no follow?
  • Se d’altra parte i social signals sono sempre più accreditati come fattore di ranking e i social signals sono link no follow (seppure non da commenti ma da social media), perché non dovrebberlo essere anche gli altri link no follow?

Una possibile conclusione: il ruolo dei link no follow nel posizionamento

A questo punto il problema non sembra più essere “I link no follow passano o non passano Page Rank”: l’obiettivo di Google al momento sembra essere determinare il “TRUST” e la popolarità del sito web nel suo ambito (ovvero nel contest della SERP per cui si vuole posizionare). E per determinarlo cerca di capire se il sito:

  • È menzionato e quanto è menzionato nel suo ambito: ovvero se ci sono link, follow e no follow, e co-occorrenze da sito riconosciuti come rilevanti e autorevoli nell’ambito;
  • È menzionato nel suo ambito in modo naturale: ovvero usando il Brand, più che la parola chiave.

Da questo punto di vista i link no follow:

  •  Donano un pizzico di naturalezza, spontaneità e varietà al profilo complessivo dei link in entrata a un sito web;
  •   Consentono di svolgere un ruolo analogo ai social signals, ovvero determinare quanto un sito viene discusso nel suo ambito.

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Google conferma: nel 2009 in una pagina veniva conteggiato solo il primo di due link alla stessa URL

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Si sapeva da tempo: in presenza di due link in un pagina che puntano entrambi allo stesso URL,  Google considera solo il primo link. La novità è che questa teoria, avvalorata precedentemente da uno studio di Moz del 2008, è confermata da Matt Cutts in persona in un video.

O almeno Cutts conferma che così era nel 2009, ovvero l’ultima volta che ha controllato, e che ora le cose potrebbero essere diverse.

E’ il succo di un video di 2 minuti e mezzo in cui il capo Webspam di Google afferma sostanzialmente che, premesso che  il PageRank passa a ogni link individualmente, l’ultima volta che Cutts ha controllato, nel 2009 , l’unico anchor text conteggiato era il primo, ma che potrebbe non essere ancora così. Per Cutts la questione è ininfluente, in quanto il tempo va dedicato al miglioramento dei fattori che rendono il tuo sito migliore, come l’architettura del sito, il tempo di caricamento delle pagine e tutto ciò che rende migliore l’esperienza di un utente che naviga sul tuo sito.

Qui di seguito il video e la traduzione libera dell’intervento di Matt Cutts:


Traduzione

Domanda:

che impatto potrebbero avere sul passaggio di Page Rank due link che puntano alla medesima pagina con due diversi anchor text?

Risposta di Matt Cutts:

Provo a darti una risposta. Se mi stai dicendo che la cosa più imporante nella tua strategia SEO è sapere come si comportano due link dalla stessa pagina –e capisco che si possa essere curiosi sulla questione- dovresti fare un passo indietro e dare un’occhiata all’architettura del tuo sito, alla sua user experience, a quando veloce è il caricamento delle pagine.

Se guardi il documento originale del PageRank, se hai due link che da una pagina puntano ad un’altra, entrambi i link passano PageRank e quest’ultimo è diviso per il numero di link in uscita, in questo caso due. Se anche hanno un anchor text differente, questo non influisce sul passaggio del PageRank, ma io passerei oltre e cercherei di rispondere alla domanda su come l’anchor text può passare.

Il processo di estrazione dei link (link extraction process) in cui guardiamo a tutti i link di una pagina, li estraiamo e li colleghiamo alle pagine a cui sono linkati, può selezionare tutti i link o solo uno di essi, o alcuni, e questo comportamento può variare nel tempo. L’ultima volta che ho controllato, nel 2009, era stato selezionato solo uno dei link a una determinata.

Ma ancora, ci sono priorità maggiori, come determinare se gli utenti stanno completando il funnel, o trovando informazioni interessanti, o se il design della mia pagina è aggiornato.

Il punto è: spendi meno tempi a chiederti quando il PageRank passa attraverso due link su una singola pagina e focalizzati sull’insieme di fattori che rendono il tuo sito migliore.

