Come Generare una Cookie Policy: I 2 Migliori Strumenti per il tuo Sito (Gratuiti, in Italiano, anche per WordPress): Iubenda e Nibirumail

cookie policy
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Il 2 giugno 2015 è il termine ultimo per dotare il proprio sito della cookie policy, normativa obbligatoria dell’Unione Europea per garantire la privacy dell’utente, pena la possibilità di incorrere in multe anche onerose.

Cookie: i servizi che fanno scattare l’obbligatorietà della policy (o no)

La cookie policy deve essere implementata in presenza di cookie: purtroppo praticamente il 100% dei siti web ne è interessato, dato che nei cookie rientrano varie tipologie che si riscontrano nella stragrande maggioranza dei siti web che usano servizi come ad esempio:

  • accesso ai social network come ad esempio l’accesso all’account Facebook, Twitter o i Facebook Comments
  • utilizzo di widget di condivisione, come AddThis, AddToAny, ShareThis…
  • utilizzo di software di remarketing, come AdRoll, AdWords Remarketing…
  • uso di plugin per il controllo dello spam, come Akismet
  • uso di strumenti per il monitoraggio delle visite, come Google Analytics, Shinystat
  • utilizzo di strumenti di affiliazione come Amazon, Tradedoubler
  • uso di software di email marketing, come AWeber, Mail Chimp, MailUp
  • uso di strumenti di pubblicità online come Google Adwords o Double Click
  • utilizzo di strumenti per la raccolta di feed come Feedburner Pro
  • geolocalizzazione dell’utente
  • uso di advertising online come Google AdSense
  • uso di strumenti come LinkWeLove
  • monitoraggio delle conversioni di Google AdWords, Facebook Ads
  • pulsanti PayPal
  • pulsante +1 e widget sociali di Google+, Linkedin. Twitter, Pinterest
  • video di Vimeo, Wistia widget Pro

Cookie: la definizione del Garante

Come avrai potuto notare, è praticamente impossibile che il tuo sito non usi almeno uno degli strumenti qui sopra riportati: d’altra parte tra questi, per i cookie definiti “tecnici” non è necessaria autorizzazione. I cookie si possono infatti distinguere in più categorie, secondo la classificazione che ne fa il Garante: cookie “tecnici”, cookie “di profilazione e cookie “di terze parti“.

Cookie Tecnici

I cookie tecnici sono ad esempio usati dalle piattaforme di Analytics o sono quelli che ricordano che cosa hai nel carrello o la lingua che usi. Questi cookies sono autorizzati e basta un’informativa su quali usi e perché. In altre parole, non è necessario un preventivo consenso degli utenti per il loro utilizzo.

Cookie di Profilazione

I cookie di profilazione, creano profili dell’utente finalizzati ad inviare messaggi pubblicitari in linea con le sue preferenze manifestate. Per questi è necessaria un’informativa e una richiesta di consenso.

Cookie di terze parti

I cookie di terze parti necessitano di un’informativa estesa dove l’editore, anche se non necessariamente informato su tutti i cookie di terze parti  installati, linka la terza parte e le relative informative.

Cosa è necessario avere nel sito per rispettare la cookie policy obbligatoria?

Per mettersi in regola è necessario presentare all’utente un banner, o un pop up, o un messaggio on-top la prima volta che entra nel sito: questa messaggio deve comparire in ogni pagina del sito ma non richiede una palese accettazione, ovvero continuando la navigazione l’utente accetta implicitamente l’informativa.

Come mettersi in regola: i 2 migliori Cookie Policy Generator (in italiano, gratuiti e anche per WordPress)

Bella rottura eh? Per fortuna non dovete scomodare necessariamente un legale, ma intanto sopperire all’obbligatorietà della normativa come un generatore automatico di Cookie Policy. Si tratta di siti web che tramite l’indicazione dei servizi di cookie di cui si è dotati (come Iubenda) o individuandolo in automatico (come il tool di Nibirumail.com) generano una informativa personalizzata con tanto di pop up o messaggio on top implementabile nel sito tramite un semplice codice da inserire entro </body> oppure addirittura un plugin per wordpress (come il tool di Nibirumail.com).

Per trovare dei cookie policy generator basta fare una ricerca online: qui vi parlerò di 2 di essi, in italiano e gratuiti (perlomeno entro certe funzioni).

