Come monitorare le conversioni in Adwords: Guida Completa

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Monitorare le conversioni in Google Adwords significa sapere da quale parola chiave è venuto il visitatore che ha convertito, quindi a seconda dei casi che ha acquistato un prodotto sul nostro ecommerce o che ha inserito i propri dati in un modulo di lead generation. Conoscere l’origine, in termini di keyword, di un cliente, ci consente di avere un importante vantaggio competitivo, sapendo quali sono i termini che ci generano fatturato e di conseguenza ci consente di ottimizzare il ROI del nostro investimento pubblicitario.

Lo strumento per il monitoraggio delle conversioni di Google Adwords è presente da tempo, ma la novità è che ora è possibile tracciare le telefonate. Ma facciamo un passo indietro: cerchiamo di capire come implementare questa funzione essenziale di Google Adwords e con quale finalità.

Partiamo dall’ecommerce: se possiedi un ecommerce ti potrebbe interessare sapere da quali parole chiave della tua campagna pubblicitaria sono originate le vendite, in modo da prendere le dovute misure, come destinare un budget maggiore a quelle parole chiave o incrementare la visibilità del sito per le stesse magari posizionandole organicamente con la SEO. Se quindi il tuo obiettivo è la vendita online, ti interesserà tracciare le conversioni di chi effettua un pagamento.

Ma se non vendi prodotti ma servizi, il tuo scopo sarà probabilmente intercettare contatti di potenziali clienti: in questo caso i clienti potrebbero contattarti via email, tramite un modulo di contatto o telefonicamente.

Ricapitolando, sono sostanzialmente 4 i  percorsi dove ci interessa tracciare l’origine del nostro cliente:

  1. il checkout in un ecommerce;
  2. la compilazione di un modulo di contatto;
  3. il contatto via email;
  4. il contatto telefonico.

Vediamo quindi come tracciare le conversioni in questi 4 percorsi.

Tracciare le conversioni in un ecommerce o in un modulo di contatto

Per sapere da quale parola chiave sono arrivati i clienti che hanno acquistato in un ecommerce o che hanno compilato un modulo di contatto serve una Thank You Page. La Thank You Page è la pagina di ringraziamento dove arrivano univocamente e solo coloro che hanno compiuto la conversione, nel nostro caso chi ha comprato sul nostro ecommerce e chi ha compilato il nostro modulo di contatto.

All’interno di questa pagina di ringraziamento verrà collocato un codice che ci fornisce Google Adwords, che ci consente di sapere da quale parola chiave, gruppo di annunci e annuncio si è realizzata la conversione.

I passaggi da fare sono quindi:

  1. creare il codice di monitoraggio delle conversioni su Google Adwords selezionando Strumenti / Conversioni / pagina Web
  2. inserire il codice generato in una pagina dove “atterrano” gli utenti che hanno appena completato una procedura di pagamento o compilato un form di contatto, ovvero la Thank You Page:

Conversioni Google AdWords

Tracciare le conversioni via email

Molto spesso c’è la necessità di inserire nel sito un indirizzo email. Se questo indirizzo email è un account già usato, non avremo la possibilità di sapere quali, di coloro che ci contattano, vengono da una determinata fonte, ad esempio dalla nostra campagna pubblicitaria Google Adwords. E’ il caso ad esempio delle landing page finalizzate alla Lead Generation, ovvero a intercettare lead (contatti) di potenziali clienti. In queste pagine si è soliti inserire una email oltre a un form di contatto (le cui conversioni si monitorano come visto sopra) per coloro che siano più pratici a usare la mail del form. Tuttavia in questo caso la mail deve essere univoca, per monitorare con precisione i contatti.

Un esempio pratico potrebbe essere quello di creare una mail come dalweb@ilmiosito.it invece di utilizzare la solita email aziendale come info@ilmiositoweb.it. E’ chiaro che in questo caso l’account dalweb@ilmiosito.it non dovrà essere usato in nessun altra pagina o funzione, pena l’impossibilità di determinare con certezza la provenienza del visitatore.

