Il Remarketing e Retargeting in Google Adwords e Facebook Advertising: una Guida Completa

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Se conosci il remarketing, probabilmente sei consapevole delle potenzialità di questo strumento.
Se non lo conosci, probabilmente ne sarai venuto a conoscenza quando sei entrato in un sito, magari hai guardato un determinato prodotto o addirittura l’hai aggiunto al carrello e poi ti sei ritrovato una pubblicità di quel prodotto che ti segue ovunque, come esemplifica in modo ironico la vignetta qui sotto:remarketing
Se entri in un sito come Amazon, Hoepli, Il Giardino dei Libri e molti altri puoi fare esperienza diretta di questo strumento, che in sostanza traccia la tua visita grazie ai cookie salvati nel tuo browser (a questo proposito puoi leggere Come Generare una Cookie Policy: I 2 Migliori Strumenti per il tuo Sito (Gratuiti, in Italiano, anche per WordPress): Iubenda e Nibirumail) e ti segue potenzialmente ovunque nella tua esperienza di navigazione.
Il remarketing o retargeting, da un punto di vista dell’utente finale può risultare piuttosto invasivo,  e come confermano le statistiche pubblicate su InskinMedia, secondo cui il remarketing può risultare noioso, intrusivo e fare persino arrabbiare:
InSkin Media retargeting reactions
D’altra parte questo strumento può essere straordinariamente efficace nell’affrontare un fenomeno allo stesso tempo fisiologico e deleterio, ovvero il fatto che
[bctt tweet=”la stragrande maggioranza di chi entra nel tuo sito ne uscirà senza convertire”]
E’ quella che in un altro post, dedicato alle 3 Migliori Strategie per Catturare il Visitatore del tuo Sito (prima che lo Abbandoni senza Convertire) ho definito come “la dura verità”.

La dura verità? La stragrande maggioranza dei visitatori del tuo sito lo abbandonerà senza convertire

La dura verità? La stragrande maggioranza dei visitatori del tuo sito lo abbandonerà senza convertire.

Lo sapevi che, secondo una statistica, il 97% dei visitatori di un ecommerce lo abbandona senza convertire?

O che il 67% di loro semplicemente acquisterà in un secondo momento?

O meglio, lo farà se ritornerà sul sito per farlo.

Uno studio ad opera di Gleanster Research conferma che fino al 50% dei visitatori qualificati (target o prospect) di un sito non sono pronti a comprare. Del restante 50% la prima metà (25%) non sono interessati, l’altra metà è pronta all’acquisto.

lead magnet

No Connection, 3 Problems

A questo punto abbiamo 3 problemi, che costituiscono un danno economico diretto ed indiretto per il tuo sito web:

Problema #1 (Danno Economico Diretto): Mancata Conversione

Se la metà dei visitatori del tuo sito non è pronta a convertire (per motivi che vedremo più sotto), c’è un danno economico diretto, derivato dalla mancata vendita;

Problema #2 (Danno Economico Indiretto): Mancato Ritorno dell’investimento pubblicitario

Se questo non bastasse, per far arrivare quel 50% di visitatori al sito web potresti aver investito in attività come campagne pubblicitarie Google Adwords, Facebook Advertising o nell’acquisizione di traffico organico tramite attività SEO e quindi aver subito un danno economico indiretto, dato dalla vanificazione dell’investimento pubblicitario;

Problema #3 (Danno Economico Indiretto): Mancato ritorno dell’utente

Ok, dirai tu, ma tanto l’utente se non è pronto lo sarà e prima o poi, e tornerà. Ne sei proprio sicuro? Secondo le statistiche riportate da Tony Haile di Chartbeat su un noto articolo sul Time, il 55% dei visitatori spenderà meno di 15 secondi sulla pagina e la stragrande maggioranza non tornerà. Perchè? Ora lo scopriamo.

L’eterno (non) ritorno del visitatore

Immagina di stare passeggiando in una città nuova: noti un negozio, ci entri, vedi qualcosa che ti piace e poi esci perchè “ci devi pensare” o non hai tempo. Il giorno dopo decidi di tornare, ma non ti ricordi esattamente dov’era: potrai ritrovarlo facilmente pensando ad alcuni riferimenti fisici tipo monumenti, altri negozi…che ti aiutano a ritrovare la strada.

Sul web tuttavia non funziona così, proprio a causa dell’assenza di riferimenti precisi. Immagina di entrare in un ecommerce tramite un link pubblicitario trovato su Facebook o Google Adwords. Vedi qualcosa che ti piace e poi esci. A differenza dell’esempio precedente, non riuscirai a ritrovare facilmente il sito, sopratutto se ci sei arrivato linkando un annuncio pubblicitario che al momento è scomparso.

La soluzione: connettersi al visitatore

Riepiloghiamo la situazione: è fisiologico che una buona parte del traffico targetizzato che entra nel tuo sito esca senza convertire. E’ altrettanto plausibile che non si ricordi il nome del sito o come ci è arrivato, perdendo ogni possibilità di ritornare e convertire. E’ necessario quindi connettersi al visitatore non appena entra nel sito. Come? Ci sono 3 modi possibili.

I 3 modi per stabilire una connessione col visitatore del tuo sito web

Ne abbiamo parlato approfonditamente nel post citato prima, in ogni caso per connettersi al tuo visitatore hai 3 possibilità:

  • e infine connetterti con il remarketing o retargeting.

Cosa puoi ottenere dal retargeting

A differenza degli altri 2 metodi, dove l’utente deve decidere se connettersi o meno a te dandoti la sua mail e il suo like, nel remarketing o retargeting il processo è automatico: nel momento in cui l’utente accede al sito dove hai collocato il tuo tag, il tuo codice di remarketing, scatta il tracciamento (salvo casi particolari), come illustra questa immagine di Sitescout:

 

remarketing

Ma quali sono gli obiettivi che possiamo raggiungere con il remarketing? Secondo una statistica pubblicata da Chango/Digiday:

  • per il 23% aumentare i profitti;
  • per quasi l’11% acquisire nuovi clienti;
  • per il 4% conquistare clienti della concorrenza

 

retargeting goals

Inoltre,

[bctt tweet=”quasi il 17% non usa il remarketing”]

Sei tra quelli? Allora continua a leggere, questa guida è per te.

Ma iniziamo a parlare di remarketing e retargeting cercando di capire cosa sono, quindi il loro significato e definizione, distinguendo remarketing da quello che spesso viene usato come sinonimo, ovvero il retargeting.

Remarketing VS Retargeting: una definizione e significato

Per quanto i due termini remarketing e retargeting vengano spesso usati per indicare la stessa cosa, nella definizione originale i 2 termini indicano cose differenti:

  • Per remarketing tipicamente si intende il processo per coinvolgere nuovamente i clienti tramite l’email marketing, come avviene ad esempio nel caso di quando gli ecommerce inviano delle email di follow up in casi come l’abbandono del carrello;
  • per retargeting invece si intende tipicamente la visualizzazione di annunci pubblicitari a un utente che ha precedentemente visitato una pagina del sito o compiuto una determinata azione di conversione.

Nonostante questa definizione, lo stesso Google usa il termine “remarketing” per indicare quello che a tutti gli effetti è un retargeting.

In questo articolo useremo i termini remarketing e retargeting come sinonimi, seguendo l’uso che se ne fa nella lingua italiana.

I 4 passaggi principali di una campagna di retargeting

Indipendentemente dallo strumento che utilizzi, i passaggi di creazione di una campagna di retargeting rimangono sostanzialmente gli stessi. Una bella immagine, tratta da Econsultacy.com, ci illustra i 4 passaggi principali di una campagna di retargeting:

  1. all’inizio del processo abbiamo un utente che atterra sul tuo sito web;
  2. lo stesso visitatore lo abbandona, solitamente senza convertire;
  3. una volta entrato nel tuo sito, grazie a un codice di retargeting, hai tracciato l’utente, a cui mostrerai un annuncio mirato;
  4. grazie a questo annuncio, l’utente potrà tornare nel sito che ha abbandonato.

retargeting

I 2 principali siti dove fare remarketing o retargeting

Per quanto tu possa fare remarketing o retargeting su una grande quantità di siti, in questa guida ci concentreremo sulle 2 principali e più usate forme:

A questo punto andiamo ad analizzare nel dettaglio come creare una campagna di retargeting proprio questi 2 strumenti visti: Google Adwords e Facebook Advertising.

Come fare remarketing con Facebook Advertising

Per implementare una campagna di remarketing o retargeting con Facebook Ads devi usare le Custom Audience, di cui abbiamo parlato approfonditamente in questo articolo: Il Pubblico di Facebook Advertising: Guida Completa + 12 Strategie per Aumentare CTR e Conversioni (fino al 300%).

Entra nel tuo account Facebook Ads e vai su Strumenti > Pubblico dal menu principale.

A questo punto clicca su “Crea Pubblico”.

pubblico personalizzato simile salvato facebook ads

Hai a disposizione 3 tipologie di Pubblico, di cui le 3 più interessanti per il nostro argomento sono:

  • il Pubblico personalizzato, che ti consente di fare retargeting;
  • Il Pubblico simile: una volta che hai creato una lista di retargeting, puoi creare un’altra lista di persone affini a queste;

A questo punto seleziona “Pubblico Personalizzato”:

Come vedi dall’immagine, hai 3 opzioni: quella che ci interessa è Visite sul sito web.

remarketing pubblico personalizzato

A questo punto dovrai creare un pixel di Facebook, ovvero un codice che andrà collocato in tutte le pagine in cui vorrai tracciare gli utenti per il remarketing.

Una volta fatto questo, ti basterà creare come Pubblico chi ha visitato il tuo sito o una serie di pagine in un determinato arco temporale:

 crea pubblico remarketing

 

Come fare remarketing con Google Adwords

Come abbiamo visto sopra, Google chiama il proprio retargeting “remarketing”, che si implementa da Google Adwords.

Ci sono sostanzialmente 3 modalità di fare su Google Adwords remarketing o retargeting:

  • display: mostra a utenti che hanno visitato il nostro sito web i nostri annunci su vari siti della rete Display ;
  • search: mostra a utenti che hanno visitato il nostro sito web i nostri annunci nelle loro ricerche su Google;
  • dinamico:  mostra annunci a utenti che hanno visitato certi prodotti del nostro ecommerce.

Una volta entrato nel tuo account, accedi alla Libreria Condivisa in fondo a sinistra e una volta dentro clicca su “Segmenti di Pubblico”:

egmenti di pubblico remarketing google adwords

Aprendo il menu a tendina “elenco per il remarketing” trovi varie opzioni:

 

  • Visitatori del sito web – permette di creare una lista a partire dal tuo codice di retargeting che hai inserito sul tuo sito web;
  • Utenti delle app – permette di fare remarketing su chi ha installato al tua APP;
  • Emails dei clienti: questa funzione, molto simile al Pubblico Personalizzato di Facebook, di consente di caricare una lista di email e direzionare gli annunci agli utenti che la possiedono.

Vediamo l’opzione “Visitatori del sito web”.

elenco per il remarketing google adwords

Una volta che hai cliccato su  “Visitatori del sito web”, selezionerai “visitatori di una pagina con un tag specifico” dal menu a tendina “Chi aggiungere al tuo elenco”:

nuovo elenco per il remarketing google adwords

A questo punto potrai selezionare per quanto tempo le persone saranno sulla tua lista di remarketing (di default l’impostazione è a 30 giorni, puoi arrivare fino a 540 per la rete Display) e generare il tag cliccando su “Nuovo Tag”, tag che inserirai nelle pagine del sito dove vuoi tracciare gli utenti.

Il retargeting o remarketing dinamico

C’è un altra forma di remarketing, il remarketing dinamico.

In cosa consiste? Nel mostrare agli utenti che hanno visitato, ad esempio, un determinato prodotto nel nostro ecommerce, annunci relativi a quel prodotto:

 remarketing-dinamico

Il remarketing dinamico si può attivare con:

  • Facebook Advertising, a partire dal Power Editor;
  • Google Adwords

In entrambi i casi si dovranno creare delle liste di feed di dati da inserire in piattaforma.

Un utile risorsa per approfondire l’argomento remarketing e retargeting in Google Adwords sono le slide Remarketing e Retargeting AdWords: istruzioni per l’uso di Gianpaolo Lorusso:

Conclusioni

Ricapitoliamo gli argomenti visti finora.

Siamo partiti dalla natura double face del remarketing: da un lato strumento indispensabile per connettersi all’utente che entra nel sito e lo abbandona senza convertire, magari dopo aver aggiunto un prodotto al carrello, dall’altro strumento spesso percepito come invasivo dall’utente che lo subisce.

Il remarketing, oltre che essere un modo per far tornare l’utente sul sito che ha abbandonato, può essere anche un veicolo, diretto o indiretto, di brand awareness come dimostra la statistica riportata più sopra.

Abbiamo inoltre visto come implementare una campagna di retargeting con il Pubblico Personalizzato di Facebook Advertising e le 3 tipologie di remarketing di Google Adwords, che ci consente di raggiungere utenti sulle ricerche di Google, sui siti appartenenti alla rete display.

E infine, il remarketing dinamico, funzione che ci consente di mostrare all’utente esattamente il prodotto che ha visitato nel nostro sito ecommerce.

E tu? Hai utilizzato una di queste forme di remarketing? Parliamone nei commenti!

How to Create Landing Pages and Lead ADS for Lead Generation with Facebook: A Complete Guide

Social medias as Facebook, Twitter, SlideShare or Youtube are often used on web marketing as tools to generate goals as brand awareness or encouraging the engagement on certain contents.

But what if I tell you that it’s possible to do lead generation using social medias, Facebook in particular? I’m not talking about vague strategies that may indirectly generate leads, as potential clients contacts, I’m talking about concrete tools that you can implement inside a social network to gain potential clients contact, as name, email, telephone number.

How? Let’s start discovering how from the king of social networks, Facebook.

1+2 methods to do lead generation on Facebook

To do lead generation on Facebook you can basically follow 2 ways: going out from Facebook or staying in it.

Out of Facebook

If you want  to do lead generation out from Facebook you have to create a landing page outside Facebook, making the traffic flow into a Facebook Advertising campaign;

Inside Facebook

If you want to gain potential clients contacts without going out from Facebook, you have two possibilities:

  • You can create a landing page inside the same Facebook Page on a TAB;
  • You can to do lead generation without going out from Facebook with the goal of Lead Ads/Gaining Contacts in Power Editor.

Let’s see together these three methods, starting from the first one.

How to do lead generation “Outside Facebook”

It’s the most classic method to obtain contacts with the help of Facebook.

In this case you’ll need three things:

  • A landing page or a squeeze page hosted on your website: in this case you can make a landing page or use other landing pages creating services as LeadPages or Unbounce;
  • A Facebook Advertising campaign: to spread the targeted traffic to your landing page you can use goals as “Increase conversions on your website” o “Get people to claim your offer“;
  • A lead magnet: if you want to obtain contacts as email addresses, for instance to build a newsletter, you need a commodity, a lead magnet indeed, that can be a formative content or a coupon (as in the ecommerce case).

 

How to do lead generation “inside” Facebook

As we said before, obtaining contact datas of potential clients inside Facebook, demand different tools and strategies compared to when we spread visitors outside Facebook, towards an external website.

In particular, as we have to stay inside Facebook, I will need a Landing Page that’s in the Facebook Page itself, that, as we’ll see, we can easily create adding a customized TAB to our fan page.

It is possible to do lead generation even without a landing page, with the Facebook Advertising goal called Lead ADS.

But let’s proceed with order and let’s try to understand 4 ways to create a landing page inside Facebook.

4 Tools to create a landing page to do lead generation on Facebook

As we’ve already seen, to do lead generation using Facebook we need a landing page, to make our visitors “land”, visitors that could come from a Facebook Advertising campaign or be fan of the page.

To create a landing page inside our Facebook Page you can use some tools that we’re about to see.

Let’s start from the first one, Pagemodo.

#1: How to create a customized tab on Facebook using Pagemodo

pagemodo

Pagemodo allows you to create a customized tab on you Facebook Page, where you can insert a landing page of your choice. It’s free up to a single Facebook Page: if you want to use it for more pages, the prices are cheap.

Once inside, it’s just enough to choose “Custom Tab”:

 

Pagemodo.com custom tab

At this point Pagemodo gives you the chance to choose between different templates, some made for the contact data collection, as the ones you see here:

Pagemodo facebook tab

#2: How to to do lead generation on Facebook, assimilating from Mail Chimp in 3 steps:

If you don’t want to use Pagemodo and you usually collect your email contacts, for instance the subscribers to your newsletter, using Mail Chimp, you can easily assimilate the newsletter software in your Facebook Page, creating a tab that includes a contact form. Let’s see how to do it.

Firstly you must have a premium account on Mail Chimp, otherwise you can’t use this function.

Once you logged in, go to Account / Integrations:

 

Integrations Panel MailChimp Facebook

At this point choose “Facebook” in the integrations list and fill in this way the fields that are requested:

  • In the field “page to Use” you must insert the Facebook Page that will be integrated with the contact form tab;
  • In the field “list to use” is enough to insert the email contact list in Mail Chimp, where the email of the user that registers on the tab will go;
  • In “use signup form tab” you have to click the “yes” box in order to create a tab on your Facebook Page;
  • In “tab label” you have to insert the call to action of your tab.

Here’s how to do it:

Integrations Panel MailChimp facebook 2

And here’s how it will appear inside your Facebook Page: as you see Mail Chimp has created an added tab, that you can customize by integrating a call to action, “Receive 4 free web marketing videos” in this case

Web Marketing Academy tab mail chimp

If I click inside the tab, here’s the contact form that I created thanks to Mail Chimp:
Web Marketing Academy tab mail chimp 2

#3: Creating a landing page on Facebook using Static HTML: iframe tabs

Static HTML iframe tabs su Facebook

 

A third option to create a landing page inside our Facebook Page in order to collect some contact data, is using an app, Static HTML: iframe tabs, that allows you to add a tab using an HTML code of your choice, that you’ll insert.

Once chosen the page on which you’ll create your additional tab, where you’ll add the landing page, it will be enough to add the HTML code of your choice:

 

Thunderpenny Static HTML tab facebook

#4: How to create a landing page on Facebook using LeadPages

The fourth method to create a landing page on Facebook that we’re about to see, is all about LeadPages.

If you don’t know it yet, LeadPages is one of the best services to create landing pages and lets you create one inside your Facebook Page, as in the following example:

landing page Facebook tab LeadPages™

Recap: we saw 4 possible ways to create a landing page on Facebook: any way you choose, an additional tab on your Facebook page will always be created.

Once you created it, I suggest you to use the cover photo to focus the attention on the tab you just created, for example pointing out the section using an arrow or something indicating it, as Wishpond does on your Facebook Page:

 call to action facebook tab wishpond

How to do lead generation on Facebook using Lead ADS

As we said before, to do lead generation without going out from Facebook, you can also use a new Facebook Advertising function, that you can only use just from the Power Editor: Lead Ads.

Lead ads are a specifically created goal in Facebook Advertising to obtain potential clients contacts.

Whether your goal is to encourage people in subscribing to a newsletter, to an offer or an event or updates on your product, the Lead Ads allows you to simplify the subscribing process of the visitor, letting you acquire contact datas in the most easy, direct and effective way compared to the other Lead Generation ways on Facebook.

Why?

As you’ll see, Lead ADS seem a classic sponsored ad from Facebook Advertising, with other prefilled fields, like name, surname and email address.

As this prefilled fields could be modified from the user, this leads to important advantages to the potential clients contacts acquisition, let’s see which ones.

6 advantages of lead ads on Facebook

Advantage #1: You don’t have to go out from Facebook

We already saw how you can do lead generation using Facebook, for instance, through Facebook Advertising, to bring visitors to an internal or external landing page.

Here is the first advantage of lead ads: the user does not go out from Facebook.

And, as you know, the less the steps to do, the more the conversion is.

Advantage #2: Fields are Pre-Filled

When a user has to fill a contact form, the more fields he has to fill, the less probability he has to go till the end.

According to a statistic from Ascend2, that we already deeply analyzed  in the article called 10 Strategies (+3 tools) to improve your contact form (and gain more clients):

numero campi mail Ascend2 Email List Growth Survey Summary Report

In this case Lead ADS, by having their fields pre-filled, allow the user to do less steps, so he will easily arrive to conversion.

