Come Avere Più Mi Piace: Le 4 (-2) Migliori Tecniche per Aumentare i Like sulla tua Pagina Facebook

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Come avere più mi piace su Facebook: una delle prime necessità di chi si affaccia al marketing su Facebook con la propria Pagina. Ma è davvero così importante avere tanti “mi piace” su Facebook in un’ottica di strategia di marketing sul social media? E quali sono le strategie e tecniche  migliori come avere più like su Facebook, gratis e a pagamento? Ne parliamo in questo articolo.
Partiamo da una constatazione iniziale: molto spesso, sopratutto tra clienti che si affacciano per la prima volta al mondo del marketing su Facebook, la priorità sembra essere “avere tanti mi piace su Facebook” o averne più del proprio concorrente.
Da questo punto di vista ci sono 2 importanti osservazioni:

  • aumentare i mi piace sulla Pagina Facebook, per quanto importante, non è il primo obiettivo da ricercare in un’ottica generale di strategia di marketing sul social;
  • ottenere mi piace su Facebook è una procedura da fare in modo serio e strategico, ricercando la qualità (o targetizzazione) prima della quantità evitando la ricerca di scorciatoie facili (come l’acquisto indiscriminato di like) o fantomatici “trucchi”.

Cerchiamo di approfondire insieme questi 2 punti.

Perchè avere più mi piace non è il tuo unico (nè primo) obiettivo su Facebook

Nel caso non fosse chiaro da titolo, giova ripeterlo:

[bctt tweet=”Ottenere più mi piace, da solo, non implica fare del buon marketing su Facebook “]

Per chi lavora nell’ambito del social media marketing questa può apparire un’ovvietà, ma chi lavora nell’ambito potrà confermare che “avere tanti mi piace su Facebook” è una delle necessità più frequentemente sentite dal cliente è proprio questa. Cerchiamo di capire perchè, per quanto importante, non è però il suo primo obiettivo.

Come ben saprai, il marketing aziendale su Facebook parte dalla Pagina Facebook, che per regolamento e caratteristiche è il luogo principe per un’azienda che voglia sbarcare sul social.

Una volta creata la Pagina Facebook, le iniziative di marketing che seguono potrebbero essere raffigurate come un tavolo con 3 gambe, che sono i 3 principi che reggono il marketing sul social media.

Le 3 gambe del marketing su Facebook

LE 3 C DEL MARKETING su facebook

Dicevamo, una volta aperta una Pagina Facebook 3 sono le “gambe” che sostengono il “tavolo”, metafora delle tue iniziative di marketing su Facebook:

  • il CHI, ovvero chi segue la tua Pagina: sono i like, i fan. Aumentare i “fan” (come si usava chiamarli precedentemente) della tua Pagina Facebook è uno degli obiettivi del tuo marketing su Facebook, ma attenzione, qualità prima di quantità, ovvero i tuoi “mi piace” devono essere targetizzati.
  • il COSA, ovvero cosa dirai ai tuoi “mi piace” sulla Pagina, i contenuti che veicolerai. Costruire una linea editoriale sulla Pagina Facebook è un aspetto essenziale per non rendere sterili le tue iniziative.
  • il COME, ovvero come comunicherai ai tuoi “mi piace”. La comunicazione è un aspetto forse più importante dei due che hanno preceduto, perchè rischia, sopratutto nelle pagine di grossi brand con tanti mi piace, di provocare le famose social crisis, ovvero gli epic fail a cui molte aziende ci hanno abituato nel corso di questi anni, ultima il caso Melegatti, per cui ti rimando alla bella analisi di Dario Ciracì e alla cronostoria su Storify di MagillaGuerrilla. D’altra parte, una gestione efficace della comunicazione sulla tua Pagina Facebook, sopratutto se non sei un grosso brand, ha come obiettivo la creazione di un coinvolgimento con i tuoi “mi piace”, quello che tradizionalmente si chiama “engagement” e di cui abbiamo parlato approfonditamente in questo articolo:

10 Strategie per Aumentare il tuo Engagement sui Social Media fino al 258%

Perchè ho usato la metafora di un tavolo con 3 gambe?

E’ semplice: se ne togli una delle 3, qualunque sia, il tavolo cade.

Ecco dove ti volevo portare: aumentare i like sulla Pagina Facebook, per quanto sia una delle gambe del tavolo che reggono le tue iniziative di marketing su Facebook, è importante quanto creare una buona linea editoriale e comunicare in modo efficace al fine di creare engagement con i like che hai aumentato nella Pagina.

Se le tue iniziative di marketing su Facebook si limitano a come avere molti Mi Piace, sappi che stai perdendo la possibilità di sfruttare appieno l’efficacia di Facebook. Ti basti pensare che, secondo le statistiche,

[bctt tweet=”per ogni fan che coinvolgi, ci sono altri suoi 34 amici raggiungibili”]

engagement amici fan

Aumentare i fan senza considerare la creazione di una linea editoriale di contenuti da veicolare ai tuoi like nè considerare come comunicare per suscitarne l’engagement sulla Pagina, limita, se non rende sterile, le tue attività di marketing su Facebook.

Perchè le persone cliccano “like” su una Pagina

Ti sei mai chiesto cosa spinge le persone a cliccare “mi piace” su una Pagina? Ce lo dice una bella infografica pubblicata da Lab42, su cosa spinge le persone a cliccare like sulla Pagina di un brand.

Ecco i motivi principali:

[bctt tweet=”il 75% delle persone clicca mi piace per sentirsi più connesso al Brand”]

[bctt tweet=”il 69% delle persone ha cliccato mi piace su una Pagina perchè l’aveva già fatto un amico “]

[bctt tweet=”il 50% clicca mi piace perchè ritiene la Pagina Facebook migliore del sito web”]
perchè le persone cliccano mi piace facebook

Tra i motivi che spingono a cliccare “mi piace” ci sono:

  • per il 34% promozioni e sconti;
  • per il 21% doni;
  • per il 14% la fedeltà al brand da parte di un cliente;
  • per un 11% la credibilità del brand;
  • per un restante 20% altri motivi.

Una ricerca di Mashable conferma alcune ragioni per cui le persone cliccano mi piace su una Pagina:

perchè cliccare like

Tra le principali, puoi notare come:

[bctt tweet=”il 49% delle persone clicca mi piace per supportare un brand che ama”]

[bctt tweet=”il 42% delle persone clicca mi piace per ottenere coupon o sconti”]

[bctt tweet=”il 41% delle persone clicca mi piace per ottenere aggiornamenti sul brand”]

Come ottenere Mi Piace (Targetizzati) su Facebook: 3 step preliminari

Ok, ora che abbiamo parlato dell’importanza sì di ottenere mi piace nel contesto generale di una strategia di veicolazione di contenuti e sviluppo del coinvolgimento di questi, vediamo 3 step preliminari all’azione vera e propria di aumento dei like.

Step #1: definisci il tuo obiettivo

Qual’è il tuo obiettivo delle iniziative di marketing su Facebook?

  • interagire in modo diretto con i tuoi clienti e potenziali clienti?
  • aumentare le vendite?
  • something else?

Qualunque sia, è molto  importante che tu definisca il tuo obiettivo quando inizi un’attività di marketing su Facebook: a seconda del tuo obiettivo, sceglierai il target e lo strumento più idoneo ad incrementare i tuoi like.

Step #2: definisci il tuo target

Prima di partire in quarta con le strategie per l’incremento dei like sulla tua Pagina, fermati un momento e chiediti:

chi è il mio target?

Ok, target non è un termine stupendo. Evoca bersaglio, battaglie, prede e cacciatori. Tutti concetti alieni dallo spirito di un social dove il tuo “fan” è tutt’altro che una “preda”, è al tuo livello, e può esprimere in tempo reale cosa ne pensa di te e dei tuoi contenuti.

In termine tecnico, si dice che è un prosumer, non un consumer, cioè non il consumatore passivo di uno spot televisivo, ma l’attore di un dialogo con la tua azienda, rappresenta virtualmente dalla tua Pagina.

Il concetto è: che caratteristiche hanno i like che vuoi far crescere nella tua Pagina? Ecco alcune domande che puoi porti:

  • che fascia d’età hanno?
  • che interessi hanno?
  • dove abitano?
  • che altro ti interessa sapere di loro? Stato civile, professione…?

Sono tutte caratteristiche che devi definire preliminarmente all’aumento dei like sulla tua Pagina, pena la creazione di un pubblico che non ha alcun interesse ad ascoltare ciò che hai da comunicare nè ad interagire con i tuoi contenuti.

Step #3: definisci le strategie che vuoi mettere in atto per aumentare i mi piace sulla tua Pagina Facebook

Una volta che hai definito con chiarezza chi sarà il pubblico della tua Pagina, non ti resta che passare all’azione.

Quali sono le azioni che implementerai in vista del tuo obiettivo?

Se potessi dividere i metodi più efficaci per l’aumento dei like su una Pagina Facebook ti potrei dire che un primo discrimine sta tra gratis e a pagamento. Aumentare i mi piace su Facebook gratis è possibile, ma dovrai avere molta pazienza.

D’altra parte, i metodi che ti proporrò per l’incremento dei like a pagamento risultano più veloci ed efficaci in vista della costruzione di un numero di fan consistente e targetizzato.

Vediamo insieme entrambe le modalità.

Le 4 (-2) Migliori Tecniche per aumentare i mi piace su Facebook

# 1: Promuovi la tua Pagina con Facebook Advertising

Partiamo dalla tecnica a mio parere più efficace per ottenere mi piace su Facebook: la promozione tramite il programma pubblicitario di Facebook, Facebook Advertising.

Perchè è la tecnica a mio parere più efficace? Innanzitutto perchè hai la possibilità di avere un elevato controllo di un aspetto che abbiamo visto essere fondamentale nell’incremento dei like: la targetizzazione del tuo fan.

Ma partiamo dall’inizio: come saprai, quando accedi alla schermata iniziale di Facebook Ads, hai la possibilità di scegliere tra vari obiettivi:

promuovi la tua pagina facebook ads

Puoi avere un aumento dei like alla tua Pagina in modo indiretto qualsiasi obiettivo tu scelga su Facebook Advertising: questo è dovuto al fatto che anche se scegli di usare lo strumento pubblicitario di Facebook per veicolare visitatori al tuo sito (in modo analogo a quanto faresti con Google Adwords), Facebook Advertising ti dà la possibilità di collegare la tua Pagina Facebook all’inserzione, così da promuoverla indirettamente:

collega pagina facebook facebook advertising

In ogni caso, l’obiettivo finalizzato più specificatamente all’aumento dei mi piace sulla tua Pagina è quello segnato in rosso nell’immagine sopra, “Promuovi la tua Pagina”. Dopo averlo selezionato, hai 3 sezioni da compilare:

  • target: è il target a cui destinerai la tua inserzione;
  • budget: è il budget che destinerai allla tua campagna di aumento dei like con Facebook Advertising;
  • inserzione: è dove creerai il tuo annuncio pubblicitario.

Iniziamo dalla prima parte, il target.

Come scegliere il target dei tuoi Mi Piace: un esempio concreto

Come devono essere i like della tua Pagina? Solo tu lo puoi sapere.