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Vincitori e Vinti di Panda 4.0, l’aggiornamento algoritmico di Google

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 E’ arrivato a Maggio l’ultimo aggiornamento di Panda, l’algoritmo di Google: sono bastati i 140 caratteri di un Tweet di Matt Cutts ad annunciare questa ennesima update dell’algoritmo, la n°25. In realtà nel corso degli ultimi mesi Google non hai mai smesso di rilasciare piccoli aggiornamenti e “refresh” di Panda, ma la versione annunciata in data 21 maggio da Matt Cutts sembra configurarsi come più come una “major update” che una “rifrescatina”, che interesserà in modi diversi siti differenti e versioni linguistiche differenti di Google.

Twitter mattcutts Google panda 4.0

Sul mercato angloamericano, l’update dovrebbe avere un impatto sul 7.5% delle queries.

Panda 4.0: vincitori e vinti

Nel suo intento di colpire i siti con contenuti di bassa qualità, Panda 4.0 sembra aver già decretato chi ne esce bene e chi con le ossa rotte. Tra questi ultimi sembrano esserci Ask.com, eBay.com, Biography.com.

L’indagine SearchMetric ha messo in luce i cali percentuali di traffico avuti dai vinti di questa update:

panda-4-loser

 

Moz ha cercato di individuare alcune delle keyword su cui ebay.com ha perso la prima pagina individuando tra esse prevalentemente nomi di prodotti e categorie, di cui alcuni di elevata competitività nelle SERP.

L’analisi su Refugeeks ha poi messo in luce come ad essere colpite da Panda 4.0 siano delle pagine di categoria che

aren’t real category pages, but pages created for search engines, and users alike as target starting pages.

In definitiva, secondo l’analisi di Wordstream, Google Panda 4.0 sembra aver colpito Ebay per le pagine povere di contenute, l’uso smodato di Doorway pages, la presenza di link a pagina interne con keyword di coda lunga nel footer.

D’altra parte, i vincitori, o sarebbe meglio dire i superstiti, sono siti che hanno beneficiato in termini di traffico da questo aggiornamento, sono glassdoor.com, emedicinehealth.com, medterms.com, yourdictionary.com eshopstyle.com.

Indipendentemente dai singoli domini, che fatta eccezione per alcuni nomi altisonanti come Ask.com e Ebay.com sono poco conosciuti in ambito italiano, il dato interessante è perché alcuni di questi domini sono usciti vincitori ed altri vinti da Panda 4.0. Come dichiarato da  Google, l’intento di Panda 4.0 è colpire i siti con poor content, ostacolandone la scalata nelle SERP. Non a caso, tra i siti più colpiti da questo aggiornamento ci sono molti aggregatori, dai classici aggregatori di news ai comparatori di prezzo, fino a forum e portali. La prova di colpevolezza? La grande presenza di contenuti duplicati o acquisiti tramite RSS Feed.

Per approfondire:

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Guida Completa alla Pubblicità su Gmail

Come funzionano gli annunci di Gmail

La pubblicazione degli annunci Gmail segue uno dei principi fondamentali di Google AdWords: la contestualità. Infatti, gli annunci pubblicitari sono correlati ai contenuti  dell’account Google. In particolare, Google utilizza un approccio analogo sia per la visualizzazione dei messaggi di posta che per la visualizzazione degli annunci pubblicitari che compaiono intorno dell’account Gmail.

Se possiedi un account Gmail, avrai notato che le e-mail che arrivano vengono distribuite in differenti “tab”, ovvero tra cui la sezione prioritaria, la sezione social, la sezione delle promozioni, la sezione degli aggiornamenti, e la sezione forum.

La scelta di Google di distribuire le e-mail in entrata in differenti Tab è dovuta una questione di ordine e di priorità: ti sarà capitato infatti di notare come una buona parte dell’e-mail che ricevi non sono allo stesso livello di priorità di altre, perché spesso contengono promozioni o sono semplici aggiornamenti dai social network.