Tracciare le conversione via telefono

Come anticipato in apertura di questo articolo, il tracciamento delle telefonate è una sostanziale novità di Google Adwords.
Il sistema di tracciamento si basa su dei numeri di inoltro Google, che consentono di capire l’origine del cliente chiamante. Lo strumento è facilmente implementabile dalla schermata già vista, su Strumenti / Conversioni / Chiamate da un numero di inoltro di Google al tuo sito web.  Seguendo la procedura verrà generato uno script da installare sul sito al posto del numero di telefono, che consente di tracciare la conversione telefonica impostando parametri come la durata della chiamata e configurando infine le estensioni di chiamata nel gruppo di annunci.

Conversioni telefono monitoraggio Google AdWords

Conclusioni

L’introduzione del monitoraggio delle chiamate completa un tassello fondamentale rimasto scoperto fino ad ora: se il monitoraggio delle conversioni via telefono poteva essere implementato con un VOIP o con metodi maccheronici (del tipo direzionare la chiamata a una persona di preciso che ne chiede l’origine), ora questo strumento ci consente di chiarire con precisione l’origine del nostro cliente chiamante.

Monitorare su Google Adwords telefono e contatti è semplice: inizia oggi!

Tu hai sperimentato questo strumento? Parliamone nei commenti. Se l’articolo ti è stato utile non dimenticare di condividerlo sui tuoi social preferiti!

Not Provided: Cosa Significa e i 3+2 Metodi per Scoprire le Parole Chiave Nascoste

not provided google analytics
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C’era una volta, in Google Analytics, la possibilità di identificare le parole chiave con cui gli utenti accedevano a un sito. Parlo al passato perchè l’introduzione del “not provided” ha segnato un passo (o sarebbe meglio definirlo un arretramento) epocale nel mondo di di Google Analytics, impedendo di sapere per quali chiavi di ricerca accedono gli utenti. Non tutti gli utenti certo, ma spesso una gran parte, come testimonia il fatto che la voce “not provided” è spesso la prima nella classifica delle parole chiave da cui gli utenti accedono a un sito web. L’introduzione del “not provided” segna quindi un danno non indifferente, togliendo la possibilità al webmaster di sapere l’origine di un visitatore in termini di query e trarne le relative considerazioni.

Significato o origine del “Not Provided”

Ma come mai compare la voce “not provided”? Cerchiamo innanzitutto di capirne il significato: letteralmente traducibile con “(dato) non fornito”, il not provided è proprio degli utenti che entrano in un sito connessi a Google, che vengono reindirizzati automaticamente alla versione https, per la quale viene fornita come parola chiave proprio la voce “Not Provided”, impedendo di registrare le parole usate per accedere al sito.

Tutto ciò avviene dal 5/6 marzo 2012, data in cui Google ha esteso anche all’Italia il re indirizzamento automatico alla versione https per gli utenti loggati ai propri servizi. Il problema è che molti utenti, anche non sapendolo, sono automaticamente loggati su Google semplicemente grazie all’utilizzo di Gmail, la cui rapida diffusione ha esteso la portata del problema. Una volta compreso il perchè Google Analytics impedisce la visualizzazione delle query di ricerca, cerchiamo di capire come individuare le parole nascoste sotto la voce “Not Provided”.

I metodi per scoprire le query “Not Provided”

Vediamo alcuni metodi per interpretare le query nascoste dalla voce. I metodi proposti sono vari, alcuni piuttosto tecnici. In questa sede ne analizziamo nel dettaglio due, facilmente fruibili anche da utenti non esperti grazie all’utilizzo di Google Analytics e Google Webmaster Tool. Per chi vuole approfondire, esistono altri metodi tra cui segnaliamo:

  • la decodificazione delle stringhe di ricerca di Google: http://moz.com/blog/decoding-googles-referral-string-or-how-i-survived-secure-search
  • l’implementazione nel sito di un modulo che chiede la parola chiave che ha digitato l’utente per entrare nel sito: https://blog.kissmetrics.com/crack-keyword-not-provided/
  •  l’analisi della ricerca effettuata dentro il sito: http://blog.crazyegg.com/2013/01/17/set-up-internal-site-search-analytics/

Metodo #1: Confrontare Google Analytics e Google Webmaster Tool

Il primo metodo per interpretare le keyword celate sotto alla voce “not provided” è effettuare un confronto tra le query rilevate dallo strumento Google Webmaster Tool e quelle di Google Analytics. Il metodo è piuttosto semplice: le query che registrano un buon numero di impressions su Google Webmaster Tool ma non sono presenti su Google Analytics sono forse nascoste sotto la voce “not provided”. E’ un metodo che richiede ovviamente l’accesso ai due strumenti e un pò di lavoro, ma è facilmente implementabile con Excel e non richiede particolari competenze.

Metodo #2: Scoprire le keyword Not Provided con dei filtri in Google Analytics in 7 passiGoogle Analytics not provided

Un’altro modo per svelare le keyword nascoste sotto la voce “not provided” è settare Google Analytics con un nuovo filtro.

I passaggi sono illustrati nei due screenshot qui sotto (tratti dalla versione più aggiornata di Google Analytics):

  1. vai in Amministrazione di Google Analytics
  2. seleziona il Profilo e la relativa Proprietà dal menu a tendina Account
  3. clicca su Tutti i Filtri / Nuovo Filtro
  4. aggiungi le Viste (i siti) che fanno parte dell’account a cui vuoi applicare il nuovo Filtro
  5. a questo punto, che tu abbia un solo sito nel Profilo o diversi siti (Proprietà), i procedimento è analogo. Il passo successivo è quindi selezionare Tipo di Filtro / Personalizzato / Avanzato 
  6. Google Analytics not provided 1Compila il Campo A, Campo B, Campo C come indicato in figura
  7. Seleziona come obbligatori i campi A,B,C e “Sovrascrivi campo output”
  8. Salva il tutto.

Google Analytics not provided 2

 

Conclusioni

Abbiamo visto come l’utilizzo integrato di Google Webmaster Tools e Google Analytics ci possa consentire di intuire le parole chiave nascoste sotto la voce “Not Provided”. E tu hai sperimentato altri metodi? Parliamone nei commenti. Se l’articolo ti è stato utile non dimenticare di condividerlo sui tuoi social preferiti!

Come Guadagnare Vendendo Link: Guida Completa ai 4 Migliori Strumenti

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In un precedente articolo abbiamo visto come uno dei metodi per guadagnare su internet possa essere la vendita di link. Attenzione però: come già anticipato in quell’articolo, la vendita e l’acquisto di link sono pratiche esplicitamente vietate nelle norme di Google e in quanto tale penalizzate. Prima di entrare nel dettaglio di come vendere link al fine di guadagnare online, cerchiamo di chiarire cosa ne pensa Google e qual’è il rischio.

Le norme sulla qualità delle istruzioni per Webmaster di Google  intimano di non partecipare a schemi di link, una cui modalità è proprio la compravendita di link al fine di influenzare il posizionamento del sito web. Il rischio insito in una tale pratica è una penalizzazione da parte di Google. Uomo avvisato, mezzo salvato.

Detto questo, se vuoi procedere a tuo rischio e pericoloso nell’oscuro mondo della vendita di link, vediamo insieme gli strumenti per farlo.

Il primo aspetto importante da comprendere è perchè un’azienda dovrebbe acquistare un link. Nella grande maggioranza dei casi, l’acquisto di un link è finalizzato proprio a influenzare il ranking del sito linkato, quindi la pratica che Google ritiene scorretta. Capire che chi acquista link, quindi il tuo potenziale cliente in questo business online, ha finalità SEO, ti consente di dare quello che cerca, ovvero un link di qualità.