Puoi scegliere tra le varie opzioni di targetizzazione, decidendo ad esempio:

  • la fascia d’età dei tuoi futuri like;
  • la zona di residenza;
  • il sesso;
  • interessi, comportamenti, altre categorie: sono sezioni dove puoi trovare le opzioni più attinenti con il pubblico che hai in mente per la tua Pagina.

Facciamo un esempio concreto.

Ipotizziamo tu abbia un’attività di estetista in provincia.

  • Il tuo obiettivo è connetterti a potenziali clienti;
  • il tuo target vive in un raggio chilometrico di 20 km da dove sta la tua attività, è donna, ha un’età tra i 20 e oltre i 60 anni, e ha (probabilmente) come interessi la cura di sè stessa, la bellezza…come lo sai? Lo sai eccome: sono i tuoi clienti! Per realizzare un profilo, un modello, archetipo di un tuo cliente tipo ti consiglio di usare i “Personaggi” o “Buyer Personas”: puoi saperne di più in questo articolo: How to Create Detailed Buyer Personas for Your Business.

Ecco come trasferire queste informazione sulla tua schermata di Facebook Advertising:

target mi piace estetista

 

Come puoi vedere dall’immagine ho selezionato:

  • nel campo “luoghi” un raggio chilometrico di 20 km dal comune di provincia in cui si situa l’attività: le piccole attività di provincia hanno spesso clienti che abitano nei limitrofi;
  • nel campo età, una fascia ampia, che va dai 20 ai 65;
  • nel campo interessi, “pelle”, “bellezza”, “cosmetica”.

Come vedi, Facebook Advertising, sulla destra, dà un’indicazione del numero di persone che rientrano in questa targetizzazione: se fosse troppo definita, potremmo togliere il campo interessi, dato che non necessariamente è indicativo di una persona che vuole recarsi da un’estetista.

Questo è un esempio concreto di come puoi definire il target dei tuoi like. Ovviamente, cambiando l’attività cambieranno i parametri.

Dopo aver selezionato il budget che desideri investire nella tua campagna di aumento dei mi piace, ti resta da completare un’ultima, importantissima sezione: l’annuncio.

Come scegliere il target dei tuoi Mi Piace: il Pubblico Personalizzato e Pubblico Simile

Oltre alle tradizionali opzioni viste sopra puoi targetizzare i tuoi futuri like andando a mostrare la tua inserzione, ad esempio:

  • a chi ha visitato il tuo sito web;
  • a chi è iscritto alla tua mailing list;

Quali sono i vantaggi di questo approccio?

Chi ha già visitato il tuo sito web o è iscritto alla tua newsletter ha già stabilito con te un contatto, ha già dimostrato interesse per il tuo sito, in definitiva potrebbe essere maggiormente in linea con il target della tua Pagina Facebook. A questo proposito ti consiglio di leggere i 2 articoli:

 11 Strategie per le tue Newsletter: Guida Definitiva all’Email Marketing 

 Autoresponder: Come Convertire (in Automatico) il 50% dei Contatti in Clienti

Grazie alla funzione “Pubblico personalizzato” di Facebook Advertising, puoi mostrare il tuo annuncio a chi ha visitato il tuo sito o a chi si è iscritto a Facebook con la stessa mail con cui si è registrato alla tua newsletter:

pubblico facebook advertising

Come puoi vedere dall’immagine, puoi:

  • importare una lista di email e numeri di telefono, che peraltro probabilmente già possiedi nel tuo CRM o gestionale clienti;
  • trovare le persone su Facebook che corrispondono ai dati immessi;
  • mostrare direttamente a loro il tuo annuncio per l’aumento dei mi piace sulla Pagina.

Capisci l’efficacia di questo sistema? Invece di procedere a tentoni alla ricerca di un potenziale cliente target per la tua Pagina, puoi mostrare il tuo annuncio direttamente ai tuoi contatti mail o telefonici o a chi visita il sito.

Ma c’è di più: grazie alla funzione “Pubblico Simile”, puoi lasciare che Facebook Advertising cerchi un’insieme di persone simili a quelle che hai già, quindi alla tua lista di email, numeri di telefono e visitatori del tuo sito:

pubblico simile look a like facebook advertising

Trova nuove persone su Facebook simili ai tuoi clienti più importanti: è questo lo scopo del Pubblico Simile, che partendo da un’origine, che può essere un Pubblico Personalizzato creato in precedenza, una Pagina o i risultati dati dal codice che monitora le conversioni (il Pixel di Monitoraggio delle conversioni appunto, analogo al monitoraggio delle conversioni di Google Adwords), consente di identificare delle persone corrispondenti al tuo pubblico di origine.

Come creare un’inserzione efficace per i tuoi mi piace

Ok, abbiamo visto come scegliere in modo efficace il target a cui destinare il tuo annuncio di Facebook Advertising per incrementare i “fan” della tua Pagina. Ora passiamo all’annuncio vero e proprio.

Quando crei un’inserzione da destinare al tuo target al fine che clicchi sul pulsante “Mi Piace”, hai 3 campi essenziali da compilare:

  1. il titolo dell’inserzione;
  2. il testo dell’inserzione;
  3. l’immagine.

inserzione mi piace facebook advertising

Gli aspetti fondamentali sono il 2 e il 3. Vediamo come ottimizzarli.

Qual’è l’obiettivo della tua inserzione? Convincere il tuo target a cliccare Mi Piace.

Partiamo dal testo: hai 90 caratteri spazi compresi, pochi a dir la verità, in cui dovrai:

  1. spiegare cosa stai proponendo: deve emergere chiaramente di cosa parla la tua Pagina;
  2. indicare un beneficio: perchè le persone dovrebbero cliccare mi piace sulla tua Pagina?
  3. indicare un call to action: un piccolo invito all’azione, come “clicca mi piace”.

E l’immagine?

Usa un’immagine più immagini rappresentative della tua pagina, facendo attenzione a non violare la regola per cui non vi può essere oltre il 20% di testo.

Perchè ti consiglio di usare più immagini?

Perchè poi, quando andrai a confrontare, nella sezione Gestione Inserzioni, come va la tua campagna di aumento dei like, dal punto di vista ad esempio del:

ctr like facebook advertising

Potresti scoprire che l’annuncio con l’immagine A funziona meglio degli altri e agire di conseguenza: metterlo in competizione con un altro annuncio, in una battaglia continua di ottimizzazione di tuoi annunci.

A che fine? Migliorare il CTR e di conseguenza i costi e l’efficacia della tua inserzione. Se vuoi saperne di più, ti consiglio di leggere anche tu l’ottimo libro

La pubblicità su Facebook. Solo i numeri che contano, di Alessandro Sportelli

Come far crescere i Mi Piace con le Notizie Sponsorizzate

Come abbiamo visto, l’obiettivo più mirato per far crescere i mi piace sulla Pagina è “Promuovi la tua Pagina”.

Ti ho anche anticipato come puoi avere un aumento dei like alla tua Pagina in modo indiretto qualsiasi obiettivo tu scelga su Facebook Advertising.

Uno di questi modi “indiretti” sono le Notizie Sponsorizzate, che corrispondono all’obiettivo “Interazione con il post della Pagina”:

notizie sponsorizzate facebook advertising

 

Come avrai intuito, questa funzione serve a dare maggiore visibilità alle tue notizie, ovvero ai tuoi aggiornamenti di stato, su Facebook Advertising.

Quando dai maggiore visibilità ai tuoi contenuti, le persone possono cliccare sul link in esso contenuto, condividerlo, cliccare Mi Piace sul post o commentarlo, insomma creare engagement.

Però possono anche andare nella tua Pagina e cliccare “like” su di essa: per quanto le notizie sponsorizzate non siano finalizzate primariamente all’aumento dei like sulla Pagina, i mi piace ottenuti attraverso questa forma di promozione, per quanto minori, valgono di più.

Perchè? Perchè le persone che apprezzano il tuo contenuto, fanno un passaggio in più e si recano nella tua Pagina  e lì cliccano “mi piace” hanno consapevolmente scelto di apprezzare la tua Pagina, facendo più passaggi e in modo motivato.

E come sai, più passaggi faccio fare a un utente, più si allontana la possibilità di conversione. Quindi un utente che arriva indirettamente a cliccare like sulla tua Pagina a partire da un contenuto sponsorizzato potrebbe essere un “like” più motivato, consapevole e a target.

Ma facciamo un passo avanti e andiamo a parlare degli altri metodi per avere più like sulla Pagina.

#2 Un metodo gratuito ed efficace per aumentare i like della Pagina: il Page Plugin (ex Like Box)

Facebook fornisce, per i proprietari di Pagina, degli strumenti che è possibile implementare nel proprio sito, chiamati Social Plugins.

Uno di questi è il Page Plugin, precedentemente conosciuto come Like Box.

Inserendo l’url della propria Pagina Facebook e modificando altezza, larghezza e altri parametri, è possibile generare il Page Plugin della propria Pagina, il rettangolone “Ritrovaci su Facebook”, per intenderci:

Page Plugin Social Plugins facebook

Questo può essere inserito nel proprio sito, ad esempio nella sidebar in un widget di testo, se usi WordPress.

Perchè il Page Plugin è un metodo efficace e gratuito per l’aumento dei like sulla tua Pagina? E’ semplice: tutti coloro che entrano nel tuo sito, vedendo il Page Plugin in alto a destra nella tua barra laterale, potranno cliccare “mi piace”, facendo salire i like della tua Pagina.

Ok, ma funziona? Eccome, vai avanti a leggere.

Da 0 a 1700 Mi Piace con il Page Plugin

Il like box è utile ad aumentare i mi piace della Pagina? Secondo me sì.

Gestisco, insieme ad altri amici, un blog dedicato alla Filosofia, Filosofia Blog.

Su FilosofiaBlog non è mai stato fatto Facebook Advertising e i like sono cresciuti in modo naturale e progressivo, da 0 a i quasi 1700 di oggi.

Come? Con il Page Plugin. La gran parte del traffico sul sito è organica e fatta da visitatori nuovi, che entrando e apprezzando l’alta qualità dei contenuti, cliccano “mi piace” sul Like Box, che è bella visibile.

Non è solo la visibilità a fare del Page Plugin uno strumento efficace per la crescita dei like, ma anche un aspetto più sottile, la regola persuasiva della Riprova Sociale, di cui abbiamo parlato in questo post:

 Le 6 Armi della Persuasione di Cialdini (e come usarle nel Web Marketing

Quando arrivi in un sito e vedi il Page Plugin, cosa noti? 2 cose:

  1. il numero di like della Pagina;
  2. se sei loggato a Facebook, le faccine dei tuoi amici che hanno cliccato mi piace sulla Pagina, oltre che il loro numero.

Filosofia Blog page plugin

Questi 2 aspetti agiscono in modo persuasivo, stimolandoci a seguire le orme dei numerosi like sulla Pagina, tanto più se sono nostri amici su Facebook.

#3 Più Engagement, Più Fan

Quando hai costruito un pò di like sulla tua Pagina, puoi sfruttare la forza virale di Facebook  per raggiungerne altri. Come? Stimolando l’engagement dei tuoi mi piace.