Nella scelta degli annunci da visualizzare nel proprio account Gmail, Google addotta un sistema analogo: se Google infatti nota che su Gmail e ricevi numerosi messaggi riguardanti un determinato prodotto, ritiene che potresti trovare interessante un annuncio riguardante il prodotto stesso; d’altra parte si sul Gmail hai contrassegnato un certo tipo di messaggi come spam probabilmente quel prodotto non t’interessa e questo consentirà Gmail di escluderti dalla lista di coloro cui viene visualizzato l’annuncio pubblicitario.

La pubblicità sul Gmail non viene visualizzata solamente in base a una scansione dei contenuti delle mail che ricevi e di quelle che ritieni importanti, ma anche ovviamente dai siti che visiti, dalle ricerche effettuate da loggato  su Google, dai +1 e altri dati.

Dove compaiono gli annunci di Google AdWords in Gmail?

Come avrai notato e puoi vedere l’immagine qui sotto riportata, gli annunci  sul tuo account Gmail compaiono nelle seguenti posizioni:

•             sopra i messaggi sotto forma di una breve riga di testo;

•             in alto a destra, corredati da un’immagine e da una breve porzione di testo;

•             nella parte laterale del account;

•             sotto account, sotto forma di una breve riga di testo.

 pubblicità gmail

Novità: le e-mail sponsorizzate nella TAB “Promotions”

La pubblicità di Google AdWords in Gmail compare da poco anche all’interno della TAB “Promotions”, sotto forma di una e-mail che a prima vista potrebbero essere scambiate facilmente come una normale e-mail, se non fosse per il riquadro giallo di sfondo e per l’indicazione “Ad” indicata nell’immagine da una freccia.

 pubblicità gmail ad

Questa nuova forma pubblicitaria chiamata Gmail Promotions Ads non è altro che un’altra forma pubblicitaria di Gmail, sotto forma di una comune e-mail. Inizialmente testata sui cellulari, si sta diffondendo anche sui PC e rappresenta a mio parere un interessante evoluzione pubblicitaria da parte di Google, cerchiamo di capire il perché.

Alcune considerazioni finali su Gmail Promotions Ads e e-mail marketing

Il primo aspetto che colpisce è che queste e-mail sponsorizzate apportano una grande novità nel contesto dell’e-mail marketing, consentendo di dare maggiore visibilità a messaggi promozionali che probabilmente non verrebbero nemmeno notati per il fatto che:

–           confluiscono nella TAB Promotions e  non tra le e-mail prioritarie;

–          per l’affollamento delle e-mail che arrivano successivamente.

Google sembra quindi applicare alle e-mail il principio dei post sponsorizzati di Facebook: per essere certo che il mio post riceva un’adeguata visibilità e non sia spostato in fondo alla bacheca dai post che arrivano successivamente, pago per poter fare in modo che il mio post si è sempre visibile sopra gli altri. Analogamente, per essere certo che la mia e-mail non venga notata, pago per darle visibilità in cima alle altre e-mail indipendentemente dal momento di arrivo.

E tu cosa ne pensi? Hai già notato i Gmail Promotions ADS sul tuo account? E agli esperti di e-mail marketing chiedo: questa nuova forma pubblicitario di Google può rappresentare una interessante modalità di promozione oltre che in Google AdWords anche nell’e-mail marketing?

 

Hashtag 101: guida completa all’uso degli hashtag nei social media marketing

C’è una volta il diesis, sì, quel simbolo “#”, retaggio di corsi di musica di gioventù. C’è una volta perché nel 2007 il simbolo del diesis assume nuova vita diventando quello che a livello mondiale nel social media marketing viene definito come hashtag.

In questa guida vediamo che cos’è un hashtag, a cosa serve, le tipologie, gli strumenti per monitorarne la diffusione e le strategie di social media marketing per un uso performante di questo strumento.