Advantage #3: There is no landing page

The third advantage is not having any landing page.

How? We said that the landing page helps with the user’s conversion. Yes, if it’s good, but what if it is a bad landing page? If it’s not exactly responsive?

With Lead ADS the problem is solved, the user never goes out from Facebook to go to an external landing page, but stays inside the social network.

Advantage #4: 2 steps to obtain the user’s contact

As we saw before, lead ads allow to automatically insert certain contact information which are shared from Facebook users.

This makes possible the filling of the contact form in 2 easy steps:

  •  Opening the ad;
  •  Sending the automatically filled contact form.

One more time, less steps, more conversions.

Advantage #5: You have the chance to customize through questions

Even if they don’t use a landing page, lead ads are not firm, but give the possibility to customize all the forms with open questions or multiple ones, as we’re about to see.

Advantage #6: You can integrate them with CRM and marketing platforms

Contact datas collected by lead ads can be integrated through using Eloqua, Driftrock, Marketo, Maropost, Sailthru e Salesforce, softwares that can be integrated with Mail Chimp or other email marketing softwares.

This way an immediate and personalized answers can be given to the user that subscribes.

Alternatively, you can download the gained information on potential clients manually by collecting them in a CSV file and integrating them to an autoresponder

Ok, we saw 6 reasons why you should think about using lead ads for your lead generation initiative.

But how does this tool work? Let’s see it.

How to use the lead ads or Lead ADS on Facebook

To use this function you can:

  • Enter in the ads manager and clicking on Power Editor:

 Gestione inserzioni power editor

At this point, when you’ll create a new campaign, you could choose the Lead Ads goal:

Power Editor acquisizione di contatti lead ads

At this point you’ll have to choose the ad addressee, creating a new audience or choosing a custom audience previously saved.

If it’s the first time you choose Lead Ads as goal on Facebook Advertising, you have to create a contact gaining form, that lets you choose:

  • If you’ll obtain just the email and the name and surname of your contact;
  • If adding to this datas, a number up to 3 questions.

Power Editor modulo acquisizione contatti lead ads facebook ads

The 3 questions you can ask to the user, may be customized, you decide what to write or you can base them on a topic list that Facebook suggests you inside specific sectors, as:

  • Automotive: Marca di auto, Modello di auto, Allestimento, Anno di costruzione, Concessionario di automobili;
  • Istruzione: Ambito di studi di interesse, Ambito di studi attuale, Livello più alto di istruzione, Quando pensi di iscriverti?, Corso di interesse, Posizione del campus, Quale titolo di studio ti interessa?
  • E-commerce: Con quale frequenza vuoi ricevere i nostri aggiornamenti?, Seleziona una categoria
  • B2B: Dimensioni dell’azienda, Dimensioni del team addetto alle vendite, Attività principale
  • Servizi professionali: Tipo di servizio legale
  • Assicurazione sanitaria: Stato relativo alla copertura dell’assicurazione sanitaria
  • Assicurazione auto: Chilometraggio annuale
  • Hai bisogno di assistenza?:  Hai bisogno di assistenza?, Cosa stai cercando?, Qual è il problema? Seleziona i servizi
  • Intenzioni di acquisto: Data di acquisto, Data di iscrizione, Budget, Lista di attesa

Even if some of those areas better apply to american market, you can still use these questions for every market. How? Here are some tips.

4 possible applications of Lead Ads questions

Lead Generation in Automotive sector/ Car insurance

Automotive/Car insurance: if you have a car dealer, or you sell car insurance services, you could use these questions to do lead generation on your area of interest. An advantage: if you think about Google Adwords CPC in this area, it could be much more cheap.

Lead Generation for e-commerce

Obtaining a contact list can have different purposes:

  • It lets you build an email database that you can manage through an autoresponder, this way you can avoid the cold sell;

To do it, I suggest you to give something as commodity, the most classical example for an e-commerce, lead magnet as it’s called, is a coupon, as Zalando does.

Lead Generation for B2B

You can use questions about B2B to do lead generation, as an alternative for the expensive (and less targetable) LinkedIn Advertising.

How to create an ad on Lead ADS

Once you filled the question, you have to choose:

  • The ad, in other words, the creative contents of your ad;
  • The url of the page to the privacy treatment, that you can generate using a plugin like this:
  • The ways of super visioning, or conversion tracking pixel.

Power Editor contenuti creativi acquisizione di contatti lead ads

 

Power Editor pixel monitoraggio acquisizione di contatti lead ads

Once you collected the leads, you can download them through your Facebook Page:

  • Go to “publishing tools” on the upper navigation;
  • Click on “lead ads forms ” and “forms library”. At this point you can download the contacts from the download link.

moduli delle inserzioni per acquisizione contatti lead ads

4 successful cases of the application of lead ads.

Does gaining contacts using lead ads work?

In which case can be used?

Land Rover

Land Rover’s goal with Lead Ads was gaining the contacts of all the people interested in receiving more information on Land Rover.

Here’s how that went, from the Kim Kyaw’s testimony, Manage, Digital Marketing and Social Media by Land Rover:

“Through a first AB test, lead ads that are born on Facebook, went beyond the performance of links that took to the page of the website in which was possibile to fill the form for the lead ads in terms of total potential clients and conversion rate, reducing up to 4 times the potential cost per client, compared to the previous strategies.”

Kyaw’s testimony gives us some interesting ideas to use lead ads:

  • Test them through an AB test: as we saw, you can do lead generation on Facebook even in other ways, for instance taking the traffic from Facebook to your landing page. Does this way work better? You can only know this testing the 2 ads, the one with lead ads and the one without it, through an AB test, about which we talked deeply in this article:How To Increase the Conversion up to 304% using an AB test: A Complete Guide

 

  • Monitor the leads, but the conversion rate and the cost of acquisition per client too, this information will give you a complete idea of your ads performance.

Stuart Weitzman

In the same way, Stuart Weitzman used the lead ads to find people who wanted to receive emails on products and recent offers.

Here’s Susan Duffy’s testimony, Stuart Weitzman’s Chief Marketing Officier:

“We offer to  the newsletter subscribers the access to esclusive updates and the chance to give a look inside Stuart Weitzman’s world. Email marketing is a precious tool to extend the reach of our stories told through images and increasing the selling. Compared to other gaining activities, lead ads did increase the effectiveness of cost per potential client up to 52% on national and international markets.”

Properati

The estate company Properati used lead ads to gain contacts, reducing the cost per client by 4 times. Here’s how they did it, according to Gabriel Gruber’s words:

“The lead ads have been a revolutionary product to Properati. In the past, we’ve tested similar products by other channels, that haven’t been effective to us. After testing lead ads, we registered a reduction of the cost per potential clients in the amount of 4 times and an increase of the number of potential clients in Brasil in the amount of 3 time”.

SonaMed

Finally, René Fielder Marketing Director of Sona Med Spa:

“Thanks to this publicity product, our initiatives of gaining new clients on Facebook reached the next level. The lead ads generated a remarkable traffic, reducing in the same time the purchasing costs to 50% compared to other similar publicity platforms. We’re very happy to continue to grow thanks to this product”

Now it’s up to you

If you didn’t think about Facebook as an effective Lead generation tool, the time has come.

You can choose if:

  • Use Facebook Advertising to direct your contacts to an external landing page;
  • Use a landing page inside your Facebook Page;
  • Use lead ads to gain contacts.

Independently from the tool you’re going to use, remember to monitor:

  • What works best, with an AB test;
  • The acquisition cost per lead;
  • The conversion rate.

And you? Have you ever used these methods of contact gaining an lead generation through Facebook? Let’s talk about it in the comment section.

 

7 Advanced (and Unconventional) Link Building Techniques to Improve the Ranking of your Website

Not mentioning Penguin, links are one of the main factors needed to position your website on organic results.

Google itself confirms that, by Matt Cutts’ words, even if he anticipates a progressive reduction of the importance of links in organic positioning, he doesn’t deny that they will remain an algorithmic factor.

So, the situation is the following: to position your website, you need quality links, but link building using traditional old school techniques could be really dangerous, even more if you match it with a wrong anchor text profile.

In this post you’ll discover 7 advanced and unconventional, at the same time, techniques to obtain link to your website: the opportunities of creating quality links are often before your eyes, you just need to discover them, let’s see how, starting from the first technique.

Tecnique #1: Gain links from who copies your website contents

Did you know that, according to a Tynt’s research, the 82% of online shared contents are copied and pasted from other websites? 4.5 more times than sharing buttons:

Tynt Reveals 82 of All Content Sharing Online Occurs via Copy Paste

Contents plagiarism is an issue that afflicts many websites and that can lead to legal consequences to who copies or simply to the danger of an algorithmic penalty, in the specific case, as Google says in the duplicated contents dedicated page, “the intent is not misleading or manipulating the results of web search engines”.

What about who is being copied? You can take advantage of this situation, making who is copying your contents without putting any links of attribution to the source, forced to do it.

How? For this purpose there come in help some WordPress plugins and a Javascript script. Let’s see them.

3 WordPress Plugins + 1 Script to make your copied contents linked automatically

CopyLink

CopyLink DEJAN seo

Copy link it’s a plugin invented by DejanSEO, a well-known australian SEO, that puts automatic links on the copied content from your website.

This helps not only who reads the copied content in finding the original source, but also who wrote the original content in gaining natural links and referral traffic.

Add link to copied text is another plugin that adds a link on a page that publishes a copied content.
It also prevents the content from being copied and replaces it with a personalized message.
This plugin adds a link to a content copied by a user, letting you personalize the sentence that anticipates the link.

To all the people who do not use WordPress or do not want to use a plugin, the solution may be a Javascript code, Copy Magic Paste, that automatically adds a link on the copied content, customizing it:

Copy Magic Paste

Technique #2: Search for broken inbound links to your website and fix them (or redirect them)

Everyday an unbelievable number of documents are linked from each other: if you think about it, web itself is originally born as an hypertext, in other words a net of documents connected together from hyper textual links.

But as new hyperlinks are created everyday, so web pages die: websites do not get renewed, urls get changed, all reasons that generate broken links that, once clicked, lead to a 404 page.

What are broken links? And how can you use them to generate new links to your website?

Basically there are two ways, which correspond to the next two advanced and unconventional techniques to obtain links:

  • The first method consists in searching for broken inbound links to you website, in other words, in making possible to redirect it to a specific and pertinent page of your website, with the purpose of increase the relevance in terms of link popularity;
  • The second method consists in searching for broken links from other websites, pertinent to the website you want to position and ask for the link to be corrected, linking your website instead of the original source.

Let’s see them, starting from the first.

How to find broken inbound links

The broken link building (also called dead link building) is a technique that consists in identifying links that aim to an url of your website that does not exist anymore and replace them with a working link, directed to an existing page.

Generally, 404 errors do not influence the ranking of the website on Google, though, restore broken links can give new life to your website pages, letting their rankings improve.

To take advantage of this link building technique, two phases are necessaries:

  • The first step is to find websites that have links that generate a 404 page: maybe because they got the url wrong, or because, in the meantime, you removed or changed the url of your pages, without setting a 301 redirect.
  • The second phase consists in replacing it with another destination.

Let’s start from the first.

How to do it? I suggest you two tools, Google Webmaster Tools and Ahref.

 

Finding broken links using Google Webmaster Tools in 2 steps

Finding inbound links that generate 404 error using Google Webmaster Tools is easy: first you have to enter the Health / Crawl Errors section:

 Search Console Errori di scansione

 

You’re going to find there a list of your website urls: by clicking on one of them and going to the “linked from” tab, you can find some of the websites that link a not found by Google page.

 Search Console Errori di scansione 2

Finding broken inbound links using Ahrefs

Ahrefs too, the well-known inbound links analysis software, lets you identify the broken inbound links.

Once identified the website you want to monitor it, it’s just enough to go on Inbound Links/Broken Backlinks:

Broken Backlinks on Ahrefs.pn

 

And once you found the link that points out to our website and generate a 404 page there are two possibilities:

  •  You can automatically redirect it to a pertinent page or to the home page;
  •  You can contact the admin of the website and ask for him to correct the link.

If you go for the first option, you can use some wordpress plugins that let you effectively handle 404 pages: let’s see some of them.

WordPress Ultimate 404 Plugin

Wordpress Ultimate 404 Plugin

WordPress Ultimate 404 Plugin is a plugin that allows you to effectively manage the 404 error of your website giving you the chance to redirect the users to a page of your choice.

Similarly, WordPress Ultimate Redirect Plugin allows you to effectively manage the 404 error and gives you the chance to direct the link to the most similar inbound url.
Or, if you want to redirect your 404 link to the home page, you can use one of these two plugins:

Here you can find a complete list of all the wordpress plugins to manage 404 error .

Technique #3: Look for broken links on other websites and making your website linked

Let’s recap the previous steps:

  • We saw how to take advantage of the copy of our contents, automatically adding an assignment link to our articles, thanks to some simple wordpress plugins or to a script that can be used or created by yourself;
  • We started seeing how to take advantage of broken inbound links to direct them towards a specific page that we want to be linked, whether it’s the home page or an internal one, instead of scattering them in a 404 error.

At this point let’s examine the #2 technique changing the addressee: we’re not going to go searching for broken inbound links to our website, but of other website ones.

How does this technique work?

Let’s imagine to build a link profile for a travels website and of search on theme pages that spread a list of link.

We could use a logic operator as

“travels” inurl: useful links

to generate a SERP of results similar to this one:

-viaggi inurl link utili Cerca con Google

At this point we could insert the url that we found in a tool that allows us to identify broken links as Dead Link Checker:

 Broken Link Checker Tool Dead Link Checker.

To automize this step you can also use a tool as BrokenLinkBuilder.

Once we found them, we could contact the website admin asking to:

  • correct the broken link, putting there a link to our website: the premise is that the topic is related;
  • directly putting the link to an analogue source on your website, because of the fact that the website itself already has a page dedicated to this.

Here’s an example of how you can express the message:

Subject: problem on your website

Hi,

I was surfing on your website today, and I noticed that there are some links that don’t work: …………………..

If you need a replacement page, I can suggest you this post: …………………………

I hope I’ve been useful to you!

Have a nice day,

Emanuele

You will obviously ask for the broken links to be replaced with the resource you want to be linked.

Technique #4: Searching for mentions and transform them in links

Ok, we already saw how searching for broken links on pages that are related to the topic of our website could be an effective method to gain inbound links to our website from pages on the same area of interest and potentially on TRUST (if you choose them so).

We also saw how it’s just enough to redirect the inbound links that generate a 404 error to our website, to give new inbound links to specific pages of our website.

The technique we’re about to see, merge the previous 2: it’s about searching for mentions about our website, not broken inbound links.

What are mentions?

Mentions are all the quotes of our brand, scattered on the web:  mentions can have a relevance on positioning your website, but simply, sometimes, a link can be more effective than a mention.

Ok, so we have to find out two things:

  • How to find mentions to our website;
  • How to turn them into links.

Let’s start from the first one.

2 Methods to find mentions

You can find mentions to your online brand thanks to 2 methods:

  • Using a tool as Social Mention;
  • Using logic operators on Google.

Finding mentions using Social Mention

Social Mention is a tool that allows you to find mentions of your brand on blogosphere: once you got into the home page, type the brand’s name and select “blog”:

 Real Time Search Social Mention

Social Mention will show you all the blogs that mentioned the word that you typed in:

social mention

If you select one of those, as the one indicated by the arrow, you can notice how, inside the text, there’s a mention of the brand, but without a link:

menzione amazon

At this point you could contact the website and reclaim the link on that mention, that will turn itself in an anchor text of your new link.

Finding mentions using logic operators

You can also find the mentions manually, using logic operators as “name of the brand” -www.websiteofthebrand.com”, for example:

trovare menzioni con operatori logici

This way you’ll find all the websites that quote your brand, except yours.

Technique #5: Create an infographic and make it embed using a inbound link

Do you remember the first technique? It consisted of automatically creating a inbound link to our website on pages that copied and pasted our content.

The technique we’re about to see, lets us create a inbound link, not with a copied content, but proposing an embed image on our website, an infographic in particular.

But what are infographics? Infographics are images that gives, in visual form, a concept, in other words, a post.

To use this technique, you need 2 things:

  •  You need to create an infographic;
  • You need to spread it on other websites.

Let’s start from the first step.

 

How to create an infographic

To create an infographic you have 2 possibilities:

  • Or you can create it yourself using Canva, Piktochart, Inform: you can find a good list of these websites with a simple Google search.

The important thing is to create a good, useful and captivating image, so that it can be easily shared and embed: According to BuzzSumo and OkDork, on 100 million contents, infographic is one of the methods that creates the most sharing:

 

Shares-by-Content-Type

But you’d say that sharing does not implies link (maybe social signals): ok, to prove that the infographic could be a good method of link earning, here you are some studied cases:

Once you created it, your infographic needs to be shared and:

  • needs of an embed link;
  • needs a little promotional help;

To embed you can use a code like this (via QuickSprout):

 

<textarea rows="5" cols="70" onClick=select() >
	<a href="(image url">
		<img alt="" src="image url" />
	</a>
	Image by <a href="(destination url #1">Anchor Text #1</a>
</textarea>

As for the promotional help, I suggest you to directly contact the websites that may be interested in publishing it, with a message like this (via AdvancedWebRanking):

Case Study Using Infographics for Link Building

Summarily: I created an infographic that can be interesting for the users of your website, would you embed it?

Technique #6: Create a video and embed it using a inbound link

We end with a technique similar to the previous one, but that uses a video instead of an infographic.

The technique consists in creating a video (even for other purpose, not just to take advantage of this technique!) and ask for it to be embed on websites that may be interested in it.

How? First we have to create the embed code: you can do it hosting your video on a service as Wistia, that have a video backlinks function.

Thanks to this function it is possible to create a code that allows you to include a link towards a website to who embed your video on their website.

Here’s how does a screenshot taken from Distilled.net:

 Using Wistia s customisable embed settings to build links with your video content Distilled.

Technique #7: Backlinko.com’s Skyscraper technique

skypscraper tecnica link building backlinko brian dean

This last advanced and unconventional link building technique is a mixture of some of the strategies we’ve already seen.

The credits for its name (Skyscraper indeed) are to Brian Dean, a well-known american blogger and SEO, author of the website Backlinko.com.

If using infographics and video, we created a visual content and we spread it to obtain embed links, here we spread a textual content.

Not a simple post, but a major textual content.

How? Isn’t link earning, content marketing, strategies as “now I’ll write a super cool post and I’ll obtain a lot of links” usually heard?

Maybe reality is different: not only your content won’t be shared enough, if you don’t promote it, but won’t be easily linked either.

You need, as for the infographic, an help. This help comes from a PR work, PR that we already saw working before.

But let’s go with order:

  • Firstly we have to identify a content that deserves to be linked;
  • Then we have to share it with the right people, that would have interest in linking it;

Step 1: Create a content

We’ve said a lot about creating something that deserves to be linked and this is not the most suitable place, however you can follow these three steps:

  •  Identify a topic;
  • Aim to write the best about that topic, something very analyzed, new and juicy, that can be sold;
  • •Create a long, readable and graphically neat content.

Step 2: Identify potential links

Once you’ve done that, identify inbound links to the same topic of you competitors: you can do it using Ahrefs, as Brian Dean suggests, or with any other supervision link tool (I use Backlink Tool from Webmeup.com).

Step 3: Contact the potential links

At this point you just have to contact them, in the same way we’ve already seen with infographics.

This could be a draft of the message, as Brian Dean suggests:

Link Building Case Study How I Increased My Search Traffic by 110 in 14 Days

 

Ok, but does it work?

Here’s what Brian Dean says:

Out of 160 sent emails, he obtained 17 links: a conversion rate of 11%.

Even more significant is the fact that the request went to high quality links, leaving directory and news release behind.

Another application of the Skyscraper technique comes from Tom McLoughlin in Moz, who obtained 100 links from the promotion of a travels themed blog.

2 Software you can use to automize the contact and link addition process

 

We saw how in the production of a quality content, infographic or video, is essential to contact and search for websites that could be interested in share it and embed it.

As you can imagine, this is a long and tiring process: but 2 softwares can come in help: BuzzStream and ContentMarketer.io.