Abbiamo già parlato approfonditamente dell’engagement su Facebook in questo articolo:

10 Strategie per Aumentare il tuo Engagement sui Social Media fino al 258%

Creare engagement sui tuoi contenuti è utile anche alla crescita dei like sulla tua Pagina Facebook. Secondo una statistica di OpenForum.com,

[bctt tweet=”per ogni fan che coinvolgi, ci sono altri suoi 34 amici raggiungibili”]

engagement amici fan

Se ci pensi è un dato abbastanza plausibile: gli amici su Facebook sono spesso amici nella vita reale, e in quanto tali condividono gusti, preferenze…quindi non è escluso che ciò che piace a una tuo “fan” possa piacere a un suo amico, anzi stando alle statistiche, a 34 dei suoi amici, che potrebbero cliccare like sulla tua Pagina.

Hai trovato un altro motivo per creare engagement su Facebook: aumentare in modo gratuito i like della tua Pagina.

#4 Sfrutta tutto quello che hai per avere più mi piace

Senza partire da tanto lontano, perchè non inizi a promuovere la tua Pagina sui tradizionali mezzi di comunicazione che usi abitualmente?

Ad esempio, potresti pubblicizzarla su:

  • la firma delle tue email o newsletter;
  • i tuoi bigliettini da visita;
  • i tuoi volantini, o cartelloni pubblicitari;
  • brochure e carta intestata;
  • il tuo sito web;
  • and so on.

A questo proposito tieni conto di 2 suggerimenti:

  1. inserisci l’url completo della Pagina: forse ti sarai accorto che trovare qualcosa nella ricerca interna di Facebook non è così semplice. Dopotutto Facebook è un social network, non un motore di ricerca :-). Detto questo, inserisci per esteso l’url della Pagina su cui cliccare like, come https://www.facebook.com/www.webmarketing.academy
  2. inserisci una call to action: perchè le persone dovrebbero cliccare mi piace sulla tua Pagina? Diglielo con una call to action, un invito all’azione, come Clicca Mi Piace per rimanere aggiornato su articoli, guide e tutorial sul Web Marketing: https://www.facebook.com/www.webmarketing.academy/

Ti ho convinto a cliccare Mi Piace sulla Pagina di Web Marketing Academy?

Cosa non fare per aumentare i Mi Piace sulla Tua Pagina

Ricapitoliamo: abbiamo visto 4 metodi per incrementare i like della Pagina.

Uno è a pagamento, ovvero l’uso di Facebook Advertising, gli altri 3 sono gratuiti, ovvero l’uso del Page Plugin, la viralità del messaggio, l’uso dell’advertising tradizionale.

Ci sono altri metodi per aumentare i mi piace sulla Pagina? Eccome, ma o sono scarsamente efficaci, o controproducenti: vediamone un paio assieme.

Invitare i tuoi amici: sì o no?

Invitare i tuoi amici: Ok, da qualche parte bisogna pur iniziare, ma invitare i tuoi amici a cliccare “Mi Piace” non durerà a lungo, se non altro perchè i tuoi amici finiranno prima o poi no?

Comprare Mi Piace / Like su Facebook

Online puoi trovare numerosi servizi che offrono, a prezzi concorrenziali, un certo numero di like. Per quanto questi servizi di “vendita di fan”, finalizzati a comprare un certo numero di mi piace, si siano evoluti e offrano un minimo di targetizzazione, comprare like ti porterà sì ad aumentare i mi piace sulla Pagina, ma senza che questi siano realmente interessati ad essa. Insomma, quantità ma non qualità.

Auto Like su Facebook

Esistono dei sistemi automatizzati per l’aumento dei like, come l’auto like su Facebook: per quanto questi servizi possano tentare chi desidera comprare like in modo automatizzato, il limite di questi strumenti è proprio l’automatizzazione e la mancanza di targetizzazione.

Come monitorare l’aumento dei Mi Piace sulla Pagina: Facebook Insights

Come faccio a sapere se le mie iniziative volte ad ottenere più like sulla Pagina stanno dando i loro frutti? Ce lo dice la sezione Insight della Pagina:

insights mi piace pagina facebook

In questa sezione puoi monitorare, dato un certo periodo:

  • il Numero totale di “Mi piace” ad oggi;
  • i “non mi piace più”, ovvero chi ha tolto il “mi piace” alla Pagina;
  • i mi piace organici, ovvero naturali, e quelli a pagamento;
  • la provenienza dei mi piace alla tua Pagina: Inserzioni, Suggerimenti di Pagine, “Mi piace” sulla Pagina.

mi piace totali facebook insights

 

mi piace netti facebook insights

provenienza dei mi piace facebook insights

Conclusioni

Siamo giunti alla fine di questo lungo tutorial su come ottenere più mi piace sulla Pagina Facebook.

Come incrementare i mi piace su Facebook? I like pagina o like per Facebook sono essenziali nella prima fase del nostro lavoro di marketing sul social: una pagina Facebook con più mi piace, oltre ad avere dei benefici in termini di riprova sociale, può contribuire a raggiungere più utenti che possono creare engagement. Come avere tanti mi piace su Facebook allora? Con le tecniche che abbiamo visto: ricapitoliamo insieme i 2 punti essenziali che sono emersi:

  • per quanto sia un obiettivo fondamentale, aumentare i like su Facebook non è il primo nè unico obiettivo del tuo marketing su Facebook: un corretto sviluppo dell’engagement e una efficace linea editoriale sono elementi da affiancare alla crescita dei like;
  • ci sono molti modi di aumentare i fan su Facebook: abbiamo visto come farlo con Facebook Advertising e gratuitamente, sfruttando il Page Plugin, l’advertising tradizionale, l’engagement sui contenuti.

E tu? Come hai aumentato i like sulla tua Pagina Facebook? Parliamone nei commenti!

10 Strategie per Aumentare il tuo Engagement sui Social Media fino al 258%

Bonus Gratuito per te: Ho preparato 4 Video Inediti che ti guidano alla scoperta della migliore strategia di web marketing per il tuo sito: Scaricali qui ora!

Creare engagement nel web marketing: possiamo dire che questo è il primo o uno dei più importanti obiettivi da porsi in una strategia di social media marketing? Ma favorire l’engagement sui social media non è casuale: è il risultato dell’applicazione di tecniche e metodologie che vedremo in questo articolo. Tecniche e metodologie testate, confermate dalle statistiche, che sono in grado di incrementare l’interazione e il coinvolgimento sui propri canali social, sfruttandone la diffusione virale. Il punti di partenza è che cos’è l’engagement, come si misura, come crearlo, perchè è importante capire le regole che condizionano. Iniziamo con una definizione.

Engagement: che traduzione dare in italiano?

Che traduzione possiamo dare in italiano al termine Engagement?

In modo riduttivo potremmo definirlo il coinvolgimento sui social media, la somma di tutte le modalità di interazione su un account social, sia esso una Pagina Facebook, un Profilo Twitter o Linkedin.

Perchè è fondamentale creare engagement sui social media

Sfruttare la viralità del social media

Stimolare l’engagement sulla tua Pagina Facebook, ad esempio, ti consente di sfruttare la viralità del social media: detto in modo concreto, secondo una statistica (qui sotto trovi infografica di OpenForum.com da cui è tratta)

[bctt tweet=”per ogni fan che coinvolgi, ci sono altri suoi 34 amici raggiungibili”]

engagement amici fan

 

Più crei engagement, più persone raggiungi

Per quale motivo è necessario dare maggiore engagement? Perchè, secondo il funzionamento dell’algoritmo di Facebook, il tuo post sulla Pagina sarà in grado di raggiungere solo una minima parte dei tuoi like.

Nel grafico di SocialBakers qui sotto, puoi notare come dal 2012 al 2014 la “portata organica” dei tuo messaggi sulla Pagina è drasticamente diminuita, fino a raggiungere il 6.51% di Marzo del 2014.

organic reach facebook

Cosa significa questo? Che il tuo aggiornamento di stato arriverà a una minima parte dei tuoi fan, a meno che:

  •  usi Facebook Advertising;
  • crei engagement con i tuoi post.

Riprendendo un’altra immagine da SocialBakers, il tasso di engagement, ovvero di coinvolgimento sui tuoi contenuti, è direttamente correlato con la portata organica, ovvero a quante persone riuscirà ad arrivare il tuo messaggio:

engagement organic reach facebook

 

EdgeRank, l’algoritmo di Facebook e la visibilità organica

La notizia non è un nuova: già in concomitanza con la quotazione in borsa, Facebook aveva annunciato importanti cambiamenti del proprio algoritmo. In un comunicato stampa pubblicato il 5 dicembre, Facebook affermava che la crescita della condivisione dei contenuti visualizzati sul News Feed non poteva che portare, per alcune pagine, a una diminuzione della visibilità organica dei contenuti stessi, a vantaggio ovviamente, come afferma lo stesso Facebook, della promozione tramite strumenti come i Promoted Posts. In realtà fin dalla fine del 2012 il reach dei singoli post sulle Pagine si è dimezzato, come ha rilevato già a suo tempo l’indagine di We Are Social.

Questo cambiamento da parte di Facebook non ha fatto che intensificare una caratteristica che già prima era propria dell’Edge Rank : i contenuti con una maggiore capacità di condivisione diventano più visibili, d’altra parte i contenuti con un engagement rate più basso hanno ancora meno possibilità di essere visti.

Cerchiamo di capire dove sta il problema: come afferma Facebook nel comunicato stampa sopra citato, le condivisioni dei contenuti che i vari utenti di Facebook pubblicano sul proprio profilo personale stanno aumentando in maniera esponenziale; d’altra parte, il News Feed di Facebook può mostrare, a detta dello stesso social network, al massimo una media di “1500 average stories”.

Se prima quindi bastava la condivisione di un contenuto, come ad esempio, come ad esempio clic, condivisioni, letture e commenti a renderlo visibile sopra gli altri, ora la ricetta di Facebook sembra essere: crea engagement sui tuoi contenuti, ma parallelamente promuovili con Facebook Advertising.

E’, per dirla con un proverbio, la tipica situazione di un cane che si morde la coda: se voglio essere più visibile possibile con i miei contenuti devo cercare di renderli condivisibili; ma per renderli il più possibile condivisibili mi può aiutare la visibilità aggiuntiva data dalla promozione dei contenuti con Facebook Advertising, ovvero per dirla con Facebook:

a combination of engaging Page posts and advertising to promote your message more broadly

Se la notizia era passata in sordina, ci hanno pensato  alcuni portali che hanno visto ridurre drasticamente la visibilità dei propri aggiornamenti di Stato: come riporta il Corriere, alcune testate editoriali on-line come CalcioNapoli24.it hanno persino sollevato la questione in tribunale e presso l’Antitrust, ritenendo di essere stati sedotti da Facebook -il sito in questione riceveva il 70% delle visite proprio dal social network- e poi abbandonati, o sarebbe meglio dire ricattati: con il cambio di algoritmo, i siti in questione sarebbero costretti a investire in Facebook Advertising per recuperare la visibilità precedentemente avuta dai propri contenuti.