Una definizione

L’hashtag, contraddistinto dal simbolo #, è un simbolo usato prima di alcune parole come ad esempio #hashtag; originariamente nasce all’interno del social network Twitter come modo di categorizzare i messaggi in modo che i messaggi concernenti un certo hashtag potessero essere trovati tramite degli specifici motori di ricerca. Da allora l’hashtag ne ha fatta di strada: da Twitter ha Google +, fino alla recente introduzione del simbolo su Facebook.

Breve storia dell’hashtag

Quale modo migliore di una Storify di riassumere gli step principali della storia dell’hashtag?

 

Perché l’hashtag è così importante in una strategia di social media marketing?

Direi che ci sono due risposte principali a questa domanda:

1. L’hashtag si sta diffondendo a macchia d’olio su tutto i principali social media: come hai visto nella breve storia del hashtag, a partire da Twitter tutti i principali social network come Google+, Instagram, e per ultimo Facebook hanno integrato delle proprie piattaforme questo strumento;

2. Le statistiche dimostrano come:

  •  oltre 70% delle persone che naviga sui social media da cellulare usa l’hashtag;
  • il 55% condivide più facilmente su Twitter un messaggio se contiene l’hashtag;
  • oltre il 50% degli utenti condividerebbero l’hashtag più frequentemente se sapessero che l’azienda che li sta utilizzando ha messo in palio degli sconti per il loro uso;

In sostanza l’hashtag è uno strumento fondamentale nella strategia di comunicazione sui social media per la sua diffusione capillare tra gli utenti e gli stessi social network.

4 Tipologie

Gli hashtag non sono tutti uguali: possiamo distinguere questi strumenti in hashtag relativi al brand e relativi a specifiche campagne.

Brand hashtag

Un brand hashtag non è altro che il nome dell’azienda nella forma #brand come ad esempio#cocacola. Un hashtag relativo al brand può contenere anche la tag line ovvero il motto dell’azienda. È il caso di #kitkat, che diffonde i propri contenuti anche con #haveabreak, che è il motto dell’azienda.

Hashtag relativi a campagne

Nel caso di una campagna pubblicitaria, di un evento, o della promozione di un prodotto si possono creare hashtag appositi. Un caso specifico, tutto italiano, è il bel esempio di http://www.faccedarugby.it/, che con il suo hashtag  #faccedarugby ha fatto in modo di creare e far interagire una community appassionata di questo sport, che fa capo alla Federazione Italiana Rugby.

Hashtag relativi a parole

Molto spesso si trovano hashtag relativi a parole che non sono né brand né slogan, come può essere ad esempio #seo. L’utilizzo del hashtag in questo senso può essere un modo di rendere visibile il proprio messaggio sui social media purché inerente all’hashtag inserito a chi cerca contenuti relativi. Ad esempio, potrai pensare che le persone interessate a leggere questo articolo cerchino informazioni su #socialmediamarketing o appunto #hashtag: includendo nei messaggi sui social media questo hashtag, potrò far trovare il mio contenuto a coloro che cercano proprio quell’hashtag, correlato tematicamente al mio contenuto.

3 Obiettivi

Gli obiettivi di uso di un hashtag nel contesto di una strategia di social media marketing sono:

  1. Rinforzare e veicolare il brand sui social media
  2. veicolare una campagna pubblicitaria specifica
  3. essere trovati da chi cerca un’hashtag correlato al nostro prodotto o servizio

Consigli nella creazione di un hashtag

L’hashtag ha il grande vantaggio di poter essere monitorato facilmente grazie ad appositi strumenti, che ci consentono di avere il polso della situazione sulla diffusione del nostro contenuto sui social media. Tuttavia, affinché l’hashtag possa diffondersi, è necessario seguire alcuni accorgimenti:

–     fare in modo innanzitutto che sia univoco, ovvero non sia facilmente utilizzabile anche per espressioni di uso comune, che non farebbero capire realmente la sua diffusione su social media

–    fare in modo che l’hashtag sia facilmente memorizzabile

Strumenti per il monitoraggio dell’hashtag

Una volta creato il nostro hashtag, è arrivato il momento di vedere come sta andando. In rete ci sono una grande quantità di strumenti gratuiti a pagamento che ci consentono di tracciarne la diffusione. Eccone alcuni:

  • http://twubs.com/
  • http://www.hashtags.org/
  • http://trendsmap.com/
  • http://tagdef.com/
  • https://tagboard.com/
  • http://hashtagify.me/#hashtags
  • http://keyhole.co
  • http://woobox.com

Per approfondire

Come far condividere parti del tuo articolo su Twitter con WordPress

tweetbale shortcode v2 - tweet dis

Twitter  è uno straordinario strumento di condivisione di link a pagine Web, immagini, frammenti di testo: Tweetable Shortcode v.2 è un plugin per WordPress nato proprio per permettere di condividere direttamente piccole porzioni di testo a tua scelta all’interno del tuo articolo: basterà infatti cliccare sul logo di Twitter al termine della frase evidenziata dal plugin per poterla pubblicare direttamente come Tweet.

Nei due Screenshot che seguono vediamo come questa funzione è stata applicata già da due testate giornalistiche on-line, il Ny Times negli Stati Uniti e in Italia l’Huffington Post:

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Come puoi vedere dagli Screenshot, questa funzionalità consente di selezionare delle brevi frasi dando la possibilità di condividerle direttamente su Twitter con un semplice clic sul logo celeste del social network.

Andiamo a vedere i vantaggi di questa modalità di condivisione su Twitter e alcune indicazioni utili per poter usare al meglio questa funzionalità.

Come funziona Tweetable Shortcode V2

il funzionamento di questo plugin per WordPress è semplice e analogo a molti altri plugin per WordPress: una volta installato e attivato nella apposita sezione plugin di WordPress, basterà inserire rispettivamente, prima e dopo l’inizio del testo da far tweetare, i custom tags [tweetable] e [/tweetable], ad esempio così:

[tweetable]grazie a tweetable shortcode V2 puoi far twittare una frase a tua scelta! [/tweetable]

una volta inseriti nel testo i custom tags con la frase prescelta al proprio interno, basterà pubblicare l’articolo e la frase comparirà in modo simile allo Screenshot che trovi qui di seguito:

image003

Tweetable Shortcode V2 che dalla possibilità di scegliere tu stesso una frase da far condividere su Twitter: ecco alcuni consigli per sfruttare al massimo la funzionalità offerta da questo plugin.

3 consigli per sfruttare al massimo il plugin

1. Assicurati di usare il plugin per una frase ad effetto, che sia originale e si capisca da sola;

2. Ricorda che la frase che andrai a scrivere potrebbe finire su Twitter: per questo è importante mantenere la lunghezza della frase entro i caratteri massimi previsti

3. Puoi aggiungere a tua scelta un reply (@), un url accorciato al tuo articolo, sd eventualmente anche un hashtag di tua preferenza, o l’alt tag come puoi vedere dai due Screenshot seguenti tratti da questo articolo:

 

 

image004

 

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Consentendoci di scegliere la frase che verrà condivisa su Twitter, Tweetable Text ci consente di differenziare i tweet condivisi sui nostri contenuti rispetto la maggior parte degli altri tweet, che usano per lo più il titolo dell’articolo.

L’alternativa: TweetDis

Un’alternativa a Tweetable Text per rendere una frase a tua scelta condivisibile su Twitter è il plugin a pagamento TweetDis – Make Any Phrase Tweetable. A differenza del plugin precedente, dà la possibilità di scegliere la veste grafica con cui appare la frase selezionata da condividere su Twitter e di scegliere tra cinque differenti call to action,ovvero cinque differenti frasi per spingere il lettore del tuo articolo a condividere la frase su Twitter.

Cosa ne pensi di questo modo di condivisione dei contenuti tramite Twitter?

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Per approfondire:

Slide in un sito ecommerce? No Grazie

Bella la slide in home page eh? Sarà pure bella, ma ti fa vendere di meno, almeno in un sito ecommerce.

Uno studio di usabilità condotto sul sito dell’azienda Siemens finalizzato a capire se un utente è in grado di percepire sul sito un’offerta sulle lavatrici, è arrivato a questa conclusione: non c’è nessuna offerta per le lavatrici.

Il motivo? Andiamo a vedere la home page del sito Siemens:

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La promozione di 100 sterline sulle lavatrici sembra ben visibile no? Compare in ben due punti della home page, nella slide iniziale e nella barra laterale. E invece no, gli utenti che hanno navigato il sito non si sono accorti della promozione, cerchiamo di capire perché.

Colpevole 1: il banner

Consideriamo l’elemento indicato con la freccia n°1. Che problemi ha? Secondo lo studio Nielsen ben 3: è sulla destra, è simile a un banner, è scritto in marketichese (la lingua nativa dei markettari).

E, sempre secondo lo studio Nielsen, queste 3 caratteristiche sono deleterie perché:

  •   l’utente si focalizza sui contenuti a sinistra più che a destra;
  •  l’utente tende ad ignorare ciò che è a forma di banner pubblicitario, secondo un fenomeno denominato “banner blindness”
  •   l’utente non avvezzo al linguaggio del marketing fa fatica a capire il “Rewarding.Life.Style” accanto alla promo di 100 sterline.

Colpevole 2: la slide

Consideriamo l’elemento indicato con la freccia n°2. Che problemi ha? Secondo lo studio Nielsen altri 3: sembra un banner, è scritto con un font “fancy” da banner, e soprattutto auto ruota.

Delle due caratteristiche abbiamo già parlato: ma qual è il problema della slide che auto ruota? Semplice, non consente al visitatore di rendersi consapevole della promozione, indipendentemente che ruoti ogni 5 o 30 secondi.

Il consiglio dello studio è: Accordions and carousels should show a new panel only when users ask for it. Il pannello non si deve muovere automaticamente, ma solo quando è l’utente a volerlo. In alternativa, può essere fisso.

Se proprio vuoi la slide, il consiglio è di limitare i pannelli a 3-4, mettendo le informazioni più importanti nei primi. Infatti, come è facilmente intuibile e come conferma uno studio pubblicato su WeedyGarden: il CTR descresce all’aumentare delle slide.

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Da un altro studio emerge come oltre la metà dei clic su una slide avvengano sulla prima:

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E che riducendo il numero delle slide da 8 a 5, come nello studio linkato sopra, si sia verificato un aumento dei clic al sito wen, per probabile effetto del ”paradosso della scelta”, secondo cui essere sottoposti a molteplici scelte paralizza l’utente, che non saper quale optare.

Non convinto? Un altro studio basato sull’eye tracking (ovvero sul tracciamento dei movimenti dell’occhio sulla pagina) conferma come la slide sia ignorata completamente:

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Non solo: secondo gli studi sopra riportati l’uso di una slide in uno sito ecommerce:

Conclusioni

Le slide sono usatissime nei siti ecommerce: se non è possibile eliminarle, si può ottimizzarle in pochi semplici passi:

  • Togliendo lo scorrimento automatico;
  •  Riducendo il numero dello slide;
  • Ottimizzandone il tempo di caricamento e rendendola responsive

Per approfondire

Corsi Madri:

Fare un sito di Ecommerce

Arrivano I +Post ADS i post sponsorizzati di Google+

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Alla fine c’è cascato anche Google+: con l’introduzione dei post sponsorizzati, Google Plus aggiunge un ulteriore tassello alla già variegata proposta pubblicitaria del motore di ricerca, oltre a ridurre le distanze con Facebook, che già da tempo dalla possibilità di promuovere a pagamento i propri contenuti con i Promoted Posts e altre forme di Advertising.

Sinceramente non immaginavo che Google avesse in serbo una novità di questo tipo: personalmente ho sempre visto Google+ come (l’ennesimo) tentativo da parte del motore di ricerca di non cedere il passo a Facebook nella raccolta di ulteriori dati degli utenti. D’altra parte, se sei in possesso di una grande quantità di dati di utenti cosa puoi farci di meglio se non usarli, analogamente a Facebook, come strumento di targetizzazione in dotazione alle tue campagne pubblicitarie?