Buzzstream

Buzz stream has the goal of making you save your time in finding contact information and sending multiple emails. Once put the domains of all the people you want to contact, Buzzstream finds for you the useful contact datas, also giving you an update of the relationship status (for instance if the link has been accepted):

buzzstream

screenshot via quicksprout

ContentMarketer.io

In the same way, ContentMarketer.io allows you:

  • To search for the relevant content to what you wrote;
  • To search for the contact datas of who wrote it;
  • Contact him.

contentmarketer.io

screenshot via quicksprout

Conclusions

Recapping the itinerary: we saw 7 techniques to obtain links to your website, raising the popularity and authority of your pages in front of Google, improving that organic positioning for the keyword you have an interest on, raising the qualified traffic to your website.

Basically the 7 techniques may be summarized to 2 operations:

  • • Create a quality content and share it: whether it is an image, a video, a text content, creating a high quality content and pro-actively sharing it can be an effective link earning strategy;
  • • Take advantage of the situations: does someone copy your content? You get a new link. Do you have broken links? You can turn them into new links to a page your positioning. Do you find a website with broken links? Ask for them to be replaced with yours.

How will link building, or link earning or link baiting evolve?
We don’t know yet: It’s sure that, comparing to what the situation was like in the past, the role of a quality content is really important, but, like in the past, seems to be just not enough: you have to promote it and pro-actively try to obtain links.

And you? Have you ever used these link building techniques? Let’s talk about it in the comment section!

How To Increase the Conversion up to 304% using an AB test: A Complete Guide

What’s an AB Test (or Split Test)

An AB Test, also know as Split Test, is an experiment which consists in comparing 2 or more versions, in order to understand which one works the best.

On what can an AB Test be done? A Split Test is usually done between 2 web pages, however this method can be also applied, as you’ll see, to newsletter, advertising, pop-ups for email addresses research.

Let’s see in details on what an AB Tests can be done and with which kind of goals.

ab test

Image from ConversionXL

AB Test or multivariate Test?

Unlike the AB test, a multivariate Test can be used to test different elements on a page.

A multivariate Test isn’t about testing 2 different versions of the same page, but about testing different versions of the elements inside a single page.

A multivariate Test is useful to understand which elements of a page play the major role on making you reach your goals.

multivariate-testing

Image from ConversionXL

7 elements that you can test using an AB Test

An AB Test isn’t only about a website or a landing page: everything can be tested, from emails to advertising campaigns.

In this section, we’re about to discover 6 elements that you can test using an AB Test, that is how you can:

  • AB Test 2 or more web pages or Landing Pages
  • AB Test 2 or more subjects (and senders) of a newsletter using Mail Chimp
  • AB Test 2 or more pop-up of email collection using Optin Monster
  • AB Test using 2 or more Facebook Ads
  • AB Test using Google Adwords
  •  AB Test using WordPress
  • AB Test 2 Google Adsense ads

AB test of 2 or more Web Pages or Landing Pages

As said before, the most classic application of an AB Test is between two web pages or two Landing Pages on a website.

In this case, the same visitors’ number is brought to two different version of a web page or two completely different pages (the A one and the B one indeed) in order to see which one, the conditions (or visitors) being equal, better works under many points of view.

There’s a typical example: as you can see

  • 50% of visitors is readdressed to the A Version of the site;
  • The remaining 50% is readdressed to the B Version;
  • A Version is the one that works better.

ab test pagine web

 

Do you get it? With conditions being equal, an AB Test or Split Test, lets you verify which of the 2 version of a website page works the best.

Under what terms? In other words, what are we trying to verify when we compare 2 versions of the same webpage?

When an AB Test is made there are some general goals and some other specific ones.

In this case, the general goal might be the conversion, our AB Test goal is to verify which version converts the most, whether this means selling more (like in the case of an ecommerce) or being able to gain more contact records (as in a lead generation).

AB Test of 2 or more subjects (and senders) in a newsletter using Mail Chimp

ab test email marketing

What’s the element that most effects the addressee in opening your email and read it or trash it? The subject of the email, beyond the sender, which are the only 2 elements that the addressee sees when he’s receiving an email.

Ok, but what’s the subject the works best, that makes someone open the newsletter you’re sending? There are many techniques of improving the effectiveness of your email subject in order to make them to be read, but you know:

What is the best method to find a subject that makes someone open an email? AB Testing it.

How to do a Split Test using Mail Chimps in 4 steps

Yes, you can AB Test using any email marketing software: let’s see how to do it with Mail Chimp in 4 steps.

 

A B Testing MailChimp

Step 1

First of all you can decide if testing two or more:

  • Email subjects;
  • Senders;
  • Contents;
  • Sending time;

Step 2

Once you’ve decided what do you want to test, you can decide how big the first group you’re sending the A and the B version is: Mail Chimp, by default, suggests you to send using a 50%, which means that you’re going to send the A version to the 25% of your contacts and the B version to the remaining 25%.

Step 3

Mail Chimp will determine the winning version after a few hours, 4 by default, but you can choose how long you’re going to wait: Zapier suggests you to wait 4 or 5 days before determining the winner of your AB Test.

Step 4

Once determining the winner version, the subject that generated the higher number of openings, for example, Mail Chimp will send it to the remaining group of visitors (for example, 50%).

AB Testing 2 or more collection emails pop-ups using Optin Monster

OptinMonster

Optin Monster is the software I use on Web Marketing Academy, in order to collect email addresses. Optin Monster lets you test its every function with an AB test.

For example, you can test:

• Button’s colors;

• Pop-ups texts;

• Number of fields;

AB Test of 2 or more Facebook Ads.

You can obviously test 2 or more ads, for example Facebook Ads or Google Adwords for example, in order to see which one works the best in CTR terms.

Thanks to an AB Test with Facebook Ads, AdEspresso made its conversion rate and CTR rise, and its cost per lead decrease:

Facebook Ads A B Test adespresso

You can execute an AB test using Facebook Ads thanks to tools as:

  • Wishpond;
  • Adespresso itself.

AB Test using Google Adwords.

You can split test your Google Adwords ads

AB Test using WordPress.

You can AB test also using WordPress and its plug-ins such as:

AB Testing 2 Google Adsense ads

An AB test lets you testing two Google Adsense ads in terms of performance: going to the “my ads” section and  clicking on “new experiment”, you can create a test that compares the original ad with another version of the same ad.

Google Adsense will alternate both in order to understand which one, the views being equal, is the most clicked, so the most profitable.

ab test Google AdSense

5 fundamental elements that you must test in a Landing Page

How come, in the last example, A version works better than the B one?

In other words, which elements you must test and which changes you must make to the page so that it converts more?

Here you are a list of the typical elements that you can test in terms of performance:

Headline

The headline is the fundamental part of a landing page. In order to make you understand  the importance of testing the headline, statistics confirms that:

  • A strong headline can rise the effectiveness of your content up to 500%;

The Highrise case: +30% conversions

A well known case of application of an AB Test on headlines is the Highrise software case, that tested two different headlines versions, discovering that “30 days of free trial for all the accounts” generated a 30% subscribers growth compared to the old “Open an Highrise account”

highrise ab test headline 1

highrise ab test headline 2

The CareLogger case: +31% conversions

Another example of the applications of an AB Test on a headline, comes from CareLogger, which has increased  the conversion rate by the 31% simply changing its headline:

carelogger headline ab test 1

carelogger headline ab test 2

What’s the reason behind this? Probably, as we’re about to see with another example, shifting the focus from the disease (“Diabetes”) to the “Optimal Health”.

Subtitle

The subtitle, on a landing page, takes the problem that the headline has already shown and gives the solution to it.

An AB test on the subtitle of our landing page lets us understand which one has the best performance. The demonstration comes again from Highrise: Same headline, different subtitle, allowed an subscribers tax increase from 27% to 30%.

highrise ab test sottotitolo

It was enough changing the subtitle from “Pay as you go. No Long term contracts. No Hidden fees. No surprises” to “Signup takes less than 60 seconds. Pick a plan to get started”. How can we explain this improvement?

That probably happened because of the subtitle changing from a negative expression, to the talking about benefits, with a clear call to action.

Grabbing the user’s attention on potential problems (long-term contracts, hidden fees, unpleasant surprise) in the subtitle, even just to deny them, might have had a worst effect than just moving the attention on a clear benefit (you can signup in less than 60 seconds) and on an as much clear call to action (Pick a plan to get started).

Call To Action

A Call to Action is that sentence in a landing page that gets you to do something, buying the product or leaving your contact information, as it happens in a Lead Generation strategy, in a landing page’s particular context known as Squeeze Page.

Soocial: from 14.5 to 18.6% conversions.

Can a simple word adding increase the conversion rate by the 28% on a call to action? It seems like it can, at least according to the AB Test that Soocial made: the simple adding of “it’s free” increased the conversions percentage from 14.5% to 18.6%

 A B test soocial call to action

Carelogger:+34% conversions.

Testing your call to action is not necessary to obtain benefits: it’s enough just to change the color of the button, as “CareLogger, which has improved by 34% the conversion rate, simply testing red and green buttons” showed

carelogger ab test call to action colore bottone

Performable:+21%

A similar result comes from Performable, which testing two versions of the call to action button, has had a 21% CTR increase on the red button:

performable call to action ab test

What does the last AB Test teaches us? Red is always a good choice?

No! It teaches us not having prejudices: red is traditionally associated to danger and mistakes. Only not having prejudices and thanks to a split test on these two versions, Performable did successfully find the most performant version.

Length of a Landing Page

Does it convert more a short landing page or a long one? It depends. And the best way to found it out is an AB Test.

It’s usually suggested to use a landing page that is proportionally long to the complexity of the thing we offer:

lunghezza landing page

 

Despite this suggestion, a split test, allows us to understand the right length that we should use for our web page.

Moz succeeded in increasing the number of the subscribers to his software up to more than 1 million dollars per year, working on some modifications that involved the length of the selling page too:

moz split test lunghezza landing page

Contact form

Another element that can be tested using an AB test on you webpage is the contact form.

What can you test in a contact form? Here’s some ideas:

Test the quantity of fields that you request

Statistics confirm that the more information you ask for, the less people give.

You could test:

  • 2 different versions of your contact form, one with more fields and the other one with less;
  • A split contact form, in other words, divided in two: following the rule Commitment and Consistency, when people start a job, they tend to finish it.

Neil Patel has succeeded in increasing his contact form’s tax of conversion of 27%, by testing two different version of it, one containing 3 fields and the other one containing 4 fields, simply reducing the “online revenue” one:

ab test modulo contatto neil patel

Test your contact form position

Where do we put our contact form on a landing or squeeze page?

Someone would say above the fold as a obvious answer

An AB Test made by Content Verve has brought an increase of conversion by the 304% just by positioning the contact form on the bottom side of the page.

AB Testing posizione modulo contatto form

How to AB Test using Landing Page

How can you make an AB Test or Split Test using a Landing Page?

Basically there are 2 ways:

  • Specialized softwares as VWO, Google Analytics or Optimizely;
  • AB Test tools provided by some websites that help you in creating landing pages;

Let’s see the first option

3 Softwares for AB Testing

Which software can help us in our AB Testing?

Starting from Google Analytics, VWO and Optimizely, let’s see a list of the 3 major split testing softwares.

How to create an AB Test with the experiments of Google Analytics in three easy steps

Google Analytics allows you to AB Test by the creation of experiments in few easy steps

This functionalities have replaced Google Website Optimizer in 2012

First step is going on the Analytics/Experiments section

Esperimenti Google Analytics

Once clicked on “create a new experiment”, it is necessary to insert some fields such as:

  • the name of the experiment;
  •  the goal of the experiment, or the metric according to what the experiment is valued on and the winning page is chosen;
  • the possibility of uniformly deliver all of the traffic on all the variants, to assign an equal quantity of traffic to each variant, for all the duration of the experiment;
  • the minimum duration of the experiment’s execution: Analytics will not chose a winner before this time expires;
  • a threshold of reliability which has to be reached before Analytics can declare a winner

Crea un nuovo esperimento Google Analytics

Through the next section it’ll be possible to test the variants and  the monitoring code of the experiment:

Crea un nuovo esperimento 2 Google Analytics

As well as Google Analytics, you can use other softwares in order to create split test: you can find a complete list of all the tools used to create an AB Test here, anyway the most known are:

Vmo (Visual Website Optimizer)

VWO Visual Website Optimizer

Visual Website Optimizer is an easy tool used in order to AB Testing something, which allows you to create different versions of a website or a landing page, using an editor, and see which one makes more conversions or selling.

VWO also allows you to create multivariate test, heatmaps as well as other 1000 functionalities.

You can free try VWO for 30 days.

Optimizely

Optimizely A B Testing Personalization Platform

Optimizely allows you, as VWO does, to create an AB Test or a multivariate test.

How to calculate when a Split Test is meaningful?

Let’s imagine you having tested two different versions of your landing page using a split test or a multivariate one.

When the obtained results may be considered reliable? In other words, how can I verify the  validity and the statistic relevance of my test?

Two tools can come in help: let’s see them.

Two tools useful to calculate the validity and the statistic relevance of a split test

A/B Split Test Significance Calculator di VWO

A B testing statistical significance calculator Visual Website Optimizer

It lets you know if the obtained result is statistically reliable or not, from the number of visitors and conversions.

A/B Split and Multivariate Test Duration Calculator

A B Split and Multivariate test duration calculator Visual Website Optimizer

How long should our AB Test last to be significative?

This tool gave us the answer, simply putting some datas as the estimated tax of conversion, the number and percentage of the visitors included on our test.

Other experiments and AB Test to consult

Online there are to be found a lot of AB test, anyway, to get deep in the subject, I suggest you to read the following articles:

Now it’s your turn

Did you make any AB Test? Which results did you obtain? Let’s talk about this in the comment section!

Perchè la tua newsletter è piena di Zombie (e 5 trucchi per riportare in vita gli iscritti inattivi)

Bonus Gratuito per te: Ho preparato 4 Video Inediti che ti guidano alla scoperta della migliore strategia di web marketing per il tuo sito: Scaricali qui ora!

In un precedente articolo abbiamo parlato dell’importanza della segmentazione delle email al fine di aumentare i tassi di apertura delle newsletter, i clic sui link in essa contenuti e i tassi di conversione della pagina di destinazione.

Il principio alla base della segmentazione delle liste di email è semplice: far arrivare un messaggio mirato, ovvero una mail a una persona potenzialmente interessata ad essa, sulla base di informazioni che abbiamo precedentemente desunto.

Se gli iscritti alla tua newsletter possono avere interessi differenti sulla base di cui segmentare il messaggio, ci sono una categoria di iscritti spesso trascurata: i contatti inattivi, quelli che termini tecnici inglesi vengono chiamati dead email subscribers.

Quanti Zombie ci sono tra i tuoi iscritti alla newsletter?

Gli iscritti inattivi sono coloro che si sono iscritti alla tua newsletter ma che da un certo periodo di tempo non interagiscono in nessun modo con i tuoi messaggi.

Cosa significa interagire? Ci sono varie forme di engagement nell’email marketing, dal più basilare al più profondo, vediamoli insieme.

  • tassi di clic: questa è la metrica che viene spesso considerata tra le più attendibili nel valutare il rating di un iscritto alla newsletter, ovvero il suo engagement, la sua partecipazione attiva (o meno) alla tua newsletter. Cliccare sul link contenuto in una mail denota un interesse più profondo, se non altro perchè presuppone che il tuo iscritto abbia aperto la mail , l’abbia letta e abbai deliberatamente deciso di cliccare su un link.
  • tassi di risposta: spesso avviene che il destinatario della tua newsletter risponda alla tua email. Questo è un segnale di ulteriore engagement nei confronti della tua newsletter, perchè il tuo iscritto non solo ha aperto e letto la tua mail, ma si è preso la briga di rispondere ad essa.
  • rimbalzi (bounces): è un termine che identifica le email che tornano al mittente. Solitamente si distingue tra hard bounce, quando tipicamente la mail non esiste più, o soft bounce quando il rimbalzo è causato da un problema temporaneo. I rimbalzi sono tra i fattori presi in considerazione dai software di email marketing come Get ResponseAweber o Mail Chimp per identificare la qualità di un indirizzo email, in gergo tecnico il suo rating.

Il rating dei tuoi iscritti

Come anticipavo, molti software di email marketing danno un voto agli indirizzi email, desunto proprio dalle metriche di cui abbiamo parlato qui sopra: Mail Chimp, ad esempio, assegna il rating con delle stelline, da 1 a 5, a seconda della qualità dell’indirizzo email:

Member Rating MailChimp

In questo post cerchiamo di capire:

  • perchè dovresti dedicarti ai membri della tua lista con rating superiore;
  • come identificare i membri “zombie”;
  • cosa fare con gli utenti inattivi, gli zombie appunto, con 2 possibili soluzioni: eliminarli, facendo un pò di pulizia della lista, o tentare di stimolare nuovamente la loro partecipazione.
  • alcune case histories di come sono stati gestiti i “dead email subscribers”, con soluzioni anche drastiche come quella di Hubspot.

Come identificare gli zombie nella tua lista di email

Come abbiamo detto, una modalità particolare di segmentazione della tua lista di contatti email è la gestione dei contatti inattivi.

Qui non stiamo parlando di destinare una mail mirata a un segmento di iscritti con determinati interessi, ma di gestire un problema che affligge una gran parte degli iscritti alle newsletter.

Sì, e se fai un controllo potresti avere un’amara sorpresa, una componente rilevante degli iscritti alla tua lista fa solo numero, senza partecipare in alcun modo: secondo alcune statistiche, la percentuale di contatti inattivi può arrivare anche fino al 70% degli iscritti alla newsletter.

Ok, dire “ho 10.000 iscritti alla newsletter” fa figo, ma se il 40% sono indirizzi che non aprono nemmeno la tua mail, al di là della riprova sociale, le tue iniziative di email marketing ne risentono.

Perchè? Detta in altro modo, quali sono i buoni motivi per affrontare e gestire il problema degli iscritti inattivi?

Vediamone insieme tre.

3 buoni motivi per fare pulizia dei contatti email inattivi

  • la qualità della tua lista di iscritti non è basata sulla quantità: se ti domandi per un attimo qual’è lo scopo delle tue newsletter, sia esso vendere un prodotto, creare un rapporto, informare su delle novità, in nessun modo alcuno di questi obiettivi può essere raggiunto da membri che non aprono nemmeno la tua mail, o interagiscono al minimo.
  • peggioramento generale delle metriche: immagino tu guardi l’andamento delle tue newsletter. E cosa guardi? I tassi di apertura, i tassi di clic, le disiscrizioni…ok, ma se il 40% dei tuoi iscritti non partecipa, questo influisce pesantemente nell’andamento generale delle tue newsletter.
  • il terzo motivo è forse il più stringente: molti software di email marketing si fanno pagare a numero di iscritti. Ok money is in the list dice un noto motto, ma se nella lista ci sono solo contatti inattivi, dove sta il guadagno? I contatti inattivi costituiscono in questo caso solo un costo.

Ok, a questo punto cerchiamo di capire perchè nella tua lista di email ci sono degli zombie e le loro tipologie: sì, perchè a seconda del loro grado di partecipazione con i tuoi messaggi, possiamo distinguerli in;

Zombie di primo livello: chi non apre nemmeno le tue newsletter

Sono gli utenti che non aprono nemmeno le tue email. Come puoi identificarli? In Mail Chimp, una volta entrato nella lista, segmenta in questo modo:

email subscribers did not open any campaign segment mail chimp

Come può essere che una parte (anche consistente) dei tuoi iscritti non abbia nemmeno aperto una delle precedenti 10 campagne?!

I motivi possono essere vari. Vediamone 2 tra i più comuni.

Le tabs promozioni e aggiornamenti di Gmail

Con l’avvento della tab promozioni di Gmail l’email marketing ha perso almeno 5 delle sue 7 vite (come il gatto).

Se usi Gmail, avrai notato che molti messaggi vengono recapitati direttamente nella tab “Promozioni” o “Aggiornamenti”, riducendone la visibilità che avrebbero nella tab “Principale”:

tab promotion gmail email marketing

Sai il problema qual’è? A parte la ridotta visibilità, la tab promozioni non è di default inserita tra le tab, ovvero l’utente deve inserirla di sua spontanea volontà.

Come identificare la portata del problema? Basta segmentare gli utenti inattivi per client di posta, ecco come fare in Mail Chimp:

mail chimp segment did not open campaign and email client gmail

Cosa ho fatto? Ho detto a Mail Chimp: trovami tutti gli iscritti che soddisfano queste 2 condizioni allo stesso tempo:

  • non hanno aperto nemmeno una delle ultime 10 mail;
  • hanno gmail.

La mail che hai è inutilizzata

Dimmi la verità: quando ti iscrivi a una newsletter dai la tua mail principale?

Io stesso non lo faccio, ho più indirizzi email, il mio principale e altri per questi scopi. E’ chiaro che il tuo iscritto ti ha lasciato una mail che guarda poco, ecco spiegato il suo scarso engagement.

Le statistiche sembrano confermare questo fenomeno: negli USA il 17% delle persone cambia email ogni 6 mesi e il 40% ogni anno.

Le mail finiscono nello spam

E’ un’appendice al problema di gmail. Le tue mail potrebbero finire nello spam. Come risolvere questo problema? Lo vediamo tra poco.

Non gliene frega nulla di quello che hai da dire ma non si disiscrivono

Ecco la quarta possibilità: il tuo utente non ha gmail, le tue mail arrivano nella casella principale, ma non le aprono nemmeno.

E allora perchè non disiscriversi?

Magari per non fare brutta figura, o non sanno come fare, o semplicemente sono troppo pigri per farlo. Magari è un utente che hai inserito controvoglia, che conosci e che immagini abbia delle remore per disiscriversi.

Come gestire gli zombie di 1° livello

Ok, a questo punto resta da capire come gestire gli zombie di 1° livello, chi non apre nessuna delle tue email.

Le possibilità sono sostanzialmente 2: eliminare o tentare il re engagement, ovvero il recupero dell’utente.

#1 Fare Pulizia

La prima possibilità che hai è provvedere tu stesso a discrivere gli utenti inattivi, ma ti consiglio di provvedere a questa “soluzione finale” non prima di aver tentato di recuperarli, vediamo come.

#2 Cercare di farli interagire nuovamente

Prima di cercare le soluzioni, serve indagare le cause no? Bene, le cause le abbiamo viste e possono essere ricondotte a 2 macro motivazioni:

  • o non la vede, perchè finisce nella Tab Promozioni o Aggiornamenti di Gmail o perchè ti ha dato una mail secondaria;
  • o non gliene frega niente ma non si disiscrive.

Ecco 3 possibili soluzioni:

#1 Educa il tuo iscritto

Educare il tuo iscritto significa chiedere, ad esempio, di:

  • inserire il mittente, ovvero la mail da cui mandi le newsletter, tra i suoi contatti;
  • attivare la tab “Promozioni” di Gmail;
  • se la mail dovesse essere finita nello Spam, comunicare al client di posta che non sei uno spammer;
  • dare il proprio indirizzo di posta principale.

Ecco un possibile messaggio, quello che uso io per la newsletter di Web Marketing Academy:

Grazie della tua iscrizione Web Marketing Academy

#2 Non farti fregare dai filtri

Come mai la tua mail finisce nello spam? O nelle promozioni?

Il client di posta del tuo destinatario la interpreta come spam, o promozione.

Ci sono vari consigli per non far apparire il proprio messaggio come spam o pubblicità, eccone qualcuno:

  • non abbondare con i link nel corpo del messaggio;
  • non usare come oggetto delle mail termini maiuscoli o troppi punti esclamativi;
  • usa come mittente una mail con il tuo nome e cognome (grazie a Fabio Sutto per il suggerimento).

#3 Scrivi una lettera d’addio

L’ultima possibilità? Scrivi una lettera d’addio, in cui spieghi al tuo destinatario che, vista la sua partecipazione, lo rimuoverai dalla mailing list.

Ecco un esempio di come Giacomo Freddi di Internet Business Cafè  gestisce in modo efficace gli utenti inattivi:

In sostanza, Giacomo chiede di aggiornare i contatti, presupponendo che l’indirizzo in questione non sia il principale dell’utente, che in ogni caso ha aperto le mail ma non le ha cliccate, come la prossima categoria di cui andiamo a parlare, gli Zombie di 2° livello.

Un’altra modalità può essere fare una domanda esplicita ai tuoi iscritti inattivi: ti va di continuare a ricevere le mie comunicazioni?

Ecco un esempio tratto da BlogMarketingAcademy.com:

Why Periodically Deleting Email Subscribers Makes Sense

Ecco un terzo format, composto da una serie di 3 email, che ha consentito di riattivare un 5% di iscritti inattivi per una valore di 13.000 dollari:

Reactivate Your Nonprofit s Email List Nonprofit Marketing Getting Attention

Zombie di 2° livello: aprono le tue newsletter, ma non cliccano mai sui link

Ecco il 2° livello: è l’utente che apre le tue mail, ma non ha mai cliccato su un link contenuto in esse.

Ecco come trovarli in Mail Chimp:

did not click any campaign mail chimp segment

Creo un segmento dove chiedo a Mail Chimp di identificare chi non ha cliccato su alcuna delle ultime 5/10 campagne.

Come mail queste persone non cliccano?

Un motivo può essere che i tuoi anchor text e call to action sono fiacchi.

Cosa spinge un utente a cliccare su un link? Call to Action e anchor text.

Come puoi migliorarli? Ad esempio testandone di diversi, e vedendo nelle statistiche quali funzionano meglio

Ecco un report di Mail Chimp che mi dice quali sono i link più cliccati in una mail:

click link mail chimp

Come vedi nell’esempio qui sopra, i link più cliccati sono spesso quelli più in alto, quindi un altro suggerimento può essere di collocare più in alto i link alla tua mail.

Un ultimo suggerimento? Diversifica i link!

Ci sono varie tipologie, link testuali e banner ad esempio:

bottone e link tesuale mail chimp

Come riattivare gli Zombie con il retargeting

Ok, abbiamo visto qualche iniziativa per riattivare i contatti inattivi della tua lista di email.

Lo abbiamo fatto con le stesse mail però: nel caso la situazione non si dovesse sbloccare all’interno dello stesso strumento, puoi cercare di coinvolgere nuovamente i contatti inattivi con alcune strategie: vediamo quali.

Fai retargeting con il Pubblico Personalizzato di Facebook Ads

Conosci il Pubblico Personalizzato di Facebook Advertising?

Tra le sue funzioni c’è la possibilità di mostrare il tuo annuncio pubblicitario di Facebook a una lista di indirizzi email, che puoi anche caricare da Mail Chimp:

pubblico personalizzato facebook ads.

Bene, a questo punto avrai capito: puoi creare una lista dei tuoi contatti inattivi e farne un Pubblico, a cui destinare un annuncio di Facebook Advertising, finalizzato a stimolare il re engagement del tuo utente o la sua iscrizione alla tua newsletter con un’altra mail.

Fai retargeting con il Customer Match di Google Adwords

Come abbiamo visto prima, uno dei motivi per cui ci sono degli iscritti inattivi nella tua lista di email dipende dal fatto che spesso, per chi usa Gmail la mail arriva nella Tab “Promozioni”, che ha una visibilità più ridotta della Tab Principale e che talvolta non è neppure attivata.

Un possibile escamotage per raggiungere gli utenti che usano gmail ma non stanno aprendo o interagendo con le tue email è quello di usare il Customer Match di Google Adwords.

Come funziona il Customer Match?  Customer Match consente di caricare un elenco di indirizzi email, che quando effettuano l’accesso a Google, YouTube o Gmail, vedranno i tuoi annunci.

Ecco un esempio di come funzionano i customer match di Adwords:

customer match adwords.

Per implementarli ecco i passaggi:

  • accedi al tuo account Google Adwords e vai su Libreria Condivisa / Segmenti di Pubblico
  • a questo punto dal menu a tendina “elenco per il remarketing” seleziona “email dei clienti”

Fatti questi primi passaggi, potrai caricare una lista di email, anche non di gmail, e mostrare i tuoi annunci su:

  • Gmail;
  • Rete di ricerca;
  • You Tube.

adwords customer match 1

Ma il customer match di Adwords funziona? Secondo una ricerca di Wordstream il match delle email del Customer Match di Google Adwords è superiore sia al Pubblico di Facebook Ads che all’analoga funzione di Twitter Advertising:

 AdWords’ Customer Match WordStream

 

Cancellare o non cancellare? Questo è il dilemma

Ricapitoliamo le file del nostro discorso.

Abbiamo visto come gli Zombie, ovvero gli utenti inattivi presenti nella tua mailing list siano un fenomeno tutt’altro che raro, che raggiunge anche quote del 70% degli iscritti.

Abbiamo anche visto come non risolvere quest situazione può portare a conseguenze negative in termini di rendimento delle tue campagne di email marketing e di costi.

Abbiamo visto inoltre come definire gli utenti inattivi e come ri attivarli, tramite una serie di email o tramite il retargeting.

Ma alla fine che si fa con coloro che non siamo riusciti a recuperare? Le soluzioni sono sostanzialmente 2: tenere le cose come stanno o cancellare.

Soluzione #1: tenersi i contatti inattivi

Ma come, non abbiamo detto che i contatti inattivi non fanno bene?

Secondo SmartInsights, i contatti inattivi sono stati in grado di generare 120.000 dollari e un rendimento del 14%.

Ma fatta eccezione per questo raro (e poco spiegato) caso, nella maggior parte dei casi non resta che dire addio. Vediamo chi l’ha fatto e come.

Soluzione #2: Disiscrivere i contatti inattivi

Il caso Hubspot: 250.000 mail cancellate

Hubspot costituisce un esempio coraggioso di chi ha cancellato 250.000 su 550.000 iscritti, il 45% della propria mailing list, constatando che una larga fetta di iscritti appartiene alla “greymail“, ovvero chi si è iscritto alla tua mailing list ma in realtà non la vuole.

Il Caso Entrepreneurs-journey.com: 30.000 mail cancellate

Un altro caso coraggioso è quello di  Entrepreneurs-journey.com, che constatando come metà dei propri iscritti fossero inattivi e allo stesso tempo constatando i costi di mantenerli su Aweber, ha deciso di cancellarli, riducendo la lista di iscritti da 65.000 a 35.000.

Ora tocca a te

Ora tocca a te: è ora di capire quanti iscritti alla tua mailing list sono inattivi, tentare di ri attivarli ed eventualmente fare pulizia e cancellarli.

Ti è mai capitato di farlo? Parliamone nei commenti!

 

 

 

Come Segmentare gli Iscritti alla tua Newsletter per Aumentare Aperture, Clic e Conversioni fino al 58.89%

Bonus Gratuito per te: Ho preparato 4 Video Inediti che ti guidano alla scoperta della migliore strategia di web marketing per il tuo sito: Scaricali qui ora!

Se usi l’email marketing nelle tue strategie di web marketing, c’è un semplice metodo che ti può consentire di aumentare i tassi di conversione, i tassi di apertura e di clic e di risposta delle tue mail. Quale? La segmentazione delle liste.

Una delle basi del marketing, oltre che del web marketing, afferma che devi inviare il messaggio giusto all’utente giusto. La segmentazione nell’email marketing funziona proprio a partire da questo principio, inviando la mail mirata all’utente più propenso ad interagire con essa, sia che questo significhi aprire la mail, cliccare nel link che vi è contenuto, effettuare l’iniziativa di conversione che ci si aspetta nel sito.

Prima di approfondire nel dettaglio come operare una segmentazione degli indirizzi email,  i benefici di questa strategia e alcune case histories di successo, partiamo dall’inizio chiedendoci: cosa significa segmentare la propria lista di indirizzi email?

Cosa significa fare segmentazione delle email

Ipotizziamo tu abbia una lista di indirizzi email di persone diverse.

Queste persone si potrebbero essere iscritte alla tua newsletter da articoli di categorie diverse,  provenendo da Google.

Ad esempio, su Web Marketing Academy le persone si iscrivono alla newsletter entrando da alcune parole chiave di coda lunga ricercate su Google, trovano un Pop Up o un altro strumento di iscrizione alla newsletter e inseriscono la propria email.

Il punto è che non tutti sono arrivati dalla stessa fonte: ad esempio, se guardo gli ultimi 3 iscritti alla mia newsletter:

Cosa ci dice questa informazione?

Che Glenda e Daniele potrebbero essere interessati all’ambito SEO e Link Building, rispetto a Massimiliano che invece potrebbe essere più interessato a scoprire delle maniere per guadagnare online scrivendo contenuti.

Qui ci sono già delle informazioni utili per operare una segmentazione delle email: potresti infatti inviare delle comunicazioni specifiche relative alla SEO a Glenda e Daniele, altre relative al copywriting e al guadagnare online a Massimiliano.

Ecco come può essere rappresentato un invio massivo di email a tutti, senza tenere conto degli interessi e delle differenze di ogni destinatario. Come puoi vedere rappresentato in questa bella immagine tratta da Zapier, ad alcuni il tuo messaggio massivo interesserà, ad altri potrebbe lasciare indifferente:

zapier email segmentation

D’altra parte, riprendendo sempre l’immagine, un invio di email a segmenti specifici lascerà tutti soddisfatti, perchè il messaggio giusto arriva alla persona giusta.

zapier email segmentation 2

Di cosa hai bisogno per segmentare in liste le tue email

Ok, ma di cosa hai bisogno per operare una segmentazione? Essenzialmente di 2 strumenti:

Dati

I dati sono fondamentali. Più cose sai del tuo iscritto, meglio puoi operare una segmentazione e inserirlo in una lista o segmento appropriato.

Quali sono i dati che ti possono essere utili? Gli stessi in base ai quali puoi creare dei segmenti, ad esempio:

  • fonte: da dove si è iscritto alla newsletter il tuo utente? Tramite Google? Da Facebook? E ancora: su che argomento? Da una conversazione o una parola chiave relativa a un argomento piuttosto che un altro?
  • comportamento nelle email: chi sono quelli che aprono le tue email? E quelli che le cliccano? E quelli che non hanno mai aperto le tue ultime 5 email? I dati sul comportamento dell’utente sono uno strumento utile per segmentare i tuoi iscritti.
  • comportamento d’acquisto: se hai un ecommerce, chi sono i tuoi clienti? Cosa comprano? Un settore merceologico in particolare? Chi sono gli utenti che hanno abbandonato il carrello?

Questi sono solo alcuni dei dati di cui hai bisogno per segmentare le tue liste di email. Come vedremo più sotto, Mail Chimp e altri provider di email marketing ti consentono di segmentare i tuoi iscritti in base a numerosi dei fattori visti, per il resto puoi aiutarti con gli strumenti di acquisizione degli indirizzi email o con Google Analytics.

Strumenti

Gli strumenti di cui hai bisogno sono essenzialmente 3:

Un software di email Marketing

Che tu voglia usare Get ResponseAweber o Mail Chimp, l’importante è che il tuo provider ti dia la possibilità di organizzare in liste i tuoi contatti email; Ecco come funziona in Mail Chimp:

segment mail chimp

Google Analytics

Sapere la fonte del tuo iscritto potrebbe essere utile per segmentare meglio la tua lista; per farlo basta fare in modo che chi si iscrive alla tua newsletter vada ridirezionato a una pagina che funge da obiettivo. In questo modo, settando un obiettivo in Google Analytics, ho la possibilità di sapere la provenienza del mio visitatore:

 Flusso obiettivo Google Analytics

Un software di acquisizione di indirizzi email

Sumome, un software per l’acquisizione degli indirizzi email, dà la possibilità di generare un report dove so da dove è venuto chi si è iscritto alla newsletter .

I benefici della segmentazione delle email

Secondo una ricerca compiuta da Emarketer.com, la segmentazione delle email ha portato:

  • un incremento dei tassi di apertura del 39% e della deliverability del 24%;
  • una diminuzione del tasso di disiscrizione del 28% e parallelamente una diminuzione delle lamentele per spam del 15%;
  • una maggior rientro in termini di revenue (24%), leads (24%), transazioni (18%), acquisizione del cliente (15%);
  • un miglioramento della rilevanza del messaggio inviato del 24%, un accrescimento del passaparola (14%);

email marketing segmentation

A questa ricerca fa eco Mail Chimp, secondo cui le campagne di email marketing dove è stata operata una segmentazione hanno performato nettamente meglio di quelle non è stata fatta, in termini di:

  • tassi di apertura maggiore del 14.47%;
  • aperture uniche maggiori del 10.55%;
  • clic maggiori del 58.89%;
  • rimbalzi  (bounces) maggiori del 0.14%;
  • disiscrizioni minori del 7.88% e anche i report per abuso, diminuiti del 6.40%:

List Segmentation on Email Marketing Stats MailChimp

Come creare dei segmenti di iscritti alla newsletter in Mail Chimp in 2 passaggi

Arrivati a questo punto non ci resta che capire come effettuare in modo pratico una segmentazione degli utenti.

Le schermate che seguono sono tratte da Mail Chimp, ma qualsiasi piattaforma di Email Marketing, come MDirectorGet Response o Aweber è dotata di queste funzionalità.

In Mail Chimp, una volta entrato in List, clicca su Segment e create a segment:

create a segment mail chimp

A questo punto puoi creare dei segmenti scegliendo di includerci gli utenti che soddisfano tutte o alcune delle condizioni che decidi.

Ad esempio, nella schermata qui sotto, ho deciso di creare un segmento di una lista con le persone che soddisfano contemporaneamente 2 condizioni:

  • hanno cliccato su una delle mie ultime 5 mail;
  • sono iscritte dopo il 1 gennaio 2015:

 create a segment mail chimp 2.

Io ho scelto di segmentare con un’attività (il clic su una delle ultime email) e la data di iscrizione, ma puoi scegliere tra varie opzioni, ad esempio puoi creare delle liste sulla base di:

  • l’attività dell’iscritto sul tuo autoresponder (automation activity);
  • l’attività sulla campagna: chi ha aperto la mail e chi ha cliccato sui link;
  • chi ha risposto e chi no;
  • quando si è iscritto;
  • l’email client, ovvero se usa gmail o altro;
  • la lingua e il luogo;
  • la fonte di iscrizione; Mail Chimp, grazie all’integrazione Social,  dà anche la possibilità di segmentare le persone iscritte che hanno cliccato mi piace sulla tua Pagina Facebook o sono folllowers su Twitter;
  • la data di iscrizione;
  • il nome, la mail o altri dati.

Puoi trovare la lista completa delle opzioni di segmentazione di Mail Chimp a questo link.

9 Case History di successo di segmentazione delle email

Ok, ma un’azienda come può applicare in pratica la segmentazione ai propri indirizzi email? E con che risultati? Vediamolo con le 9 case history che seguono.

SwayChic: +40% tassi di apertura

SwayChic è un sito di moda per donne: grazie alla segmentazione della propria lista basata sulle abitudini di acquisto e ò’invio in orari ad alto engagement, è riuscita ad aumentare i tassi di apertura del 40%.

Hubspot: + 16.4% di CTR

HubSpot, il noto software per l’inbound marketing, ha implementato una segmentazione delle email come parte integrante della propria strategia di web marketing, riuscendo a incrementare del 16.4% il CTR delle email, un incremento migliore del 583% rispetto allo standard del 2.4% rilevato nel settore.

Isotoner: + 7000% di revenue

Isotoner, ecommerce specializzato in pantofole, guanti e berretti, ha incrementato la revenue delle proprie iniziative di email marketing del 7000% semplicemente segmentando la lista in base ai prodotti che gli utenti cercavano una volta approdati nel sito.

OpenMoves: dal 90 al 95% dei tassi di deliverability

OpenMoves, specializzato nell’email marketing, ha segmentato la lista di un cliente in 2 gruppi, in base al fatto che le persone avessero e meno cliccato un link contenuto nella mail in una campagna. Dopo aver inviato una mail a coloro che avevano cliccato e nessuna mail agli altri, hanno assistito a un incremento dei tassi di consegna (deliverability) della mail dal 90% al 95%, aiutando così ad evitare le blacklist spam.

Johnny Cupcakes: + 123% di conversioni

Il brand di abbigliamento Johnny Cupcakes aveva una lista di iscritti alla mailing list di 80,000 clienti, che tuttavia, prima della segmentazione della lista, ricevevano tutti lo stesso messaggio.

Per rendere il messaggio più efficace, il brand inizialmente ha cercato di reperire maggiori informazioni possibili dei profili social dei propri clienti, riuscendo a reperire dati come genere, interessi e abitudini.

La prima segmentazione ha portato un aumento da vari punti di vista:

  • 42% di aumento di CTR;
  • 123% di aumento del tasso di conversione;
  • 141% di aumento nella revenue per campagna;

Doggyloot: + 750% CTR

Doggyloot, un ecommerce di prodotti per cani, ha inizialmente segmentato gli utenti basandosi sul cane che possiedevano: i clienti con cani grossi ricevevano email diverse da quelli di una cane di piccola taglia.

L’aspetto interessante di questa case history è come DoggyLoot ha ottenuto queste informazioni: incentivando gli iscritti alla newsletter a condividere la taglia e la data di nascita del cane.

Alla fine la campagna è stata segmentata per 3 liste di possessori di cani, portando come benefici:

  • un aumento del tasso di apertura del 10.2%;
  • un aumento del 410% del CTR;
  • un aumento del 13% della revenue.

Store di abbigliamento: + 5.5x vendite

fashion_store email segmentation

Ina una case study pubblicata sul sito CanopyLabs, si cita uno store di abbigliamento che ha ottenuto importanti benefici dalla segmentazione delle email.

In particolare, il brand ha targetizzato i clienti che avevano fatto un grosso acquisto per poi non ritornare più sul sito per diversi mesi, determinando un tasso di apertura e di clic superiore del 1.4% e un tasso di conversione superiore di 5.5 volte.

Eventful: +400% di riattivazione degli iscritti inattivi

Eventful è riuscito a riattivare il 400% degli iscritti inattivi alla newsletter (quelli che non aprono le mail, non cliccano sui link in essa contenuti…) targetizzando le email in base agli artisti con cui i clienti hanno interagito nel sito.

Oltre alla re engagement degli utenti inattivi, Eventful è riuscito anche ad aumentare

  • del 26% il tasso di apertura;
  • del 97% il CTR;

Air New Zealand

Air New Zealand ha creato una campagna di segmentazione delle email composta da 2 tipologie di email:

  • delle mail prima del volo, che includevano immagini della destinazione, aggiornamenti sul meteo, dettagli del volo.
  • delle mail post volo;

Le prime hanno ottenuto un tasso di apertura del 69% e un tasso di clic del 38%, sopra le medie di settore.

Le secondo hanno ottenuto  un tasso di apertura del 62% e un tasso di clic del 40%.

4 idee per iniziare a segmentare la tua lista di email

Veniamo alla pratica: come puoi segmentare le tue liste di email per ottenere maggiori tassi di apertura, di clic e di conversioni?

Vediamo insieme 4 idee per iniziare, partendo da 4 tratte da una ricerca di Mail Chimp sulla segmentazione delle mail.

Segmenta per campo

Una prima modalità di segmentazione delle email è per “merge field”, ovvero i classici campi che richiedi nel modulo di iscrizione alla newsletter.

Possono essere il nome, la email o qualsiasi altro dato che puoi aver chiesto ai tuoi utenti.

I risultati maggiori si hanno sul tasso di clic, in aumento del 41.30%.

segment merge field MailChimp

Segmenta per data di iscrizione alla newsletter

MailChimp dà la possibilità di segmentare anche per data di iscrizione alla newsletter.

Questo dato può essere usato per segmentare la tua lista in vari modi, ma viene usato principalmente per segmentare i nuovi iscritti e quelli iscritti da più tempo.

I benefici di questo approccio come prima i tassi di apertura e di clic:

segment date added signup MailChimp

Segmenta per interesse

Un’altra maniera efficace per segmentare l’utente è per interesse: puoi desumere gli interessi dei tuoi iscritti da sondaggi e quiz, oltre che dalla pagina di iscrizione o dalla pagina che hanno visitato.

Ecco i benefici di una campagna segmentata per interesse:

 segment interest mail chimp

Segmenta per attività

Chi apre la tua mail? Chi clicca sui link contenuti? Sono tutte attività sulla base delle quali puoi segmentare la tua lista di email.

Ecco i benefici di questo approccio rispetto a una lista non segmentata per attività:

segment subscribers activity MailChimp.

Ora tocca a te

E tu? Hai provato a segmentare la tua lista di email? Che benefici ne hai ottenuto? Parliamone nei commenti.

 

 

Come Creare Landing Pages e Lead ADS per fare Acquisizione Contatti e Lead Generation con Facebook

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I social media come Facebook, Twitter, SlideShare o YouTube vengono spesso utilizzati nel web marketing come strumenti per generare obiettivi come la brand awareness o per stimolare l’engagement su certi contenuti.

Ma se ti dicessi che è possibile anche fare lead generation con i social media e in particolare con Facebook? Non sto parlando di vaghe strategie che potrebbero indirettamente generare lead, ovvero contatti di potenziali clienti, ma di strumenti concreti che puoi implementare all’interno di un  social network come per acquisire contatti di potenziali clienti, come nome, email , numero di telefono.

Come? Iniziamo a vederlo dal “re” dei social network, Facebook.

1+2 modi per fare Lead Generation su Facebook

Per fare lead generation su Facebook puoi seguire fondamentalmente 2 strade: uscendo da Facebook o restandoci dentro.

Fuori da Facebook

Se vuoi fare lead generation tramite Facebook uscendo dal social media crei una landing page all’esterno di Facebook in cui fare confluire il traffico di una campagna di Facebook Advertising;

Dentro Facebook

Se invece vuoi acquisire contatti di potenziali clienti senza uscire da Facebook, hai 2 possibilità:

  • o crei una landing page all’interno della stessa Pagina Facebook in una TAB;
  • o fai lead generation senza uscire da Facebook con l’obiettivo Lead Ads / Acquisizione Contatti in Power Editor .

Vediamo insieme queste 3 modalità, iniziando dalla prima.

Come fare lead generation “Fuori da Facebook”

E’ la modalità più “classica” per acquisire contattic con l’ausilio di Facebook.

In questo caso ti servono 3 ingredienti:

  • una landing page o squeeze page hostata sul tuo sito: in questo caso puoi realizzare tu una landing page o avvalerti di servizi di creazione di landing pages come LeadPages o Unbounce;
  • una campagna di Facebook Advertising: per veicolare traffico targetizzato alla tua landing page puoi avvalerti di obiettivi come “Incrementa le conversioni sul tuo sito Web” o “Fai in modo che le persone richiedano la tua offerta“;
  • un lead magnet: se vuoi acquisire contatti come indirizzi email, ad esempio per la costruzione di una newsletter, hai bisogno di una merce di scambio, un lead magnet appunto, che può essere un contenuto formativo, un buono sconto (come nel caso dell’ecommerce).

Come dicevamo poco prima, fare lead generation veicolando traffico da Facebook Advertising a un sito esterno è una strategia classica di Lead Generation, dove la sostanziale differenza sta nell’utilizzo come fonte di traffico di Facebook Advertising al posto di Google Adwords o altre fonti.

In questo articolo entreremo invece nello specifico di 2 modalità meno conosciute e più particolari di fare lead generation senza uscire da Facebook: l’utilizzo di una Landing Page interna alla Pagina Facebook e le Lead Ads.

Come fare lead generation “dentro” Facebook

Come abbiamo anticipato, acquisire i dati di contatto di potenziali clienti dentro Facebook richiede strumenti e strategie diverse rispetto a quando veicolo visitatori fuori Facebook verso un sito web esterno.

In particolare, dovendo rimanere dentro Facebook, avrò bisogno di una Landing Page interna alla Pagina Facebook, che come vedremo si può creare facilmente aggiungendo una TAB personalizzata alla nostra fan page.

Ma è possibile fare lead generation anche senza landing page, con l’obiettivo di Facebook Advertising chiamato Lead ADS o Acquisizione Contatti.

Ma andiamo per ordine e cerchiamo di capire 4 modi per creare una landing page all’interno di Facebook.

4 Strumenti per creare una landing page per la lead generation su Facebook

Come abbiamo visto, per fare lead generation con Facebook abbiamo bisogno di una landing page, dove far “atterrare” i visitatori, che possono provenire da una campagna di Facebook Advertising o essere i fan della Pagina.

Per creare una landing page all’interno della nostra Pagina Facebook puoi usare alcuni strumenti che andiamo a vedere qui di seguito.

Iniziamo dal primo, Pagemodo.

#1: Come creare una tab personalizzato su Facebook con Pagemodo

pagemodo

Pagemodo ti consente di creare una tab personalizzata sulla tua Pagina Facebook, in cui puoi inserire una landing page a tua scelta. E’ gratuito fino a una pagina Facebook: se vuoi usarlo per più pagine, i prezzi sono accessibili.

Il punto di partenza è loggarsi con il proprio profilo Facebook e abbinare una Pagina Facebook per cui si vorrà creare la tab personalizzata.

Una volta dentro, basterà che scegli “Custom Tab”:

Pagemodo.com custom tab

A questo punto Pagemodo ti dà la possibilità di scegliere tra differenti template, alcuni fatti apposta per la raccolta di dati di contatto, come quelli che vedi qui di seguito:

Pagemodo facebook tab

#2: Come Fare Lead Generation su Facebook con l’integrazione da Mail Chimp in 3 steps

Se non vuoi usare Pagemodo e sei solito raccogliere i tuoi contatti email, ad esempio gli iscritti alla tua newsletter, tramite Mail Chimp, puoi integrare facilmente il software per le newsletter con la tua Pagina Facebook, creando una tab che contenga un modulo di contatto. Vediamo insieme come fare.

Innanzitutto devi avere un account a pagamento su Mail Chimp, altrimenti non puoi implementare questa funzione.

Una volta che hai fatto login al tuo account, vai su Account / Integrations:

Integrations Panel MailChimp Facebook

A questo punto scegli tra la lista delle integrazioni “Facebook” e compila i campi che ti vengono richiesti in questo modo:

  • nel campo “page to Use” dovrai inserire la Pagina Facebook dove vuoi che venga integrata la tab con il tuo modulo di contatto;
  • nel campo “list to use” basterà inserire la Lista di contatti email in Mail Chimp in cui confluirà la mail dell’utente che si registra sulla Tab;
  • In “use signup form tab” dovrai spuntare la casella “yes” affinchè venga creata una tab sulla tua pagina Facebook;
  • in “tag label”, infine, inserirai la call to action della tua tab.

Ecco come fare tutto:

Integrations Panel MailChimp facebook 2

Ed ecco come appare il tutto all’interno della tua Pagina Facebook: come vedi Mail Chimp ha creato una Tab aggiuntiva, che puoi personalizzare inserendo una call to action, nel mio caso “Ricevi 4 video gratuiti di web marketing”

Web Marketing Academy tab mail chimp

Se clicco all’interno della tab, ecco il modulo di contatto creato grazie a Mail Chimp:

Web Marketing Academy tab mail chimp 2

#3: Creare una landing page su Facebook con Static HTML: iframe tabs

Static HTML iframe tabs su Facebook

Una terza opzione per creare una landing page all’interno della propria Pagina Facebook per la raccolta dei dati di contatto è usare una app, Static HTML: iframe tabs, che ti consente di aggiungere una tab con un codice HTML a tua scelta che inserisci.

Una volta scelta la pagina su cui vuoi creare la tua tab aggiuntiva in cui aggiungere la landing page, ti basterà aggiungere il codice HTML a tua scelta:

Thunderpenny Static HTML tab facebook

#4: Come creare una landing page su Facebook con LeadPages

La quarta modalità che vediamo per creare una landing page su Facebook con è LeadPages.

Se non lo conoscessi, LeadPages è uno dei migliori servizi per la creazione di landing pages e ti consente anche di crearne una all’interno della tua Pagina Facebook, come nell’esempio qui sotto:

landing page Facebook tab LeadPages™

Ricapitolando: abbiamo visto 4 modi possibili per creare una landing page su Facebook: qualunque via tu scelga, verrà sempre creata una TAB aggiuntiva sulla tua pagina Facebook.

Una volta creata, ti consiglio di usare l’immagine di copertina per porre l’attenzione sulla TAB che hai appena creato, ad esempio indicando la sezione con una freccia o un indicatore di qualche tipo, analogamente a quanto fa Wishpond sulla sua Pagina Facebook:

 call to action facebook tab wishpond

Come fare Lead Generation su Facebook con i Lead ADS o Acquisizione Contatti

Come abbiamo anticipato prima, per fare lead generation senza uscire da Facebook puoi anche usare una nuova funzione di Facebook Advertising, che però puoi usare solo a partire dal Power Editor: i Lead Ads o Acquisizione Contatti.

I Lead ads sono un obiettivo specificatamente creato in Facebook Advertising per acquisire contatti di potenziali clienti.

Indipendentemente da quale sia il tuo obiettivo, che sia invitare le persone a iscriversi a una newsletter, a un’offerta, un evento o agli aggiornamenti sul tuo prodotto, le inserzioni Lead Ads per acquisizione contatti consentono di semplificare il processo di iscrizione del visitatore, consentendoti di acquisire dati di contatto in modo più semplice ed efficace e diretto rispetto alle altre forme di Lead Generation su Facebook.
Come mai?
Come vedrai tra poco, le Lead ADS appaiono come un classico annuncio sponsorizzato di Facebook Advertising, con in più alcuni campi precompilati, ovvero nome, cognome e indirizzo email.
Per quanto questi campi precompilati possano essere modificati dall’utente, questo apporta dei vantaggi importanti in vista dell’acquisizione di contatti di potenziali clienti, vediamo quali.

6 vantaggi dei lead ads per la lead generation su Facebook

Vantaggio #1: Non si esce da Facebook

Abbiamo visto come posso fare lead generation con Facebook, ad esempio, usando Facebook Advertising per veicolare un visitatore a una landing page, interna o esterna al sito.
E qui sta il primo vantaggio dei lead ads o acquisizione contatti: l’utente non esce da Facebook.
E come sai,  meno passaggi, più possibilità di conversione.

Vantaggio #2: I campi sono precompilati

Quando un utente deve compilare un modulo di contatto, più sono i campi che deve riempire meno arriverà alla fine.
Lo conferma, tra le altre, una statistica di Ascend2, che abbiamo analizzato approfonditamente nell’articolo 10 Strategie (+ 3 Strumenti) per Migliorare il Tuo Modulo di Contatto (e Ottenere + Clienti):
numero campi mail Ascend2 Email List Growth Survey Summary Report
Da questo punto di vista le Lead ADS, avendo già precompilati i campi, ti consentono di far fare meno step all’utente, che quindi arriverà più facilmente alla conversione.

Vantaggio #3: Non c’è nessuna landing page

Il terzio vantaggio? Non c’è nessuna landing page.

Ma come? La landing page non aiutava la conversione dell’utente? Sì, se è fatta bene, ma se è fatta male? Se non è esattamente responsive?

Con le Lead ADS problema risolto, l’utente non esce da Facebook per andare in una landing page esterna ma rimane all’interno del social.

Vantaggio #4: 2 passaggi per acquisire il contatto dell’utente

Come abbiamo visto poco fa, le lead ads consentono l’inserimento automatico delle informazioni di contatto condivise dalle persone con Facebook.
Questo rende possibile la compilazione del modulo di contatto in 2 semplici passaggi:
  • uno per aprire l’inserzione;
  • il secondo per inviare il modulo compilato automaticamente.

Ancora una volta, meno passaggi, più conversioni.

Vantaggio #5: hai la possibilità di personalizzare con domande

Anche se non si appoggiano a una landing page, le lead ads non sono rigide, ma consentono la possibilità di personalizzare i moduli con domande aperte o domande a scelta multipla che vedremo tra poco.

Vantaggio #6: puoi integrarli con CRM e piattaforme di marketing

I dati di contatto raccolti dalle lead ads possono essere integrati con Eloqua, Driftrock, Marketo, Maropost, Sailthru e Salesforce, a loro volta integrabili con software per l’email marketing come Mail Chimp.

In questo modo puoi implementare una risposta immediata e personalizzata all’utente che si iscrive.

In alternativa, , puoi scaricare le informazioni acquisite sui clienti potenziali manualmente raccogliendole in un file CSV e integrandole a tua volta in un autoresponder.

Ok, abbiamo visto 6 motivi per cui dovresti valutare le lead ads per le tue iniziative di lead generation su Facebook.

Ma come funziona nel concreto questo  strumento? Vediamolo insieme.

Come usare l’acquisizione Contatti o Lead ADS in Facebook

Per iniziare ad usare questa funzionalità puoi:

  • oppure entrare nella gestione inserzioni e cliccare su Power Editor:

 Gestione inserzioni power editor

A questo punto, quando creerai una nuova campagna, potrai scegliere proprio l’obiettivo Lead Ads, tradotto come dicevamo con “Acquisizione di Contatti”:

Power Editor acquisizione di contatti lead ads

A questo punto dovrai scegliere a chi destinare l’inserzione, creando un nuovo Pubblico o scegliendo tra un Pubblico Personalizzato precedentemente salvato.

Se è la prima volta che scegli l’Acquisizione Contatti come obiettivo in Facebook Advertising dovrai creare un modulo per l’acquisizione contatti, che ti consente di scegliere:

  • se acquisire solo la mail e il nome e cognome del tuo contatto;
  • se aggiungere a questi dati anche un massimo di 3 domande.

Power Editor modulo acquisizione contatti lead ads facebook ads

Le 3 domande che puoi chiedere all’utente possono essere personalizzate, ovvero decidi tu cosa scrivere, o puoi in alternativa basarti su una lista di tematiche che Facebook ti suggerisce all’interno di specifici settori, come:

  • Automotive: Marca di auto, Modello di auto, Allestimento, Anno di costruzione, Concessionario di automobili;
  • Istruzione: Ambito di studi di interesse, Ambito di studi attuale, Livello più alto di istruzione, Quando pensi di iscriverti?, Corso di interesse, Posizione del campus, Quale titolo di studio ti interessa?
  • E-commerce: Con quale frequenza vuoi ricevere i nostri aggiornamenti?, Seleziona una categoria
  • B2B: Dimensioni dell’azienda, Dimensioni del team addetto alle vendite, Attività principale
  • Servizi professionali: Tipo di servizio legale
  • Assicurazione sanitaria: Stato relativo alla copertura dell’assicurazione sanitaria
  • Assicurazione auto: Chilometraggio annuale
  • Hai bisogno di assistenza?:  Hai bisogno di assistenza?, Cosa stai cercando?, Qual è il problema? Seleziona i servizi
  • Intenzioni di acquisto: Data di acquisto, Data di iscrizione, Budget, Lista di attesa

Per quanto alcuni di questi ambiti si applichino maggiormente al mercato statunitense (come ad esempio “assicurazione sanitaria”), puoi comunque usare queste domande anche per il mercato italiano. Come? Ecco alcuni spunti.

4 possibili applicazioni delle domande delle Lead Ads

Lead Generation nel settore automotive / assicurazioni auto

Automotive / Assicurazione auto: se hai una concessionaria auto, o vendi servizi di assicurazione auto, potresti usare queste domande per fare lead generation nel tuo ambito. Un vantaggio: se pensi al CPC di Google Adwords in questo ambito, potrebbe essere mooolto più economico.

Lead Generation nel settore istruzione e formazione privata

Potresti usare le domande relative al campo “Istruzione” per avere maggiori informazioni su potenziali studenti del tuo corso di laurea privato o del tuo corso di formazione.

Lead Generation per l’ecommerce

Acquisire una lista di contatti per il tuo ecommerce può fungere a vari scopi:

  • ti consente di costruire un database di email da curare ad esempio con un autoresponder , in modo da evitare la vendita a freddo;

Per farlo ti consiglio di dare qualcosa in cambio: l’esempio più tipico di merce di scambio per un ecommerce, lead magnet come si dice nell’ambito, è un buono sconto, come fa Zalando.

Lead Generation per il B2B

Puoi usare le domande relative al B2B per fare lead generation in alternativa al costoso (e meno targetizzabile) Linkedin Advertising.

Come creare annuncio nelle Lead ADS

Una volta che hai compilato le domande, dovrai scegliere:

  • l’annuncio, ovvero i contenuti creativi per la tua inserzione;
  • le modalità di monitoraggio, ovvero il pixel di monitoraggio delle conversioni.

Power Editor contenuti creativi acquisizione di contatti lead ads

 

Power Editor pixel monitoraggio acquisizione di contatti lead ads

Una volta raccolti i lead, li puoi scaricare a partire dalla tua Pagina Facebook:

  • vai su “strumenti di pubblicazione” nella navigazione superiore;
  • clicca su “moduli delle inserzioni per acquisizione contatti” e “libreria dei moduli”. A questo punto potrai scaricare i tuoi contatti dal link “download”:

moduli delle inserzioni per acquisizione contatti lead ads

4 casi di successo dell’applicazione dei lead ads o acquisizione contatti

L’acquisizione contatti con le lead ads funziona?
E in che settori può esser implementata?
Vediamo 4 case histories nell’ambito.

Land Rover

L’obiettivo di Land Rover con le Lead Ads era l’acquisizione di contatti di  persone interessate a ricevere maggiori informazioni su Land Rover.
Ecco come è andata nella testimonianza di Kim Kyaw, Manager, Digital Marketing e Social Media di Land Rover:
In un primo A/B test, le inserzioni per acquisizione contatti native di Facebook hanno superato le prestazioni delle inserzioni con link che rimandavano alla pagina del sito Web in cui era possibile compilare il modulo per acquisizione contatti in termini di clienti potenziali totali e tasso di conversione, riducendo di 4 volte il costo per cliente potenziale rispetto alle strategie precedenti di acquisizione di clienti potenziali.”
La testimonianza di Kyaw ci dà alcuni spunti interessanti per usare le lead ads:
  • usale in AB test: come abbiamo visto, puoi fare lead generation con Facebook anche in altri modi, ad esempio veicolando traffico da Facebook alla tua landing page. Cosa funziona meglio? Lo puoi sapere solo testando le 2 inserzioni, quella con le lead ads e quella senza, con un test AB, di cui abbiamo parlato approfonditamente in questo articolo: Cerca ab Come Aumentare le Conversioni del 304% con gli AB Test: Guida Completa
  • monitora i lead, ma anche il tasso di conversione e il costo per acquisizione del cliente: ti daranno un’idea completa del rendimento delle tue ads.

Stuart Weitzman

Allo stesso modo, Stuart Weitzman ha usato le inserzioni per acquisizione contatti per trovare persone che desideravano ricevere e-mail sui prodotti e sulle offerte più recenti.
Ecco come nella testimonianza di  Susan Duffy, Chief Marketing Officer di Stuart Weitzman:
Offriamo alle persone iscritte alle newsletter l’accesso ad aggiornamenti esclusivi e uno sguardo dall’interno nel mondo di Stuart Weitzman. Il marketing tramite e-mail è uno strumento prezioso per estendere la portata delle nostre storie raccontate attraverso le immagini e incrementare le vendite. Rispetto ad altre attività di acquisizione, le inserzioni per acquisizione contatti hanno incrementato l’efficacia del costo per cliente potenziale del 52% nei mercati nazionali e internazionali.”

Properati

L’azienda immobiliare Properati ha usato le lead ads per acquisire contatti, riducendo il costo per cliente di 4 volte. Ecco come nelle parole di  Gabriel Gruber:

Le inserzioni per acquisizione contatti sono state un prodotto rivoluzionario per Properati. In passato, abbiamo testato prodotti simili di altri canali, che però non si sono rivelati efficaci per noi. Dopo aver testato le inserzioni per acquisizione contatti, abbiamo registrato una riduzione del costo per cliente potenziale pari a 4 volte e un aumento del numero di clienti potenziali in Brasile pari a 3 volte”.

SonaMed

E infine René Fielder Marketing Director di Sona Med Spa:
“Grazie a questo prodotto pubblicitario, le nostre iniziative di acquisizione di nuovi clienti su Facebook hanno raggiunto il livello successivo. Le inserzioni per acquisizione contatti hanno generato un traffico notevole riducendo al contempo i costi di acquisizione fino al 50% rispetto alle piattaforme pubblicitarie simili. Siamo davvero felici di continuare ad espanderci grazie a questo prodotto.”

Ora tocca a te

Se non hai ancora considerato Facebook come strumento efficace di Lead Generation è arrivato il momento.

Puoi scegliere se:

  • usare Facebook Advertising per direzionare i tuoi contatti a una landing page esterna;
  • usare una landing page all’interno della tua pagina Facebook;
  • usare le lead ads per l’acquisizione contatti.

Indipendentemente dallo strumento che userai, ricorda di monitorare:

  • cosa funziona meglio, con un AB test;
  • il costo di acquisizione del lead;
  • il tasso di conversione.

E tu? Hai usato una di queste modalità di acquisizione di contatti e lead generation con Facebook? Parliamone nei commenti!

7 Tecniche di Link Building Avanzate (e Non Convenzionali) per Migliorare il Posizionamento del tuo Sito Web

Bonus Gratuito per te: Ho preparato 4 Video Inediti che ti guidano alla scoperta della migliore strategia di web marketing per il tuo sito: Scaricali qui ora! O scopri i miei servizi di consulente SEO.

Nonostante Penguin, i link rimangono uno dei fattori principali per posizionare il tuo sito web nei risultati organici.

Lo conferma lo stesso Google per bocca di Matt Cutts, che pur anticipando un progressiva diminuzione del peso dei link nel posizionamento organico, non nega che rimarranno un fattore algoritmico.

A questo punto la situazione è la seguente: per posizionare il tuo sito su Google hai bisogno di link di qualità, ma fare link building con le tecniche tradizionali old school potrebbe costarti cara la pelle, tanto più se ci abbini un profilo di anchor text sbagliato.

In questo post andiamo a scoprire insieme 7 tecniche avanzate e allo stesso tempo non convenzionali per ottenere link al tuo sito web: spesso le opportunità di creare dei link di qualità sono sotto i tuoi occhi, basta scoprirle, vediamo insieme come cominciando dalla prima tecnica.

Tecnica #1: Guadagna un link da chi copia i contenuti del tuo sito

Lo sapevi che, secondo una ricerca di Tynt, l’82% del contenuto condiviso online è copiato e incollato da altri siti? Ben 4.5 volte in più dei pulsanti di condivisione:

Tynt Reveals 82 of All Content Sharing Online Occurs via Copy Paste

Il plagio dei propri contenuti è un problema che affligge molti siti e che può portare a conseguenze legali per chi copia o semplicemente a un pericolo di penalizzazione algoritmica, nel caso, come afferma Google nella pagina dedicata ai contenuti duplicati, “l’intento non sia ingannevole e volto a manipolare i risultati dei motori di ricerca”.

Ma per chi è copiato? Puoi usare la situazione a tuo vantaggio, facendo in modo che chi copia i tuoi contenuti senza inserire nemmeno un link di attribuzione alla fonte sia costretto a farlo.

Come? A questo scopo ci vengono in supporto dei plugin di WordPress e uno script in Javascript. Vediamoli insieme.

3 Plugin WordPress + 1 Script per far linkare il contenuto copiato in automatico

CopyLink

CopyLink DEJAN seo

Copylink è un plugin ideato da DejanSEO, noto SEO australiano, che consente di collocare link automatici sul contenuto copiato dal tuo sito web.

Questo non aiuta solo colui che legge il contenuto copiato a trovare la fonte originale, ma anche a chi ha scritto il contenuto originale a ricevere link naturali e traffico referral.

 Add link to copied text è un altro plugin che ti consente di aggiungere un link a una pagina che pubblica un contenuto copiato.
Consente anche di impedire la copia del contenuto e di sostituire il testo con un messaggio personalizzato.
 Il plugin consente di aggiungere un link al contenuto copiato da un utente, consentendo di personalizzare la frase che anticipa il link.

Per chi non usa WordPress o non vuole usare un plugin una soluzione può essere usare un codice Javascript, Copy Magic Paste, uno script che consente di apporre in modo automatico un link al contenuto copiato, customizzandolo a piacere:

Copy Magic Paste

Tecnica #2: Vai alla ricerca dei link rotti in entrata al tuo sito e aggiustali (o ridirezionali)

Ogni giorno vengono linkati un numero inverosimile di documenti tra loro: se ci pensi lo stesso web nasce come ipertesto, ovvero come trama di documenti collegati tra loro da collegamenti ipertestuali, link appunto.

Ma come nascono ogni giorno dei collegamenti ipertestuali, così allo stesso modo muoiono delle pagine: i siti non vengono rinnovati, le url vengono cambiate, tutti motivi che portano a generare dei link rotti, che una volta cliccati portano a una pagina 404.

Ma cosa sono i link rotti? E come puoi sfruttare questa falla per generare nuovi link in entrata al tuo sito web?

Fondamentalmente in 2 modi, che corrispondono alle prossime 2 tecniche avanzate e non convenzionali di ottenere link:

  • il primo metodo consiste nell’andare alla ricerca dei link rotti in entrata al tuo sito, ovvero fare in modo che invece che generare un errore 404 sia diretto a una pagina specifica e pertinente del tuo sito, al fine di accrescerne il peso in termini di link popularity;
  • il secondo metodo consiste nell’andare alla ricerca dei link rotti da altri siti, pertinenti al sito che vuoi posizionare e chiedere che il link venga corretto linkando il tuo sito invece della fonte originaria.

Vediamoli insieme iniziando dal primo.

Come trovare link rotti in entrata

Possiamo definire broken link building (chiamata anche dead link building) una tecnica che consiste nell’individuare i link che puntano a una url del tuo sito che non esiste più e fare in modo che siano sostituiti con un link funzionante, che va verso una pagina esistente.

Nonostante generalmente gli errori 404 non incidono sul posizionamento del sito su Google, ripristinare i link rotti può consentire di dare nuova linfa a delle pagine del tuo sito, consentendo un miglioramento del loro posizionamento.

Per sfruttare questa tecnica di link building sono necessarie 2 fasi:

  • Il primo passo è trovare i siti che ti linkano ma il cui link genera pagina 404: magari perchè hanno sbagliato a digitare l’url, o perchè nel frattempo hai rimosso o cambiato l’url delle tue pagine senza impostare un redirect 301.
  • la seconda fase consiste nel sostituirlo con un’altra destinazione.

Partiamo dalla prima.

Come farlo? Ti propongo 2 strumenti, Google Webmaster Tools e Ahref.

Trovare link rotti con Google Webmaster Tools in 2 passaggi

Trovare link in entrata che generano errore 404 con Google Webmaster Tools è semplice: innanzitutto devi accedere alla sezione Scansione / Errori di scansione:

 Search Console Errori di scansione

 

Lì troverai una lista di url del tuo sito: cliccando su una e andando nella tab “con link da” puoi trovare i siti che linkano una pagina non trovata da Google.

 Search Console Errori di scansione 2

Trovare i link rotti in entrata con Ahrefs

Anche Ahrefs, il noto software per l’analisi dei link in entrata, consente di individuare i link in entrata rotti.

Una volta individuato il sito da monitorare, basta andare su Inbound Links / Broken Backlinks:

Broken Backlinks on Ahrefs.pn

E una volta che abbiamo trovato i link che puntano al nostro sito e generano pagina 404?

Le possibilità sono 2:

  • o li ridirezioni in automatico a una pagina pertinente o alla home page;
  • o contatti l’amministratore del sito e gli chiedi di correggere il link.

Nel caso optassi per la prima soluzione, puoi usare dei plugin wordpress che ti consentono di gestire in modo efficace i 404: vediamone qualcuno.

WordPress Ultimate 404 Plugin

Wordpress Ultimate 404 Plugin

WordPress Ultimate 404 Plugin è un plugin che ti consente di gestire efficacemente gli errori 404 del tuo sito dandoti al possibilità di ridirezionare gli utenti in una pagina a tua scelta.

Analogamente al precedente, WordPress Ultimate Redirect Plugin ti consente di gestire efficacemente gli errori 404 e integra la possibilità di direzionare il link in entrata all’url più affine.

 Se invece vuoi ridirezionare il tuo link 404 alla home page, puoi usare uno di questi 2 plugin:

Puoi trovare una lista completa dei plugin wordpress per gestire gli errori 404 qui.

Tecnica #3: vai alla ricerca di link rotti su siti altrui e fatti linkare

Ricapitoliamo i passaggi precedenti:

  • abbiamo visto come sfruttare la copia dei nostri contenuti facendo in modo di inserire un link di attribuzione ai nostri articoli in modo automatico, grazie a dei semplici plugin per wordpress o a uno script che puoi usare o creare tu stesso;
  • abbiamo anche iniziato a vedere come sfruttare i link rotti in entrata al nostro sito per direzionarli verso una pagina specifica che ci interessa che sia linkata, sia essa la home page e una pagina interna, invece che disperderli in un errore 404.

A questo punto approfondiamo la tecnica #2 cambiando destinatario: non andremo più alla ricerca di link rotti in entrata al nostro sito, ma di link rotti da altri siti.

Come funziona nello specifico questa tecnica?

Ipotizza di voler costruire un profilo di link per un nostro sito che parla di viaggi e di cercare delle pagine a tema che pubblicano una lista di link.

Potremmo usare un operatore logico come

“viaggi” inurl:link utili

per generare una SERP di risultati simile a questa:

-viaggi inurl link utili Cerca con Google

A questo punto potremmo inserire le url trovate in uno strumento che ci consente di identificare i link rotti come Dead Link Checker:

 Broken Link Checker Tool Dead Link Checker.

Per automatizzare questo lavoro puoi anche usare un tool come BrokenLinkBuilder.

Una volta individuati, potremmo contattare l’admin del sito chiedendo:

  • o di correggere il link rotto inserendo un link al nostro sito: il presupposto è che ovviamente l’argomento sia contestuale;
  • o direttamente di inserire il link a una fonte analoga sul tuo sito, dato che il sito stesso ha già una pagina adibita allo scopo.

Ecco un esempio di come puoi formulare il messaggio:

Oggetto: problema del tuo sito

 Ciao,

                   Stavo navigando sul tuo sito oggi e ho notato che ci sono dei link non funzionanti in questa pagina: ……………………………………..

Se hai bisogno di una pagina di sostituzione, ti posso consigliare questo post: ………………………………………………

Spero di esserti stato utile!

Buon lavoro,

Emanuele

 

 Ovviamente chiederai che i link non funzionanti siano sostituiti con la risorsa che vuoi che venga linkata.

Tecnica #4: Vai alla ricerca di menzioni e trasformale in un link

Ok, abbiamo visto come ricercare link non funzionanti in pagine correlate all’argomento del nostro sito possa rivelarsi un metodo efficace per acquisire dei link in entrata al nostro sito da pagine di ambito analogo e potenzialmente in TRUST (se le scegli tali).

Abbiamo anche visto come è sufficiente ridirezionare i link in entrata al nostro sito che generano un errore 404 per dare nuovi link in entrata a pagine specifiche del nostro sito.

La tecnica che andiamo a vedere fonde le 2 precedenti: si tratta di andare a cercare non i link rotti in entrata la nostro sito ma le menzioni di esso e sostituirle con dei link.

Ma cosa sono le menzioni?

Sono tutte le citazioni del nostro brand sparse in giro per la rete: per quanto, come abbiamo visto in un precedente post, Co Citazioni & Co Occorrenze: La Guida Definitiva, le menzioni possano avere un peso nel posizionamento del proprio sito, ma semplicemente a volte può essere più efficace un link che una menzione.

Ok, a questo punto dobbiamo scoprire 2 cose:

  • come trovare menzioni al nostro sito web;
  • come trasformarle in link.

Partiamo dal primo aspetto.

2 metodi per trovare menzioni

Puoi trovare menzioni del tuo brand online con 2 metodi:

  • usando uno strumento come Social Mention;
  • con degli operatori logici su Google.

Trovare menzioni con Social Mention

Social Mention è un tool che ti consente di trovare menzioni del tuo brand nella blogosfera: una volta che sei entrato nella home page, digita il nome del brand e seleziona “blog”:

 Real Time Search Social Mention

Social Mention ti mostrerà tutti i blog che hanno menzionato la parola che hai inserito:

social mention

Se ne selezioni uno come quello indicato nella freccia, puoi notare come all’interno del testo c’è una menzione del brand senza però un link:

menzione amazon

A questo punto potresti contattare il sito e reclamare il link su quella menzione, che diventerà un anchor text del tuo nuovo link.

Trovare menzioni con gli operatori logici

Puoi anche cercare le menzioni manualmente, usando degli operatori logici come “nome del brand” -www.sitodelbrand.it, ad esempio:

trovare menzioni con operatori logici

In questo modo troverai tutti i siti che citano il tuo brand fatta eccezione per il tuo sito.

Tecnica #5: Crea un’infografica e falla embedare con un link di rimando

Ricordi la prima tecnica? Consisteva nel creare in automatico un link di rimando al nostro sito su pagine che hanno copiato e incollato il nostro contenuto.

La tecnica che andiamo a vedere ora ci consente di creare un link di rimando, non con un contenuto copiato, ma proponendo un’immagine da embeddare nel proprio sito, in particolare un’infografica.

Ma cosa sono le infografiche? Sono delle immagini che rendendo in forma visiva dei concetti, dei post.

Per usare questa tecnica hai bisogno di 2 cose:

  • creare un’infografica;
  • diffonderla in altri siti.

Partiamo dal primo punto.

Come creare un’infografica

Per creare un’infografica hai fondamentalmente 2 possibilità:

La cosa importante è creare un’immagine bella, accattivante e utile, in modo che possa essere condivisa e embeddata facilmente: secondo uno studio di BuzzSumo e OkDork su 100 milioni di contenuti, l’infografica è uno dei metodi che genera più condivisioni:

 

Shares-by-Content-Type

Ma la condivisione non implica link (al massimo social signals) mi dirai tu: ok, a riprova che l’infografica può essere un buon metodo di link earning, ecco alcuni casi studio:

Una volta creata, oltre ad essere condivisa, la tua infografica necessita:

  • di un link embeddato;
  • di una “spintarella” promozionale;

Per embeddare il link puoi usare un codice come questo (via QuickSprout):

<textarea rows="5" cols="70" onClick=select() >
	<a href="(URL dell'immagine">
		<img alt="" src="URL dell'immagine" />
	</a>
	Immagine a cura di <a href="(URL di destinazione #1">Anchor Text #1</a>
</textarea>

Per quanto riguarda la “spintarella”, ti consiglio di contattare direttamente e proattivamente i siti che potrebbero essere interessati a pubblicarla, con un messaggio come questo (via AdvancedWebRanking):

Case Study Using Infographics for Link Building

In sostanza: ho creato un’infografica che pò interessare ai lettori del tuo sito, ti va di embedarla?

Tecnica #6: crea un video e fallo embeddare con un link di rimando

Finiamo con una tecnica analoga alla precedente, ma che usa un video invece di un’infografica.

La tecnica consiste nel creare un video (anche per altri scopi, non necessariamente per sfruttare questa tecnica!) e chiedere di farlo embeddare in siti che potrebbero essere interessati ad esso.

Come? Innanzitutto bisogna creare il codice embed: lo puoi fare hostando il tuo video in un servizio come Wistia, che ha una funzione di video backlinks.

Grazie a questa funzione è possibile creare un codice che consente di includere un link verso un sito piacere a chi embedda il tuo video nel proprio sito.

Ecco come funziona con uno screenshot preso da Distilled.net:

 Using Wistia s customisable embed settings to build links with your video content Distilled.

Tecnica #7: La tecnica Skyscraper di Backlinko.com

skypscraper tecnica link building backlinko brian dean

La tecnica che chiude questa rassegna delle 7 tecniche di link building avanzate e non convenzionali è un misto di alcune strategie viste sopra.

Si deve a Brian Dean, noto blogger e SEO americano autore del sito Backlinko.com, che l’ha chiamata Skyscraper, grattacielo per l’appunto.

Se con infografiche e video abbiamo creato un contenuto visivo e l’abbiamo diffuso per ottenerne degli embed e quindi dei link, qui ad essere diffuso è un contenuto testuale.

Non un semplice post, ma un pezzo da 90 dei contenuti testuali.

Ma come? Non si sente tanto parlare di link earning, di content marketing, di strategie come “ora faccio un post fighissimo e otterrò un sacco di link”?

Forse la realtà è ben diversa: non solo il tuo contenuto non verrà condiviso abbastanza se non lo promuovi, ma nemmeno verrà linkato facilmente.

Serve, come per le infografiche, una spintarella. E questa spintarella è data proprio da un lavoro di PR, di public relations che abbiamo visto all’opera anche prima.

Ma andiamo con ordine:

  • innanzitutto si tratta di identificare un contenuto che meriti di essere linkato;
  • poi si tratta di condividerlo con le persone giuste, che abbiano interesse a linkarlo;

Step 1: Crea un contenuto

Sulla creazione di un contenuto che meriti di essere linkato si è detto tanto e questa non è la sede più adatta, in ogni caso puoi seguire questi 3 passi:

  •  identifica un tema;
  • poniti come obiettivo di scrivere il miglior contributo su quel tema, qualcosa di talmente approfondito, nuovo e juicy, succoso, che potrebbe essere venduto;
  • crea un contributo lungo e curato graficamente, oltre che leggibile.

Step 2: identifica i potenziali link

Una volta fatto, identifica i link in entrata agli stessi temi dei tuoi competitor: puoi farlo con Ahrefs, come suggerisce Brian Dean, o con qualsiasi altro strumento per il monitoraggio dei link (io uso il Backlink Tool di Webmeup.com).

Step 3: contatta i potenziali link

A questo punto non ti resta che contattarli, in modo analogo a quanto abbiamo visto prima con le infografiche.

Una bozza di messaggio può essere questo, come suggerisce Brian Dean:

Link Building Case Study How I Increased My Search Traffic by 110 in 14 Days

Ovvero:

Ciao,

stavo cercando alcuni articoli su (argomento) e sono finito nella tua pagina (pagina)

Noto che hai linkato uno dei miei articoli preferito sull’argomento: (titolo articolo)

Volevo solo farti sapere che ne ho creato uno analogo: (nome dell’articolo). E’ simile, ma più approfondito e aggiornato: (url dell’articolo)

Potrebbe essere meritevole di essere menzionato nella tua pagina.

Ok, ma funziona?

Ecco cosa ci dice Brian Dean:

Di 160 mail inviate, è riuscito a ottenere 17 links: un tasso di conversione del 11%.

Ancora più significativo il fatto che la richiesta fosse andata a siti di alta qualità, tralasciando directory e comunicati stampa.

Un altra applicazione della tecnica Skyscraper? Ce la fornisce Tom McLoughlin in Moz, che è riuscito ad ottenere 100 link dalla promozione di un blog a tema viaggi.

2 software per automatizzare il processo di contatto e inserimento link

Abbiamo visto come nella produzione di un contenuto di qualità, di un’infografica o di un video sia essenziale ricercare e contattare siti che potrebbero essere interessati a condividerlo ed embeddarlo.

Come puoi immagine, questo è un processo lungo e faticoso: ma 2 software ci possono dare una mano: BuzzStream e ContentMarketer.io.

Buzzstream

Buzzstream ha come obiettivo farti risparmiare tempo dal trovare informazioni di contatto e inviare email multiple. Una volta inseriti i domini delle persone che vuoi contattare, Buzzstream trova per te i dati di contatto utili, fornendo anche un aggiornamento sullo stadio della relazione (ad esempio se il link è stato accettato):

buzzstream

screenshot via quicksprout

ContentMarketer.io

Analogamente al software precedente, ContentMarketer.io ti consente di:

  • cercare contenuto rilevante a quello che hai scritto;
  • cercare i dati di contatto di chi l’ha scritto;
  • contattarlo.

contentmarketer.io

screenshot via quicksprout

Conclusioni

Ricapitoliamo il percorso fatto finora: abbiamo visto 7 tecniche per ottenere link al tuo sito web, accrescere la popolarità e autorità delle tue pagine agli occhi di Google, migliorare così il posizionamento organico per le keyword di tuo interesse, accrescere il traffico qualificato al tuo sito web.

In sostanza le 7 tecniche si possono ricondurre a 2 operazioni:

  • crea del contenuto di qualità e condividilo: che siano immagini, video, contenuti testuali, creare contenuto di qualità alta e condividerlo proattivamente può essere un’efficace strategia di link earning;
  • sfrutta le situazioni a tuo vantaggio: ti copiano il contenuto? Hai ottenuto un link nuovo. Hai dei link rotti? Puoi farli diventare dei nuovi link a una pagina che stai posizionando. Trovi un sito con link rotti? Chiedigli di sostituirli con il tuo.

Come si evolverà la link building, o link earning o link baiting che dir si voglia? Non ci è dato saperlo con certezza: certo che rispetto a una volta il ruolo del contenuto di qualità è molto importante ma analogamente a una volta sembra non bastare: ci devi mettere del tuo per promuoverlo e cercare proattivamente di ottenerne dei link.

E tu? Hai usato una di queste tecniche di link building? Parliamone nei commenti!

Referral Spam: 5 Metodi per Bloccare Definitivamente i Referrer Spam

Bonus Gratuito per te: Ho preparato 4 Video Inediti che ti guidano alla scoperta della migliore strategia di web marketing per il tuo sito: Scaricali qui ora!

In questi ultimi mesi potresti aver notato nel tuo account di Google Analytics un’insolito aumento del traffico dai Referral. Ma cosa sono i referral? E a che tipologia di traffico referral devi stare attento? Prima di rispondere a queste domande, ricapitoliamo le principali fonti di acquisizione di visitatori in Google Analytics.

Le sorgenti di acquisizione del traffico in Google Analytics

Se ci pensi, le tipiche fonti di acquisizione del traffico su Google Analytics sono:

  • il traffico organico, ovvero i visitatori che provengono dai motori di ricerca, tramite le parole chiave per cui il tuo sito si è posizionato su Google;
  • il traffico diretto, ovvero le visite che arrivano sul sito digitando nel browser l’url del sito;
  • il traffico social, ovvero le persone che arrivano da social network, come Facebook e Twitter;
  • il traffico email, ovvero le sessioni dalle newsletter;
  • il traffico referral, ovvero i visitatori che arrivano sul nostro sito da altri siti web.

Google Analytics acquisizione fonti trafffico

Possiamo definire Referral come l’insieme di tutte le visite che arrivano sul sito da un altra sorgente di traffico, come ad esempio link su un altro sito.

Fin qui tutto bene:

  •  un aumento del traffico organico è la misura di come stiamo lavorando bene da un punto di vista SEO, magari posizionando una grande quantità di keyword di coda lunga;
  • un aumento del traffico diretto misura un crescente grado di utenti affezionati al nostro sito;
  • un aumento del traffico dai social esprime un’attività crescente sui social network;
  • un aumento del traffico dalle email infine ci fa capire che più iscritti alla nostra newsletter aprono la mail e cliccano sui link in essa contenuti.

Ma l’aumento del traffico referral cosa ci dice?

In senso positivo che un maggior numero di siti che hanno un link verso il nostro ci sta portando traffico, indicatore implicito della qualità del sito e del link.

Tuttavia è importante analizzare le fonti da cui proviene il traffico referral.

Per farlo, è sufficiente:

  • entrare nel tuo account Google Analytics;
  • cliccare su “Acquisizione”;
  • aprire il menu a tendina “Tutto il traffico”
  • cliccare sul collegamento “Referral”.

4 Metodi per individuare i Referral Spam in Google Analytics

Traffico dai referral Google Analytics

Una volta entrato nella sezione Referral in Google Analytics, analizzando i siti potresti scoprire delle visite da siti sospetti, evidenziati in rosso in questa schermata.

Per aiutarti nell’identificazione di questi siti  puoi agire in 4 modi:

1. Usa la configurazione personalizzata di OptimizeSmart

Il primo metodo consiste nel scaricare il report sui referral spam di Google Analytics fornito da OptimizeSmart, che ti consente di creare una configurazione personalizzata su una tua vista di Google Analytics;

2. Osserva gli indizi

Un 2° metodo consiste nell’identificare, tra i referral, quelli con certi indizi: i referrer spam hanno solitamente 5 caratteristiche in concomitanza:

  • una % di nuove sessioni del 100%;
  • una frequenza di rimbalzo pari al 100%;
  • una frequenza di rimbalzo pari al 100%;
  • 1 pagina per sessione;
  • una durata media della sessione di 0 secondi.

 individuare i referral spam google analytics

 

Cosa significa questo? Che sono visite sempre nuove, che entrano, escono dalla stessa pagina, stando sulla pagina o secondi e non navigando nel sito.

3. Confrontali con la lista dei referrer spam

Puoi confrontarli con la lista dei referral spam che trovi qui sotto.

4. Imposta degli avvisi personalizzati in Google Analytics

Un altro metodo per tenere sotto controllo l’insorgere del traffico da spam bots è impostare un avviso personalizzato in Google Analytics, che ci faccia presente non appena si verificano delle condizioni insolite di traffico, come un improvviso picco di sessioni dai referrals o un tasso di rimbalzo anomalo.

Per impostare un avviso personalizzato in Google Analytics basta andare su:

  • Amministrazione
  • Avvisi Personalizzati

 avvisi personalizzati google analytics spam referrals

Ma cosa sono questi siti?

Cosa sono i Referrer Spam o Referral Spam

I Referrer spam occorrono quando il tuo sito riceve del traffico finto da bot spam and questo traffico fasullo viene registrato da Google Analytics.

Quindi la  domanda da porsi prima di tutto è: cosa sono i Bot Spam?

I bot sono dei programmi solitamente utilizzati per l’indicizzazione delle pagine online. Ad esempio, lo stesso Google ha un bot, Google Bot, che usa per fare la scansione del web e indicizzare le pagine.

Questi bot vengono anche chiamati crawler o spider, da cui l’immagine di ragno con cui viene spesso raffigurato Google:

googlebot

Ma i bot non sono usati solo per l’indicizzazione dei siti, ma anche per usi fraudolenti, come raccogliere mail per uso spam. Insomma ci sono bot buoni o bot cattivi.

Impariamo a distinguere i Referrer Spam: Ghost Referral e Crawler tipo Semalt

In realtà ci sono 2 tipologie diverse di referral spam, ghost referrals e crawler della tipologia di Semalt.

I Ghost Referrals

I primi sono i cosiddetti ghost referrals, così chiamati perchè non generano delle visite reali, ma fantasma appunto, al sito web;

Ecco come funzionano i ghost referrals in un’infografica di Ohow:

ghost referrals

I Crawler tipo Semalt

I secondi sono i crawler utilizzati da alcuni servizi di monitoraggio (come il famoso Semalt).

A seconda delle due tipologie, i metodi per bloccarli sono differenti: se per i ghost referrals puoi ad esempio usare i filtri di Google Analytics, per bloccare i crawler come Semalt i metodi, come vedremo, sono fondalmentalmente 4, come ci ricorda l’immagine di MylocalBusiness:

4-Ways-To-Block-SeMalt

3 motivi per non ignorare il problema

Ok, mi dirai tu, ma non posso semplicemente fregarmene?

Probabilmente non staresti leggendo queste righe, ma parliamo comunque dei 3 motivi per cui dovresti risolvere il problema.

  • sporcano i dati di Google Analytics: non ha monitorare l’andamento in termini di visite del sito quando i dati sono sporcati da visite fasulle come quelle dei referral spam. Debellare il problema ti consente di riprendere il controllo dei dati di Analytics.
  • consumano banda: che senso ha consumare banda per dei bot automatici che nulla portano in termini di visite di qualità;
  • creano un peggioramento generale dei dati di Google Analytics: come abbiamo visto prima, tra gli indizi che ci fanno scoprire lo spam bot ci sono alzi tassi di rimbalzo, tempo sulla pagina nullo etc. Non certo dati che danno una bella immagine del nostro sito agli occhi di Google.

5 metodi per bloccare definitivamente i Referral Spam

Una volta che abbiamo compreso cosa sono i referrer spam, passiamo alla pratica, e andiamo a vedere i migliori metodi per bloccare lo spam.

Divideremo questi metodi in 5 parti:

  • software automatici: sono software che ti consentono, in modo automatico, di bloccare i referral spam. E’ sufficiente collegare, come vedremo, il proprio account analytics e la vista, ovvero il sito in cui vogliamo effettuare il blocco dei referrer indesiderati.
  • plugin per wordpress: se usi WordPress come CMS per il tuo sito, ci sono dei plugin che ti possono aiutare nella gestione dei referral spam;
  • metodo manuale: creando degli opportuni filtri in Google Analytics puoi bloccare manualmente il traffico dai referral spam.
  • htaccess: un metodo un pò tecnico e delicato che ti consente di risolvere il problema alla radice.
  • via php: se il tuo sito gira in php puoi usare un sistema opportuno creato dai ragazzi di Nabble.nl.

Come bloccare manualmente i Referrer Spam con i filtri di Google Analytics in 3 passaggi

Partiamo dal modo manuale per bloccare il traffico spam, creando degli opportuni filtri su Google Analytics.

Innanzitutto devi andare su:

  • Amministrazione nel menu di navigazione
  • Tutti i Filtri
  • cliccare su + aggiungi filtro

Google Analytics filtri

Per il ghost referrals puoi creare un filtro che esclusa il nome host:

Google Analytics filtro nome host

Per i crawler spam puoi invece usare un filtro per sorgente campagna:

Google Analytics filtro sorgente campagna

Un’altra possibilità è di escludere direttamente i referral spam come semalt con l’esclusione referral in Google Analytics:

Google Analytics esclusione referral

2 software per i Referrer Spam

Referrer Spam Help

Referrer Spam help

 

Referrer Spam Help è un servizio gratuito che ti consente di identificare e filtrare i referral spam.

Il servizio effettua una correlazione tra i dati presenti in molti siti e consente di identificare lo spam sulla base di una lista condivisa tra vari siti e sul comportamento dei referral spam sui siti.

Il tool automatizza il processo di identificazione dei referrer spam e crea dei filtri non appena li individua.

Referrer Spam Blocker

Referrer Spam Blocker

Referrer spam blocker, analogamente al servizio precedente, si connette alla vista del tuo account Google Analytics per creare dei filtri contro i spam bot.

Il tool usa le API di Google Analytics per automatizzare il processo di installazione di filtri sul tuo account.

Non è richiesta alcuna conoscenza tecnica: Referrer spam blocker filtra sia il traffico dai ghost referral che quello dai crawler spam, installa filtri ed è gratuito.

Una volta creati, puoi trovare i filtri nel tuo pannello di amministrazione di Google Analytics.

Ogni filtro richiede più API calls e è composto da molteplici fonti di traffico spam.

referrer spam blocker filtri

referrer spam blocker filtro

I 4 plugin WordPress più diffusi contro i Referral Spam

Se usi WordPress, puoi usare dei plugin per bloccare il traffico non gradito dai referral. Vediamone insieme 4.

Bot Block – Stop Spam Referrals in Google Analytics (2000+ installazioni)

 WordPress › Bot Block Stop Spam Referrals in Google Analytics « WordPress Plugins

Il plugin blocca i referral spam salvando banda. I referral vengono recuperati da un database ma c’è la possibilità di aggiungerne.

Tra le 2 funzioni principali del plugin ci sono:

  1. la capacità di stoppare il traffico spam prima che raggiunga il tuo sito e venga conteggiato nelle statistiche di Google Analytics;
  2. salvare banda.

Tra le funzionalità:

  • Il traffico spam può essere ridirezionato con un redirect 301 o mostrare un errore 403;
  • statistiche dettagliate;
  • possibilità di aggiungere anche i sottodomini spam come spam.semalt.com;

Analytics Spam Blocker (1000+ installazioni)

 WordPress › Analytics Spam Blocker « WordPress Plugins

Questo plugin blocca siti spam come semalt.com e buttons-for-website.com ridirezionando gli spam bots prima che raggiungano il sito e sporchino le statistiche di Google Analytics.

Block Referer Spam (1000+ installazioni)

WordPress › Block Referer Spam « WordPress Plugins.

Block Referer Spam consente di bloccare gli spam bot. Non necessità di configurazione e auto aggiorna la lista dei bot spam.
Tra le funzionalità:
  • aggiornamento automatico o manuale della lista di referrer spam;
  • possibilità di aggiungerne di nuovi;
  • blocco tramite mod_rewrite or WordPress.

Block Referral Spam (1000+ installazioni)

 WordPress › Block Referral Spam « WordPress Plugins

Semplice da usare, senza necessità di configurazione, il plugin blocca 375+ domini spam.

Bloccare i Referral Spam via PHP

Per chi ha un sito che gira in PHP, i ragazzi di Nabble.nl hanno creato un pacchetto di file php che consente di bloccare i crawler spam come Semalt: puoi trovare il Semalt Blocker di Nabble qui.

Bloccare i Referrer Spam via Htaccess

Bloccare i crawler spam tramite htaccess

Per bloccare i referrer spam del tipo crawler spam come Semalt, tramite htaccess, puoi aggiungere il codice seguente:

RewriteEngine On

Options +FollowSymlinks

RewriteCond %{HTTP_REFERER} ^https?://([^.]+\.)*semalt\.com\ [NC,OR]

RewriteRule .* – [F]

Questo codice bloccherà tutti i referrals http and https da semalt.com e i suoi sottodomini.

Bloccare indirizzo IP tramite htaccess

Analogamente, puoi bloccare l’indirizzo IP usato dal bot spam in htaccess così:

RewriteEngine On

Options +FollowSymlinks

Order Deny,Allow

Deny from 234.45.12.33

Bloccare range di indirizzi IP tramite htaccess

Oppure, puoi bloccare direttamente il range di indirizzi IP usati dallo spam bot come segue: 76.149.24.0/24 è il range in questione  CIDR, un metodo usato per rappresentare un range di indirizzi IP range. In questo modo puoi bloccare in modo più efficace rispetto ai singoli IP e richiede meno spazio al tuo server. Per convertire un CIDR in un range IP e viceversa puoi sare questo strumento:

RewriteEngine On

Options +FollowSymlinks

Deny from 76.149.24.0/24

Allow from all

Impedire agli user agents degli spam bots di accedere al sito

Con le stringhe seguenti puoi bloccare direttamente i bot spam:

RewriteEngine On

Options +FollowSymlinks

RewriteCond %{HTTP_USER_AGENT} Baiduspider [NC]

RewriteRule .* – [F,L]

Puoi fare lo stesso in Google Analytics, impostando un filtro che blocchi determinati bot e spider.

Una lista aggiornata dei Referral Spam

In rete si possono trovare numerose liste aggiornate di referrer spam.

Tra le varie, eccone alcune:

  • https://perishablepress.com/blacklist/ultimate-referrer-blacklist.txt
  • https://dl.dropboxusercontent.com/u/12249901/Temp/spam-list.txt
  • https://github.com/devimweb/bot-public-list
  • https://github.com/piwik/referrer-spam-blacklist

Ora tocca a te

E tu? Hai avuto a che fare con i referral spam? Che soluzioni hai implementato nel tuo sito per arginare il traffico spam da questi bot? Parliamone nei commenti!

 

 

 

 

 

8 Strumenti & 4 Strategie Killer per Aumentare gli Iscritti alla Tua Newsletter

Bonus Gratuito per te: Ho preparato 4 Video Inediti che ti guidano alla scoperta della migliore strategia di web marketing per il tuo sito: Scaricali qui ora!

Aumentare gli iscritti alla tua newsletter è uno degli obiettivi primari del tuo sito web?

Potremmo dire di sì, se consideriamo:

  • il ROI, ovvero il ritorno dell’investimento delle email;

Ma andiamo per step e partiamo dal primo aspetto: il ROI delle email.

Qual’è il ritorno dell’investimento delle mail?

Ecco 3 statistiche Per farti capire il ROI delle email:

email marketing roi

Ricapitolando:

[bctt tweet=”il ritorno dell’investimento del email marketing rispetto ad altri strumenti è di $39.40″]

[bctt tweet=”per ogni $1 speso nel email marketing, il ritorno medio è di $44.25″]

[bctt tweet=”il ritorno dell’investimento del email marketing rispetto ad altri strumenti è di $39.40″]

Se non ti bastasse, secondo una statistica di QuickSprout.com:

[bctt tweet=”le email veicolano il 40% dei guadagni del sito”]

[bctt tweet=”gli iscritti alla newsletter sono gli autori del 35.7% dei commenti al blog”]

[bctt tweet=”il 34% delle condivisioni social vengono dagli iscritti alla newsletter”]

Insomma, in definitiva, gli iscritti alla tua newsletter, tramite commenti, condivisioni e clienti possono diventare i lettori più affezionati al tuo sito.

statistiche iscritti newsletter quicksprout

Ora che abbiamo compreso il ritorno dell’investimento di questo strumento, andiamo a vedere il 2° grande motivo per cui è fondamentale acquisire i contatti email dei tuoi visitatori.

Perchè è essenziale far iscrivere i tuoi visitatori alla newsletter?

Le statistiche da questo punto di vista divergono, ma sono concordi nell’affermare che

[bctt tweet=”la maggior parte dei visitatori del tuo sito uscirà senza ritornare nè convertire”]

Capisci il problema?

Per portare visitatori al tuo sito serve tempo e denaro: denaro magari speso in Google Adwords, in Facebook Advertising o altri strumenti, o semplicemente tempo speso nel creare contenuti e posizionarli per acquisire traffico organico, in una parola tempo per la SEO.

E se una volta entrato il visitatore esce e non torna più?

Tempo e denaro sprecato, da reinvestire per portare un altro visitatore targetizzato al sito.

Un circolo vizioso no? Allora cerchiamo di trattenere il visitatore, facendolo iscrivere alla newsletter.

Le mail sono un’ottimo modo per connettersi al visitatore prima di uscire dal sito, vediamone i pro e contro:

Pro

  1. le mail arrivano: ok, qualcuna può finire nello spam, negli aggiornamenti e nelle promozioni di gmail, o venire rigettata dal server, ma arriva;
  2. le mail possono essere personalizzate: a differenza del remarketing, invasivo e molto poco “umano”, con le tue newsletter puoi istituire un rapporto umano, diretto con il tuo iscritto;
  3. le mail sono personalizzabili: grazie all’inserimento del nome del tuo iscritto nell’oggetto e nel corpo della mail, puoi incentivare i tassi di apertura. 

Contro

Sai qual’è il problema?

Che le persone non si iscrivono a caso alla tua newsletter, ma solo se ne hanno un motivo. E questo motivo si chiama lead magnet, di cui parleremo qui sotto.

Avrai quindi bisogno di creare qualcosa da dare in cambio delle mail del visitatore del tuo sito.

Un buon obiettivo? Un Tasso di iscrizione del 5%

Ok, abbiamo compreso alcuni motivi per cui è importante acquisire il contatto email dei visitatori del tuo sito.

Ma a che obiettivo puoi puntare nella raccolta di indirizzi email per il tuo sito o blog?

Più sono meglio è, dirai tu, ma alcune statistiche ci danno un’idea di come stanno andando le nostre strategie di aumento degli iscritti alla newsletter: secondo Neil Patel, un buon risultato può essere il 5% di iscritti, ovvero ogni 100 persone che accedono al tuo sito, 5 dovrebbero iscriversi alla tua mailing list:

ctr 5% iscritti newsletter

La Cassetta degli attrezzi: i 4 strumenti che ti servono per aumentare gli iscritti alla tua newsletter

Cominciamo a fare sul serio?

Vuoi iniziare a creare una mailing list con i visitatori del tuo sito? Bene, ti servono 4 strumenti:

#1: Traffico

Se le persone non arrivano sul tuo sito, non si possono nemmeno iscrivere alla tua mailing list no? Quindi ti servono delle fonti di traffico.

Ecco da dove possono venire i visitatori dal tuo sito:

  • Google: il traffico organico è una componente importante per la crescita della tua newsletter. Se il tuo sito ha un blog, o è un blog, scrivendo articoli lunghi, ottimizzati per parole chiave della coda lunga, puoi veicolare numerosi visitatori al tuo sito, che si potranno iscrivere alla tua mailing list con gli strumenti che vedremo dopo.

Secondo una statistica pubblicata da Gregory Ciotty, la crescita del traffico organico viaggia parallela alla crescita degli iscritti alla newsletter:

la crescita del traffico organico viaggia parallela alla crescita degli iscritti alla newsletter

la crescita del traffico organico viaggia parallela alla crescita degli iscritti alla newsletter

  • Social: Facebook, Twitter, Google+, LinkedIn sono solo alcuni dei social da cui puoi acquisire visitatori che si possono iscrivere alla tua newsletter;
  • Ads: Google Adwords, Facebook Ads, Twitter Advertising, LinkedIn Ads sono alcuni degli strumenti di advertising da cui puoi generare visitatori per incrementare gli iscritti alla tua newsletter, magari con l’aiuto di una forma particolare di landing page, la squeeze page;

#2: Strumenti di acquisizione delle mail o una Landing Page

Una volta che hai scelto come acquisire visitatori al tuo sito al fine di aumentare gli iscritti alla tua mailing list, hai 2 possibilità:

  • o li mandi al tuo sito web, dove puoi raccogliere gli indirizzi email con alcuni strumenti di acquisizione, come Pop Up e altri;
  • o li mandi su una squueze page, una pagina fatta apposta per raccogliere indirizzi email;

#3: Un Lead Magnet

Qualunque sia la decisione che tu scegli come fonte di traffico e come metodo per acquisire le mail, hai bisogno di un lead magnet, ovvero qualcosa da dare in cambio della mail.

Ma…aspetta…non basta dire “iscriviti alla newsletter”?

Diciamo che non è il metodo più performante, almeno secondo una ricerca MarketingSherpa:

MarketingSherpa 2013 Email Marketing Benchmark Report

Cosa puoi usare come lead magnet? Detto in altre parole, cosa offri in cambio della mail?

Le soluzioni sono molteplici: vediamone alcune.

4 idee per Lead magnet per aumentare gli iscritti alla tua newsletter

Idea 1: Un contenuto informativo: ebook, video corso

E’ uno dei metodi più usati: io stesso per l’iscrizione alla newsletter di Web Marketing Academy uso come lead magnet 4 video inediti.

Puoi far scaricare anche un ebook, una case study…qualche anno fa, grazie al download di un ebook, la Guida SEO 2011, sono riuscito ad acquisire 1000 indirizzi email qualificati:

GUIDA SEO 2011 lead magnet

Idea 2: Un buono sconto

Nel caso tu abbia un ecommerce, un buono sconto sul primo acquisto può essere una buona strategia per acquisire indirizzi email.

Ecco come fa Zalando.it:zalando newsletter

Idea 3: Un trial

Nel caso tu abbia un software, potresti fornirne una versione trial, ovvero di prova, per un certo periodo di tempo, previo inserimento della mail.

Idea 4: Un biglietto di ingresso o un omaggio

Ho utilizzato questa strategia più volte, sempre con esiti straordinari: se hai un’azienda e partecipi a una fiera, potresti incrementare gli iscritti alla tua newsletter offrendo il biglietto gratuito, o quasi.

Se hai un negozio, potresti offrire un piccolo omaggio, o uno sconto sull’inaugurazione del tuo nuovo locale.

Questa strategia mi ha permesso di acquisire 427 indirizzi email in 30 giorni.

#4: Un programma professionale di invio di newsletter

Che si siano iscritti tramite un Pop Up o tramite un modulo di contatto in una landing page, hai bisogno di un software professionale per la raccolta e l’invio di newsletter.

Le soluzioni sono molteplici, dal famoso Mail Chimp (gratuito fino a 2000 iscritti) ad altre soluzioni, come Get Response e Aweber.

Get Response

GetResponse è una soluzione di email marketing ricca di funzionalità, completamente scalabile e in grado di gestire piccole e grandi liste (oltre 1 milione di iscritti). Attiva da oltre 10 anni, fornisce applicazioni per la creazione e la gestione di posta elettronica, newsletter e autoresponder che convertono i contatti in clienti. Attraverso  le pratiche e le relazioni stabilite con i principali Internet ed e-mail Service Provider anti-spam, GetResponse ha mantenuto gli standard più elevati possibili di consegna delle mail, assicurando che i messaggi inviati offrano il massimo rendimento possibile .

Aweber

Aweber è uno dei più diffusi strumenti per l’invio di newsletter. Fornisce gli strumenti necessari per inviare e-mail: dalle liste alla creazione di campagne, fino all’autoresponder.

E’ possibile provarlo gratuitamente per 30 giorni, poi i prezzi partono dai 19 dollari.

8 sistemi per acquisire la mail del visitatore su Worpress

Ricordi la cassetta degli attrezzi? Abbiamo visto come il 2° strumento per acquisire più iscritti alla tua newsletter sia usare uno strumento di acquisizione delle mail.

Indipendentemente dallo strumento che scegli (dopo te ne consiglierò qualcuno, ma sappi che ne sono moltissimi, KissMetric  ha classificato 67 tool per costruire una lista di email e altrettanti IncomeMesh), ci sono 8 sistemi diversi che puoi usare per acquisire la mail del tuo visitatore: vediamoli insieme.

1: Pop Up

Il pop up è uno dei metodi più usati. E’ invasivo, mi dirai. Ma la sua efficacia sta proprio nell’esserlo, ovvero nel catturare l’attenzione del visitatore del sito, sopratutto quando è dotato di un qualche effetto, tipo quando “vibra” o si muove in qualche modo.

Puoi inserire un pop up per la raccolta delle mail nel tuo sito con vari sistemi: eccone due che ho usato

 Bloom di Elegant Themes

Bloom è un plugin premium del noto di sito di temi WordPress Elegant Themes. Consente di creare pop up per la raccolta delle mail scegliendo tra diverse grafiche.

bloom elegant themes

Optin Monster

Al momento uso Optin Monster per generare i pop up della raccolta delle mail.

A differenza di Bloom, c’è la possibilità di usare degli effetti per suscitare l’attenzione dell’utente e di fare AB Test:

OptinMonster

2: La Barra orizzontale (Hello Bar)

Uno dei metodi più usati è una barra orizzontale che compare sopra o sotto il post: spesso questa barra ti “segue” anche quando scrolli la pagina.

Puoi inserire questa barra con 4 strumenti:

  • il già citato Optin Monster: ti consente di creare una barra che resta visibile anche quando l’utente scorre la pagina, oltre al fatto che puoi testarne diverse versioni con degli AB Test:

[manca immagine]

  • Hello Bar: è la più famosa ed è gratuita barra per la raccolta degli indirizzi email. Puoi registrarti gratuitamente e inserirla facilmente nel tuo sito.

Hello Bar

Ecco altri 3 strumenti per creare una barra per la raccolta delle mail sono:

3: Il Welcome MAT di SumoMe

Oltre al pop up e alla barra orizzontale, un terzo sistema efficace per l’acquisizione del contatto email è il Mat di SumoMe.

Lo chiamo con il suo nome perchè non è un pop up, non è una barra, ma è una funzione unica, oltretutto gratuita (entro certe funzionalità) che puoi creare a partire dal sito SumoMe o con il Feature Box di PlugMatter.

Come funziona? Quando un utente entra nel sito, prima ancora di vedere il titolo dell’articolo, visualizza una schermata che gli chiede l’indirizzo email, così:

welcome mat sumome

4: Il Fullscreen con Exit Intent

Un’altra grande funzione per acquisire i contatti email dei visitatori del tuo sito è usare un Fullscreen con exit intent.

Cos’è? E’ una schermata che compare a tutto schermo chiedendoti di lasciare la mail. Ma la funzione interessante è l’Exit Intent: grazie a Optin Monster, puoi fare in modo che questa schermata compaia solo quando il visitatore sta avvicinando il mouse verso il bottone di chiusura della tab del browser, ovvero quando sta per uscire dalla pagina.

Ecco un Fullscreen con exit intent che uso in Web Marketing Academy:

fullscreen exit intent

5: L’Opt In in Home Page

Qual’è la pagina del sito più visitata?

La home page spesso no? Allora perchè non sfruttare la cosa per inserire uno strumento per la raccolta delle mail?

Ecco un esempio tratto dalla home page di Backlinko:

optin home page backlinko

6: Il Locked Content

Un altro modo per raccogliere contatti mail?

Fornire un contenuto “locked”, che si sblocca solo tramite l’inserimento della mail. Lo puoi fare sempre con il già citato plugin Bloom:

bloom-type-locked-content

7: L’Opt In nella Barra Laterale

Puoi inserire un modulo di raccolta degli indirizzi email anche nella barra laterale del tuo sito grazie a Optin Monster, nella sezione Widget / Testo di WordPress.

Grazie a un plugin gratuito come Q2W3 Fixed Widget puoi fissare il widget in modo che chi legge il tuo articolo possa avere sempre visibile la possibilità di iscriversi alla newsletter:

sidebar raccolta mail fixed

8: Il Content Upgrade

Veniamo all’ultima funzione: sai qual’è una maniera efficace di attirare l’attenzione del suo visitatore spingendolo a lasciare la propria mail?

Dare qualcosa strettamente correlato al contenuto dell’articolo.

Ipotizziamo che un visitatore entri in questo articolo: grazie alla tecnica del content upgrade, puoi fornirgli un contenuto correlato e integrativo a quello che sta leggendo in cambio del suo indirizzo email.

Ecco un esempio di applicazione di questa tecnica: come puoi notare nello spazio giallo in fondo all’immagine viene dato un documento che mostra come mettere in atto le 16 tecniche di cui si parla nel titolo dell’articolo.

content upgrade backlinko

Come puoi implementare praticamente questa funzione nel tuo sito?

Ad esempio con Optin Monster o con Lead Pages.

4 strategie + 4 case histories per aumentare gli iscritti alla tua newsletter

Ok, ricapitoliamo il percorso fatto finora:

  • siamo partiti vedendo  l’importanza di raccogliere le mail dei visitatori del tuo sito, in base al ROI dell’email marketing e al fatto che se non stabilisci una connessione con il visitatore del tuo sito potresti non vederlo mai più.
  • Abbiamo continuato andando a vedere cosa c’è nella cassetta degli attrezzi, ovvero cosa ti serve per creare una mailing list: essenzialmente: traffico, un sistema di acquisizione delle mail, un lead magnet (e te ne ho suggeriti 4) e infine un software professionale per la gestione delle newsletter come Get Response.
  • infine, abbiamo visto 7 metodi per l’acquisizione delle mail, con relativi strumenti.

A questo punto hai tutto quello che ti serve per partire a costruire (o aumentare) le mail nella tua newsletter.

Proprio tutto? No, mancano le strategie. Andiamo a vedere insieme dei casi di successo, da cui puoi prendere ispirazione.

Strategia #1: Dai ai tuoi visitatori molteplici possibilità di iscrizione alla mailing list

BufferApp ha duplicato gli iscritti alla newsletter in 30 giorni : come?

Semplicemente dando più possibilità di iscrizione agli utenti. Ovvero: non solo pop up, ma anche il locked content; non solo il fullscreen modo, ma anche l’opt in nella barra laterale…and so on:

How-to-get-more-email-subscribers-

Se guardi gli strumenti che trovi qui sopra, hai ben 8 possibilità tra cui scegliere.

Le migliori? Secondo quello che ho testato: il Fullscreen con Exit Intent, la Barra e il Pop Up.

Strategia #2: Dai al visitatore quello che vuole

Ricordi che prima abbiamo parlato del Content Upgrade? Se non lo ricordi si tratta di una tecnica che consiste nel far scaricare all’utente un’integrazione del contenuto che sta leggendo.

Funziona? Pare di sì, stando ai risultati:

Come mai funziona? Perchè dà al tuo visitatore quello che sta cercando.

Facciamo un esempio: se io entro in un articolo che parla di come fare un muffin, a cosa sono interessato? A capire come fare i muffin.

Se mi proponi l’iscrizione alla tua newsletter in cambio di una guida alla torta Paradiso, ok, sempre di dolci stiamo parlando, ma io in questo momento voglio capire come fare i muffin.

Ecco allora che potresti realizzare un perfetto match tra domanda e offerta offrendo al tuo visitatore una guida su come fare i muffin in 3 steps, o una guida agli strumenti giusti…insomma, qualcosa di strettamente coerente.

Come abbiamo visto parlando di Lead Generation la coerenza tra l’annuncio pubblicitario pay per clic e la pagina di destinazione porta maggiori conversioni.

In una parola, la coerenza converte.

Strategia #3: Testa, Testa, Testa

Sai qual’è il metodo che funziona meglio per aumentare gli iscritti alla tua newsletter?

Non lo so. Ma non lo sai neanche tu. Il segreto è testare: quello che funziona meglio è quello che funziona meglio.

Come? Con degli AB Test.

Ti faccio un esempio: secondo te quale delle 3 versioni qui sotto ha convertito di più, ovvero ha avuto più iscrizioni?

VERSIONE A

ab test A

VERSIONE B

AB test C

VERSIONE C

ab test B

And the winner is…

VERSIONE C!

Come mai? Forse per il copywriting “trasparente”, diretto al punto e più breve delle altre.

E al secondo posto? Le versioni A e B differiscono solo per il colore della Call To Action: beh, il vincitore in questo caso è la VERSIONE A, forse per il colore verde che colpisce di più.

Come ho saputo quale delle 3 funzionava meglio? Testando!

Strategia #4: Provenienze diverse, messaggio diverso

Come abbiamo diversificato il nostro messaggio in base al contenuto, perchè non farlo in base alla provenienza del visitatore?

Optin Monster consente di farlo: ad esempio, potresti voler mostrare un determinato messaggio ai visitatori che vengono da Google o a quelli che vengono da un blog specifico: grazie alla funzione referrer detection puoi farlo.

referrer detection optin monster

Come aumentare gli iscritti alla newsletter esportando gli utenti registrati di WordPress con 3 Plugin

Chiudiamo questa carrellata di tecniche con un metodo automatico e semplice di aumentare gli iscritti alla newsletter: esportare le mail degli utenti registrati al tuo sito WordPress.

Esportare gli utenti registrati e i commentatori su un sito “Powered by WordPress”? E’ una necessità particolare, che ha un vantaggio importante e può essere realizzata con pochi e semplici passaggi.

Prima di partire dal perché esportare gli utenti registrati di WordPress, è utile ricordare che un utente ha la possibilità di registrarsi sul nostro sito WordPress essenzialmente per poter svolgere delle azioni ulteriori rispetto alla mera lettura dell’articolo, come ad esempio commentare un post (nel caso tu richieda la registrazione per farlo) o poter inserire un articolo nel tuo sito, come avviene ad esempio nei siti di article marketing e comunicati stampa, strumenti per la link building o nel caso di un forum costruito con BBPress.

Ipotizziamo quindi che nel tuo sito tu possieda una grande quantità di utenti registrati in uno dei ruoli consentiti (che ricordiamo essere Sottoscrittore, Collaboratore, Autore, Editore, Amministratore). Chi si registra su un sito WordPress deve inserire tra gli altri dati un username e una email, necessari per l’accesso al sito.

Username (o ancora meglio il campo “nome”) e email possono essere esportati e usati. Come? Cerchiamo di rispondere a queste 2 domande.

Perché esportare gli utenti registrati su WordPress

Perché esportare nome/username e email degli utenti registrati su WordPress? Perché è un modo semplice di creare una lista di email qualificate e targetizzate, quindi un mezzo veloce, pronto e gratuito per fare list building per l’email marketing, con i seguenti 2 vantaggi:

  • Gli indirizzi email sono già disponibili gratuitamente;
  • Gli indirizzi email si sono registrati deliberatamente sul tuo sito (ovvero non sono stati acquistati in fantomatiche liste…), quindi lo conoscono e riceveranno più di buon grado un eventuale DEM;

Non dimenticare l’aspetto della privacy: accertati che gli indirizzi a cui mandi eventuale materiale promozionale abbiano acconsentito a riceverlo!

Se utilizzare gli utenti registrati sul nostro sito WordPress può essere un modo efficace e veloce per costruire una lista di email per una newsletter o il direct email marketing, vediamo come è possibile farlo.

Come esportare gli utenti registrati su WordPress

Le possibilità sono essenzialmente due: farlo fare da un professionista, un web developer con conoscenza di database e WordPress o utilizzare un plugin per WordPress (gratuito o a pagamento).

La seconda possibilità è usare un plugin che faccia il lavoro automaticamente. Cercando nella directory dei plugin di WordPress si possono trovare numerosi plugin che permettono l’export di contatti come username, mail e nome su un file CSV.

Tuttavia molti sono datati e non funzionanti. Ne abbiamo testati alcuni ed ecco le soluzioni migliori.

SP User Export

SP User Export WordPress

Partiamo dalla soluzione più aggiornata, anche se a pagamento. Con un ridotto investimento (10 dollari, più o meno 7 euro) SP User Export consente di esportare i dati degli utenti via email o FTP come un file CSV con la possibilità di esportazioni schedulate nel tempo. E’ possibile scegliere I campi desiderati e integrarlo con un sito multisite.

Export Users to CSV

Plugin minimale ma efficace, che consente di esportare in CSV anche grandi quantità di utenti registrati selezionando il ruolo e un range di date. Soluzione gratuita.

Users To CSV

Plugin gratuito di Yoast.com, noto esperto di WordPress, autore del celeberrimo plugin per la SEO.

Conclusioni

Accrescere gli iscritti alla propria newsletter è un percorso graduale, fatto di test, prove, errori e successi. Serve traffico, servono gli strumenti giusti, serve creatività. E tu? Come raccogli gli indirizzi email nel tuo sito? Parliamone nei commenti!