10 Strategie per aumentare l’engagement sui social media

#1 Aggiungi un’immagine o una foto

Le statistiche parlano chiaro: sia su Facebook che su Twitter l’aggiunta di un’immagine al post e al tweet è in grado di aumentare l’engagement drasticamente.

Come testimonia il grafico di Hubspot qui sotto, l’aggiunta di una semplice immagine o foto è in grado di:

  • aumentare del 53% i like sul post;
  • aumentare del 104% i commenti.

foto immagini facebook engagement

L’aumento dell’engagement in seguito all’aggiunta di un’immagine non riguarda solo Facebook ma coinvolge anche Twitter: secondo uno studio pubblicato da Buffer, le immagini sono in grado di aumentare l’engagement su Twitter fino a:

  • un 18% in più di clic sul tweet;
  • un 89% di più tweet aggiunti ai preferiti;
  • un 150% in più di retweets.

twitter engagement immagini

#2 Scrivi post brevi

Sia su Facebook che su Twitter, la brevità premia l’engagement.

Un’indagine di Tracksocial, di cui pubblico il grafico qui sotto, rivela come la lunghezza di un post su Facebook è inversamente proporzionale alla sua condivisione. Detto in parole povere:

[bctt tweet=”Più un post su Facebook è lungo, meno commenti e like riceve”]

more-engaging-Facebook-page-track-social-short-posts

L’immagine che segue, estratta da una bella infografica di Buffer sulla lunghezza ideale per un post sui social media, rivela come:

  • la lunghezza ideale di un tweet è di 71-100 caratteri;
  • la lunghezza ideale di un post su Facebook è di 40 caratteri;
  • la lunghezza ideale di un post su Google+ è di 60 caratteri;

Tenere la lunghezza breve influisce direttamente sull’engagement: sempre secondo Hubspot,

[bctt tweet=”i tweets più corti di 100 caratteri hanno un engagement superiore del 17%”]

[bctt tweet=”i post con 40 caratteri ricevono l’86% di maggior engagement “]

lunghezza ideale post twitter facebook google plus

#3 Fai domande

Secondo una ricerca di Hubspot, inserire delle domande all’interno del tuo post aumenta l’engagement su Facebook, ma solo sui commenti:

[bctt tweet=”I post su Facebook con domande tendono a generare più commenti ma meno like e condivisioni “]

 

domande facebook engagement

#4 Pubblicare tanto sui social media non significa creare tanto engagement

Può la frequenza di pubblicazione di un post su Facebook o dei tweet su Twitter influenzare l’engagement?

Sì, stando ad Hubspot, che fa notare come, che tu abbia 1 o 10.001+ followers, postare da 1 a 5 volte al mese genererà sempre 100 clic per post:

frequenza post facebook engagement

E’ interessante notare come dopo i 5 post al mese, i clic diminuiscono per quasi tutti, forse a causa del fatto che gli utenti si “assuefano” al contenuto.

L’unico a cui sembra giovare pubblicare più contenuti mensili sono le pagine con 10.001+ followers, forse a causa del fatto che un numero tale di seguaci indica un brand forte e conosciuto.

Non va meglio con Twitter: secondo Social Bakers, dopo il 3° tweet giornaliero assistiamo a una riduzione dell’engagement:engagement frequenza twitter

La ricerca di SalesForce conferma questa tendenza: oltre i 4 tweet al giorno l’engagement cala vertiginosamente:

engagement twitter frequenza

Secondo una ricerca di Buzzstream, chi segue un’azienda sui social media ritiene che questa debba postare 1-2 volte al giorno:

frequenza pubblicazione facebook twitter linkedin

Ma alla fine quanto spesso dovresti postare su Facebook e Twitter? Dipende dal tuo settore: un’indagine di Hubspot rileva come nella maggior parte dei settori la pubblicazione sia perlopiù inferiore a un post alla settimana.

Per controllare le statistiche inerenti al tuo settore ti consiglio di leggere l’articolo completo: How Often Should You Post on Social Media? Benchmarks for 9 Different Industries.

 #5 Usa 1 o 2 hashtag su Twitter

Se gli hashtag sono un efficace strumento per far trovare i propri contenuti (a proposito, hai letto Hashtag 101: guida completa all’uso degli hashtag nei social media marketing?), esagerare può compromettere l’engagement, perlomeno su Twitter, dove una statistica pubblicata da Salesforce ci indica come

[bctt tweet=”I Tweets con 1 o 2 hashtags hanno un engagement più alto del 21%”]

Almeno rispetto a quelli con 3 o più hashtag, che perdono il 17% di engagement.

Nonostante ciò gli hashtag rimangono un ottimo modo per stimolare il coinvolgimento sui propri contenuti: sempre secondo SalesForce,

[bctt tweet=”i Tweets con hashtags ricevono 2 volte più engagement di quelli senza”]

Se ancora non utilizzi gli hashtags nella tua comunicazione su Twitter, purtroppo sei in buona compagnia: solo il 24% dei tweets contengono hashtags.

#6 Chiedi di fare retweet

Avresti mai immaginato che la semplice richiesta ai tuoi follower di retwittare il tuo contenuto potesse portare a un engagement maggiore?

Ce lo conferma Salesforce: i tweet che chiedono specificatamente ai follower di fare “Retweet” or “RT” ricevono un tasso di retweet  superiore di quelli che non usano questa semplice call to action.

Se chiedere semplicemente di fare “RT” porta a un retweet di “sole” 10 volte superiore, chiedere esplicitamente di fare  “Retweet” porta a un tasso di retweet 23 volte superiore!

C’è di più: analogamente a quanto succedeva con l’uso degli hashtag, solo l’1% dei brand usa questa semplice strategia di amplificazione dei propri tweet.

Il seguente studio dimostra come i brand che chiedono esplicitamente di fare retweet hanno un tasso medio di retweet del 73.48%:

retweet twitter

 

Ecco come Cadbury ha inserito la richiesta di Retweet all’interno di un proprio post:

retweet twitter 2

 

Inoltre, secondo il blog di Twitter,

[bctt tweet=”i Promoted Tweets che chiedono il retweet hanno incrementato i Retweets fino al 311%”]

#7 Usa le emoticons su Facebook

Saranno pure poco “professionali”, ma le emoticons, le famigerate faccine che riempiono social media e applicazioni degli smartphone, sembrano essere capaci di aumentare l’engagement su Facebook con:

  • un 33% di maggiori condivisioni del post;
  • un 33% di maggiori commenti del post;
  • un 57% di maggiori like.

emoticons engagement facebook

 

#8 Tanti followers non significa tanto engagment

Almeno secondo l’infografica di Hubspot: un’analisi del software di social monitoring Mention rileva come  il 91% delle menzioni da un account viene da meno di 500 followers:

91 per cento delle mentions twitter da meno di 500 follower

#9 I migliori giorni (e orari) per suscitare più engagement su Twitter? Weekend e tardo pomeriggio

Pubblicare un tweet un determinato giorno della settimana può portare più engagement?

Sembra di sì: secondo l’infografica di Dan Zarrella per Hubspot l’engagement su Twitter è del 17% più alto sabato e domenica:

engagement twitter weekend

Oltre che nel weekend, la fascia oraria consigliata sembra essere nel tardo pomeriggio:

engagement twitter pomeriggio

Nel report di Salesforce puoi trovare i migliori giorni per postare sui social media divisi per settore.

Questi dati sembrano confermati da uno studio, Social Timing Insights di Argyle Social:

Tra i dati più interessanti di questo studio:

  • Migliore fascia oraria per postare su Twitter: dalle 9 alle 19
  • Migliore fascia oraria per postare su Facebook: dalle 9 alle 19
  • Miglior giorno della settimana per fare un Tweet: durante la settimana l’engagement è maggiore del 14%
  • Miglior giorno della settimana per fare un post su Facebook: nei weekend puoi ottenere un 32% di più engagement

engagement facebook twitter b2b b2c

 

La differenza tra Facebook e Twitter sta nel fatto che mentre su Facebook abbiamo un maggiore engagement nelle ore serali, su Twitter si verifica il contrario:

twitter facebook busy hourse

 

Cerchiamo di capire questo grafico; mentre i tweet fatti durante le “busy hours” ricevono più engagement, i post su Facebook hanno un trend contrario: su Facebook i post pubblicati durante le  “non-busy hours” ricevono un 17% in più di engagement.

Come spiegare questo fenomeno? Probabilmente è dovuto al fatto che i post di Facebook rimangono in alto nel newsfeed a seconda del punteggio di EdgeRank, mentre in Twitter, i nuovi Tweets sostituiscono velocemente i vecchi.

Puoi trovare altri studi sui migliori momenti per postare sui social media in questi articoli:

Best Times to Tweet and Post to Facebook – Infographic

The Science of Social Timing Part 1: Social Networks

#10 Usa più verbi che sostantivi

Secondo la ricerca di Buffer, i tweets che contengono più verbi hanno un CTR più alto rispetto a quelli con un numero maggiore di aggettivi e sostantivi:

verbi nomi engagement

Da questo punto di vista, lo stesso Twitter suggerisce di usare delle call to action (inviti all’azione) all’interno del proprio tweet, come ad esempio:

Chiedi di scaricare un contenuto

Secondo quanto riporta Twitter, i tweets che chiedono esplicitamente il download di un contenuto seguito dal subiscono un incremento dei clics all’URL del 13%. Ecco un esempio di questa strategia:

twitter download

Chiedi di fare retweet

Come abbiamo ampiamente visto sopra e nell’esempio di Cadbury, inserire nel tweet una esplicita richiesta di retweet può far aumentare l’engagement del tweet.

Chiedi di seguire (follow)

I tweet che chiedono il “follow” lo hanno incrementato del 258%.

Ecco un esempio di applicazione di questa strategia:

twitter follow

Come si calcola l’engagement su Facebook e Twitter?

Come si calcola l’engagement sui social media? Vediamo un esempio su Facebook, dove possiamo definire l’engagement rate a livello di Pagina e di singolo post.

Riprendendo SimplyMeasured, possiamo definire l’engagement di un post su Facebook come il rapporto tra le persone che hanno commentato, cliccato like, condiviso o cliccato sul tuo post e la portata totale del post:

engagement post facebook

Per quanto riguarda la Pagina Facebook, possiamo definirne l’engagement come il rapporto tra la somma persone che hanno commentato, cliccato like, condiviso e il numero totale di “mi piace” della Pagina:

engagement pagina facebook

Usando la formula di Social Bakers, possiamo calcolare l’engagement su Twitter come il rapporto tra la somma di Replies e Retweet e il numero di followers:

engagement rate twitter

Come misurare e calcolare l’engagement su Facebook e Twitter

Come possiamo misurare e calcolare l’engagement, altrimenti definibile come tasso di interazione o coinvolgimento, in Facebook e Twitter? Ci sono numerosi tool che possono fare al caso nostro, ma partiamo dagli strumenti di misurazione che forniscono i due social: Facebook Insights e Twitter Analytics.

Misurare l’engagement in Facebook Insights

 Il tasso di interazione in Facebook è definito dal social come

la percentuale di persone raggiunte da un post, che hanno selezionato “Mi piace”, l’hanno condiviso, ci hanno cliccato sopra o l’hanno commentato.