L’annuncio è venuto dal profilo Google+ di Eran Arkin, che così parla delle caratteristiche dei +Post ADS:

+Post ads allow a brand to take a piece of their public Google+ content, like a photo, video or even a Hangout, and with a few clicks, turn it into a display ad that can run across the more than 2 million sites in the Google Display Network.

L’introduzione dei post sponsorizzati apre interessanti prospettive sull’evoluzione non solo del social network di Google ma anche della proposta pubblicitaria del motore di ricerca. Basti pensare infatti che i post sponsorizzati di Google Plus , detti +Post Ads, compariranno sui siti partner di Google, la rete display composta da 2 milioni di siti.

Oltre a RITZ crackers  and Cadbury UK, Toyota è uno dei partner scelti per testare i +Post Ads e protagonista nel video di presentazione dei post sponsorizzati:

Secondo le prime impressioni, I +Post ADS porterebbero expansion rates 50% higher than the industry average for rich media ads, come riportato dallo stesso Arkin.

I +postads sono attualmente in fase beta ed è possibile registrarsi nella pagina ufficiale di Google dedicata al formato pubblicitario.

In attesa di testare direttamente i +PostAds, cerchiamo di capire quali sono novità e obiettivi, a detta di Google, di questo nuovo formato pubblicitario: perchè i Google+ ADS funzionano.

Dai clic alle conversazioni

i +Post ads danno la possibilità, secondo Google, di amplificare la portata del contenuto veicolato dal brand in modo da andare “oltre i clic” e iniziare conversazioni reali con il proprio pubblico, che può interagire aderendo ad un Hangout, lasciare un commento, seguire il brand o cliccare +1, direttamente dall’annuncio pubblicitario.

Raggiungere la persona giusta nel posto giusto

I +Posts Ads  consentono di raggiungere la persona giusta nel posto giusto: a detta di Google, è possibile targetizzare per luogo, affinità, contestualità, oltre a poter raggiungere il proprio target su qualsiasi dispositivo: smartphone, tablet ed desktop.

Coerentemente alla filosofia Pay Per Clic, I +posts Ads si pagheranno solo quando le persone interagiscono con il contenuto, interazione che potrà continuare anche dopo il termine della campagna, trovando i post sulla Search e su Google+.

E tu cosa ne pensi? I +PostADS possono diventare un formato pubblicitario in competizione con Facebook Advertising o una semplice integrazione di Google Adwords?

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Come fare link building nel 2014 secondo CognitiveSeo.com

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Agli sgoccioli del 2014 ho pensato fosse utile riportare un’intervista della fine del 2013 (è datata 1 novembre) in cui  Razvan Gavrilas di cognitiveSEO, il noto software per la link building, intervista  Wiep Knol di wiep.net.

Embeddo qui sotto il video integrale dell’intervista, mentre di seguito discuto alcune parti dell’intervista traducendo delle parti e commentandole.

Partiamo con i contenuti dell’intervista: Razvan Gavrilas e  Wiep Knol partendo da uno sguardo retrospettivo alla link building com’era, affrontano le prospettive di come sarà.

Wiep inizia dicendo che

una delle cose più importanti che è in corso è la lenta guerra fredda di Google contro la costruzione di link, non in sé ma contro il lato cattivo modo di fare link building.

Sì è passati, a detta di Wiep, da una SEO “nascosta”, fatta di link nascosti agli utenti ma non a Google, come quelli contenuti nei widget, nelle web directory, nei commenti…a una forma di link building alla luce del sole, che Google stessa cerca di incentivare, come guest post, infografiche etc.

In generale, secondo Wiep:

  1. Se un link può essere ottenuto molto facilmente, Google probabilmente non gli attribuirà un così grande valore.
  2. Il link building sta diventando sempre più marketing di contenuti, di Public Relations che prendono il sopravvento sulla parte tecnica.
  3. Una strategia di link building non è univoca, ma va tarata a seconda del settore, dell’anzianità del sito e di altri parametri (gli esempi affrontati riguardano siti giovani, di piccoli nicchie e concernenti il gioco d’azzardo)
  4. Google, con penalizzazioni e messaggi su Google WebMaster Tool sui profili di link innaturali, sta cercando di prendere maggiori informazioni possibili per migliorare i propri algoritmi;
  5. In certi paesi più piccoli, il livello di spam è ancora elevato, in quanto Google non ha ancora l’accuratezza raggiunta, ad esempio, su Google.com.