Iubenda

iubenda

Iubenda è un generatore di cookie policy che genera la normativa personalizzata attraverso l’aggiunta dei servizi di cui si è dotati. Il servizio è free per una singola licenza ed entro 5 servizi, poi diventa a pagamento con diverse soglie di pagamento mensile. Genera un codice che va inserito entro </body> e visualizza una striscia on top sul sito web. Con Iubenda, i cookies possono essere gestiti in modo semplice e personalizzato.

Per il servizio a pagamento oltre i primi 5 servizi, Iubenda offre il 10% di sconto sul primo anno d’iscrizione

 

Nibirumail.com

nibirumail cookie policy generator

Meno conosciuto del precedente ma a mio parere più pratico da installare sui siti WordPress, è il tool gratuito offerto da Nibirumail.com: inserendo semplicemente il sito lo script individua i servizi presenti nel proprio sito per cui è necessaria la normativa e la genera in automatico e in modo gratuito al 100%, oltre che in italiano. Inoltre, il tool è facilmente implementabile tramite un plugin WordPress per la cookie policy scaricabile qui:

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Grazie! Ecco il link per scaricare gratis il plugin wordpress che genera in automatico una cookie policy!

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Conclusioni

E tu ti sei dotato della cookie policy? Che strumenti hai usato? Parliamone nei commenti! Se l’articolo ti è stato utile non dimenticare di condividerlo sui social!

Coda Lunga: come aumentare di oltre il 100% i visitatori con le parole chiave long tail

 Cos’è la coda lunga?

Bonus Gratuito per te: Ho preparato 4 Video Inediti che ti guidano alla scoperta della migliore strategia di web marketing per il tuo sito: Scaricali qui ora! O scopri i miei servizi di consulenza SEO.

Dove tutto ha origine: La Coda Lunga di Chris Anderson

Il concetto di Coda Lunga (traduzione dell’inglese “The Long Tail”) applicato alla SEO ha origine dal libro La coda lunga. Da un mercato di massa a una massa di mercati di Chris Anderson, direttore della rivista Wired. Nel suo bestseller, tradotto in oltre 30 lingue,  Anderson propone una teoria su come internet abbia stravolto i tradizionali meccanismi distributivi e comunicativi dei modelli di business.

Analizzando il modello economico di Amazon, Ebay e altri ecommerce, Anderson ha rilevato come un numero di articoli di bassa popolarità generino collettivamente più traffico e vendite rispetto a un numero limitato di articoli molto popolari.

Coda lunga (Long Tail) e SEO

Come si applica il concetto economico di Long Tail alla SEO? Analogamente ad Amazon ed Ebay, facendo in modo che venga generata una grande mole di traffico al sito proveniente da parole chiave specifiche, di coda lunga appunto. Iniziamo vedendo cosa si intende per parole chiave di coda lunga e quali sono i pro e i contro di questo approccio.

Esempi di Parole chiave di coda lunga

Per parole chiave di coda lunga si intendono keyword composte da più termini. Ma quanto dovrebbe essere lunga una parola chiave per rientrare in questa categoria? La risposta potrebbe essere: dai 4 termini in su.

Ad esempio, se “hotel Venezia” può essere considerata una parola chiave breve, all’estremo opposto una sua estensione come “hotel Venezia 3 stelle vicino stazione Santa Lucia”, può essere considerata a pieno titolo una parola chiave di coda lunga.

I 4 vantaggi delle parole chiave di coda lunga

#1 Sono (solitamente) meno competitive

Il primo aspetto a favore delle parole chiave di coda lunga è che sono solitamente meno competitive delle parole chiave brevi. In generale, nella SEO, più una keyword è lunga e specifica, più è semplice posizionarla. E se è semplice posizionarla, questo comporta meno costi, come vedremo tra poco.

#2 Sono (solitamente) meno costose

Il secondo aspetto a favore dell’utilizzo delle keywords long tail è il costo: nella SEO, una minore difficoltà nel posizionare la keyword comporta un risparmio di costi in termini di tempo e eventuali altri costi (ad esempio la famigerata compravendita di link); d’altra parte, in Google Adwords, una minore competitività si può tradurre in un costo per clic minore.

#3 Convertono (solitamente) di più

Le parole chiave di coda lunga, essendo più specifiche, rivelano un’intenzionalità dell’utente specifica e quindi maggiori possibilità di conversione. Per chiarire questo concetto facciamo un esempio pratico.

Che differenza c’è tra un utente che digita su Google “macchina fotografica” e un altro che digita “Canon EOS 450d”? Siamo di fronte a un tipico esempio di parola chiave di coda lunga (la seconda) contro una di keyword breve.

Intuitivamente, possiamo supporre che l’utente che cerca “Canon EOS 450d” abbia le idee chiave sul prodotto che sta cercando, nel nostro caso una reflex di marca Canon, modello 450d, a differenza del’utente che cerca “macchina fotografica”.

E’ quindi plausibile che vista la specificità della ricerca di una parola chiave come “Canon EOS 450d” l’utente che la trova tra i risultati sia più propenso ad effettuarne l’acquisto rispetto alla persona che digita “macchina fotografica”, il quale probabilmente è alla ricerca di informazioni generali sulla categoria delle macchine fotografiche, quindi più lontano nell’imbuto di vendita dalla fase di acquisto.

#4 Generano più traffico

Ma siamo proprio sicuri?

Se riprendiamo in esame le due parole chiave usate prima per distinguere le parole chiave di coda lunga, “hotel Venezia” e “hotel Venezia 3 stelle vicino stazione Santa Lucia”, notiamo una notevole differenza tra le ricerche mensili locali nello Strumento per la Pianificazione delle Parole Chiave di Google Adwords:

Strumento di pianificazione delle parole chiave di Google AdWords

Come possiamo notare dallo screenshot, le due parole differiscono notevolmente in termini di ricerche: dalle 18.100 di “hotel Venezia” alle 10 di “hotel Venezia 3 stelle vicino stazione Santa Lucia”. Anche considerando un CTR maggiore per la keyword di coda lunga (magari per effetto di un ranking più elevato data la minore competitività e la maggiore specificità), la differenza di visite al sito per le due parole rimane comunque abissale.

Eppure le parole chiave generano più traffico: vediamone i 4 motivi.

#a: l’unione fa la forza

Abbiamo visto come le keyword long tail siano meno ricercate delle parole chiave brevi. Se questo sembra essere un dato a sfavore del loro utilizzo, va specificato che il concetto di coda lunga non prevede l’impiego di un solo termine, ma di una grande quantità di parole chiave long tail, che messe assieme aumentano notevolmente il numero di ricerche mensili.

#b: la maggior parte delle ricerche avviene con parole chiave di coda lunga

Non solo: secondo le statistiche pubblicate da MOZ, la grossa percentuale del traffico è data proprio dall’insieme delle keyword long tail:

kw-longtail-percent

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#c: le parole chiave di coda lunga si posizionano più in alto

Se poi consideriamo che le parole chiave di coda lunga, essendo meno competitive, si posizionano più in alto e, secondo le statistiche sul CTR, le parole chiave posizionate più in alto ricevono più clic, il gioco è fatto: il presunto aspetto Contro delle keyword long tail viene ad essere ridimensionato.

google-click-through-rate-distribution#d: una parola chiave long tail tira l’altra (come le patatine)

Una parola chiave tira l’altra: quando ci posizioniamo con una keyword long tail , molto spesso il traffico generato viene anche da estensioni di quella parola, come vedremo in alcune delle case histories qui sotto riportate.

A questo punto andiamo a capire come trovare le parole chiave di coda lunga.

Come trovare parole chiave di coda lunga: i 6 migliori strumenti

Per scovare delle keyword long tail si possono usare i tradizionali software per la ricerca delle parole chiave, con qualche accortezza in più. Partiamo dal principale, il già citato Strumento per la Pianificazione delle Parole Chiave di Google Adwords.

#1 Strumento per la Pianificazione delle Parole Chiave di Google Adwords

Una volta loggati a Google Adwords, nella navigazione è possibile selezionare Strumenti / Strumento per la Pianificazione delle Parole Chiave.

Nella schermata che compare, sarà sufficiente cliccare su Cerca nuove parole chiave utilizzando una frase, un sito web o una categoria.

Strumento di pianificazione delle parole chiave di Google AdWords 1

A questo punto possiamo inserire la parola chiave breve nel campo “Inserisci una o più delle seguenti opzioni / Il tuo prodotto o servizio”.

Tra le due tab che compaiono sotto bisognerà scegliere “Idee per le Parole Chiave” e cercare lì le parole chiave a coda lunga.

Strumento di pianificazione delle parole chiave di Google AdWords 2

#2 Google Suggest Tool

Più sopra, confrontando le parole chiave a coda lunga con quelle che non lo sono, abbiamo fatto l’esempio di una keyword di coda lunga, gli 8 termini di “hotel Venezia 3 stelle vicino stazione Santa Lucia”.

Bene, questa parola chiave non è stata trovata con lo Strumento per la Pianificazione delle Parole Chiave, ma con un altro metodo che ora ti presenterò.

Prima però è necessaria una premessa: per quanto lo Strumento per la Pianificazione delle Parole Chiave restituisca centinaia di parole chiave con le relative ricerche mensili, trovare le parole chiave a coda lunga più pertinenti rispetto alla ricerca iniziale può essere lungo e faticoso, perchè richiede di consultare centinaia di parole chiave.

Una scorciatoia può venire dallo strumento Google Suggest. Una volta inserite delle parole chiave, premendo la barra spaziatrice, lo strumento visualizza dei suggerimenti di coda lunga. Ad esempio, come vediamo dall’immagine che segue, la ricerca di “hotel venezia” visualizza alcuni suggerimenti. Se aggiungiamo “3” alla ricerca, vengono visualizzati altri suggerimenti, tra cui “hotel venezia 3 stelle” che a sua volta porta tra i suggerimenti “hotel Venezia 3 stelle vicino stazione Santa Lucia”.

Google instant 1

Il consiglio è di verificare sempre nello Strumento per la Pianificazione delle Parole Chiave le parole chiave di coda lunga che emergono, in modo da accertare la presenza di ricerche mensili o meno.

Nel caso una parola chiave long tail, trovata con questo strumento, restituisca nello Strumento per la Pianificazione il consueto trattino (-), si potrà decidere di non inserirla nella lista delle parole chiave di coda lunga da posizionare.

#3 KeywordTool.io

Un’alternativa ancora più veloce a Google Instant è KeywordTool.io, strumento gratuito online che visualizza in un’unica schermata tutte le occorrenze di Google Instant Tool per una determinata parola chiave, dando la possibilità di avere una grande quantità di keyword di coda lunga a colpo d’occhio.

#4 Ubersuggest.org

Sempre per il mercato italiano, è possibile usare il tool gratuito Ubersuggest: inserendo la parola chiave breve, vengono visualizzate un gran numero di occorrenze di parole chiave.

#5 Google Trends e Ricerche Correlate

Stando in tema di Google, lo strumento Google Trends e le Ricerche Correlate (in particolare le sezioni Correlate ed Explore) consente di scoprire parole chiave di coda lunga e relativi trend.

#6 Forum e portali di domande

Altri spunti possono venire dai forum (con una ricerca con variabili logiche) e dai portali di domande come Quora o Yahoo Answer. Dopo aver individuato una possibile keyword, è consigliabile controllarne la presenza o meno di ricerche mensili sullo Strumento per la Pianificazione delle parole chiave.

Come aumentare i visitatori del 100% con le parole chiave di coda lunga

Ok, veniamo ai numeri. Dove è venuto fuori quel 100% di aumento dei visitatori? Iniziamo col dire che posizionarsi con keyword di coda lunga consente sì di aumentare i visitatori, ma sopratutto che questi ultimi sono targetizzati, ovvero potenzialmente interessati al prodotto o servizio che sto vendendo e, come abbiamo visto, in una fase avanzata dell’imbuto di acquisto.

Partiamo dalla prima case history.

Case Histories

#1 ContentVerve

ContentVerve, grazie a un singolo articolo posizionato in 2° posizione in prima pagina per la parola chiave “call to action examples” è riuscito a generare mensilmente 1000 clic su 4500 impressions:

Non solo, come spesso avviene, l’articolo è riuscito a posizionarsi anche per varianti più estese della parola chiave, come call-to-action test, call-to-action case study…

#2 TresnicMedia

TresnicMedia è riuscito a incrementare del 1000% il traffico al sito in 8 settimane, grazie alla pubblicazione di 50 contenuti tematizzati su keyword long tail.

#3 BlogKori

BlogKori, grazie alla pubblicazione di contenuti tematizzati su keyword long tail come “get a free Mastercard from Bangladesh” o “ways for teens to make money online” è riuscito ad incrementare sensibilmente il traffico al sito.

#4 River Pools and Spa

Con un solo articolo posizionato per la keyword “problems with fiberglass pools”, il sito www.riverpoolsandspas.com è riuscito a generare 5.000 visite in un anno, date dalla parola chiave di coda lunga e da altre simili.

# 5 Neil Patel Blog

Grazie a un sapiente utilizzo delle keyword long tail, senza l’uso di link building, il blog di Neil Patel si avvia verso le 100.000 visite mensili (oltre il 100% in 8 mesi) grazie alla pubblicazione di un articolo a settimana che si posiziona per decine di keyword long tail.

Conclusioni

Siamo arrivati alla fine di questo post: abbiamo visto da dove trae origine la definizione di coda lunga e come viene applicata al web, i vantaggi delle keyword long tail, i 6 strumenti migliori per trovarle e 5 case histories di successo con questa strategia.

E tu utilizzi le keyword di coda lunga per migliorare traffico e conversioni del tuo sito? Parliamone nei commenti! Se il post ti è stato utile non dimenticare di condividerlo sui tuoi social preferiti!

Per approfondire

LinkedIn Ads: Guida completa al marketing e alla Pubblicità su Linkedin

linkedin ads pubblicità

Linkedin ADS in Italiano

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Linkedin Ads è il programma pubblicitario del social network professionale LinkedIn. Attivo ormai da anni, a metà del 2012 LinkedIn Ads integra la lingua italiana, entrando nel novero degli strumenti di advertising dei social media come Facebook Advertising. A differenza del programma pubblicitario di Facebook, il LinkedIn Ads italiano si orienta più nel B2B, ovvero per aziende che cercano altre aziende come clienti. Prima di entrare nel vivo della pubblicità su LinkedIn, partiamo da una premessa importante.

Linkedin Guida: Pagina Aziendale, Followers, Updates, Analytics e Showcase Pages

Se sei iscritto a LinkedIn, con buona probabilità hai un profilo professionale. Il primo passo tuttavia per il marketing aziendale su LinkedIn è la creazione di una Pagina Aziendale, creabile da Interests/Companies nel menu di navigazione in alto o dall’url
https://www.linkedin.com/company/add/show?trk=biz-module-create-company.

Una volta creata la Pagina, il consiglio è curarne l’immagine (logo, descrizione dell’azienda) e studiare un piano redazionale per comunicare ai Followers della Pagina tramite la sezione aggiornamenti (Update).

Le Updates possono essere visualizzate dai propri followers o da una parte specifica dei propri followers (settorializzabile per Company size, Industry, Function, Seniority, Geography, Language preference, Employed / Non Employed).

La Pagina ha anche una sezione Analytics dove visionare tutte le statistiche relative alla Pagina aziendale.

Posso inoltre creare fino a 10 Showcase Pages, sotto pagine correlate al brand dedicate a un ramo specifico aziendale o un’iniziativa (esempio Microsoft ha creato Showcase Pages per Office, Bing Ads, Outlook…). Per info: https://business.linkedin.com/marketing-solutions/company-pages/showcase-pages

Come far crescere i followers in 4 mosse

Il primo step di una iniziativa di marketing su LinkedIn consiste chiaramente nel far crescere i followers della Pagina. Ci sono differenti modi per farlo,  ad esempio:

  1. Inserire nel proprio sito un bottone “Follow Company”: https://developer.linkedin.com/plugins
  2. Inserire nella firma della propria email aziendale una call to action con il link alla propria Pagina aziendale
  3. Comunicare ai clienti e fornitori e contatti LinkedIn l’indirizzo della pagina e chiedere di cliccare “Follow”
  4. Farli crescere indirettamente con LinkedIn Ads

Una volta avviata la Pagina aziendale, è possibile dedicarsi alla pubblicità di LinkedIn ADS.

Come fare pubblicità con LinkedIn ADS

Partiamo dall’inizio. Una volta connessi a https://www.linkedin.com/ads/ è possibile scegliere tra 2 opzioni pubblicitarie: Annuncio o Contenuto sponsorizzato.

Per entrambe è possibile impostare il nome della campagna e la lingua di riferimento (nel nostro caso l’Italiano).

LinkedIn Ads publicità annunci sponsorizzati

 Annuncio Linkedin

L’annuncio di LinkedIn è la modalità classica di promozione: consiste in un annuncio composto da:

  • un titolo di 25 caratteri;
  • un testo di 75 caratteri;
  • un’immagine. L’immagine può essere in formato PNG, JPEG or GIF, di massimo 2 MB e viene ridimensionata a 50×50 pixel. Secondo le statistiche di LinkedIn, la presenza dell’immagine può aumentare del 20% i clic sull’annuncio. E’ chiaro che essendo molto piccola, dovrà essere adeguatamente sgranata e chiara.

L’annuncio può avere come destinazione una pagina di LinkedIn e un sito web esterno, se ne possono creare fino a 15 versioni differenti su cui testare CTR e conversioni. L’annuncio potrà comparire sulla barra destra, nella pagina degli aggiornamenti e in alto, sotto forma di riga di testo.

Contenuto sponsorizzato LinkedIn

Il contenuto sponsorizzato, o sponsored content, è la new entry tra gli strumenti promozionali di LinkedIn ADS ed è analogo ai Promoted Posts di Facebook Advertising.

Per creare un contenuto sponsorizzato con LinkedIn è necessario innanzitutto associare la propria Business Page di LinkedIn (o creare una Pagina Linkedin se non ancora fatto).

A questo punto è possibile scegliere se:

  • promuovere un aggiornamento già scritto sulla Pagina;
  • scrivere un aggiornamento ad hoc (chiamato Direct Sponsored Content).

I contenuti sponsorizzati di LinkedIn possono essere un modo di veicolare credibilità attraverso contenuti nel settore B2B, nell’ambito di una strategia di content marketing.

Audience

A questo punto, qualunque sia la scelta fatta tra annuncio e contenuto sponsorizzato, ci restano due schermate, quella della targetizzazione (Audience) e quella relativa al budget da investire.

Purtroppo proprio queste 2 sezioni, come vedremo, costituiscono il tallone d’Achille di LinkedIn Ads, specie in confronto ad altri strumenti di advertising come Facebook ADS.

Riprendiamo il discorso. Su LinkedIn è possibile scegliere di mostrare il proprio annuncio:

  • per area geografica: continente, stato, città
  • aziende, per nome o categoria
  • titolo professionale
  • scuole frequentata
  • studi fatti
  • diplomi conseguiti
  • abilità
  • appartenenza a gruppi di LinkedIn
  • genere (maschio o femmina)
  • fascia d’età

Un primo grande limite dello strumento emerge sull’area geografica: ben lungi dalla targetizzazione di Facebook ADS, che arriva a identificare le persone che stanno a 3 km da un determinato comune (!), LinkedIn offre un’area non specifica relativa ai singoli capoluoghi. Ed è una grande novità visto che per molto tempo la targetizzazione geografica di LinkedIn ADS si fermava all’area di Venezia, Bologna, Milano e Roma (e sotto Roma???).

Interessante l’elemento del Gruppo: identificando su LinkedIn determinati gruppi di professionisti target è possibile andare a mostrare l’annuncio direttamente a loro.

Linkedin Ads: costi e Budget

Quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare. O no? Se ti lamentavi dei Bid di Adwords, specie in certi settori, dai un’occhiata a LinkedIn e confortati. L’aspetto relativo ai costi è, a mio parere, un altro elemento a sfavore di questo strumento.

LinkedIn ADS funziona, analogamente a Facebook Ads, con due modalità:

  • PPC, Pay per Clic, ovvero tu paghi quando una persona clicca sul tuo annuncio. Tuttavia, a differenza di Facebook ADS e Google Adwords, il costo per clic è predefinito, con un minimo di 3.5 dollari, che con il dollaro attualmente quasi equiparato all’euro significa oltre i 3 euro a clic. Non poco, almeno rispetto ai costi del già caro Adwords o di Facebook ADS.
  • CPM, Pay per Impressions: l’altra modalità di pagamento su LinkedIn ADS è il pagamento ogni 1000 visualizzazioni dell’annuncio. Ma se in Facebook ADS questa modalità è meno onerosa del CPC, qui il minimo spendibile è di 16.50 dollari.

Non va meglio sul fronte del budget giornaliero, fissato a un minimo di 10 dollari giornalieri.

Una volta scelto il budget, la campagna va in revisione e comparirà all’interno del proprio account pubblicitario (Campaign Manager) dove è possibile vedere il sunto di clic, impressions, CTR e spesa.

Conclusioni

Che dire di LinkedIn ADS? A suo favore il fatto di essere uno strumento unico per la promozione nel settore B2B. A suo sfavore alcuni aspetti già visti, come la limitata targetizzazione e i costi, senza contare che i miglioramenti sullo strumento sono molto lenti e rari (almeno se rapportati all’evoluzione di Facebook ADS e Google Adwords) o l’assenza di uno strumento di monitoraggio delle conversioni (come l’omonimo Codice di monitoraggio delle conversioni di Google Adwords) o il Pixel di monitoraggio di Facebook ADS.

E tu hai provato LinkedIN ADS? Che ne pensi? Parliamone nei commenti! Se il post ti è stato utile condividilo nei social!