Per vedere l’engagement dei tuoi post su :

  1. Nella parte superiore della Pagina, clicca su Insights.
  2. Clicca su Post.
  3. Scorri fino a Tutti i post pubblicati.
  4. Clicca su a destra di Clic sul post / “Mi piace”, commenti e condivisioni.
  5. Seleziona Tasso di coinvolgimento nel menu a discesa.

engagement facebook insights

Nella colonna sottostante, puoi vedere, per ogni post pubblicato, il tasso percentuale di coinvolgimento del tuo post:

engagement facebook insights 2

Misurare l’engagement in Twitter Analytics

Accedendo allo strumento di monitoraggio di Twitter, Twitter Analitycs, posso verificare, per ogni tweet negli ultimi 28 giorni, il tasso di interazione:

engagement twitter analytics

Autoresponder: Come Convertire (in Automatico) il 50% dei Contatti in Clienti

autoresponder

Partiamo dall’inizio: Cos’è un Autoresponder?

Bonus Gratuito per te: Ho preparato 4 Video Inediti che ti guidano alla scoperta della migliore strategia di web marketing per il tuo sito: Scaricali qui ora!

Magari lo conosci già e lo usi, magari non ne hai mai sentito parlare: in entrambi i casi un autoresponder è un must have nella tua strategia digitale.

Ma andiamo per gradi: di cosa stiamo parlando? Un autoresponder è un sistema, integrato solitamente in un software di newsletter come Mail Chimp, che ti consente di inviare automaticamente delle mail a un utente che sia iscritto a una lista.

Perchè usare un Autoresponder? 3 validi motivi

Ok, quindi un autoresponder ti consente di inviare una sequenza di mail, in automatico, a una lista di mail.

A differenza delle tradizionali newsletter (broadcast), la sequenza è automatizzata e ti consente:

  • di risparmiare tempo creando un processo in cui ti metti in comunicazione in modo automatico con i tuoi iscritti alla newsletter;
  • di comunicare con un utente che, entrato nel tuo sito, non è ancora pronto per comprare il tuo prodotto o servizio, magari perchè ci deve pensare, non si fida…
  • di costruire un rapporto, comunicare credibilità, awareness, grazie alla veicolazione di contenuti di valore e periodicamente, come vedremo, offerte commerciali;

Il ROI dell’Email Marketing

Ok, ma conviene? Qual è il ROI di questo strumento?

Vediamo 3 statistiche a questo proposito:

 

email marketing roi

 

Ricapitolando:

[bctt tweet=”il ritorno dell’investimento del email marketing rispetto ad altri strumenti è di $39.40″]

[bctt tweet=”per ogni $1 speso nel email marketing, il ritorno medio è di $44.25″]

[bctt tweet=”il ritorno dell’investimento del email marketing rispetto ad altri strumenti è di $39.40″]

Che Autoresponder scegliere? Gratuito, Italiano o semplicemente… efficace?

Ok, una volta che abbiamo ne capito l’importanza, bisogna scegliere lo strumento, ovvero: che autoresponder scegliamo?

Tutti i software di newsletter, come Mail Chimp, Mail Up, Get Response, Aweber…hanno un autoresponder integrato.

Se vuoi optare per un autoresponder gratuito puoi effettuare una ricerca su Google, ma il mio consiglio è di investire in un autoresponder che sia prima di tutto efficace e completo.

Una buona soluzione per un autoresponder italiano è MailUp, la piattaforma di newsletter che consente, tra l’altro, l’invio di SMS.

In lingua inglese, puoi scegliere l’autoresponder di uno dei maggiori software di invio di newsletter. Vediamone alcuni.

Get Response

GetResponse è una soluzione di email marketing ricca di funzionalità, completamente scalabile e in grado di gestire piccole e grandi liste (oltre 1 milione di iscritti). Attiva da oltre 10 anni, fornisce applicazioni per la creazione e la gestione di posta elettronica, newsletter e autoresponder che convertono i contatti in clienti. Attraverso  le pratiche e le relazioni stabilite con i principali Internet ed e-mail Service Provider anti-spam, GetResponse ha mantenuto gli standard più elevati possibili di consegna delle mail, assicurando che i messaggi inviati offrano il massimo rendimento possibile .

Aweber

Aweber è uno dei più diffusi strumenti per l’invio di newsletter. Fornisce gli strumenti necessari per inviare e-mail: dalle liste alla creazione di campagne, fino all’autoresponder.

E’ possibile provarlo gratuitamente per 30 giorni, poi i prezzi partono dai 19 dollari.

Mail Chimp

Grazie alla possibilità di aprire un account gratuito fino a 2000 iscritti, Mail Chimp è diventato uno dei software di invio newsletter più diffusi.

Nella versione a pagamento è dotato di un autoresponder: vediamo insieme il funzionamento di quest’ultimo in 8 passi.

Come creare un Autoresponder in Mail Chimp in 8 passi

Mail Chimp, come altri software di newsletter, è dotato di un sistema di autoresponder, non utilizzabile però da chi ha un account gratuito.

Vediamo come creare un autoresponder con Mail Chimp in 8 passaggi.

Il primo passo è accedere alla sezione “Automation” dal menu di navigazione in alto:

automation mail chimp

 

Il secondo step è cliccare su “Create Automation Workflow”:

create automation workflow mailchimp

 

Successivamente, devi scegliere la lista a cui saranno inviate le mail automatizzate dell’autoresponder. Se non ha ancora creato una “List”, in Mail Chimp, ovvero una lista di indirizzi mail e nomi, puoi crearla facilmente dalla sezione “List” del menu di navigazione in alto:

select a list autoresponder mail chimp

 

 

A questo punto Mail Chimp ti consente di scegliere tra varie tipologie di autoresponders (“workflow types“): ti consiglio di scegliere “Educate Subscribers”:

educate subscribers mail chimp autoresponder

Nella fase successiva devi settare alcune impostazioni del tuo autoresponder, in particolare:

  • il nome della tua successione di mail (workflow name);
  • la mail del mittente dell’autoresponder, quindi la tua email; tieni conto che sarà anche la mail a cui arriveranno eventuali risposte alle tue newsletter;
  • il nome del mittente, ovvero il tuo nome e cognome o il tuo nome e il nome dell’azienda.

Riguardo all’ultimo punto, ti ricordo che inserire il tuo nome completo nel mittente o almeno il tuo nome e l’azienda (come “Emanuela di Zalando”) ti consente di dare maggiore personalità alla mail e incentivare le possibilità che il destinatario apra il messaggio.

 

workflow configuration mail chimp autoresponder

 

Siamo in un punto fondamentale: l’autoresponder e la sua successione automatica di email si attiveranno in presenza di 2 condizioni, indicate nella figura con i numeri 1 e 2:

  1. la prima condizione che deve verificarsi è ovviamente che una persona si iscriva alla lista che prima hai indicato come oggetto del tuo autoresponder;
  2. la seconda condizione è che se importi manualmente degli indirizzi alla lista, questi riceveranno le mail previste dal tuo autoresponder.

autoresponder Configure Trigger   MailChimp

Ci siamo: è il momento di aggiungere le prime 5 mail del nostro autoresponder, che poi modificheremo a nostro piacimento:

autoresponder  add 5 Emails   MailChimp

 

A questo punto basterà:

  • decidere con che frequenza verrà inviata ogni mail, modificando la sezione indicata in rosso “7 days after workflow is triggered”;
  • editare ogni mail dell’autoresponder a piacimento, inserendo un oggetto che aumenti le possibilità di apertura e un template adeguato:

autoresponder  MailChimp

Il punto di partenza? Il Lead Magnet

Ok, l’autoresponder è configurato, ma le mail?

Se non hai ancora una lista di email a cui direzionare le mail del tuo autoresponder, le devi acquisire con un lead magnet.

Cos’è il lead magnet? E’ il “magnete” che attira, come una calamita, la mail del tuo contatto. Lo attira all’iscrizione alla tua lista da cui parte proprio l’autoresponder.

Però attenzione: come la calamita, hai bisogno di qualcosa che attiri il visitatore, cioè qualcosa che lo convinca a darti la mail in cambio di qualcosa.

Una semplice iscrizione alla newsletter basta? Magari anni fa, ma ora no: video corsi, report, ebook, sconti: devi dare qualcosa in cambio, di valore e che sia attinente al tuo target.

Come aumentare l’apertura delle tue email nell’autoresponder (e diminuire le disiscrizioni): 10 consigli

Lo sapevi? Secondo una ricerca pubblicata da Convince and Convert, 15 Email Statistics That Are Shaping The Future:

[bctt tweet=”il 35% dei destinatari della tua email la aprirà basandosi solo sull’oggetto “]

E’ importante che tu curi il mittente e l’oggetto delle tue email. Del mittente abbiamo già parlato: dato che scrivi a una persona, identificati come una persona a tua volta, inserendo il tuo nome e cognome.

Per quanto riguarda l’oggetto, ecco alcuni consigli per scrivere un oggetto delle mail che stimoli il tuo destinatario ad aprire la mail.

Usa le 2 P: Personalizzato e Persuasivo

Personalizzato

Il primo passo per scrivere un oggetto delle mail efficace è scriverlo personalizzato e persuasivo.

Puoi personalizzarlo facilmente, inserendo la variabile */FNAME/* nell’oggetto in Mail Chimp: in questo modo il sistema sostituirà in automatico la stringa con il nome del tuo iscritto alla lista, consentendo di personalizzare l’oggetto con il nome del destinatario:

personalizzare oggetto mail chimp

 

Persuasivo

Ok, dopo aver personalizzato l’oggetto indicando il nome del tuo destinatario come puoi renderlo persuasivo? Ecco 7 consigli che ho pubblicato nell’articolo:

11 Strategie per le tue Newsletter: Guida Definitiva all’Email Marketing

consigli oggetto persuasivo email

Puoi trovare altre idee su come scrivere un oggetto persuasivo nel mio articolo:

Headline: 12 Tecniche per Aumentare del 500% Clic, Condivisioni e Conversioni

Scrivi un oggetto breve

Scrivi un oggetto breve nelle mail del tuo autoresponder: secondo una ricerca di Hubspot, le mail con oggetti sotto le 10 caratteri hanno un tasso di apertura del 58%:

[bctt tweet=”Le email con oggetti compresi tra le 6 e 10 parole hanno i maggiori tassi di apertura. “]

Questo fenomeno è dovuto probabilmente al fatto che la maggior parte delle nostre mailbox mostrano circa 10 parole, per poi troncare l’oggetto.

Getresponse, il noto software per l’invio di newsletter, ha pubblicato un’infografica con i fattori che condizionano l’open rate, ovvero l’apertura delle email.

Tra i più importanti:

[bctt tweet=”58% è il tasso di apertura delle mail con un oggetto breve, inferiore ai 10 caratteri “]

[bctt tweet=”64% delle persone aprono le mail sulla base dell’oggetto”]

[bctt tweet=”22% è il tasso di maggiore apertura delle mail con un oggetto personalizzato “]

Ecco l’infografica:


La 1° finalità del tuo autoresponder? La Lead Nurturing, ovvero nutrire il tuo contatto

Entriamo nella fase dei contenuti: cosa devo scrivere nelle mail del mio autoresponder? Che linea editoriale devo tenere?

Lo vedremo tra poco: intanto sappi che la finalità delle tue mail nell’autoresponder sarà una: nutrire il tuo destinatario di contenuti di valore, al fine di creare un contatto, aumentare il tuo trust e l’awareness del tuo brand (quanti paroloni!).

Detta in termini tecnici: devi fare lead nurturing.

Non sei convinto? Beh ti basteranno alcune statistiche pubblicate su Hubspot:

[bctt tweet=”il 50% dei tuoi contatti non è pronto ad acquistare “]

[bctt tweet=”l’assenza di lead nurturing porta il 79% dei contatti a non diventare mai clienti”]

[bctt tweet=”le aziende che fanno lead nurturing generano il 50% di più clienti potenziali al 33% in meno del costo”]

[bctt tweet=”i contatti oggetto di attività di lead nurturing fanno i 47% in più di acquisti “]

Le 4 fasi del Lead Nurturing

L’autoresponder è uno strumento efficace all’interno di un processo generale di lead nurturing composto da 4 fasi:

  1. know: è la fase in cui tu entri a contatto con il tuo lead, che si iscrive alla tua newsletter in cambio di un lead magnet;
  2. like: è la fase in cui, tramite l’invio di contenuti di qualità, generi awareness, credibilità, entri in rapporto e inizi a piacere al tuo destinatario;
  3. trust: iniziando a piacere, acquisti credibilità dal tuo lead;
  4. buy: solo dopo aver creato un rapporto, acquistato credibilità, il tuo lead sarà propenso a valutare un acquisto del tuo prodotto o servizio:

 

autoresponder processo

Cosa scrivo nelle email del mio autoresponder? 2 buone strategie di linea editoriale (+1 da evitare)

Ricapitoliamo:

  • abbiamo settato le impostazioni del nostro autoresponder in Mail Chimp (o in un altro software);
  • abbiamo creato un oggetto persuasivo, che stimoli l’apertura delle mail;

E’ arrivato il momento di pensare a cosa comunicheremo ai nostri destinatari con l’autoresponder: da questo punto di vista ci sono 2 strategie possibili, illustrate da Pat Flynn nel suo articolo 4 Types of AutoResponder Series and The One You Should Absolutely Avoid. Vediamole insieme.

Strategia #1: l’esca e l’amo

In questa strategia, la più classica, invio una serie di mail veicolando contenuto di valore.

Dopo alcune mail di questo tipo, a cadenza periodica, posso fare un’offerta commerciale:

bait-and-hook autoresponder

Questa strategia è una delle più utilizzate, perchè funziona: le mail di contenuto creano un rapport con chi le riceve, veicolano credibilità e awareness, essenziali per proporre con successo e in modo non spammoso l’offerta commerciale.

Strategia #2: La strategia Pat Flynn

La strategia proposta da Pat Flynn consiste nel veicolare una serie di mail di alto contenuto alternate ad altre dove vendere un prodotto  no! Dove creare engagement, condivisione dei contenuti.

Ok, e la vendita? Non c’è mai, non in modo diretto, ma avviene comunque: il tuo destinatario, un pò per riprova sociale (a questo proposito vedi Le 6 Armi della Persuasione di Cialdini e come usarle nel Web Marketing), un pò perchè hai accresciuto la credibilità nei suoi confronti con una serie di email, alla fine arriverà sul tuo sito e scoprirà i tuoi prodotti o link affiliati. Magari in maniera indiretta, tramite la pagina Facebook o altri social, ma lo farà.

Almeno secondo Pat Flynn, che crede che stimolare nelle email l’engagement del destinatario (ad esempio chiedendo di cosa vorresti che si parlasse nel blog) faccia sentire quest’ultimo coinvolto e crea una relazione.

Ecco come funziona lo schema:

the-pat-flynn autoresponder strategia

Strategia #3: Atterrallo e Colpiscilo

ground-and-pound autoresponder

C’è bisogno che ti dica di non praticare questa strategia vero?

Come avrai intuito dal nome stesso, la strategia Ground And Pound, letteralmente “Atterrallo e Colpiscilo”, consiste nell’inviare solo mail promozionali.

Qualche contenuto di valore? Macchè.

Un minimo di engagement? Ma figurati.

Solo promozioni, offerte, saldi, insomma vendere, vendere, vendere.

Vuoi vedere un esempio di questa strategia? Iscriviti alla newsletter di MyProtein.com.

Questa strategia potrebbe anche essere funzionale,  se il tuo modello di business assomiglia a quello di MyProtein: offerte nuove e diverse ogni giorno.

In altri casi genera un ovvio risultato: la disiscrizione del’utente dalla mailing list e la disaffezione al marchio.

Come sta andando il tuo autoresponder? 4 metriche per valutarlo

Come sai se stai facendo un buon lavoro con il tuo autoresponder?

Hai bisogno di metriche di riferimento. Eccone 4 fondamentali:

  • tasso di apertura (open rate): quanto vengono aperte le tue email?
  • tasso di clic: quanto vengono cliccati i link nelle vostre mail?
  • tasso di iscrizione: quanti utenti si iscrivono mensilmente alla tua newsletter?
  • tasso di disiscrizione: quanti utenti si disiscrivono mensilmente alla tua newsletter?

Sei sopra o sotto la media? Per capire a che punto sei ci viene in aiuto una statistica aggiornata nel 2015 pubblicata da Mail Chimp, che analizza i tassi medi di apertura e clic al link nella tua mail a seconda del tuo settore di appartenenza (l’immagine è tratta da SmartInsights):

Email marketing statistics 2015 compilation

 

 

 

 

10 Strategie (+ 3 Strumenti) per Migliorare il Tuo Modulo di Contatto (e Ottenere + Clienti)

Bonus Gratuito per te: Ho preparato 4 Video Inediti che ti guidano alla scoperta della migliore strategia di web marketing per il tuo sito: Scaricali qui ora!

Nella tua attività vendi un prodotto o vendi un servizio?

A seconda di qual’è il tuo caso, il tuo obiettivo online cambia.

Nel primo caso, il tuo obiettivo online, detto “conversione” in termini tecnici di web marketing, sarà ovviamente la vendita del tuo prodotto, che avverrà direttamente nel tuo sito. Ad esempio, potresti avere un sito ecommerce, o semplicemente vendere un singolo prodotto in una pagina di vendita come una landing page.

E nel secondo caso? Qual’è l’obiettivo di un sito che vende un servizio?

Facciamo un esempio. Ipotizziamo tu venda dei servizi di web marketing.

Il tuo obiettivo sarà raccogliere dei contatti di potenziali clienti, attività detta Lead Generation: in questo caso, per raggiungere il tuo obiettivo, avrai bisogno di un modulo di contatto o form, come questo che segue:

modulo di contatto

Bene, forse non immagini quanto il tuo modulo di contatto o form possa aiutarti, se ottimizzato, ad ottenere più contatti di potenziali clienti o quanto possa letteralmente ostacolarti nel tuo intento e letteralmente spedire fuori dalla pagina i visitatori che hai faticosamente fatto entrare, con 3 danni economici conseguenti:

  • un danno economico diretto, perchè perdi la possibilità di una conversione, che in questo caso è il contatto di un tuo cliente potenziale;
  • un danno economico indiretto, perchè sarà vanificata la spesa fatta per portare il visitatore nel tuo sito;
  • un danno economico dato dal fatto che probabilmente quel visitatore non tornerà più nel tuo sito, a meno che tu non ci istituisci una connessione.

In questo articolo vediamo 10 strategie e 3 strumenti per creare un modulo di contatto o form ottimizzato per le conversioni, ovvero un modulo di contatto che incentivi la compilazione da parte del tuo potenziale cliente.

Il primo passo per creare dei moduli di contatto che gli utenti compileranno è semplificarlo, ad esempio riducendone i campi.

#1 Riduci i campi da compilare (a 1 o 2)

Per quanto ci siano statistiche che dimostrano come a volte più campi da compilare generano più conversioni, in linea generale la presenza di meno campi genera più conversioni, forse perchè, come regola generale del web marketing

[bctt tweet=”Più passaggi faccio fare al visitatore del sito, più è difficile che arrivi alla conversione “]

Le statistiche sembrano confermare che, di media, meno campi generano più iscrizioni. Ma quanti campi?

Secondo una ricerca compiuta da Unbounce:

  • tenere solo uno o due campi da compilare nel modulo di contatto genera un tasso di conversione più alto, rispettivamente del 17% e 15.11%, che cala al 11.61% in presenza di un 3° campo;
  • da 4 a 7 campi abbiamo un crollo del tasso di conversione;
  • dagli 8 ai 10 campi assistiamo a una risalita del tasso di conversione, probabilmente dovuta al fatto che chi chiede così tanti campi ha qualcosa di equivalente da offrire in cambio, tale da motivarne la compilazione: a questo proposito ti parlerò più sotto della regola della bilancia.

unbounce_formfield_data-568x317-1

 

Secondo un’infografica su Quicksprout, Imagescape ha aumentato il tasso di conversione del 120% riducendo i campi da 11 a 4:

how-to-optimize-contact-forms 2

Ok, ipotizziamo tu voglia raccogliere i dati degli utenti per una newsletter.

Se dobbiamo tenere un massimo di 2 campi per avere il massimo del tasso di compilazione di un form, teniamo solo la mail o chiediamo anche il nome?

Chiedo il nome e la mail o solo mail? Questo è il dilemma

Quando fai list building, ovvero, detta in parole povere, cerchi di costruirti un database di email, ad esempio concedendo in cambio un lead magnet una guida, un ebook, o l’accesso a contenuti speciali, puoi scegliere di richiedere solo la mail o il nome e la mail.

Entrambi gli approcci sono molto usati: nel primo, quando richiedi solo la mail, le tue possibilità di conversione sono maggiori, secondo le statistiche di poco più del 2%. Ovvero: se una persona deve scegliere di compilare un modulo per avere accesso al tuo contenuto, è più probabile che inserisca solo la propria email, piuttosto che nome e email.

Il motivo è abbastanza semplice da intuire: come regola generale, quando dobbiamo far compiere un’azione a un utente, meno sono i passi che l’utente deve compiere più probabile che arrivi alla fine!

Se chiedere solo la mail alza il tasso di conversione, d’altra parte non avendo il nome del tuo destinatario non puoi usare la strategia di includerlo nell’oggetto della mail e nel corpo del messaggio stesso, riducendo le possibilità di personalizzazione della mail e quindi il tasso di apertura.

Cosa scegliere? La scelta sta a te: da una parte, chiedendo solo la mail, hai maggiori possibilità di conversione, dall’altra hai maggiori possibilità di apertura del messaggio. Cosa scegli?

Devi ridurre i campi da compilare? 2 strategie per accorparli

Ecco alcuni suggerimenti per ridurre i campi da compilare accorpandoli:

  • hai bisogno di chiedere il nome e il cognome? Puoi accorparli in un unico campo.
  • se devi chiedere un’informazione aggiuntiva, perchè non la accorpi nel modulo di contatto?

Ad esempio, se vuoi ottenere delle informazioni ulteriori senza aggiungere campi (e quindi potenzialmente minare il tasso di iscrizioni) puoi prendere spunto da Zalando con la propria iscrizione alla newsletter (notare il lead magnet da 5 euro), ovvero sostituendo il bottone “invia” a due pulsanti “sono privato” “opero nel settore”:

zalando newsletter

#2 Applica La Regola della Bilancia

regola della bilancia

 

Ho ideato una regola per capire quanti campi tenere nel tuo modulo di contatto: l’ho chiamata la Regola della Bilancia. 

Come funziona una bilancia? Due oggetti vengono tenuti sullo stesso livello se pesano lo stesso, altrimenti una delle due braccia della bilancia pende verso il basso.

Bene, ipotizziamo che sui due piatti della bilancia ci siano:

  • quello che offri
  • quello che chiedi

Se quello che offri (il tuo lead magnet per intenderci) è più di quello che chiedi, la bilancia pende dal verso giusto. Altrimenti, c’è un problema.

Una corretta applicazione della regola della bilancia mi ha consentito di acquisire 427 contatti di utenti targetizzati in solo 30 giorni. E’ bastato chiedere mettere sui due piatti della bilancia:

  • da una parte un ingente sconto sull’ingresso in una fiera di settore;
  • dall’altra la richiesta di nome e cognome, email e numero di telefono del potenziale cliente.

Per applicare correttamente la regola della bilancia nel tuo modulo di contatto, chiediti: quello che sto offrendo è superiore o equivalente a quello che sto richiedendo?

Se offri una brochure dei tuoi prodotti, che spesso gli altri tirano dietro ai clienti, e in cambio vuoi sapere vita morte e miracoli del tuo cliente, questa è una cattiva applicazione della regola della bilancia.

Se d’altra parte offri tanto e chiedi il meno possibile, ecco che il tuo modulo di contatto funziona correttamente e puoi acquisire maggiori contatti.

#3 Chiedi solo quello che è strettamente importante per il tuo obiettivo

Quando chiedi alle persone di lasciare i propri contatti, domandati di quali dati hai veramente bisogno.

Potrebbero essere solo il nome e la mail, oppure solo la mail: in ogni caso, se il tuo obiettivo è iniziare un’attività di lead nurturing, e quindi inviare delle mail informative ai tuoi iscritti, che senso ha chiedere anche indirizzo, numero di telefono…?

Più dati ho, più ne so! Dirai tu. Ma il problema è che più dati chiedi, meno persone compilano il form.

Limitati a chiedere solo quello che è strettamente indispensabile al tuo obiettivo: secondo un’infografica di Quicksprout, ad esempio, chiedere

  • l’età riduce il tasso di conversione del 3%
  • il numero di telefono riduce il tasso di conversione del 5%: se proprio devi chiederlo, spiega perchè lo chiedi.

Eliminando un solo campo, Expedia è stata in gradi di guadagnare 12 milioni di dollari:

telefono modulo contatto

#4 Dividi in 2 parti il tuo modulo di contatto (sfruttando una semplice regola persuasiva)

E se devi per forza far compilare molti campi? Puoi farlo fare sfruttando un’applicazione della regola dell’impegno e della coerenza di R. Cialdini.

Impegno e coerenza possono essere usati anche per acquisire più dati di contatto di un utente in un contesto di lead generation.

Ipotizziamo di voler raccogliere una serie di dati di un utente, come nome, cognome, indirizzo email, numero di telefono...invece che chiederli tutti in una sola volta, creando un form di contatto troppo lungo, è possibile:

  1. chiedere solo uno o due campi, come nome ed indirizzo email;
  2. in una schermata successiva, chiedere altri campi.

In sostanza si tratta di dividere in 2 il modulo di contatto, chiedendo una parte dei dati nella prima schermata e l’altra parte in una seconda, con 2 evidenti vantaggi:

  • vedendo pochi campi da compilare, l’utente sarà più incentivato a farlo, aumentando così il tasso di conversione;
  • una volta compilata la schermata iniziale, l’utente, sulla base dell’impegno e della coerenza, sarà più propenso a continuare a inserire i dati mancanti, perchè ha iniziato, si è impegnato a compiere un processo;
  • anche non compilasse la seconda schermata, avremmo comunque dei dati dell’utente (nome e indirizzo email ad esempio) sufficienti a contattarlo successivamente.

Dividere in 2 parti il modulo di contatto se hai da chiedere molte informazioni non solo ci consente di sfruttare la regola persuasiva dell’impegno e della coerenza, ma porta anche ad un’aumento del tasso di conversione, e quindi di compilazione del modulo.

Secondo il  2015 Form Conversion Report di Formstack un modulo di contatto “splittato”, ovvero diviso in 2 parti, può far aumentare il tasso di conversione dal 4,53% al 13,85%:

modulo di contatto diviso in 2 tasso di conversione

#5 Usa una barra che indica quanto manca a completare il modulo di contatto

Ancora: se hai molti campi da far compilare, perchè non comunicare all’utente quanto manca alla fine?

Questo semplice trucco può consentire di prevenire gli abbandoni di chi, ad esempio, di sta chiedendo “ma quanto manca a finire questo benedetto form?”

Ecco 2 esempi di applicazioni di questo metodo:

Multi-Step-Form-with-Progress-Bar-using-jQuery-and-CSS3

 

multi-step-validation

 

# 6 Evita il recaptcha

Il Recaptcha è un’efficace metodo di non avere la casella di posta piena di spam.

Peccato che sia un’efficace metodo anche di limitare le compilazioni del tuo modulo di contatto: la APP Animoto ha visto salire il proprio tasso di conversione (e quindi la compilazione del proprio form) dal 48% al 64% semplicemente togliendo il recaptcha:

recaptcha

Non va meglio con il “Non sono un robot” di Google, che ha comportato diminuzione del 73% del tasso di conversione, ovvero di compilazione del form di contatto:

recaptcha google

Il motivo per cui il recaptcha uccide il tasso di conversione di un form? Eccone 2:

#7 Posiziona le etichette all’interno

Quando hai dei moduli da far compilare, in corrispondenza di ogni modulo sono indicati i campi da compilare con delle etichette, come “nome” e “email” giusto no?

Bene, secondo lo studio più aggiornato sul tema, Why Infield Top Aligned Form Labels are Quickest to Scan del 2015,  dovresti inserire le etichette all’interno del form come in questo caso:

minimum-visual-fixations

 

In altri punti, come allineate a sinistra o a destra o sopra il campo da compilare, tendono ad aumentare le fissazioni dell’occhio, in certi casi facendo percepire più campi di quelli esistenti. Ecco alcuni studi compiuti sul tema che offrono risposte discordanti:

#8 Evita il menu a tendina (troppo lungo)

Se proprio devi inserire un menu a tendina, inserisci pochi campi: secondo una ricerca di Unbounce, il tasso di conversione diminuisce progressivamente mano a mano che aumentano i campi disponibili nel menu a tendina, probabilmente a causa del paradosso della scelta, secondo cui troppe scelte rischiano di immobilizzare l’utente:

menu a tendina modulo contatto

 

Al posto del menu a tendina perchè non fai il modo che il campo si completi da solo?

Secondo le statistiche l’autocompletamento dei campi è in gradi di aumentare di 6 volte il tasso di conversione.

#9 Posiziona il modulo di contatto in alto correttamente

Dove mettiamo il modulo di contatto? Above the fold no?

A quanto pare non sempre. Una ricerca compiuta da KissMetric dimostra come la posizione del form dipenda dalla complessità del prodotto o servizio:

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Detto in parole povere: più il prodotto o servizio che offri richiede una decisione ponderata, perchè è complesso, o costoso, più è indicato che il form vada in fondo. Viceversa, se ciò che chiedi è semplice e immediato da capire, posiziona il form in alto.

Ecco come, in una landing page lunga e complessa, posizionare il form in fondo alla pagina abbia fatto aumentare il tasso di conversione del 304%:

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#10 Spostalo a destra

Un semplice modo di incrementare il tasso di conversione del tuo modulo di contatto del 24,6%? Spostarlo da sinistra a destra, almeno a seconda della case history pubblicata da Quicksprout.

Il motivo? Probabilmente leggendo da sinistra verso destra siamo abituati a fare più attenzione a ciò che ci troviamo a destra:

destra sinistra

Qual’è un buon tasso di conversione in una lead generation?

Ok, abbiamo detto che vogliamo migliorare il nostro modulo di contatto per aumentare le conversioni. Ma qual’è un buon tasso di conversione?

Formstack ha compiuto una ricerca da cui emerge che il tasso di conversione medio per un modulo di contatto finalizzato a raccogliere i dati degli utenti (per la lead generation appunto) è del 11%:

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E ovviamente il tasso di conversione varia a seconda del settore considerato:

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3 strumenti per ottimizzare il tuo modulo di contatto

Formisimo

E’ uno strumento di analytics per i form e moduli di contatto. Il software ti fornisce delle metriche per capire come mai le persone non compilano il tuo modulo di contatto (o il tuo modulo di checkout nell’ecommerce) e incentivare così tasso di conversione e costo di acquisizione del cliente.

 Formstack

Formstack è un software che ti consente di creare dei form con delle caratteristiche che ti consentono di catturare il lead e ottimizzare le possibilità di conversione.

Crazy Egg (o un altro software per le Heat Map)

Ti sei mai chiesto cosa combina il tuo utente davanti al tuo modulo di contatto? Dove clicca, dove sta fermo…? Te lo dicono le heat map, dei sistemi di tracciamento di ciò che avviene nel tuo sito. Per implementare una heat map puoi usare uno strumento come Crazy Egg.

 

Headline: 12 Tecniche per Aumentare del 500% Clic, Condivisioni e Conversioni

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Bonus Gratuito per te: Ho preparato 4 Video Inediti che ti guidano alla scoperta della migliore strategia di web marketing per il tuo sito: Scaricali qui ora!

Si dice spesso che non si dovrebbe giudicare una persona dalla prima impressione: se questo può essere vero per le relazioni sociali nel mondo reale, nel mondo virtuale dei siti web è mai più vero l’esatto contrario.

Di media, 8 persone su 10 giudicheranno il sito dalla prima impressione: e come la prima cosa che vediamo di una persona è la testa, così la prima impressione sul tuo sito web è data dalla linea di testa, quella che in gergo giornalistico viene chiamata headline.

Perchè non puoi trascurare l’headline: 3 statistiche

Per capire il potere che ha l’headline nel contesto del tuo sito web, ti basti sapere che secondo le statistiche non solo

  • ma un’headline efficace può incrementare l’efficacia del tuo contenuto fino al 500% e

Ma cominciamo dall’inizio con la domanda ovvia: cos’è l’headline?

Cos’è una Headline?

Quando un visitatore arriva sul tuo sito, è alla ricerca di soddisfare un bisogno, giusto no?

Bene, l’headline è la frase che ti dice quale bisogno il tuo prodotto o servizio vuole soddisfare.

Che tu voglia scrivere un articolo, una landing page o un semplice titolo di un annuncio pubblicitario, scrivere una headline efficace è indispensabile per ridurre gli abbandoni del tuo sito, aumentare il CTR, le condivisioni e le conversioni. 

Come? Con 12 tecniche statisticamente provate e che funzionano.

12 Tecniche per Creare Headline che Generano +500% di Clic, Condivisioni, Conversioni

Quali sono le caratteristiche di un headline che converte? Ce lo dice uno studio svolto da Conductor e pubblicato su Moz, 5 data insights into the headlines readers click: vediamole insieme.

headline conductor 1

#1: Liste, numeri e cifre nell’headline generano…

Più clic

Il primo dato è chiaro: l’headline più cliccata ha al suo interno delle cifre, dei numeri, come ad esempio:

i 30 migliori strumenti per creare headline che convertono

3 strategie per headline per incrementare la condivisione dei tuoi articoli del 300%

Più condivisioni

La creazione di titoli in forma di lista (detti per l’appunto “listicles”) non solamente vince la classifica dei migliori metodi per creare un headline con il 36% delle preferenze, ma le listicles sono in grado anche di aumentare le condivisioni dell’articolo, come dimostra una ricerca svolta da Buzzstream su 220.000 contenuti:

buzzstream liste headline

Più conversioni

Non è finita: usare numeri e cifre nei tuoi titoli non genera solo più clic e condivisioni, ma anche più conversioni: secondo l’A/B test compiuto da Highrise, l’headline con un numero al suo interno è stata in grado di generare un tasso di conversione del 30% superiore a quella senza:

Writing Decisions  Headline tests on the Highrise signup page – Signal v. Noise

A cosa è dovuto il successo delle “liste”, ovvero dei titoli che usano numeri e cifre? 

Potremmo dare 2 risposte a questa domanda:

  1. le persone sono in cerca di modi per aumentare la propria efficienza: i numeri sono un efficace strumento per soddisfare questa necessità;
  2. i numeri sono un modo efficace e diretto e conciso di dare al lettore una serie di idee, di risposte intorno a un problema, dando possibilità di scelta e limitandone allo stesso tempo l’eccesso, ovvero il noto paradosso della scelta.

Come possiamo scrivere delle headline che usino le liste, ovvero cifre e numeri in modo efficace?

Ecco 4 consigli:

  • Usa delle cifre non tonde: piuttosto che “le 10 strategie per scrivere headline efficaci” potresti scrivere “le 9 strategie” o “le 11”
  • Più è alto il numero, più colpisce l’attenzione del lettore perchè significa una maggiore quantità;
  • Usa i numeri in cifre, piuttosto che in lettere;
  • abbina alle cifre dei termini adeguati, come modi, consigli, segreti, trucchi, idee, tecniche, statistiche, ad esempio: “11 ragioni per cui la tua headline non converte” oppure “i 17 modi per scrivere headline efficaci”.

#2 Parla al tuo interlocutore

Quando scrivi una headline, la scrivi per una persona che la leggerà: allora perchè non rivolgersi a lei direttamente? Non per niente al secondo posto della classifica dei migliori modi di redigere una headline di Conductor c’è il “TU”, come ad esempio “perchè hai bisogno di una buona headline”.

#3 Usa “Come”

Le headline di successo sono spesso nella forma “how to”, ad esempio “come scrivere headline efficaci”.

#4 Fai una domanda

La domanda stimola al cervello una risposta, che il visitatore troverà nel resto del tuo contenuto. Ecco perchè le domande sono usate nelle headline e, ad esempio, nei titoli degli annunci pubblicitari di Google Adwords.

# 5 Usa le parole giuste

Gratis

Per quanto sia una parola abusata, usare il termine “gratis” nella tua headline può rivelarsi una tecnica efficace, perchè riduce il rischio e l’impegno che l’utente percepisce nel decidere se provare a o meno il tuo prodotto o servizio (in modo analogo funzionano i costi ridotti e la garanzia soddisfatti o rimborsati).

Il caso tipico di utilizzo di questa tecnica lo conosci bene: ti sarà sicuramente capitato di usare un software nella versione “free trial”: questa tecnica, insieme all’utilizzo del numero, ha consentito ad Highrise di incrementare il proprio tasso di conversione del 30% come abbiamo visto sopra.

Sparala grossa

Nella tua headline puoi usare dei termini come migliore, mai, perfetto, definitivo ad esempio:

Headline: la guida definitiva

Attenzione però a non esagerare: secondo le statistiche di Conductor, la tolleranza ai titoli che “la sparano grossa” è limitata a 1-2 termini, anche se il 25% degli utenti è attratto da headline estreme come “i 27 migliori e più efficaci modi mai letti per creare una perfetta headline”:

superlativi headline

#6 Scrivi a lei o a lui?

Quando scrivi una headline, è importante sapere se è destinata a un target prevalentemente femminile o maschile.

Secondo Conductor,

  • i lettori di sesso femminile apprezzano maggiormente le headline contenenti numeri e cifre e quelle che iniziano con “come”;
  • quasi a pari merito tra le scelte dei due sessi le altre modalità di scrivere una headline: rivolgersi direttamente al lettore, usare il “come”, o creare una headline in forma di domanda incontrano un gradimento percentuale pressochè analogo.

headline maschio femmina

# 7 Fai un confronto

Quando scrivi una headline, potresti fare un confronto diretto con la concorrenza.

Ad esempio, il software KissMetric ha incrementato il tasso di conversione del 40% semplicemente mettendosi in comparazione con Google Analytics con una semplice frase: 

“Google Analytics tells you what happened, KISSmetrics tells you who did it”

kiss metrics headline

# 8 Sii coerente con la tua campagna pubblicitaria

Spesso la tua headline comparirà su una landing page: bene, il traffico che arriverà sulla tua landing page probabilmente verrà da uno strumento di advertising come Google Adwords.

Un A/B test compiuto da California Closets ha portato a un aumento del 115% del tasso di conversione semplicemente mantenendo la coerenza tra l’annuncio pubblicitario pay per clic e la pagina di destinazione:

california closets ab test

Se il titolo del tuo annuncio di Google Adwords è “Vuoi migliorare del 30% il tuo tasso di conversione” allora la tua headline dovrà rispettare questa promessa, altrimenti il tuo visitatore si sentirà disorientato.

# 9 Sii chiaro

La tua headline deve essere comprensibile al lettore: non è solo una regola di buon senso, ma è anche confermato dallo studio di Conductor: non a caso la preferenza data ai numeri, al rivolgersi all’interlocutore e all’uso del “come” conferma la tendenza del lettore a preferire una headline che non lascia spazio all’ambiguità sul contenuto dell’articolo o su ciò che abbiamo da offrire:

headline chiarezza

 

2  modi di esser chiaro con la tua headline

Ecco 2 modalità per realizzare una headline chiara e diretta:

  • dì cos’è il tuo prodotto o servizio;
  • cosa otterrà chi usa il tuo prodotto o servizio: Adroll, il software per il retargeting, promette “Do more with your data”. Analogamente l’headline di Lead Pages “Grow your business. Collect more leads. Drive more sales.”

#10 Usa le maiuscole

Secondo Conductor, l’85% degli utenti preferisce i titoli scritti:

  • con le prime lettere di ogni termine scritte in maiuscolo (64%), ad esempio: Come Usare le Maiuscole nelle Headline
  • con l’intero titolo scritto in maiuscolo (21%): COME USARE LE MAIUSCOLE NELLE HEADLINE

Come sai, scrivere in maiuscolo online equivale a gridare, ma il primo consiglio è uno spunto interessante che puoi usare nelle tue headline.

maiuscole headline

#11 Emoziona

Inutile dirlo: quando scrivi la tua headline dovresti emozionare il tuo lettore. Se riesci a suscitare un’emozione, puoi avere maggiori condivisioni:

Buffer_headlines_Charts_numbers

e il modo migliore per emozionare è scegliere le parole che puntano dritto al cuore.

Tranquillo, se non hai idee ecco 2 strumenti che ti possono aiutare a comporre delle headline che emozionano:

  • Emotional Marketing Value Headline Analyzer è un tool che “ascolta” il tono della tua headline e ti consente di scoprire se è più “empatica”, “spirituale” o “emozionale”. Il tool dà anche un voto alla tua headline e ti consente di selezionare il settore di appartenenza.
  • le 180 power words: Coschedule ha pubblicato una bella immagine che sintetizza le 180 parole che puoi usare nella tua headline per emozionare il tuo lettore:

write-emotional-headlines-power-words

#12 La lunghezza perfetta? 2 parti & 8 parole

La struttura dell’headline perfetta? 2 parti e un numero di 8 parole.

8 parole? Sì, almeno secondo lo studio del Guardian, secondo cui le headline che stanno in 8 parole hanno un CTR del 21% superiore.

In realtà, mantenersi tra un numero compreso tra 5 e 9 parole può rivelarsi altrettanto efficace, in quanto da uno studio sembra corrisponda al range di informazioni che la mente umana può tenere in memoria.

Studi di usabilità d’altra parte sembrano confermare che l’attenzione del lettore su focalizza sui primi e sugli ultimi 3 termini di una headline, che costituiscono le 2 parti su cui fare attenzione.

6 strumenti e 150 idee per ideare una headline creativa

A corto di idee? No problem.

Qui trovi 150 idee per la tua headline: ti basterà completare gli spazi vuoti ed adattarlo al tuo prodotto o servizio.

Vuoi andare ancora più veloce? Ecco 4 tool che ti aiutano a generare in automatico delle headline per i tuoi contenuti.

  • Hubspot blog topic generator: a partire da un massimo di 5 parole, genera 5 possibili frasi da usare come headline.
  • Buzzsumo: quale modo migliore di scrivere una perfetta headline se non prendendo ispirazione da quelle che sono state più condivise? Buzzsumo è un software (gratuito previa registrazione) che ti consente di trovare gli articoli che sono stati maggiormente condivisi su una certa tematica.
  • Headline Analyzer di CoSchedule: è uno strumento che dà una valutazione complessiva della tua headline sotto vari punti di vista. Ti consente di confrontare varie versioni e migliorarle da un punto di vista della persuasione. Assolutamente da provare.
  • Headlines Plugin by Kingsumo: non poteva mancare un plugin per wordpress, che ti consente di confrontare le diverse versioni di una headline per capire quale potrebbe dare i risultati migliori. A pagamento.

La formula definitiva per scrivere un headline perfetta

Esiste un formula, scientifica, testata, per scrivere headlines perfette?

Forse sì, almeno secondo Buffer: è una somma di un numero, un aggettivo, una parola chiave, un termine concreto e una promessa. Ad esempio?

10 tecniche testate per scrivere headline che convertono

Analizziamola insieme.

  • 10: il numero;
  • tecniche: il termine concreto;
  • testate: l’aggettivo;
  • headline: la parola chiave;
  • che convertono: la promessa.

headline formula

 

Che ne dici?

Ti dico cosa ne penso io? C’è una buona e una cattiva notizia: la cattiva è che la formula definitiva per scrivere una headline perfetta non esiste.

Ma c’è una buona notizia: puoi trovare l’headline che funziona meglio, magari con un A/B test o con i tool che ti ho suggerito sopra.

Al tuo successo online,

Emanuele