Co citazioni e peso dell’anchor text

L’intervista diviene ancora più interessante quanto Wiep affronta uno dei temi caldi del link building attuale, le co citazioni e il peso dell’anchor text:

Razvan: Vediamo un’altra domanda da parte dei nostri ospiti (…) Quanto è grande il ruolo della co-citazione e co-occorrenza nel futuro della SEO e di contro l’uso di anchor text ricchi di parole chiave?

Wiep: la Co-citazione per me è molto importante, perché Google è molto più intelligente nel capire il soggetto di un sito non solo per il contenuto ma anche grazie alle co-citazioni, che stanno svolgendo quindi un importante ruolo.

Razvan: Pensi che il testo di ancoraggio diminuirà il suo valore nel tempo?

Wiep: Spero proprio di sì, perché è il segnale più innaturale che Google attualmente considera. Un link con anchor text commerciale (cioè anchor text con la parola chiave exact match ndr) non è qualcosa che qualcuno farebbe naturalmente di suo.

Razvan: A mio parere il testo di ancoraggio ha perso molto della sua importanza perché Google cerca di capire e identificare le parole chiave in prossimità di quel testo di ancoraggio.

Wiep: L’anchor Text è stato il principale fattore determinante, ma la sua importanza è diminuita nel corso degli ultimi anni, e penso che il suo posto sia stato preso da pertinenza e autorità. (…) Penso che quando si desidera posizionarsi per una determinata parola chiave, è molto utile ottenere un link dal sito web che è aurevole (vital) per quella parola chiave. (…) Se si può ottenere un link da quel sito, avrà un impatto molto grande, più di quello fornito dall’ancor text.

Compravendita di link e link nei commenti

Per quanto riguarda l’utilizzo di tecniche esplicitamente interdette da Google, come la compravendita di link e tipicamente spam, come i link nei commenti, Wiep sembra pensarla così:

Non raccomanderei la compravendita di link, per quanto determinare se un link sia o meno acquistato rimane una “grey area”, l’importante è lasciare o meno “footprints” (impronte)…

I link nei commenti, se non costituiscono il 99% dei link del profilo di backlink e non sono ottenuti da un software automatico, non danno problemi

Il ruolo dei social signals

Sui social signals come segnale di ranking, Wiep è sferzante:

Wiep: Exactly the so called correlation studies between the top search results that the top ranking websites have more social votes, than websites that don’t rank. It’s made basically it’s often the other way around. It’s not that they rank because of those signals, but they have those signals because they rank well.

Della serie non sono i social signals a far posizionare un sito, ma è il posizionamento di un sito a far crescere i social signals.

Considerazioni Finali

L’intervista affronta molti temi corredati da altrettante case histories, ma i punti a mio parere realmente interesanti che emergono sono:

  • il ruolo tutt’ora centrale della link building nel posizionamento di un sito;
  • la necessità di ottenere link in modo percepito come naturale da Google  ancora più di prima: a questo proposito usando con ancora più moderazione l’anchor text con parola chiave, il cui gradi di tolleranza da parte di Google varia a seconda delle SERP;
  • la necessità di ottenere link in modo percepito come naturale, con iniziative di PR, content marketing e contenuti che suscitino da sé link baiting;
  • a fronte della diminuzione del peso dell’anchor text, assumono valore le co cotazioni e autorità e pertinenza del sito in cui link compare;
  • il fatto che tecniche spam o grey hat come compravendita di link e link in commenti…possano essere continuate, ma con moderazione, senza lasciare impronte e soprattutto non facendole avere un ruolo maggioritario nel profilo di backlink di un sito web.