Quando un link è di qualità? Domanda difficile, sommariamente possiamo comunque definire delle caratteristiche principali di un link di qualità e come tale degno di essere acquistato. Un link di qualità è:

  • un link testuale, ovvero collocato all’interno di un testo, nella classica forma del Guest Posting;
  • un link preferibilmente follow, che passi Page Rank (anche un link nofollow può essere di qualità, ma chi compra link preferisce i link follow)
  • un link collocato in un sito contestuale e di qualità, magari dotato di Page Rank, Domain e Page Authority.

Capiamo quindi che il primo passo per vendere link è avere:

  • un sito di parametri di qualità, magari con un Page Rank superiore a 0 (più alto è meglio è) e sopratutto valori più alti possibili di Domain e Page Authority (desumibili dalla Moz Bar: http://moz.com/tools/seo-toolbar)
  • un sito con molti contenuti originali e di qualità, non con troppi link in uscita;
  • un sito esteticamente presentabile, perchè anche l’occhio vuole la sua parte;

Una volta che sei in possesso di un sito con queste caratteristiche (se non ce l’hai puoi sempre comprarlo con uno dei servizi di vendita di domini e siti web) è arrivato il momento di proporlo ai potenziali acquirenti. Ci sono sostanzialmente due strade per vendere link: farlo attraverso le sezioni dedicate nei forum di settore o attraverso i siti specializzati nella vendita di link.

Comprare e vendere link sui forum

Partiamo dai forum di settore. AlVerde.net e il Forum GT ospitano due nutrite sezioni di compra vendita link, reperibili ai seguenti link:

  • www.alverde.net/forum/comprare-o-vendere-links-online/
  • www.giorgiotave.it/forum/link-e-pubblicita-aste-vendita-ed-acquisto/

Il servizio è gratuito e consente di mettere in contatto chi compra con chi vende, nel rispetto delle regole dei rispettivi forum.

Una rapida lettura ai link venduti e richiesti può far capire che genere di link e sito va per la maggiore e i relativi prezzi.

Comprare e vendere link su Seeding Up (Teliad) & Rankseller

Uscendo dall’ambito forum, ci sono siti specializzati nel mettere in contatto chi vuole acquistare e vendere link.

Rankseller

rankseller

Partiamo da Rankseller: la piattaforma è composta da un pannello di controllo in lingua italiana e di facile utilizzo, dove è possibile inserire i propri siti e indicare quanto richiesto per la pubblicazione di contenuti (scritti da noi o dal cliente) con un link all’interno. Una volta inseriti i propri siti, potrebbe passare del tempo prima di ricevere offerte di pubblicazione di link, che vengono notificate nella propria mail di iscrizione al servizio.

Seeding Up (Ex Teliad)

SeedingUp | Digital Content Marketing
Teliad, storica piattaforma di vendita link, ha recentemente cambiato nome e immagine in Seeding Up (anche a seguito di pesanti penalizzazione da parte di Google). Analogamente a Rankseller, su Seeding Up è possibile inserire i propri siti e decidere il prezzo per la pubblicazione di un link testuale.

Altri 2 siti per guadagnare con i contenuti del sito: Upstory e Buzzoole

 Upstory.it

Andando oltre la vendita di link, segnaliamo Upstory.it, servizio italiano che consente di pubblicare sul proprio sito dei “branded content”, ovvero dei contenuti sponsorizzati da parte di aziende, sotto forma di infografiche, publiredazionali o altro. Non ci sono (almeno all’apparenza) link di mezzo, ma può essere un buon modo (e più sicuro) di monetizzare il proprio sito tramite dei contenuti.

Buzzoole

buzzoole

Start Up italiana, Buzzoole si propone di aumentare il passaparola delle aziende clienti tramite la pubblicazione di contenuti su blog e la condivisione degli stessi sui social network. Il pagamento avviene in crediti virtuali, che raggiunta una certa soglia possono essere convertiti in buoni regalo Amazon.

Ricapitolando, per Guadagnare Vendendo Link puoi iscrivere il tuo sito a questi strumenti: