La Rivoluzione delle SERP: i 4 Motivi per cui Google ha messo 4 risultati in alto e Zero a lato (e 2 implicazioni per SEO e Google Adwords)

A partire da giovedì 18 febbraio, Google Adwords ha gradualmente aumentato la presenza in SERP in cui compaiono 4 annunci (invece che 3) in alto (la posizione premium) e non compaiono più gli annunci sulla parte laterale destra della pagina di ricerca.

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L’escalation di questo nuovo design delle SERP è in realtà la fase finale di un test che andava avanti da un paio di mesi e che solo recentemente ha coinvolto, come rileva Moz, a interessare quasi il 20% delle SERP, rispetto all’1% precedente:

Four Ads on Top The Wait Is Over Moz.

Questa innovazione non cambia solo il design delle SERP, ma porta, come vedremo, anche importanti sviluppi pratici, che coinvolgono SEO e Google Adwords.

Partiamo dal cambio di design:  prima una SERP era costituita da

  • solitamente 10 risultati organici;
  • fino a 3 risultati sponsorizzati di Google Adwords sopra i risultati organici;
  • fino a 3 risultati sponsorizzati di Google Adwords sotto i risultati organici;

In questi giorni, la presenza di 4 risultati sponsorizzati di Google Adwords sopra ai risultati organici è cresciuta notevolmente, come rivela ancora Moz, raggiungendo quasi il 20% delle SERP, superando così le pagine di ricerca con 2 risultati sponsorizzati in posizione premium e andando a competere con le SERP dove ci sono 1 e 3 risultati sponsorizzati:

 Four Ads on Top The Wait Is Over Moz

La rivoluzione nelle SERP non è contraddistinta solo dalla presenza di 4 risultati al top della pagina invece che 3, ma anche dalla scomparsa dei risultati sulla barra laterale, la parte destra della SERP, dove comparivano tradizionalmente risultati sponsorizzati e della knowledge graph.

E’ chiaro che Google Adwords, eliminando i risultati sponsorizzati laterali, ha dovuto aumentare quelli che compaiono sotto la SERP: come puoi vedere dal grafico che segue, l’aumento dei risultati sponsorizzati al fondo della pagina viaggia parallelamente con la scomparsa di quelli sulla parte laterale della SERP:

Four Ads on Top The Wait Is Over Moz 3

Dati di Merkle confermano come alla progressiva diminuzione dei risultati sponsorizzati nella parte laterale si stia assistendo alla crescita di quelli posizionati sopra e sotto gli organici:

Google Reducing Right Hand Rail Ads for Desktop Searches Merkle RKG

4 motivi per cui Google ha aumentato a 4 i risultati sponsorizzati in alto (ed eliminato quelli laterali)

Prima di entrare nel dettaglio delle implicazioni pratiche che questo cambiamento delle SERP porta a livello SEO e di Google Adwords, cerchiamo di capire i motivi che hanno spinto Google a cambiare faccia alle SERP.

A detta di Google, il cambiamento è finalizzato a fornire “risultati più rilevanti per la ricerca e maggiori performance per gli advertisers”.

Al di là delle dichiarazioni di Google, i motivi possono essere ricondotti all’ascesa di 4 fattori:

  • la progressiva crescita del traffico mobile;
  • la presenza in SERP dei product listing ads (PLAs) di Google Shopping e dei risultati della knowledge graph;
  • la necessità di fronteggiare le perdite di Adblock e quelle future dovute alla scomparsa di Adwords su Safari mobile;
  • i risultati premium vengono più cliccati e assomigliano più agli organici;

Vediamoli nel dettaglio.

La crescita del mobile

Non è un mistero che la ricerca online sia sempre più multidevice: il numero di persone che usano, accanto al PC fisso, anche un tablet o uno smartphone è in forte crescita, passando solo in Italia dal 3% al 16%:

 Consumer Barometer scopri nuove tendenze mobile e insight sui consumatori — Think with Google

Dal 21 aprile 2015 Google ha ufficializzato l’ottimizzazione per dispositivi mobili come segnale di posizionamento: avere un sito compatibile con i dispositivi mobile aiuta a comparire nei risultati mobile di Google, che detiene il 95% del traffico di ricerca su mobile.

Se il 20% delle ricerche su Google sono effettuate da un dispositivo mobile l’utenza responsive è una fetta da non sottovalutare e in crescita costante.

C’è un problema però: le pagina di ricerca su un dispositivo mobile non hanno gli annunci laterali.

Ecco che aumentare a 4 gli annunci sopra i risultati organici, scelta che sembrerebbe coinvolgere anche le SERP mobile, viene incontro alla tendenza del traffico di spostarsi sempre più su mobile.

L’ascesa di Product Listing Ads e Knowledge Graph

Una conseguenza dell’eliminazione dei risultati sulla parte laterale della SERP è dare più spazio ai risultati di Google Shopping e a quelli della knowledge graph.

Come avrai notato, negli ultimi tempi Google ha introdotto una carrelata o un riquadro visualizzata nella parte superiore della pagina dei risultati ti consente di avere un quadro più completo di quello che stai cercando.

Ecco un esempio relativo alla query “Sanremo”:

knowledge graph.

Ma l’aspetto forse più interessante della scomparsa dei risultati sponsorizzati di Google Adwords sulla destra della SERP è che libera maggiore spazio per i risultati di Google Shopping, i Product Listing Ads, come puoi vedere dalla SERP che segue, relativa alla query “tende da campeggio”.

Come puoi vedere, il maggiore spazio sulla parte laterale consente a Google di inserire una seconda riga di annunci sponsorizzati per Google Shopping:

product listing ads

La presenza di risultati della Knowledge Graph e dei Product Listing ads un effetto l’aveva già provocato: la progressiva perdita di performance dei risultati sponsorizzati sulla parte laterale della SERP, sempre più offuscati da questi due tipi di risultati.

AdBlock, Apple e la scomparsa di Google Adwords

La notizia gira ormai da un pò: Apple sta testando un nuovo ad block per il suo browser Safari, che detiene niente di meno che il 25% della market share su mobile.

Google dovrà quindi fronteggiare un altra possibile perdita, oltre a quella dei 7 bilioni di dollari persi a causa di AdBlock.

Banner Blindness e Risultati premium

L’ultimo aspetto è al conseguenza naturale dell’ascesa di risultati verticali come Knowledge Graph, Google Shopping, hotel…che hanno diminuito le performance dei risultati laterali di Adwords.

Senza contare come i risultati premium assomiglino di più a quelli organici, impedendo di cadere trappola della banner blindness che colpisce la barra laterale.

Ora che abbiamo compreso il fenomeno e i possibili motivi di questo redesign delle SERP, andiamo a vedere che impatto ha questo cambiamento su SEO e Google Adwords.

Le 2 implicazioni per SEO e Google Adwords dei 4 annunci sponsorizzati in posizione premium e la scomparsa degli annunci a lato

Veniamo al sodo: quali sono le implicazioni di questo cambiamento delle SERP?

A uno sguardo superficiale si potrebbe pensare che l’introduzione di un risultato sponsorizzato in più in posizione premium e la scomparsa di quelli a destra possa toccare solo Google Adwords, dato che di risultati sponsorizzati si tratta.

Ma non dimentichiamo un aspetto importante: l’introduzione di un ulteriore risultato in posizione premium schiaccia ulteriormente i risultati organici, comportando una possibile diminuzione del CTR.

Ma vediamo nel dettaglio tutte le conseguenze di questa rivoluzione in SERP.

Primo su Google col 5% dei clic? Il crollo del CTR nella SEO

Facciamo il conto della serva: se prima c’erano 3 risultati di Adwords sopra ai risultati organici, senza contare l’eventuale presenza di risultati della blended search, che fine fanno i risultati organici?

Prendiamo la SERP relativa alla query “prestiti personali”:

prestiti personali Cerca con Google

Come puoi notare:

  • il primo risultato organico, in senso assoluto, occupa la posizione 5, non più la 4;
  • nell’above the fold rimane 1 solo risultato organico.

Non va certo meglio dove oltre ai 4 risultati premium di Adwords troviamo anche i risultati come mappe o altro, come nella query local “hotel milano”, dove il primo risultato organico arriva ad essere 8° in senso assoluto:

 hotel milano Cerca con Google

Facciamo 2 conti?

Se il CTR organico medio delle posizioni 4-5 in prima pagina, secondo lo studio Catalyst sul CTR del 2015 e lo studio Advanced Web Ranking è compreso tra il 5 e il 10%, ciò significa che nelle SERP potremmo aspettarci un’ulteriore diminuzione del CTR organico.

Nel nostro caso, PrestitiOnline, il primo risultato organico nella SERP “prestiti personali”, potrebbe portare a casa ben il 5% dei clic.

Molto peggio va al 2° risultato organico, che oltre che una posizione sotto, sconta la scomparsa dall’above the fold.

Google Organic Click Through Rates in 2014 Moz

E Tripadvisor, 1° risultato organico sotto 4 risultati premium e 3 mappe? Potrebbe portare a casa meno del 4% dei clic.

Google Adwords: meno annunci = più competizione = più CPC (e + SEO?)

Se nella SEO l’introduzione delle nuove SERP potrebbe portare a una diminuzione del CTR organico, non va meglio per Google Adwords, dove si potrebbero verificare 3 conseguenze a catena:

  • la diminuzione degli spazi disponibili potrebbe portare a maggiore competizione e quindi all’aumento del costo per clic;
  • l’aumento del CPC, d’altra parte, potrebbe favorire chi lavora bene sul punteggio di qualità ma anche chi ha più budget;
  • come conseguenza a catena, se l’aumento del CPC porterà alcuni a uscire dalla competizione, questo potrebbe essere a favore della SEO, unica alternativa rimasta.

Conclusioni

Ricapitoliamo il percorso fatto finora.

Siamo partiti dalla constatazione che i test compiuti negli ultimi tempi da Google Adwords hanno portato a una situazione di comparsa di un ulteriore annuncio in posizione premium, sopra i risultati organici, passando da 3 a 4 annunci, e alla scomparsa dei risultati sponsorizzati nella sezione laterale delle SERP.

Questa novità può essere ricondotta a 4 fattori.

Innanzitutto la progressiva conquista del traffico mobile, che sta diventando preponderante. Ma su mobile gli annunci a lato non si vedono e da qui la necessità di recuperare la perdita con un’integrazione sopra e sotto i risultati organici.

Google ha dovuto fronteggiare altre perdite.

Una su tutte la scomparsa degli annunci dovuto ad applicazioni come Adblock, che ha portato a una perdita di quasi 7 bilioni di dollari e l’intenzione di Apple di bloccare gli annunci su Safari.

L’introduzione di annunci di Google Shopping e Knowledge Graph ha progressivamente oscurato gli annunci sulla parte destra, che hanno perso performance.

Tutti questi motivi possono aver spinto Google dopo una serie di test ad abbandonare il posizionamento laterale degli annunci di Adwords a favore di un annuncio in più in alto e annunci sotto i risultati organici, senza contare che questi ultimi, avendo la prima riga della descrizione inglobata nel titolo, assomigliano più a dei risultati organici, evitando l’effetto “banner blindness” degli annunci a lato, evitati proprio perchè più palesemente pubblicitari ed estranei dal contesto dei risultati organici.

Ma cosa comporta per SEO e Google Adwords questo cambiamento?

L’effetto sulla SEO è chiaro: la presenza di un risultato in più in posizione premium schiaccia ulteriormente verso il basso gli organici, diminuendone il CTR.

Con 4 risultati premium, solo 1° risultato organico rimane nell’area “above the fold”.

Ma se, secondo le statistiche, il 4° risultato riesce a raccogliere solo il 5% dei clic, questo potrebbe portare a un ulteriore abbassamento del CTR nella SEO.

Senza contare che la presenza dei risultati in basso potrebbero togliere qualche altro risultato organico, che così rimarrebbero anche meno di 10, come peraltro già avviene in molte SERP.

E Google Adwords?

Meno annunci significa più competizione, ma più competizione implica più costo per clic.

E questo può avere 2 conseguenze: lasciare la SERP in mano a chi ha più budget e a chi lavora meglio sul Punteggio di Qualità.

Ma potrebbe anche avere un risultato positivo per la SEO: chi non potrà sostenere i nuovi CPC sarà costretto a rivolgersi ai risultati organici.

Come si evolverà la situazione? Staremo a vedere. In ogni caso teniamoci pronti alla nuova rivoluzione delle SERP.

E tu come la vedi? Parliamone nei commenti!

 

Perchè 8 Clienti su 10 Abbandonano il Carrello del Tuo Ecommerce? 6 Cause + 3 Strategie per Recuperarli

Lo sapevi che l’abbandono del carrello colpisce 8 persone su 10?

Lo sapevi  che l’abbandono del carrello è una delle prime cause di mancata conversione di un sito ecommerce?

Il fenomeno non riguarda solo piccoli brand: secondo una statistica pubblicata da Baymard.com, il tasso medio di abbandono del carrello in siti ecommerce di grossi brand è pari al 68.63%.

Ridurre questo fenomeno è quindi una delle principali sfide che ogni sito di ecommerce, indipendentemente dal settore di appartenenza.

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Secondo un’infografica pubblicata da SalesCycle, il tasso di abbandono medio è addirittura superiore, pari al 76.6%, con settori che registrano dei picchi, come

  • la moda, con un tasso di abbandono del carrello pari al 72.1%;
  • il retail, con il 73.8%
  • il turismo, con l’82.4%;

abbandono carrello cart abandonment ecommerce

Un fenomeno che non accenna a diminuire in modo sensibile: sempre secondo Baymard.com, nel corso degli ultimi anni le persone stanno sempre di più lasciando i prodotti nel carrello:

Shopping Cart Abandonment Rates

 Shopping Cart Abandonment Rates

L’abbandono del carrello ha prodotto una perdita complessiva, secondo una stima per il 2015,di quasi 5 trilioni di dollari:

 Shopping Cart Abandonment Rates

 

Capisci la portata del fenomeno?

7-8 potenziali clienti, arrivati nella fase conclusiva del tuo funnel di vendita, invece che completare la transazione e realizzare una conversione, abbandonano il sito.

In questa guida cerchiamo di analizzare a fondo il problema dell’abbandono del carrello, proponendo alcune possibili soluzioni, in particolare vedremo:

  • cosa spinge un utente arrivato al carrello ad abbandonarlo;
  • alcune strategie per prevenire e combattere il fenomeno.

Per conoscere la diagnosi bisogna conoscere le cause: perchè le persone abbandonano il carrello?

Perchè le persone abbandonano il carrello?

Secondo uno studio pubblicato da Statista.com sulle ragioni dell’abbandono del carrello nel 2015 in Europa, emergono differenti cause:

  • il 24% abbandona il carrello perchè, pur volendo completare l’acquisto, viene distratto;
  • il 23% abbandona il carrello a causa di una policy per il reso non chiara;
  • il 22% non riesce a procedere perchè non ricorda username e password;
  • il 20% sceglie di comprare in negozio;
  • il 20% abbandona il carrello a causa della mancanza di modalità di pagamento e spedizioni  internazionali.

 

Europe reasons for abandoning online shopping carts 2015 statista

Secondo l’ecommerce survey 2014 di VWO (software di cui abbiamo parlato nella nostra guida agli AB Test), le cause dell’abbandono del carrello sono causate:

  • per il 28% da costi di spedizione non preventivati;
  • per il 23% dalla necessità di creare un nuovo account, quindi dalla necessità di registrazione;
  • per il 16% da utenti che “stanno solo dando un’occhiata”;
  • per il 13% da dubbi sulla sicurezza del pagamento;
  • per il 12% da una procedura di checkout confusa;
  • l’8% infine abbandona perchè vede lo spazio relativo al coupon…e lo va a cercare, abbandonando il carrello.

Wingify eCommerce Insights 2014 Trends and Insights to Find and Convert Buyers

BusinessInsider ha analizzato in una ricerca del 2014 le cause dell’abbandono del carrello, scoprendo come:

  • un 58% abbandona a causa del fatto che i costi di spedizione rendono il totale più alto del previsto;
  • un 57% vuole farsi un’idea, un preventivo rispetto ad altri siti;
  • un 55% non è pronto ad acquistare, ma usa il carrello come  “wishlist”;
  • un 50% non compra perchè non è arrivato alla soglia tale da poter avere le spedizioni gratuite;
  • un 37% scopre dei costi di spedizione solo alla fine;
  • un 28% ritiene che i tempi di spedizione siano troppo lunghi;
  • un altro 28% non vuole registrarsi;
  • un ultimo 25% non trova le sue modalità di pagamento preferite.

Chart Shipping Costs Are A Top Reason People Abandon Their Shopping Cart Business Insider

Infine, un’infografica di Invesp pubblicata su Savypanda, riscontra le cause più tipiche di abbandono nel carrello in fattori già visti, come i costi di spedizione troppo alti o non menzionati, il fatto che non è il momento di comprare, l’uso del carrello come segnalibro, la procedura di registrazione troppo lunga (12%) o complessa (11%) o un sito non all’altezza perchè lento (11%) o irraggiungibile (5%).

Shopping Cart Abandonment Statistics infographic

Cosa emerge da queste 4 statistiche? Emerge che l’abbandono del carrello può essere ricondotto a 5 macro problematiche, riconducili a:

  • spese di spedizione;
  • necessità di registrazione;
  • usabilità del sito;
  • metodi di pagamento;
  • non è il momento giusto per comprare;
  • gestione del rischio: reso e sicurezza dei pagamenti.

Le 6 cause più frequenti di abbandono del carrello nell’ecommerce (e 3 strategie per prevenirle e combatterle)

Cerchiamo di analizzare queste cause una ad una.

Spese di spedizione

Le spese di spedizione sono una delle principali cause per cui i tuoi potenziali clienti non diventano clienti.

Questo avviene per vari motivi, ad esempio:

  • le spese di spedizione sono troppo alte;
  • sommate al prodotto danno un costo troppo elevato;
  • le spese di spedizione sono comunicate solo alla fine o non chiarite;
  • le spese di spedizione…semplicemente esistono.

Quindi? Cosa puoi fare per gestire il problema dell’abbandono del carrello dovuto alle spese di spedizione? Ecco 3 strategie.

#1 Offri la spedizione gratuita sempre e a tutti

Ovviamente la prima possibilità è prendere il toro per le corna e offrire la spedizione gratuita.

Sì, perchè secondo alcune statistiche, azzerare le spese di spedizione può aiutarti a gestire il problema:

  • Uno studio del 2011 Comscore  suggerisce che il 61% non completa l’ordine se non gli viene offerta la spedizione gratuita;
  • Il valore di ordine medio con la spedizione gratuita è  superiore del 30% rispetto agli ordini dove la spedizione si paga. Insomma, la spedizione gratuita incentiva l’acquisto;
  • Un report Retention Science  rivela che chi fa acquisti online è 2 volte più propenso ad acquistare se le spedizione sono gratuite;

The Mega Guide to Reducing Shopping Cart Abandonment

#2 Offri la spedizione gratuita in certi periodi

Una seconda strategia può essere offrire la spedizione gratuita solo in certi periodi, ad esempio in periodo di festa o in giorni casuali, come fanno Day e Maison du Monde.

Ecco come fa Dayshop.it, ecommerce di buoni pasto:

Consegna gratuita dal 20 al 22 gennaio ordina subito day

Ecco come fa invece Maison du Monde, ecommerce di arredamento:

Consegna gratuita su tutti i complementi d arredo approfittane subito emanuele.chiericato gmail.com Gmail

Come puoi notare:

  • nel primo caso, quello di Day, la consegna gratuita avviene solo per 48 ore una volta al mese;
  • nel secondo caso la consegna gratuita avviene solo in certi periodi, come Natale.

Entrambi gli ecommerce notificano ai propri iscritti alla newsletter la possibilità di spedizione gratuita.

#3 Offri la spedizione gratuita solo a certi clienti

L’applicazione più famosa di questa strategia è Amazon Prime, servizio che è riuscito a duplicare al spesa online di Amazon;

#4 Offri al spedizione gratuita sopra una certa soglia di spesa

Questa modalità è una delle più usate. Ecco qualche esempio, in Italia, di applicazione di una soglia in ambito di ecommerce di libri:

  • Amazon spedisce gratuitamente a partire dai 19 euro;
  • Hoepli e Giardino dei libri spediscono gratis a partire dai 29 euro;

Attenzione però: fissare una soglia entro cui l’utente ha le spedizioni gratuite può anche comportare che la maggior parte degli ordini si fissano entro quella soglia.

In un ecommerce di prodotti per l’arredo per cui ho lavorato, abbassare la soglia di spedizione gratuita ha portato la maggior parte degli ordini a fissarsi entro quella soglia.

Questo perchè, volenti o nolenti, le persone cercano o la spedizione gratuita o la più economica:

The Mega Guide to Reducing Shopping Cart Abandonment

Necessità di registrazione

Le persone non vogliono registrarsi.

Cosa puoi fare per evitare che la registrazione diventi una delle principali cause di abbandono del tuo ecommerce?

Ecco alcune idee.

#1 Dai la possibilità di accedere come guest

Un primo consiglio può essere quello di fa accedere come ospite, senza procedere in primo momento alla registrazione.

Ecco come fanno rispettivamente Rayban e Apple:

6 Ways To Improve Your Online Checkout Process Forbes

#2 Rendi la registrazione semplice e breve

Come abbiamo visto nelle statistiche relative al modulo di contatto, meno campi significano solitamente più conversioni.

Il primo passo da fare per ottimizzare la registrazione è quindi limitare i campi richiesti.

Un secondo può essere quello di far fare meno passaggi possibili al tuo utente nella fase di registrazione.

Come?

Ad esempio:

  • puoi far usare come nome utente l’indirizzo email, così da ridurre i campi nome utente e email a uno solo;
  • puoi far generare in automatico la password, dando una scelta in meno all’utente, inviadogliela via mail.

In questo modo potrai rendere la prima registrazione più semplice, facendo allo stesso tempo un’operazione di lead generation.

Usabilità del sito

Come abbiamo visto nelle statistiche qui sopra, tra le cause di abbandono del carrello c’è una cattiva esperienza dell’utente nell’ecommerce.

Questo può avvenire per vari motivi, come un sito non responsive o troppo lento, ma anche in caso di procedure di checkout troppo lunghe o complicate.

Un consiglio per aggiungere usabilità alla proceduta di checkout è aggiungere una barra che indica il progresso dell’utente.

Eccone un esempio:

checkout-progress-bar

Non dimenticare che molti abbandonano il checkout alla ricerca di un coupon: ti consiglio di indicarlo solo come pagina di destinazione degli utenti che hanno effettivamente un coupon;

Metodi di Pagamento

Molto spesso le persone abbandonano il carrello perchè non trovano una modalità di pagamento a loro più consona.

Un esempio tipico può essere la mancanza di Paypal, ormai sinonimo di pagamento rapidi e sicuri, o all’estremo opposto, della mancanza di pagamento in contrassegno, nel caso di utenti non abituati all’acquisto online.

Non è il momento giusto per comprare

Una delle cause di abbandono del carrello è dato dal fatto che molti utenti usano il carrello di un ecommerce come wishlist.

Secondo una statistica Seewhy, pubblicata da econsultancy.com, il 99% dei visitatori dell’ecommerce non acquisterà alla prima visita:

Nine case studies and infographics on cart abandonment and email retargeting Econsultancy

E’ quindi fisiologico che, come avviene nei negozi fisici, l’utente voglia “dare un’occhiata”: per affrontare questo problema si possono usare alcune strategie, tra cui il remarketing dinamico, l’invio di mail di abbandono carrello e l’uso del criterio di scarsità.

Gestione del rischio: reso e sicurezza dei pagamenti

Tra gli elementi che generano l’abbandono del carrello, ci sono alcuni elementi che potremmo far ricadere nell’insieme della gestione del rischio.

In ogni transazione online l’utente percepisce un rischio, ad esempio:

  • che il prodotto non sia conforme alla descrizione;
  • che il sito rubi i dati della carta di credito;

La possibilità di reso gratuito e la semplice presenza dei loghi delle carte di credito può aiutare a gestire il rischio dell’utente.

3 strategie di web marketing per recuperare l’utente che abbandona il carrello

Abbiamo visto le cause principali di abbandono del carrello in un sito ecommerce.

Fatta la diagnosi, cerchiamo la cura: quali possono essere delle strategie per recuperare l’utente.

#1 Invia una mail di recupero

Una prima ed efficace strategie di recupero dell’utente che abbandona il carrello può essere inviargli una mail che gli ricorda del prodotto che ha inserito.

Nell’invio di una mail di recupero è essenziale tenere conto di 2 fattori: cosa scrivere  e quando inviare la mail.

Secondo una ricerca di Salecycle, gli ecommerce che inviano una mail di recupero dell’utente che ha abbandonato il carrello entro 20 minuti hanno i più alti tassi di conversione:

How to Execute The Perfect Cart Abandonment Email Infographic

Ancora: secondo lo stesso studio, nell’oggetto della mail, dovresti indicare:

  • il nome dell’azienda;
  • i dettagli del prodotto nel carrello;
  • il nome della persona, che dà un elemento di personalizzazione che può aiutare nei tassi di apertura;

How to Execute The Perfect Cart Abandonment Email Infographic 2.png

  • un elemento di urgenza o sarebbe meglio dire scarsità, come “il tuo prodotto resterà prenotato solo per altri 20 minuti”:

scarsità carrello

Una strategia in 3 steps per recuperare l’utente via mail

VWO suggerisce una strategia di email marketing in 3 step per recuperare l’utente che ha abbandonato il carrello:

  • nella prima email chiedi se ci sono stati errori tecnici che hanno impedito all’utente di procedere con l’acquisto e lascia i contatti del customer service;
  • nella seconda mail, da inviare entro 2 giorni, comunica segnali di trust, come testimonials e ricorda eventuali benefici come le spedizioni gratuite. Insomma, affronta le principali cause di abbandono del carrello.
  • nella terza mail, da inviare entro una settimana, puoi dare un “ultimatum” di 2-3 giorni per aggiudicarsi il prodotto, dopodichè si renderà di nuovo disponibile, e veicolare eventuali promozioni.

L’invio di email mirate nel caso di abbandono del carrello, che ricordiamo essere una delle prime cause di mancata conversione nell’ecommerce, è una pratica diffusa utilizzata dal 25% dei 1000 maggiori retailer e che, secondo una statistica pubblicata su Rejoiner, può portare a un rinnovato guadagno:

 Remarketing vs. Retargeting What s the difference Rejoiner Blog

 

Qui puoi trovare 3 esempi di come 3 grandi brand tra cui Fossil e Dell gestiscono l’abbandono del carrello con le mail.

#2 Usa il Remarketing dinamico

Abbiamo già parlato del remarketing in un precedente articolo, dedicato al Remarketing e Retargeting in Google Adwords e Facebook Advertising.

Ecco come Google Adwords sintetizza il procedimento che sta alla base del remarketing dinamico:

  • i clienti visitano il sito e navigano tra i prodotti;
  • i clienti vengono aggiunti agli elenchi di remarketing;
  • ai clienti vengono mostrarti annunci proprio relativi ai prodotti che hanno visto;

remarketing-dinamico

#3 Usa il pubblico personalizzato di Facebook Advertising e il customer match di Google Adwords

 

Abbiamo già parlato del pubblico personalizzato di Facebook Ads: insieme al customer match di Google Adwords ti può consentire di mostrare un annuncio alle persone che si sono registrate a Facebook con la mail che possiedi.

Come analizzare l’abbandono del carrello in Google Analytics

Siamo giunti alla fine, o meglio all’inizio: ora tocca a te.

Il passo di partenza è capire:

  • che portata ha il fenomeno dell’abbandono del carrello nel tuo ecommerce;
  • quali sono i colli di bottiglia, ovvero dove il tuo utente abbandona.

Per farlo è sufficiente analizzare il funnel di Google Analytics: a partire da Obiettivi/Flusso Obiettivo

 Flusso obiettivo Google Analytics

Potresti tracciare l’abbandono del carrello e risolverlo individuando i problemi. A questo proposito ti consiglio la lettura delle case history pubblicate sul blog di Lemonstand.

Tracking Shopping Cart Abandonment in Google Analytics.

Conclusioni

L’abbandono del carrello è uno dei problemi che più affligge la conversione di un commerce.

Tu come lo affronti? Parliamone nei commenti!

Le Parole Chiave Sono Morte? Dalle Keywords alle Entity: Guida Completa alla SEO Semantica

Negli ultimi anni la SEO ha conosciuto degli sconvolgimenti epocali: tra quelli che hanno segnato più una differenza tra la vecchia maniera di fare SEO e link building e la nuova potremmo citare il cambiamento nell’utilizzo dell’anchor text e il passaggio dai tradizionali approcci di ricerca e selezione delle parole chiave (come ad esempio la coda lunga) al concetto di entità (entity) e topic.

In questa guida ci concentriamo proprio sul secondo aspetto, uno sconvolgimento notevole nell’ambito dell’ottimizzazione SEO, che ha portato alcuni commentatori a parlare di morte delle parole chiave nella SEO.

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Che si tratti di morte o piuttosto di un cambiamento nella concezione della keyword research, vediamo da dove è iniziato tutto, ovvero il passaggio dalla concezione di parola chiave a quella di entity e topic. Il nostro viaggio inizia da un aggiornamento algoritmico nell’ormai lontano 2013, Hummingbird.

Nel settembre 2013 Google rilascia un aggiornamento algoritmico destinato a cambiare la natura della ricerca e il modo in cui abbiamo concepito le keyword nella SEO. Con Hummingbird possiamo dire che si è verificato un passaggio dal concetto di keyword a una seo semantica, che si focalizza primariamente sull’intento di ricerca, sul contesto e sul significato delle parole, più che sulle parole stesse.

Già nei fattori di ranking Searchmetric del 2014 si notava una progressiva diminuzione del peso della parola chiave relativamente a url, title e heading tags:

Ma con Hummingbird cambia il modo di concepire la parola chiave.

Come vedi nell’immagine che segue, se la tipica domanda della SEO old style è: come mi posiziono per questa parola chiave? la nuova SEO si focalizza su come dare la migliore risposta alla domanda espressa dall’utente nella sua query:

google hummingbird

In un certo senso, con Hummingbird, Google si fa da medium, come vedremo, tra le nostre pagine ottimizzate e i bisogni di chi cerca, cercando di interpretare correttamente le query dell’utente e fornire dei risultati (i nostri) che rispondano il più possibile a quella domanda.

google hummingbird

Ma per fare da medium, Google ha bisogno di capire il reale senso di una keyword, più che il suo significato e come vedremo tra poco per farlo si serve di co occorrenze, entità e topic, a cui dedichiamo la prima parte di questa guida alla SEO semantica.

D’altra parte, il SEO deve creare contenuti ottimizzati sulla giusta risposta da dare alla domanda espressa dalla query, con l’ausilio di software e tecniche che vedremo nella seconda parte di questa guida.

Iniziamo dalla prima parte, cercando di capire i concetti di co occorrenza, entità e intento di ricerca.

Co Occorrenze & Entità

Dopo Hummingbird, potremmo dire che la parola chiave non gioca un ruolo da solista, ma come parte di un’entità, ovvero un’insieme di termini che si presentano insieme frequentemente in un determinato argomento.

In altre parole, in un determinato contesto, ci sono degli argomenti che co-occorrono frequentemente insieme alla parola chiave che abbiamo preso in esame, delle co occorrenze:

co occorrenze seo.

Un esempio di Co occorrenze ed entità: “Polo”

Facciamo un esempio.

Ipotizziamo un termine ambiguo, che può prestarsi a differenti usi linguistici come “Polo”.

“Polo” può significare:

  • lo sport;
  • il modello di auto;
  • il capo di abbigliamento;
  • la località geografica.

Come facciamo, e come fa probabilmente Google a capire di quale “Polo” stiamo parlando? Dal contesto della frase: potremmo dire che approssima il senso della parola dalle associazioni che compaiono nel testo.

Ad esempio, potremmo avere 4 differenti contesti, ad esempio:

  • “Il polo è uno sport di squadra in cui due formazioni di quattro giocatori, in sella a cavalli e muniti di stecche di bambù, si fronteggiano con l’obiettivo di mandare una palla di legno attraverso due pali. Vince la squadra che segna più punti” (da Wikipedia)
  • “Ho appena comprato una nuova Polo: fa 16 km con un litro, ha autoradio di serie e cerchi in lega”
  • “In ufficio vado sempre in polo e jeans: la camicia mi sta stretta, non parliamo della cravatta!”
  • “Al Polo Nord la prima spedizione risale al 1908 e la leggenda vuole che sia la casa di Babbo Natale”

Chiaro no? Dal contesto siamo riusciti a capire il significato di “Polo”.

Ma c’è di più: in ogni contesto differente, co occorrono dei termini differenti.

Quindi se ad esempio parlo della Polo Volkwagen, nelle pagine relative all’argomento è facile che ricorrano termini come Volkswagen, benzina, litro, autoradio, cerchi…ben diverso nel caso dello sport Polo, dove si parlerà tipicamente di giocatori, cavalli, bambù, palla e punti.

Un esempio di Co occorrenze ed entità: “Panda”

Ecco un altro esempio relativo al termine “Panda”, tratto dall’articolo di Andrea Minini sull’ottimizzazione semantica: a seconda delle co occorrenze nei testi, potremmo assegnare entità diverse al termine Panda, a seconda che si tratti:

  • dell’animale;
  • del software;
  • dell’aggiornamento algoritmico di Google;
  • dell’automobile Fiat;

entity seo semantica.

Ricapitolando: una parola chiave è sempre inserita all’interno di un contesto e in questo è naturale che ricorrano, o meglio co-occorranno dei termini, che formano un’insieme, un’entità specifica.

Questo concetto sta alla base anche del funzionamento di Google: come rileva in modo puntuale Enrico Altavilla nel suo ebook “Mitologia SEO”, il funzionamento di Google non si limita meramente a “cercare” nel proprio indice esattamente la query digitata, ma le parole chiave inserite passano attraverso un “revision engine”, in cui la query viene revisionata ed estesa con concetti e parole nuove o semplificata.

La query viene poi revisionata per trovare i documenti più attinenti: il consiglio è quindi di intuire i termini che Google userà per estenderla, aggiungendo sinonimi e parole chiave correlate.

Intenti di Ricerca

Non basta: uno stesso termine, oltre ad appartenere a contesti differenti, può anche essere inteso con  intenti di ricerca diversi.

Tradizionalmente, si parla di 3 intenti di ricerca:

  • intento transazionale;
  • intento informativo;
  • intento navigazionale;

Google, per ogni termine, deve sforzarsi di interpretare l’intento di ricerca della query, ovvero del termine che l’utente digita e fornire un risultato coerente in SERP, ovvero nelle pagine dei risultati.

Cosa c’entra l’intento di ricerca con la SEO?

Dovremmo sforzarci di scrivere contenuti ottimizzati non solo per la parola chiave (old school SEO), non solo per il suo insieme di concetti correlati (entità) ma anche in base all’intento di ricerca dell’utente che cerca una determinata keyword.

Per chiarire il concetto riprendo un esempio tratto dal bell’articolo di Andrea Minini sulla SEO entity:

 seo semantica intento di ricerca

In questo caso abbiamo la parola chiave computer.

In un approccio di ottimizzazione on page old school, questo potrebbe essere il modus operandi: inserire nei punti sensibili del codice html il termine “computer”.

In un approccio che tiene conto delle entity, più che concentrarmi solo sulla keyword sui punti sensibili, andrò a creare un testo che tenga conto dell’intento di ricerca dell’utente, che è diverso a seconda che io posizioni “computer” perchè li vendo o perchè nel voglio parlare.

Nel caso la mia query sia informativa, ovvero cerco computer perchè voglio saperne di più su com’è fatto, dove è nato, la mia entity sarà composta da co occorrenze come: minicomputer, CPU, storia, bit e magari DOS (se te lo ricordi siamo vecchi!) e IBM.

Se invece la query è transazionale, ovvero commerciale, troverò una entity con co occorrenze di termini come caratteristiche, prezzo, GB, tutti termini che non avrebbero molto senso in un documento che parla della storia del computer.

Ricapitolando, Google analizza il testo, cercando di desumerne il contesto semantico dalla presenza o meno di certe entità, ovvero gruppi di parole chiave e concetti; quindi, se trova “polo” accanto a “sport” “palla” e “cavallo” capirà che stiamo parlando dell’entità Polo Sport, e non dell’entità Polo Volkswagen.

Da questo modus operandi ne conseguono 2 importanti applicazioni pratiche per il posizionamento organico:

  • dalla presenza o meno di determinate co occorrenze, Google capirà se il tuo contenuto è spam o realmente informativo sull’argomento e questo potrebbe influire sul suo posizionamento. Da questo punto di vista, le ricerche che correlano la quantità di testo scritta a un buon posizionamento potrebbero semplicemente significare che un testo più lungo ha più possibilità di toccare delle co occorrenze e quindi rendere appieno l’entity.
  • se vuoi vendere computer,  e “storia” e “DOS” non fanno parte dell’intento di ricerca di tuo interesse, dovrai scegliere entity diverse. Se non lo fai, magari ti posizioni, peccato che chi cerca computer non vorrà acquistarlo, ma saperne di più e questo potrebbe influire negativamente sul tasso di conversione.

5+5 strategie per fare una ottimizzazione SEO su co occorrenze, entità e topic

Quindi?

La vecchia ricerca e selezione delle parole chiave deve considerarsi superata?

Potremmo dire di no: riguardo alla vecchia ricerca per parole chiave di coda lunga, si potrebbe dire che Google ha semplicemente inglobato le ricerche di coda lunga in documenti che magari non  contengono le parole chiave in modo secco, ma semplicemente riescono a soddisfare un determinato intento di ricerca.

E potremmo ipotizzare, come proposto recentemente da Rand Fishkin di Moz in un articolo dal titolo emblematico: Can SEOs Stop Worrying About Keywords and Just Focus on Topics?, un uso congiunto del metodo old school di ricerca delle parole chiave e della nuova scuola basata su entity e topic.

Vediamo come.

Cerca di Capire le ontologie (laterali)

Cosa sono le ontologie laterali?

Dei modi di intendere qualcosa senza pronunciarlo.

Ad esempio, Francesco Margherita ha dato un efficace e allo stesso tempo simpatico esempio di ontologie laterali autodefinendosi “tizio pelato con gli occhiali che fa SEO”.

Perchè usare le ontologie laterali?

Perchè spesso le persone fanno ricerche ma non sanno il termine esatto per cercare quello che hanno in mente.

Ad esempio, un imprenditore alla ricerca di un modo per essere primo su google, potrebbe usare una frase come “leggere qualcosa per essere primi su Google”: ecco che in questo caso Google potrebbe restituire risultati con guide, libri e un corso seo, nonostante nella ricerca non comparisse nessuna delle query secche:

Ontologia laterale nella SEO Andrea Minini

Immagine da Andrea Minini

Come possiamo sfruttare le ontologie laterali?

Cercando a nostra volta di metterci nei panni del nostro utente e capire quali usi linguistici generano questo sistema, ad esempio con strumenti come Quora o Faqfox che vedremo dopo.

Cura prominenza e prossimità

Ricordi keyword proximity e keyword prominence?

Questi fattori SEO old school trovano nuova linfa nella SEO semantica, in quanto, secondo certi studi, la collocazione delle keyword nel testo, la loro frequenza e distanza sono fattori da tenere in considerazione quando si ottimizza semanticamente:

ocation frequency distance seo semantica

semantic distance

Immagine da Moz

Come puoi notare qui abbiamo un uso congiunto della vecchia ottimizzazione on page basata su title, heading tags…e la seo semantica.

Usa i link interni

In questo nuovo approccio i link interni, sia verso pagine del nostro sito come verso siti esterni, acquistano nuova rilevanza, perchè linkare fonti correlate al tema trattato può aiutare a tematizzare un contenuto intorno a un certo topic:

link interni seo semantica

Individua un concetto latente

L’individuazione di un concetto latente è una tecnica di cui ha parlato Francesco Margherita.

In sostanza consiste nell’individuare, all’interno del topic di argomenti correlati a una keyword, un concetto, una problematica sentita intorno a quell’argomento ma non espressa esplicitamente, come nel caso di Francesco “parsimonia” relativo all’uscire dai debiti, ed associarci delle co citazioni per rafforzarne la connessione agli occhi di Google.

Espandi il campo semantico

Cosa significa espansione del campo semantico? Trattare nel tuo articolo argomenti correlati ma non fondamentali, pertinenti ma non rilevanti, in modo tale che Google, in mancanza di risorse più approfondite sull’argomento, possa posizionarti anche per l’argomento correlato secondario.

Facciamo un esempio, tratto dall’articolo relativo all’espansione del campo semantico di Andrea Minini:

 Espansione del campo semantico Andrea Minini.

In questo caso io, se nell’articolo relativo a “come iscriversi a Facebook”, tratto di sfuggita l’argomento pertinente ma non rilevante “come cancellarsi da Facebook”, ne beneficierò nel posizionamento di quest’ultimo, se è molto ricercato.

La forza del sistema sta nell’associazione, all’interno dello stesso contenuto, dei topic A + B.

Altri 5 suggerimenti

  • scrivi per gli utenti, non per Google: ricordi che all’inizio abbiamo detto che fare SEO dopo Hummingbird significa rispondere alla domanda dell’utente? Bene, vale più che mai il vecchio detto nella SEO: scrivi per l’utente che cerca, invece che per Google.
  • usa differenti sinonimi: è lontana l’era della ripetizione della keyword. Per trovare diversi sinonimi puoi usare gli strumenti che trovi qui sotto.
  • scrivi un testo lungo: ci sono vari studi che correlano la lunghezza del testo al posizionamento. I motivi possono essere vari, quello che a noi interessa qui è che un testo lungo ha più possibilità di andare a includere delle co citazioni di concetti che fanno parte di quella entità, andando di conseguenza a rendere il testo ancora più pertinente agli occhi di Google;
  • diventa un esperto sull’argomento: ovviamente la lunghezza non basta, serve la conoscenza dell’argomento per sapere quali sono i temi primari, secondari e correlati all’argomento. Su questo puoi aiutarti con gli strumenti che vediamo qui sotto.
  • dai la risposta migliore alla domanda: cerca di capire qual’è la domanda sottintesa alla query e scrivi un testo che le dia una risposta.

10 strumenti per comprendere e creare testi ottimizzati su entity, topic e intento di ricerca

Ok, abbiamo visto cosa sono le co occorrenze, le entity e alcune strategie per ottimizzare semanticamente.

Ma che strumenti ci possono venire in aiuto?

Vediamone alcuni.

SEOZoom

SEOZoom

Il nuovo software italiano per la SEO SeoZoom ha alcune funzionalità utili per creare testi ottimizzati in chiave semantica.

  • Assistente Editoriale: L’assistente editoriale di SeoZoom permette l’estrazione di concetti presenti in una SERP relativa a una parola chiave, permettendo di scegliere cosa inserire nelle heading tags
  • Scopri keyword: ti permette di scoprire le keyword correlate a una inserita;
  • Analisi testo Pagina:  SeoZoom analizza la distribuzione delle parole chiave all’interno della pagina che stai analizzando, con relative occorrenze di parole chiave;
  • Analisi rilevanza keyword: SeoZoom analizza la keyword density media e suggerita per ogni dominio in TOP 10 di una query.

Per ulteriori informazioni, scopri SEOZoom a questo sito: www.seozoom.it.

 SEO Zoom

Ecco altri 9 strumenti utili:

  • Ricerche correlate:  le ricerche correlate di Google ci possono far intuire gli argomenti correlati a una certa parola chiave;
  • Faqfox: è uno strumento che trova discussioni e domande intorno a una certa keyword in forum e simili;
  • KeywordTool.io: strumento che serve a trovare i suggerimenti di Google instant in modo organizzato e rapido;
  • Ntopic ti aiuta a trovare termini rilevanti per il tuo argomento;
  • Dandelion.eu: un tool italiano di estrazione della entity;
  • Conta co occorrenze: un tool di Andrea Minini per l’analisi delle co occorrenze di una keyword;
  • Alchemylanguage: un tool che analizza entity e relazioni all’interno di un documento online;
  • Wikistalker uno strumento innovativo che illustra le relazioni semantiche negli articoli di Wikipedia;
  • Quora: il noto social netword delle domande può aiutare a trovare le domande correlate e nascoste su un argomento;

Conclusioni

Lo ammetto: se sei arrivato alla fine di questo articolo sei un eroe :-). E’ stato un percorso a tratti difficile, che ha richiesto uno sforzo nel cambiare il modo in cui abbiamo fatto SEO per anni.

Non buttiamo via il bambino con l’acqua sporca, dice il proverbio: anche in questo caso la “vecchia” ottimizzazione on page e ricerca delle parole chiave non va buttata via, ma integrata con un nuovo modo di concepire le parole chiave, non come singole entità da ottimizzare in una pagina ma come facenti parte di insiemi.

Se può essere complesso, d’altra parte hai la possibilità di posizionarti con keyword di coda lunga che nemmeno ti saresti immaginato, senza magari nemmeno averle inserite.

Cosa ne pensi? Usi qualcuna di queste tecniche o di questi strumenti? Parliamone nei commenti!

 

Facebook Custom Audience: 12 Strategies to Increase CTR and Conversions Up to 300%

Let’s Start

We heard a lot, and with good reasons, about Facebook Advertising Audience: but what is it? And how do we practically implement it? Which are some of the way to use it? We’ll talk about all of this in this guide, starting from some successful statistics about using this function.

+300% more conversions, +75% CTR, -65% Cost per Action: Is it a miracle? No, it’s Facebook Advertising Custom Audience [5 case histories]

You read it on the title, this are the proofs: according to an Ampush study, Facebook retargeting, made (as we’ll see) through the function “Custom Audience” it has been able to triplicate the conversion rate and decrease down to 65% the CPA of campaigns that use other targeting tools on Facebook.

ampush pubblico facebook

It’s not just Ampush that take advantage of Facebook Custom Audience: according to an AdEspresso report, Facebook Custom Audiences have let various companies to increase their CTR and conversion rate and decrease the client acquisition cost:

  • KingNet had +75% more CTR, +46.6% of conversion rate and 43.37% less CPA;
  • OpenSky increased up to +30% its conversion rate;
  • JackThreads decreased down to 30% the membership subscription CPA;
  • Kixeye doubled the conversions, and increased up to 5.5X the LifeTime Value;

[bctt tweet=”+300% more conversions, +75% CTR, -65% CPA with Facebook Custom Audience”]

How are these results possible? Using the various Facebook Audience functions.

In this post we’ll see:

  • What Facebook Advertising Audience is and 3 typologies of Audience you can create (Custom, Lookalike and Saved);
  • 10 Creative strategies, unusual sometimes, but effective, of Facebook Ads Custom Audience application;
  • How to create a Custom, Lookalike and Saved Audience step by step.

Let’s start from a definition: what’s a Facebook Advertising Custom Audience? We could say it is a powerful targeting modality of the Facebook advertising tool, that lets you obtain various target typologies and implement various strategies: let’s start from here and let’s see which ones.

12 Creative, Effective & Unusual Strategies to use Facebook Advertising Custom, Lookalike and Saved Audience

Startegy#1: Find (again) clients and potential clients on Facebook, through their emails or telephone number using Custom Audience

Let’s imagine you have a company that wants to start a web marketing activity on Facebook: with good possibilities you’d have an email list of subscribers to your newsletter.

Through Facebook Advertising Custom Audience, you can start from that list, directing Ads on Facebook to them with an evident advantage: who subscribed, chose to do it, he knows you, so it will be easier to address a commercial offer to who knows you, rather then address it to someone who has to understand if you, your product and your service are what he needs.

You know it too: it’s easier and cheaper to convert a users that already has purchased or that knows you.

Strategy #2: Connecting (again) to users that visited the website, using Facebook Remarketing

How many people, among the ones that everyday go to a shop, buy for the first time? A few of them, not the majority.

This fact happens online too, where the statistics confirm how a small part of who enters the website for the first time converts, in other words buys a product on your ecommerce or gives you his contacts.

Because of this it’s essential to connect to the user once he access the website.

Gaining the contact of a potential client who has not decided yet if you and your product are what he needs has an evident economic advantage: this gives you the possibility of not losing a potential client who entered your website through a paid ad, forever.

There are three way of connecting to a user that access to our website:

  1. Asking him his email address, offering a lead magnet;
  2. Making him “like” our Facebook page;
  3. Connecting to him through remarketing;

Facebook Custom Audience lets us, thanks to conversion tracking pixel, to activate the remarking, proposing again an ad to who visited our website without converting, remembering to him his visit and stimulating him to come back to the website.

Here’s an image that shows the remarking (or retargeting) process, through Facebook Advertising Custom Audience:

remarketing-facebook-ads-pubblico-personalizzato

The ways to do remarketing using Facebook Custom Audience include the possibility to show the ad to:

  • Whoever visits the website;
  • People that visit specific web pages;
  • People that visit specific web pages, but other specific ones;
  • People that did not visited the website for a certain time; this last function gives you the possibility of including people that did visited your website in the last 180 days, but did not come back in the last 30 (or another number) days.
  • A custom combination of the previous ones.

Strategy #3: Find (again) on Facebook our LinkedIn contacts through Custom Audience

Finding on Facebook our LinkedIn contacts is not a very known function, but if you think about it, it’s completely possible: you can download the complete list of your LinkedIn contacts and their email addresses, exporting it in a CSV file, or on outlook or other email providers.

This way, with the gained email addresses, you could use the Facebook Advertising Custom Audience to show your ad to your LinkedIn contacts, in a non intrusive way.

Despite this strategy does not let you reach an high number of people (given the fact that the email address used to sign up to LinkedIn must not be the same used to sign up to Facebook), the results, according to an AdEspresso research are good: creating a Custom Audience through LinkedIn emails, took to AdEspresso a 6 times better CTR and a cost per conversion way minor ($0.686 vs $3.689), compared to another targeting made using a bigger audience:

 

ADESPRESSO linkedin facebook pubblico

Strategy#4: Finding on Facebook people similar to your clients through Lookalike Audience

You have your clients email list, right?

Do you know them well? Maybe you do, but an algorithm may know them better than you do.

Starting from a list of email that you used to create a Custom Audience, the Facebook Advertising Lookalike Audience lets you take through an algorithm the common characteristics of these last ones and find on Facebook similar people, so probably more likely to buy.

Strategy #5: Regain who abandoned his shopping cart on your ecommerce (without buying)

If you have an ecommerce you surely know: one of the main reasons of failed purchase is shopping cart leaving.

If someone adds a product to the shopping cart… and leaves the website without finishing the transaction.

How do you make these people remember to complete the purchase? Through 3 steps:

  1. Create a Custom Audience inserting a conversion tracking pixel on the shopping cart page;
  2. Create a Custom Audience inserting conversion tracking pixel on the page where the visitor that purchased landed.
  3. At this point it will be just enough to create an ad to the Audience using a custom combination: who visited the shopping cart, leaving out who visited the page where who purchased lands (The Thank You Page).

Here’s how:

 

abbandono carrello pubblico facebook advertising

Strategy #6: Optimize the ad creation time using Saved Audience

As you know, Facebook Advertising offers many targeting options: you can choose age, sex, place, interests of your target.

But doing it costs a lot of time: using the Saved Audience, as you will see later, you can save a bunch of your target characteristics, choosing them easily through a drop down menu when you create an ad:

gruppi di pubblico salvati facebook ads

Strategy #7: Regain an inactive contact

When you send a newsletter, using, for instance, a professional tool such as Get Response or Aweber, or using an autoresponder, you can see if there are subscribers who do not open your email since long time.

Thanks to Facebook Ads Custom Audience you can re-engage your inactive users.

Strategy #8: Directing an ad to a user interested in a specific category (to segment)

Here on Web Marketing Academy I have different article categories: there are articles that talk about Facebook Advertising, such as this one, about Email Marketing, SEO and so on.

On your ecommerce or website you could have a similar situation.

Let’s imagine that you want to address an ad to a user that visits a certain category of articles or product, for example in order to sell a related product or service: thanks to remarketing through Facebook Adverting Custom Audience you can show the ad to who visits just a certain part of your website that could be interested to that theme or product.

You can segment your visitor, increasing the possibilities of showing him a coherent product.

Strategy #9: Doing Cross Selling

Let’s imagine that you have various products to sell. Who visits your website buy one of them and, once he completed the transaction, lands to the thank you page.

At this point you could track him through conversion tracking pixel and show him an ad with a product that is similar to the one he just bought.

In few words, you can use the Custom Audience and the Facebook Ads remarking to do cross selling.

Strategy #10: Doing Remarking on Mail Chimp lists using Custom Audience

When you import emails on the Custom Audience, you can do it from the Mail Chimp lists too: the email addresses from your Mail Chimp list will be combined to the people on Facebook in order to create an Audience and as Facebook confirms “your contacts will not receive a notification about being added to the Audience”.

Strategy #11: Is it avoided to send customized newsletter to your ecommerce clients? Reach them by using Custom Audience!

This one’s new: The privacy guarantor states how it is not possible anymore to send customized newsletter to the clients of an ecommerce without them agreeing on receiving them.

No Problem: You can reach them thanks to Facebook Custom Audience.

Strategy #12: Finding people similar to your likes

Beyond finding people similar to the ones on a Custom Audience previously created or to people who visited a web page from your web site, you can find people similar to the ones that liked your Facebook Page through the Lookalike Audience.

How to create an Audience on Facebook Advertising: a step by step guide

At this point let’s see how to create an Audience.

Starting from the ADS manager select from the drop down menu “Tools”, you’re going to find two options:

  • Audience;
  • Audience Insights, the statistics on various typologies of Audience that you created.

pubblico facebook ads

Let’s come into the first sections “Audience”, we see 3 possible typologies of Audience that can be created:

  • Custom Audience;
  • Lookalike Audience;
  • Saved Target Group Audience.

pubblico personalizzato simile salvato facebook ads

Let’s analyze the characteristics and the potentiality of these 3 Facebook Advertising Audiences.

Custom Audience: How to find your contacts (emails, phone numbers, LinkedIn) on Facebook

The Facebook Ads Audience typology most known and used is, without a doubt, the custom audience:

pubblico personalizzato facebook ads

In the related screen you’ll notice that you can create a custom audience starting from different sources: let’s see them together.

Client list

The first possibility of Custom Audience creation lets you using some datas that you already have, that could be:

  • Email addresses that you already have;
  • Telephone numbers that you already have;
  • Facebook Users ID of people that already used your app.

Let’s see in detail the first 2 functions, considered that it is possible that every company has emails and phone numbers.

How to find your email and phone contacts on Facebook using Custom Audience

Let’s imagine that you have an email addresses or phone numbers list, the classic commercial contacts that you could have obtained from list building and online or offline lead generation: thanks to Custom Audience, you can redirect your ad on Facebook Advertising to these contacts, but only if the email address that you have is the same they used to sign up on Facebook.

If you have not any email address or you want to obtain new ones to take advantage of this function, I suggest you to read these 2 articles:

At this point you can import your contact on Facebook, through 3 ways:

  1. Loading a file that contains the email addresses and the telephone numbers: you can load a .csv or .txt file, they can contain elements on separated lines or a list of elements separated by a comma.
  2. Copy and pasting the email addresses and the telephone numbers or the  Facebook user’s ID to a excel file or a text file. You can copy the column from an excel file containing an element per line or a list of elements separated by a comma.
  3. Importing the email addresses from Mail Chimp: using this function, the email addresses of your Mail Chimp list will be combined with the people on Facebook to create an Audience.

Once you’ve loaded the email addresses, the phone numbers or the Facebook user’s IDs, Facebook Advertising will search for Facebook users that signed up using that email or phone number, or whom ID corresponds to the one you inserted.

Saved Audience (Saved Target Group): How to save time in creating Facebook Ads

What is the Facebook Ads Saved Audience and how is it different from the Custom one? It’s simple.

When you create a Facebook Advertising Ad, the first section, after you chose the goal for your campaign, is dedicated to choosing the characteristics that the addressees will have.

Now, let’s imagine that you have a target used a lot for your insertions, for instance, you often create Facebook ads, addressed to:

  • women;
  • from 20 to 40 years old;
  • that live in Milan or nearby for 20km;
  • that are interested in fashion etc.

Without setting these characteristics each time, Facebook gives you the possibility to save them in an Audience, creating a Saved Audience indeed.

 crea un pubblico salvato facebook advertising

You could, for instance, call it “Women 20 40 Milan Fashion”. Once you saved it, you could easily recall it on the first part of the audience defining screen, in the drop down menu section “Audience”.

Lookalike Audience: How to find new people similar to your most important clients on Facebook

We’re not over yet: a great Facebook Advertising function lets you create an Audience that looks like to one that you already created, starting from:

  • a Custom Audience that you already created;
  • a Facebook Page in which you are admin;
  • a conversion tracking pixel.

crea un pubblico simile facebook advertising

Let’s try to understand these 3 options together.

Creating a Lookalike Audience means searching on Facebook similar people to the one that made up a Custom Audience, searching likes on a Facebook Page or searching people that acceded to a webpage where I inserted my conversion tracking pixel.

As you can see in the previous screen, I can create a Lookalike Audience in 3 steps:

  1. I have to select the origin, from which source I want to search similar people;
  2. I have to select the country of destination of my ad;
  3. I have to select the dimension of the audience that variates from 1% to 10% of total population of a country: 1% is people who most look a like to the original audience.

How does Facebook create an Audience that looks like the starting one? It considers the characteristics that people of the original audience have in common with the one he search for, in the country that you specific.

And what after you created the Audience? Screen and creating the ad.

Once found a conformity among the inserted parameter, whether they are email addresses, phone number (on Custom Audience) or specific targeting options (on Saved Audience) Facebook will create an Audience in the following way:

pubblico personalizzato dashboard

As you can see, in this screen that shows the various typologies of Audience, you have different columns:

Name

It’s the name you give to the audience you created. For example, I use “Web Site Visitors” to indicate all the people who visited a certain website (and to whom I could do remarketing, as we’re about to see) or “Look a like Web Site” to indicate a Lookalike Audience to another one (as we’re about to see too);

Type

It’s the type of the Audience: as you can notice from the screen, the typologies are the 3 we’ve already talked about: Custom, Lookalike, Saved.

Dimension

It’s the dimension of your audience. If you inserted, for instance, 1000 emails, to how many of these did Facebook find a correspondence among the users? Or how many people do correspond to the targeting options you inserted in the Saved Audience? You see the answer on the “dimension” section;

Availability

In this case, you have 3 possibilities. It is possibile that your audience is:

  • Ready: It means that Facebook found enough correspondence between the datas you insert and the users;
  • Audience too small: the audience must include at least 20 people if you want to use it for the ads;
  • Low correspondence rate: it appears in the case the datas you insert do not find enough correspondence among the Facebook users.
Creation Date

The Date of creation of your Audience.

Once you created an Audience, whether it is Custom, Lookalike or Saved, you can direct to this target your ad.

Audience Insights

It’s not over yet: in the “Insights” section, once selected an audience composed by at least 1000 people, you could see some of your audience characteristics, such as:

  • age;
  • sex;
  • lifestyle;
  • realtionships status;
  • education level;
  • professional title.

All this information may be useful to better define your target or to build Buyer Personas:

insights pubblico facebook ads

Now it’s up to you!

If you think about how many people are signed up on Facebook, you well understand that the ads on Facebook are an extremely powerful way of advertising, this guide showed to you a particular point of view, the email for Facebook.

Now it’s up to you: have you ever used the Facebook Audience? Have you some way of using it to suggest?

Let’s talk about it on the comment section!

8 Tools & 4 Killer Strategies to Increase your Newsletter Subscribers

Gaining subscribers is one of your website primary goals?

We may say yes, if we consider:

  • Email ROI;
  • The fact that the emails are a good way to connect to visitors, that would exit without turning back otherwise: about this I suggest you to read my article.

But let’s proceed in steps and let’s start from the first one: email ROI.

What’s the email ROI?

Here are 3 statistics that show email ROI:

email marketing roi

Recpa:

[bctt tweet=”ROI of email marketing is $39.40″]

[bctt tweet=”for every $1 spent in email marketing, the medium ROI is $44.25″]

If this isn’t enough, according to a QuickSprout.com statistic:

[bctt tweet=”emails drive 40% of  the blogs revenue”]

[bctt tweet=”email subscribers are responsibile for 35.7% the blog comments”]

[bctt tweet=”34% of social shares came from email newsletter”]

So, subscribers, through comments, sharing and clients, may become the most attached readers of you website.

statistiche iscritti newsletter quicksprout

Now that we learned the ROI, let’s see the second most important reason why is fundamental to gain email contacts from your visitors.

Why is it essential to make your visitors subscribe?

Statistics are divergent, in this case, but they all agree that

[bctt tweet=”a greta part of your website visitors will not return to your website”]

Do you understand the point?

To lead visitors to your website you need time and money: money spent on Google Adwords, Facebook Advertising or other tools, or simply time spent in creating contents and rank them to gain more organic traffic, in a word, time for SEO.

And what if once the visitor goes out, he never comes back?

Wasted time and money, that should be reinvested to lead another targeted visitor to the website.

Is it a vicious circle? So let’s try to make the visitor stay, by making him subscribe to the newsletter.

Emails are a great way to connect to the visitor, before him going out from the website, let’s see its pros and its cons:

Pros

  • Emails arrive: ok, some of them can arrive in the spam section, in the updates section or in the gmail promotions, or get rejected by the server, but it actually come;
  • Emails can be customized: Unlike remarketing, that is intrusive and less “human”, through your newsletter you can create a new human relationship with your subscriber, that is direct;

Cons

Do you know what the problem is?

That people do not randomly subscribe to your newsletter, they only do if they have a reason. This reason is called lead magnet, topic that will be discussed later.

So you’ll need to create something to give in exchange of your website visitor’s email.

A good goal? A subscribing tax of 5%

Ok, we already understand some of the reasons why it is important to gain your website visitor’s email.

But what goal should you set in the collection of emaill addresses for your website or blog?

Maybe you think more goal is better, but some of the statistics gives us an idea of how our gaining subscribing strategy is going: according to Neil Patel, a good result should be the 5% of subscribers, in other words, every 100 people that enter your website, 5 should subscribe to your mailing list:

ctr 5% iscritti newsletter

The Tool Box: 4 Tools that are useful to your newsletter subscribers

Do you want to start creating a mailing list with your website visitors? Well, you’ll need 4 tools:

#1: Traffic

If people do not enter your website, they can’t subscribe either. So you’ll need traffic sources.

Here’s where your website visitors can come:

  • Google: organic traffic is an important component to the growth of your newsletter. If your website has a blog or is a blog, writing long articles, optimized by the keywords, you can transmit a lot of visitors to your website, that could subscribe to your mailing list through the tools we’re about to see.

According to a statistic published by Gregory Ciotty, the growth of the organic traffic is analogous to the growth of subscribers:

la crescita del traffico organico viaggia parallela alla crescita degli iscritti alla newsletter

  • la crescita del traffico organico viaggia parallela alla crescita degli iscritti alla newsletterSocial: Facebook, Twitter, Google+, LinkedIn are just some of the social from who you can increase visitors that can subscribe to your newsletter;
  • Ads: Google Adwords, Facebook Ads, Twitter Advertising, LinkedIn Ads are just some of the advertising tools from who you can generate visitors to rise the number of subscribers to your newsletter, with the help from a particular kind of landing page, the squeeze page;

#2: Tools of mail acquisition or a Landing Page

Once you’ve chosen how to gain visitors to your website in order to increase the subscribers of your mailing list, you have to possibilities:

  • You can lead them to your website, where you can collect email addresses with some acquisition tools as Pop Up (like Optin Monster) or others;
  • You can lead them to a squeeze page, a page made with the purpose of collecting email addresses;

#3: A Lead Magnet

Whatever decision you make about the traffic source and the method to gain emails, you’ll need a lead magnet, something to give in exchange of the email.

But… Wait… Isn’t enough to say “subscribe”? 🙂

Let’s say that’s not the most effective method, at least according to a MarketingSherpa research:

MarketingSherpa 2013 Email Marketing Benchmark Report

What can you use as a lead magnet? In other words, what do you offer?

The solutions are various: let’s see some of them.

4 Lead Magnet ideas to gain subscribers to your newsletter

Idea 1: An informative content: ebook, video lessons

It’s one of the most used methods, I use 4 unreleased videos myself as lead magnet for the sign up of the Web Marketing Academy newsletter.

You can offer an ebook to download or a case study… A few years ago, thanks to the downloading of an ebook, the SEO guide 2011, I succeeded in gaining 1000 qualified email addresses:

 

GUIDA SEO 2011 lead magnet

Idea 2: A Coupon

In the case of an commerce, a coupon on the first purchase may be a good strategy to gain email addresses.

Here’s how Zalando.it does it:

zalando newsletter

Idea 3: A trial

If you have a software, you may offer it in a trial version, for a certain time period, prior the insertion of the email.

Idea 4: A free ticket

I used this strategies many times, always with extraordinary results: if you have a company and it participates to a fair, you could increase the subscriber by offering to them a free or almost free ticket.

If you have a shop, you could offer a little gift or a discount on the launch of your new place.

This strategies gave me the opportunity of gaining 427 email addresses in 30 days.

#4: An email marketing professional tool

Whether subscribers are from a Pop Up or through a contact form in a landing page, you’ll need a professional software in order to collect and send newsletter.

The solutions are various, starting from the known Mail Chimp (free till 2000 subscribers), to other solutions as Get response and Aweber.

Get Response

GetResponse is an email marketing solution full of functionalities and totally reducible and able to manage from little to big lists (over 1 million subscribers). In activity since over 10 years, it gives applications to create and manage email, newsletter and autoresponder that convert contacts in clients.

Through practices and the relationships established with the main Internet and anti-spam email Service Provider, GetResponsive maintained the most high email delivery standard possible, guaranteeing that the sent messages offer the best performance possible.

Aweber

Aweber is one of the most common tool for the sending of newsletter. It gives you the necessaries tools to send email: from list to campaign creation, to autoresponder.

It is possibile to free try it for 30 days, then the prices start from 19 dollars.

8 Methods to increase the email subscribers on WordPress

Do you remember the tool box? We already saw how the second tool to gain more subscribers is using an email marketing professional tool tool.

Whatever tool you choose (I’m going to suggest you some tool after, because there are a lot, KissMetric classified 67 tools to build an email list even other as IncomeMesh), there are 8 different methods that you can use to gain your visitor’s mail: let’s see them together.

1: Pop Up

Pop ups are one of the most used methods. You could say that’s intrusive. But it’s effectiveness is just being intrusive and capturing the website visitor’s attention, especially when it has some special effect as vibration or movement animation.

You can insert a pop up dedicated to email collection on your website using various methods: here are two of them that I used

 Bloom by Elegant Themes

Boom is a premium plugin from our WordPress theme website, Elegant Themes.

It allows you to create a pop up to collect email choosing between different graphics.

bloom elegant themes

Optin Monster

I personally use Optin Monster, right now, to generate collecting emails pop ups.

Differently from Bloom, there’s the possibility to use effects to grab the user’s attention and to do AB Test:

OptinMonster

2: Horizontal Bar (Hello Bar)

One of the most used methods is the horizontal bar, that appears over or under you post: this bar ofter “follows” you event when you scroll the page.

You can insert the bar using these 4 tools:

  • Optin Monster, again: It lets you create a bar that stays visible even when the user scrolls the page, and you can test different versions of it through AB Test:
  • Hello Bar: it’s the most famous and free collecting emails bar. You can sign up freely and easily insert it on your website.

Hello Bar

Here are 3 more tools to create a collecting email bar:

3: Il Welcome MAT by SumoMe

Besides the pop up and the horizontal bar, another effective system to gain email contacts is Mat by SumoMe.

I call it with its name because it’s not a pop up, it’s not a bar, it’s a free optic function that you can create through the website SumoMe using the PlugMatter Feature Box.

How does it work? When a user enter the website, before even seeing the article’s title, sees a screen that ask him his email address, like this:

welcome mat sumome

4: Fullscreen with Exit Intent

Another great function to gain visitors’ email contact is using Fullscreen with Exit Intent.

What is it? It’s a screen that appears fullscreen asking you to leave the email. The interesting function is Exit intent: thanks to Optin Monster, you can make this screen appear only when the visitor is leading the mouse closer to the tab closing button of the browser, in other words when he’s trying to exit the page.

Here a Fullscreen with exit intent that I use in Web Marketing Academy:

 

fullscreen exit intent

5: Opt In on the Home Page

What’s the most visited page on your website?

Isn’t it the home page? So why don’t you take advantage of this to insert a collecting email tool?

Here’s an example taken by the home page of Backlinko:

optin home page backlinko

6: Locked Content

Another way to collect email contacts?

Giving a “locked” content, that unlocks only when someone inserts its email. You can do it always using the Bloom plugin:

 

bloom-type-locked-content

7: The Opt In in the Barra Laterale

You can insert a form to collect email addresses even in the lateral bar of your website thanks to Optin Monster, in the Widget/WordPress Text section.

Thanks to a free plugin as Q2W3 Fixed Widget you can fix the widget so that who reads your article will always have the possibility of subscribing visible:

 

sidebar raccolta mail fixed

8: Content Upgrade

Let’s see the last function: do you know what’s the most effective way to capture your visitor’s attention leading him leaving his email?

Giving something strictly related to the content of the article.

Let’s imagine a visitor entering in this article: thanks to the content upgrade technique, you can give him a content that’s related and integrative to the one he’s reading, in exchange he has to give his email address.

Here’s another example of this technique application: as you can notice, in the yellow space, at the bottom of the image, a document that shows how to apply the 16 technique mentioned in the title of the article, is given.

content upgrade backlinko

How can you practically insert this function on your website?

Using Optin Monster or Lead Pages, for instance.

 

4 Strategies + 4 Case Histories to increase the number of subscribers to your newsletter

Ok, let’s resume all we have said until now:

  • We started seeing the importance of collecting your website visitors’ emails, according to the ROI of email marketing and to the fact that if you don’t make a connection with your visitors, you may never see him again.
  • We continued seeing what’s on our tool box, what you’ll need to create a mailing list: essentially traffic, an email acquisition system, a lead magnet (I suggested you 4 of them) and, at last, a professional software to manage your newsletter as Get response.
  • In the end, we saw 7 methods to collect emails, and all the relative tools to this function.

At this point you have all you need to start building the emails on your newsletter.

Do you really have anything? No, the strategies are missing. Let’s see together some successful cases, from which you can be inspired.

Strategy #1: Give your visitors various mailing list subscription possibilities

Buffer App doubled its subscribers in 30 days: how?

Simply giving more subscription possibilities. In other words: not only pop ups, but also locked contents; not only the fullscreen method, but the opt in the lateral bar too… and  so on:

How-to-get-more-email-subscribers-

If you look at the tools you see here, you have 8 possibilities of choice.

Which are the best? According to my tests: Fullscreen with Exit Intent, The Bar and Pop Ups.

Strategy #2: Give the visitor what he wants

Do you remember when we talked about Upgrade Content? If you don’t remember, it’s a technique that consists of making the user download an integration of the content he’s reading.

Does it work? It seems like it does, according to the results:

How come does it work? Because it gives the visitor what he’s looking  for.

For example: if I enter an article that is about how to make muffins, I’m interested in knowing how to make muffins.

If you propose to me to subscribe to your newsletter and you give me another dessert recipe, I’ll always have a content related to desserts, but, right now, I want to know how to make muffins.

You could create a perfect match between supply and demand, offering your visitor a guide on how to make muffins in 3 steps, or a guide to the right tools… Something strictly related.

As we’ve already seen talking about Lead Generation, the relation between  the pay per click ad and the landing page brings to more conversions.

In a few words, coherence converts.

Strategy #3: Test, Test, Test

Do you want to know what’s the best method to increase the number of subscribers?

I don’t know, and you don’t know it either. The secret is testing: the one that works better at the test, is the one that works better.

How? Using Split Tests.

For instance: Which one of these 3 versions converted more, in your opinion?

A VERSION

ab test A

B VERSION

AB test C

C VERSION

ab test B

And the winner is…

C VERSION!

Why? Maybe the clear copywriting, direct to the point and briefer than the others.

What about the second place? A and B versions are different from each other only because of the Call To Action color: well, the winner in this case is the A Version, maybe because of the green that grabs more attention.

How did I know which one worked best? Testing!

Strategy #4:Different source, same message

In the same way we changed our message, according the content, we should do it according to the visitor’s source.

Option Monster lets you do that: for example you could want to show a certain message to visitor’s that comes from Google or the ones that come from a certain blog: thanks to the referrer detection function you can do it.

 

referrer detection optin monster

How to increase the number of subscribers exporting the registered users by WordPress using 3 Plugins

Let’s end with an automatic and simple method to increase the number of subscribers: exporting the registered users’ email to your WordPress.

Exporting the registered users and commenters on a “Powered by WordPress” website is a particular need, that has an important advantage and may be made through few and simple steps.

Before we mention why we should export the registered users of WordPress, it’s useful to remember that a user has the possibility of signing  up on our WordPress website, in order to do other action than just reading the article, for example, commenting (in the case you ask for the visitor to sign up, to comment) or to insert an article on your website, as happens on article marketing websites, tools to link building or in the case of a forum built using BBPress.

Let’s imagine your website having a big quantity of registered users, in one of the allowed roles. Who signs up on a WordPress website must insert a username and an email. necessaries to enter the website.

Username (Or the “name” field) and email may be exported and used. How? Let’s try to answer these questions.

Why do you need to export registered users on WordPress?

Why export name/username and emails of the registered users on WordPress?

Because that’s a simple way to create a qualified and targeted email list, so a quick method, ready and free, to do list building for email marketing, with the following advantages:

  • The email addresses are freely available;
  • The email addresses have been signed up from your website (they’ve not been taken using lists) so they know it and they will be more willing to receive an eventual DEM;

Do not forget privacy: make sure of sending material only to those addresses that asked to receive it!

If you use the registered users on your WordPress website, it may be an effective and quick method to build an email list for a newsletter or direct email marketing, let’s see how.

How to export registered users on WordPress

The possibilities are, basically, two: giving the job to a professional figure, a web developer who knows about database and WordPress, or using a plugin for WordPress (free or paid).

The second possibility is to use a plugin that does this automatically. Looking in the WordPress plugin directory you  can find various plugins that let you export contacts as username, email and name on a CSV file.

But most of them are old and not working. We tested some of them and here are the best solutions.

SP User Export

SP User Export WordPress

Let’s start from the most updated one, even if you must pay to get it. With a small investment (more or less 10 dollars) SP User Export let’s you export user’s datas via email or FTP as a CSV file, with the possibility of exports scheduled in time. It’s possible to choose the desired fields and integrate it to a multisite.

Export Users to CSV

Minimal but effective plugin, that lets you export on a CSV file even big quantity of registered users selecting the role and a date range.  Free solution.

Users To CSV

Free plugin by Yoast.com, well-know WordPress expert, author of the famous SEO plugin.

Conclusions

Increasing the subscribers number it’s a gradual course, made of tests, mistakes and successes. It needs traffic, the right tools, creativity. And you? How do you collect email addresses on your website? Let’s talk about it on the comment section!

 

Rideresti Anche Tu, se Avessi un Funnel: Come Creare un Imbuto di Vendita in 4 Fasi

Ti interessano le tematiche legate a Funnel e Lead Generation? Entra nel Gruppo Facebook Lead Generation!

funnel neil patel

Rideresti anche tu, sghignazza Neil Patel, se avessi un sales funnel.

Ma cos’è un sales funnel? E perchè è così importante nel web marketing? Lo vediamo in questa guida completa. Come al solito, partiamo da una definizione.

Cos’è un funnel? Partiamo da una traduzione

Funnel, detto anche sales funnel può esser tradotto letteralmente con imbuto di vendita. Nel mondo del (web) marketing e più in generale in ogni business, un funnel di vendita rappresenta il percorso del tuo potenziale cliente da quando entra nel tuo imbuto di vendita, ovvero, come vedremo, diventa un lead in un percorso di lead generation, fino a quando diventa cliente, e poi fan, testimonial, avvocato del tuo prodotto o servizio.

I 3 stadi del cliente nel sales funnel

Ma come, il cliente non nasce cliente? Come tu sai bene, no. Prima di diventare cliente, è stato quello che viene definito un prospect, e prima ancora un lead: ma andiamo per step e cerchiamo di capire i 3 stadi dell’interazione del cliente con il tuo prodotto o servizio.

Eccoli rappresentati in questa immagine:

lead prospect customers

In questo primo stadio, ci sono i lead. Cosa sono i lead? Letteralmente sono i contatti “condotti”, guidati (to lead appunto)  a entrare nell’imbuto di vendita: solitamente, nella definizione tradizionale, quando entrano nell’imbuto e lasciano i propri dati di contatto vengono chiamati prospect, ma essendo un termine meno usato di lead, qui useremo in generale lead per intendere il contatto che viene acquisito in un’iniziativa che non a caso viene chiamata lead generation. 

Solo una volta che un visitatore potenzialmente interessato al tuo prodotto o servizio diventa lead o prospect, tramite determinate azioni, chiamate spesso di lead nurturing e che utilizzano strumenti automatizzati come gli autoresponder, possono diventare clienti.

Generalizzando il processo, un sales funnel o imbuto di vendita è un percorso che è finalizzato a intercettare i dati di contatto di un lead, farlo diventare prospect, curarne la relazione al fine di farlo diventare customer, ovvero cliente.

A questo proposito è necessaria una puntualizzazione:

L’imbuto di vendita non è un tubo, ma…

Come dice il nome stesso, il funnel è un imbuto. E come sai, nell’imbuto entra molto ma esce poco. Se in un processo di vendita è assolutamente fisiologico che converta una parte minore di coloro che entrano nell’imbuto di vendita (altrimenti l’imbuto sarebbe un tubo) d’altra parte sarà nostro compito fare in modo che il più possibile di coloro che entrano nel sales funnel ne escano da clienti.

Prima di capire come fare, preveniamo una possibile obiezione: è proprio necessario un funnel? Ecco 4 motivi per dire sì, accidenti!

Ma è proprio necessario un funnel? 4 motivi per dire Sì, accidenti!

Tu mi chiederai: ma è proprio necessario un funnel? E Perchè? Essenzialmente per 4 motivi:

#1 La vendita a freddo è difficile

A meno che tu non sia un brand famoso come Amazon, che arriva a registrare un 74% di tasso di conversione dai clienti Prime, vendere a una persona che non sa chi sei è difficile.

#2 La stragrande maggioranza dei visitatori del tuo sito non convertirà la prima volta che arriva

Le statistiche confermano come la grande maggioranza di chi accede a un sito ne esce senza convertire;

O meglio, lo farà se ritornerà sul sito per farlo.

Uno studio ad opera di Gleanster Research conferma che fino al 50% dei visitatori qualificati (target o prospect) di un sito non sono pronti a comprare. Del restante 50% la prima metà (25%) non sono interessati, l’altra metà è pronta all’acquisto.

lead magnet

#3 Se non ti connetti, perdi l’utente (forse per sempre) e anche i tuoi soldi

Proprio perchè la stragrande maggioranza dei visitatori del tuo sito non diventerà cliente appena entra, è indispensabile istituirci una connessione, per evitare, ad esempio, di aver speso denaro nel veicolare persone al tuo sito che poi escono senza ritornare mai più. Ci sono vari modi di realizzare una connessione con il tuo utente, come vedremo più avanti.

Qui ci focalizziamo sui 3 danni economici che devi subire se non ti connetti al visitatore del tuo sito. Vediamoli insieme.

  • Problema #1 (Danno Economico Diretto): Mancata Conversione: Se la metà dei visitatori del tuo sito non è pronta a convertire  c’è un danno economico diretto, derivato dalla mancata vendita;
  • Problema #2 (Danno Economico Indiretto): Mancato Ritorno dell’investimento pubblicitario: Se questo non bastasse, per far arrivare quel 50% di visitatori al sito web potresti aver investito in attività come campagne pubblicitarie Google Adwords, Facebook Advertising o nell’acquisizione di traffico organico tramite attività SEO e quindi aver subito un danno economico indiretto, dato dalla vanificazione dell’investimento pubblicitario;
  • Problema #3 (Danno Economico Indiretto): Mancato ritorno dell’utente: Ok, dirai tu, ma tanto l’utente se non è pronto lo sarà e prima o poi, e tornerà. Ne sei proprio sicuro? Secondo le statistiche riportate da Tony Haile di Chartbeat su un noto articolo sul Time, il 55% dei visitatori spenderà meno di 15 secondi sulla pagina e la stragrande maggioranza non tornerà. Perchè? Ora lo scopriamo.
L’eterno (non) ritorno del visitatore

Immagina di stare passeggiando in una città nuova: noti un negozio, ci entri, vedi qualcosa che ti piace e poi esci perchè “ci devi pensare” o non hai tempo. Il giorno dopo decidi di tornare, ma non ti ricordi esattamente dov’era: potrai ritrovarlo facilmente pensando ad alcuni riferimenti fisici tipo monumenti, altri negozi…che ti aiutano a ritrovare la strada.

Sul web tuttavia non funziona così, proprio a causa dell’assenza di riferimenti precisi. Immagina di entrare in un ecommerce tramite un link pubblicitario trovato su Facebook o Google Adwords. Vedi qualcosa che ti piace e poi esci. A differenza dell’esempio precedente, non riuscirai a ritrovare facilmente il sito, sopratutto se ci sei arrivato linkando un annuncio pubblicitario che al momento è scomparso.

La soluzione: connettersi al visitatore

Riepiloghiamo la situazione: è fisiologico che una buona parte del traffico targetizzato che entra nel tuo sito esca senza convertire. E’ altrettanto plausibile che non si ricordi il nome del sito o come ci è arrivato, perdendo ogni possibilità di ritornare e convertire. E’ necessario quindi connettersi al visitatore non appena entra nel sito.

In generale, ci sono vari metodi per connetterti al tuo visitatore, vediamo quali.

5 metodi per far entrare un visitatore nel funnel

  • fargli cliccare “mi piace” sulla Pagina Facebook. Una connessione più semplice della precedente ma che ha un problema: la reach organica dei tuoi aggiornamenti di stato sulla Pagina Facebook, ora al 10% calerà ulteriormente. Detta in parole povere: in futuro sarà sempre più difficile raggiungere i fan della tua Pagina Facebook.
  • le notifiche sul browser: in un post precedente ho parlato di questo straordinario strumento di connessione, le notifiche sul browser, implementabili ad esempio con uno strumento come PushCrew. A giudicare dai tassi di clic, possono essere una buona maniera di creare una connessione.
  • un’ultima modalità può essere la creazione di un canale Telegram: assieme alla precedente, possono essere 2 modi efficaci per fare lead generation su Mobile;

#4 A volte alle persone serve tempo per convertire

Senza scomodare statistiche americane, la bella analisi compiuta da FriendStrategy conferma come il tempo che a seconda della persona occorre un tempo variabile per convertire: ovvero, c’è chi compra 2 giorni dopo essere entrato nel funnel, chi dopo mesi:

ConnectionFunnel® rielaborazione del sales funnel in chiave operativa. FriendStrategy

In realtà questa informazione la puoi sapere anche tu sei hai impostato un obiettivo su Google Analytics, nella sezione delle Canalizzazioni Multicanale, andando su “Tempo alla conversione:

 canalizzazioni multicanale Google Analytics.

I 4 passaggi classici di un funnel o imbuto di vendita: il modello AIDA

Tradizionalmente sono 4 i passaggi di un funnel o imbuto di vendita, riassunti nell’acronimo AIDA, ovvero:

  • Attenzione
  • Interesse
  • Desiderio
  • Azione

 

Un funnel di vendita ha l’obiettivo di portare il visitatore dal primo step, l’attenzione, fino all’ultimo, l’azione, dove si realizza la conversione.

Vediamo questi 4 step nel dettaglio.

Attenzione

Il primo passo è stimolare l’attenzione del tuo potenziale cliente o target: nel mio video dedicato alle 7 C del web marketing, ho chiamato questo step “Comparire”.

In effetti, per catturare l’attenzione del nostro target l’azione preliminare è comparire a lui, magari tramite i tradizionali strumenti del web marketing, come:

  • i risultati organici SEO;
  • Una condivisione dei tuoi contenuti sui social;

Interesse

Il secondo step consiste nel generare interesse nell’utente entrato nel funnel: ciò può avvenire ad esempio nutrendo il lead con strategie di lead nurturing.

Desiderio

Una volta che il nostro lead è entrato nell’imbuto di vendita e ha acquistato interesse, lo step successivo è stimolarne il desiderio d’acquisto, magari con alcune tecniche persuasive e l’utilizzo di una landing page.

Azione

L’utente che arriva al termine del funnel dovrebbe compiere l’azione che di conversione che ci si prefigge.

Vediamo come applicare concretamente questi 4 steps del tradizionale funnel di vendita nel marketing online analizzando alcune strategie di successo di sales funnel.AIDA web marketing

Un esempio di sales funnel di successo (da cui puoi prendere spunto)

Come possiamo applicare un imbuto di vendita ai nostri prodotti online?

Lo vediamo con l’analisi del funnel di CrazyEgg.

CrazyEgg è un sofware per l’analisi delle heatmap, le mappe di calore che evidenziano il comportamento degli utenti nel sito web, ad esempio dove cliccano, cosa leggono…

  • Il primo step del funnel di Crazy Egg è intercettare traffico, tramite traffico dai referrals (link da altri siti), traffico organico dal blog, annunci pubblicitari.
  • Una volta entrato nel sito, CrazyEgg ti consente di inserire l’url del tuo sito per mostrarti l’heatmap;
  • successivamente, ti chiede di connettersi al tuo account di Google Analytics;
  • infine, ti propone una versione trial del prodotto per 30 giorni.

Vediamo come avviene il funnel con le immagini seguenti, per poi andarlo ad analizzare insieme:

Crazy Egg funnel 1

crazy egg funnel 2

Crazy Egg funnel 3

 

Crazy Egg funnel 4.

Analizziamo i vantaggi di questo funnel:

  • Non appena ha suscitato attenzione veicolando l’utente nel sito, CrazyEgg cerca di stimolare  interesse proponendo una heatmap del proprio sito: in questo modo si connette all’utente che lascia la propria mail;
  • se l’utente continua nel funnel, viene proposto un trial, ovvero un periodo di prova di 30 giorni, che inizia lasciando i dati della propria carta di credito.

Quali sono i vantaggi di questo funnel?

  • Crazyegg non cerca di vendere subito: stimola l’interesse del visitatore facendogli inserire il proprio sito, poi la mail;
  • se l’utente continua, ha la possibilità di provare il prodotto gratuitamente per 30 giorni (desiderio) con un abbonamento che si rinnova in automatico allo scadere dei 30 giorni (azione).

Anche se non continua la fase d’acquisto, CrazyEgg può individuare chi ha abbandonato questa pagina senza convertire in utente trial (ad esempio impostando una combinazione personalizzata con il Pubblico di Facebook Ads) e intercettarli con una campagna di retargeting.

Perchè CrazyEgg richiede di lasciare i dati della propria carta?

Secondo alcune statistiche, l”inserimento dei soli dati della carta, analogamente al trial con cifre irrisorie (1 dollaro), consente di scremare tra i curiosi e chi ha un reale interesse sul prodotto.

Puoi vedere altri 12 esempi di funnel di successo in questo articolo di Petovera.

Le 4 fasi per creare un funnel di vendita di successo

Come puoi prendere spunto da questo funnel? Ecco 4 fasi per farlo.

Fase 1: Crea Attenzione sul tuo prodotto o servizio

La prima fase consiste ovviamente nel farti notare, al fine di far entrare nel tuo funnel dei potenziali clienti.

Come? Puoi usare uno dei tanti strumenti del web marketing, ad esempio:

  • Facebook Advertising;
  • Il traffico organico SEO;
  • Google Adwords;
  • il guest posting su altri siti;
  • la condivisione sui social media;

Ovviamente, per ognuno di questi strumenti, dovrai targetizzare in modo tale da far entrare nel tuo imbuto visitatori realmente in target con il tuo prodotto o servizio.

Fase 2: Crea interesse sul tuo prodotto o servizio

In questa fase potresti far approdare i tuoi visitatori a una landing page, dove persuaderli della qualità di ciò che proponi.

Puoi trovare degli spunti sulla creazione di una landing page in questo articolo: 7 Ingredienti e 5 Strumenti per Creare una Landing Page Efficace: Guida Completa.

Fase 3: Crea Desiderio sul tuo prodotto o servizio

Se hai un software, potresti proporre una versione trial, o far provare una demo, in modo da far stimolare desiderio sul tuo prodotto.

Se invece hai un servizio, potresti dare un “assaggio” di esso con una consulenza gratuita, o un’analisi gratuita.

Fase 4: Stimola all’azione di conversione

Il lead “caldo” deve solo essere portato a cliente: potresti fare un’offerta basata su alcuni principi di persuasione come le 6 Armi della Persuasione di Cialdini, ad esempio concedendo uno sconto sul prodotto entro una certa scadenza (qui applichiamo la regola della scarsità).

Conclusioni

Se non hai un funnel, hai avuto degli spunti per crearlo: se ce l’hai già, puoi analizzarlo tramite Google Analytics e capire come ottimizzarne le varie parti.

E il tuo funnel come funziona? Parliamone nei commenti!

7 Ingredienti e 5 Strumenti per Creare una Landing Page Efficace: Guida Completa

Bonus Gratuito per te: Ho preparato 4 Video Inediti che ti guidano alla scoperta della migliore strategia di web marketing per il tuo sito: Scaricali qui ora!

Cos’è una landing page?

Una landing page, letteralmente “pagina di atterraggio”, è una pagina web dove “atterra” un utente alla ricerca del tuo prodotto e servizio.

Ok  mi dirai, ma allora qual’è la differenza tra le landing pages e le pagine web tradizionali?

Le landing pages hanno delle caratteristiche di struttura e di testo particolari, che le rendono più efficaci in termini di conversione rispetto a una tradizionale pagina di un sito web.

Ma prima di entrare nel merito di cos’è che rende così efficace una landing page, partiamo da una distinzione preliminare: quella tra landing e squeeze pages.

Landing Pages VS Squeeze Pages: la differenza

Una prima distinzione è tra landing pages e squeeze page:

  • le landing pages sono più lunghe delle squeeze pages e sono solitamente finalizzate alla vendita di un prodotto;
  • le squeeze pages, invece, sono tradizionalmente più corte e sono solitamente finalizzate all’acquisizione del contatto di un potenziale cliente, quindi per dirla in termini tecnici, alla lead generation. In questo caso una squeeze page serve a far inserire, o sarebbe meglio dire a catturare, i dati di contatto di un utente che la squeeze page aiuta a raccogliere, ad attrarre, chiedendoli tipicamente in cambio di un lead magnet, ovvero di una merce di scambio.

Ecco un tipico esempio di template classico di squeeze page:

Squeeze Page

 

Talvolta si parla anche di “minisito” o “sales page”, forme particolari di landing page, ma qui ci concentreremo sugli aspetti fondamentali.

Più avanti vedremo degli esempi e dei template di landing pages e squeeze pages che ti aiuteranno a capire la differenza: in ogni caso all’interno di questo articolo useremo i termini “landing page” e “squeeze page” in modo complementare, distinguendo di volta in volta eventuali differenze tra le due.

Come creare una landing page: 7 ingredienti e 5 esempi di landing pages efficaci

Perchè le landing page sono così importanti da sviluppare nel contesto di una strategia di web marketing?

Perchè, come abbiamo anticipato, utilizzare una landing page efficace può aiutarti a incrementare il tasso di conversione.

Creare una landing page è fondamentale proprio per ottimizzare le possibilità che il visitatore del tuo sito, una volta entrato, compia l’obiettivo che ci poniamo, sia esso comprare un prodotto o lasciare i propri dati di contatto.

Che cosa rende una landing page più efficace di una pagina web tradizionale, come si può fare una landing page e migliorarla?

Lo vediamo con i 7 ingredienti e 5 esempi che seguono, ma prima vediamo com’è fatta una landing page.

La bella infografica che segue illustra con precisione gli elementi tipici di una landing page.

anatomia landing page 3

Headline

Abbiamo già parlato approfonditamente della Headline con 12 Tecniche per Aumentare del 500% Clic, Condivisioni e Conversioni.

La Headline è la frase di apertura della tua landing page e fondamentalmente può illustrare:

  • o il problema che il tuo prodotto o servizio vuole risolvere;
  • o cos’è tuo prodotto o servizio;
  • o a cosa serve.

Vediamo 3 esempi di headline di landing pages, partendo con l’analizzare le headlines proprio di 2 servizi di creazione di landing pages: LeadPages e Unbounce.

headline leadpages

Prendiamo questa headline di LeadPages.

Dice: cattura più lead con leadpages, ovvero esprime in modo diretto e conciso a cosa serve il servizio, prima ancora di dire in cosa consiste.

Di altro tenore è la headline di Unbounce, pur trattandosi dello stesso prodotto:

headline unbounce

“Crea landing page customizzate che generano più conversioni”: anche qui si va dritti al punto, ma a differenza della precedente headline, Unbounce non si focalizza su cosa fa il prodotto (“that drive more conversions”) ma anche a cosa serve: creare landing page personalizzate.

Quando il tuo prodotto è difficile da spiegare, l’headline può essere come quella di Basecamp: il modo facile di lavorare insieme, che fa leva sul beneficio principale che apporta il software.

basecamp headline

Per creare la tua headline poniti queste domande:

  • a cosa serve il mio prodotto o servizio?
  • quale vantaggio apporta al mio cliente?
  • qual’è la domanda che il mio cliente si pone di cui il mio prodotto è la risposta?

Un volta che hai risposto a queste domande, dovrai elaborare in modo conciso la tua headline, che può essere in varie forme:

  • in forma di slogan, come quella di Basecamp;
  • in forma di domanda, ad esempio: Vuoi sapere i 5 passi per creare una landing page efficace?
  • in forma di (finta) citazione, ad esempio: “Svelati i 5 segreti per creare landing page che convertono”

In ogni caso, cura attentamente l’headline nella tua landing page: secondo le statistiche,

  • ma un headline efficace può incrementare l’efficacia del tuo contenuto fino al 500% e

Ritwitta queste statistiche:

[bctt tweet=” 8 persone su 10 leggeranno la tua headline, solo 2 su 10 il resto “]

[bctt tweet=”un headline efficace può aumentare il tasso di conversione di un sito del 40%”]

Sottotitolo

Hai notato che sotto le headline che abbiamo analizzato c’erano dei sottotitoli?

I sottotitoli servono a riprendere l’headline e anticipare la soluzione: analizziamone qualcuno insieme.

Il sottotitolo di Unbounce è focalizzato sulla gestione del rischio e sui benefici del prodotto: totale controllo, nessun collo di bottiglia, miglior ROI.

Il sottotitolo di Basecamp d’altra parte spiega meglio in che modo si puo lavorare in team in modo semplice, specificando che Basecamp è un insieme di strumenti che consente di lavorare su una stessa pagina.

Call To Action

La Call to Action è un invito all’azione.

Il punto di partenza per creare una call to action efficace è domandarti: qual’è l’azione che voglio che il mio utente compia?

Ad esempio, il già citato Unbounce apre con una domanda: sei pronto ad avere più conversioni?

Il passo che segue gioca sulla riprova sociale di R. Cialdini, citando gli 11.000 clienti.

Infine, il bottone, che è la reale call to action, dice: inizia il tuo periodo di prova di 30 giorni.

call to action unbounce

Elenchi Puntati

Usati sopratutto nelle squeeze pages, gli elenchi puntati servono a spiegare in modo schematico le caratteristiche o i benefici di un prodotto.

Ecco come Lead Pages usa questa funzione:

LeadPages elenchi puntati

Quando crei degli elenchi puntati, segui queste best practices:

  • non esagerare: mantieni il numero tra 3 e 7, meglio se 5;
  • non dire tutto: lascia spazio all’immaginazione con le liste cieche. Cosa sono le liste cieche? Ti faccio un esempio. Invece di dire “scoprirai le 6 regole della persuasione di R. Cialdini”, puoi dire “scoprire le leggi, scoperte da un professore statunitense, che rendono le tue landing page più persuasive”. Insomma, un dire non dire.

Testimonials

I testimonials sono coloro che hanno provato il tuo prodotto o servizio e ne danno una testimonianza.

I testimonials:

  • devono essere percepiti come credibili: l’utilizzo di video testimonials, di foto, di link a siti o profili Facebook avvalora la credibilità del tuo testimonial;
  • devono essere in target con il tuo cliente: se il tuo cliente lavora nel web marketing, i testimonial dovranno appartenere al settore;

Ecco un esempio di come Unbounce usa i testimonial:

testimonial unbounce

Puoi notare:

  • l’uso della foto;
  • il fatto che siano indicati nome e cognome (credibilità), titolo e azienda (target).

Trust Building

Cos’è la trust building?

Sono gli elementi che danno credibilità a un prodotto, un servizio o un consulente.

Ecco come Dario Vignali sfrutta la trust building in modo efficace:

Dario Vignali trust building

Come puoi notare:

  • vengono utilizzati brand famosi, che generano credibilità;
  • viene usata un dicitura “ha collaborato o è apparso su”, che lascia spazio libero all’uso di marchi famosi, anche se non sono stati direttamente clienti.

Ecco un altro esempio del grande Timothy Ferris, autore del bestseller 4 ore alla settimana. Ricchi e felici lavorando dieci volte meno:

Tim Ferriss and The 4 Hour Workweek testimonial trust building.

Come puoi notare Timothy fa uso non solo dei grossi brand associati al suo libro, ma anche delle recensioni.

Modulo di contatto

Il modulo di contatto è ovviamente presente solo nelle squeeze pages, finalizzate a raccogliere per l’appunto i dati di contatto dell’utente.

Ottimizzare il modulo di contatto è fondamentale per aumentare i tassi di conversione: abbiamo discusso approfonditamente l’argomento nell’articolo 10 Strategie (+ 3 Strumenti) per Migliorare il Tuo Modulo di Contatto (e Ottenere + Clienti).

Qui ti ricordo gli aspetti fondamentali per creare nella tua squeeze page un modulo di contatto efficace:

  • riduci i campi che chiedi: secondo le statistiche, più (informazioni) domandi meno (conversioni) ottieni;
  • dai qualcosa in cambio: un buona merce di scambio è essenziale per ottenere i dati di contatto.

Lunga o corta?

Quando abbiamo distinto landing page da squeeze page ti ho detto che solitamente la prima è più lunga.

Ok, ma quanto lunga?

La risposta è dipende: solitamente si usa tenere la lunghezza della tua landing page direttamente proporzionale alla complessità di ciò che hai da offrire.

La soluzione per capire la lunghezza ideale è testare, magari con un Ab Test: Moz, il popolare software SEO, ha testato diverse lunghezze della propria landing page riuscendo così ad ottenere più covnersioni pari a un miglioramento di 1 milione di dollari.

Come creare una landing page: i 5 metodi principali

Abbiamo visto gli elementi fondamentali che rendono una landing page efficace: ma come possiamo creare una landing page?

Ci sono diverse risposte a questa domanda:

  • se vuoi creare la tua landing page a partire da un template HTML, il consiglio che ti dò, come vedremo, è di affidarti alle landing page che trovi su Theme Forest, belle, efficaci e poco costose;
  • se invece vuoi svincolarti da grafica e programmazione, il consiglio è usare un landing page generator, di cui ti consiglierò alcuni siti;
  • se usi WordPress, puoi usare temi e plugin per creare landing pages: il più famoso è OptimizePress;
  • puoi anche creare una landing page con Facebook: ti suggerirò alcuni metodi;
  • infine, puoi trovare dei template già pronti per realizzare la tua landing page gratis.

Partiamo dal primo metodo.

Modificare templates per landing pages e squeeze pages di Theme Forest

Come anticipavo, Theme Forest è il più grande marketplace al mondo di risorse per la grafica e la programmazione.

In Theme Forest puoi trovare diversi template per realizzare Landing Page, a prezzi che oscillano sui 15 dollari per le versioni in HTML fino a i 40-50 dollari per WordPress.

Per consultare i template per landing page nel sito, clicca l’immagine che trovi qui sotto:

themeforest

 

Come creare una landing page da 0 senza sapere nulla di HTML e grafica

Se non vuoi affidarti a un grafico o programmatore o non sai occupartene tu stesso, ci sono dei siti che forniscono la possibilità di creare landing page efficaci a partire da template già fatti, dando la possibilità di modificarli e di fare AB test.

Li puoi trovare con una semplice ricerca su Google per “landing page creator” o “landing page generator”.

Per tua praticità, ecco i più noti:

  • Unbounce
  • Landingi
  • LeadPages
  • PageWiz
  • InstaPage
  • Landerapp

Landing Page per WordPress

Se usi WordPress, puoi creare una landing page efficace in 2 modi fondamentali:

  • usando un tema predisposto a landing page, ovvero un template grafico per WordPress;
  • usando un plugin ad hoc.

Vediamo alcune soluzioni.

Temi WordPress per landing pages

I modi più usati per creare una landing page con un tema wordpress sono 2:

  • Optimizepress: è un noto tema che ti consente di creare landing pages e squeeze pages per WordPress a partire da template prefatti.
  • Inboundnow: un’altra soluzione, analoga a Optimize Press, per realizzare landing pages e squeeze pages per WordPress.

Plugin Wordpress per landing pages

Ovviamente puoi creare la tua landing page o squeeze page di WordPress anche con l’utilizzo di plugin.

In questa pagina trovi una lista comprensiva e ragionata dei migliori plugin per creare una landing page in WordPress.

4 modi per creare una Landing Page per Facebook

Per creare una landing page all’interno della nostra Pagina Facebook puoi usare alcuni strumenti che andiamo a vedere qui di seguito.

Iniziamo dal primo, Pagemodo.

#1: Come creare una tab personalizzato su Facebook con Pagemodo

pagemodo

Pagemodo ti consente di creare una tab personalizzata sulla tua Pagina Facebook, in cui puoi inserire una landing page a tua scelta. E’ gratuito fino a una pagina Facebook: se vuoi usarlo per più pagine, i prezzi sono accessibili.

Il punto di partenza è loggarsi con il proprio profilo Facebook e abbinare una Pagina Facebook per cui si vorrà creare la tab personalizzata.

Una volta dentro, basterà che scegli “Custom Tab”:

Pagemodo.com custom tab

A questo punto Pagemodo ti dà la possibilità di scegliere tra differenti template, alcuni fatti apposta per la raccolta di dati di contatto, come quelli che vedi qui di seguito:

Pagemodo facebook tab

#2: Come Fare Lead Generation su Facebook con l’integrazione da Mail Chimp in 3 steps

Se non vuoi usare Pagemodo e sei solito raccogliere i tuoi contatti email, ad esempio gliiscritti alla tua newsletter, tramite Mail Chimp, puoi integrare facilmente il software per le newsletter con la tua Pagina Facebook, creando una tab che contenga un modulo di contatto. Vediamo insieme come fare.

Innanzitutto devi avere un account a pagamento su Mail Chimp, altrimenti non puoi implementare questa funzione.

Una volta che hai fatto login al tuo account, vai su Account / Integrations:

Integrations Panel MailChimp Facebook

A questo punto scegli tra la lista delle integrazioni “Facebook” e compila i campi che ti vengono richiesti in questo modo:

  • nel campo “page to Use” dovrai inserire la Pagina Facebook dove vuoi che venga integrata la tab con il tuo modulo di contatto;
  • nel campo “list to use” basterà inserire la Lista di contatti email in Mail Chimp in cui confluirà la mail dell’utente che si registra sulla Tab;
  • In “use signup form tab” dovrai spuntare la casella “yes” affinchè venga creata una tab sulla tua pagina Facebook;
  • in “tag label”, infine, inserirai la call to action della tua tab.

Ecco come fare tutto:

Integrations Panel MailChimp facebook 2

Ed ecco come appare il tutto all’interno della tua Pagina Facebook: come vedi Mail Chimp ha creato una Tab aggiuntiva, che puoi personalizzare inserendo una call to action, nel mio caso “Ricevi 4 video gratuiti di web marketing”

Web Marketing Academy tab mail chimp

Se clicco all’interno della tab, ecco il modulo di contatto creato grazie a Mail Chimp:

Web Marketing Academy tab mail chimp 2

#3: Creare una landing page su Facebook con Static HTML: iframe tabs

Static HTML iframe tabs su Facebook

Una terza opzione per creare una landing page all’interno della propria Pagina Facebook per la raccolta dei dati di contatto è usare una app, Static HTML: iframe tabs, che ti consente di aggiungere una tab con un codice HTML a tua scelta che inserisci.

Una volta scelta la pagina su cui vuoi creare la tua tab aggiuntiva in cui aggiungere la landing page, ti basterà aggiungere il codice HTML a tua scelta:

Thunderpenny Static HTML tab facebook

#4: Come creare una landing page su Facebook con LeadPages

La quarta modalità che vediamo per creare una landing page su Facebook con è LeadPages.

Se non lo conoscessi, LeadPages è uno dei migliori servizi per la creazione di landing pages e ti consente anche di crearne una all’interno della tua Pagina Facebook, come nell’esempio qui sotto:

landing page Facebook tab LeadPages™

Ricapitolando: abbiamo visto 4 modi possibili per creare una landing page su Facebook: qualunque via tu scelga, verrà sempre creata una TAB aggiuntiva sulla tua pagina Facebook.

Landing Page Gratis

Chiudiamo questa carrellata di metodi per realizzare una landing page con alcuni template gratuiti che ho per te, e che puoi scaricare gratis in cambio di una semplice condivisione di questo articolo: che ne dici?

Conclusioni

Siamo giunti alla fine del nostro percorso alla scoperta delle landing page.

Ricapitoliamo i passi che abbiamo fatto.

Siamo partiti dalla definizione di landing page e dalla sua differenza con la squeeze page.

Abbiamo poi visto i 7 ingredienti di cui si compone una landing page efficace, corredati da alcuni esempi.

Infine, abbiamo approfondito i metodi principali per creare landing page efficaci.

E tu usi le landing page? Parliamone nei commenti!

 

6 Strumenti (che Forse Non Conosci) per Fare Lead Generation su Mobile

Bonus Gratuito per te: Ho preparato 4 Video Inediti che ti guidano alla scoperta della migliore strategia di web marketing per il tuo sito: Scaricali qui ora!

L’utilizzo dei dispositivi mobili nelle decisioni d’acquisto sta diventando sempre più propenderante: non sto parlando di dati riferiti agli USA o ad anni fa, ma al mercato Italiano, dove una ricerca compiuta da Google, Consumer Barometer, sulle tendenze mobile dei consumatori, conferma come:

  • la ricerca online è sempre più multidevice: il numero di persone che usano accanto al PC fisso anche un tablet o uno smartphone è in forte crescita, passando solo in Italia dal 3% al 16%:

 Consumer Barometer scopri nuove tendenze mobile e insight sui consumatori — Think with Google

  • il 40% degli utenti sotto i 35 anni, chiamati millennials, ha effettuato una ricerca sullo smartphone per il suo ultimo acquisto:

Consumer Barometer scopri nuove tendenze mobile e insight sui consumatori — Think with Google

  • spostandoci dai millennials alle “mamme digitali”, il 55% di esse fa un ricerca online prima di effettuare un acquisto:

Consumer Barometer scopri nuove tendenze mobile e insight sui consumatori — Think with Google

Dal 21 aprile 2015 Google ha ufficializzato l’ottimizzazione per dispositivi mobili come segnale di posizionamento: avere un sito compatibile con i dispositivi mobile aiuta a comparire nei risultati mobile di Google, che non solo detiene il 95% del traffico di ricerca su mobile.

Se il 20% delle ricerche su Google sono effettuate da un dispositivo mobile l’utenza responsive è una fetta da non sottovalutare, che però va acquisita con strumenti appositi.

La consueta indagine annuale “Digital Social e Mobile 2015” di We Are Social conferma come il mobile sia sempre più influente nelle decisioni d’acquisto:

  • il 20%  ha cercato un prodotto via smartphone nell’ultimo mese;
  • il 16% ha acquistato un prodotto via smarthone nell’ultimo mese;

Report sull utilizzo del mobile e dei social in Italia e nel Mondo we are social

Secondo un’analisi Twenga su L’M-Commerce in Europa nel 2015 : le ultime tendenze d’acquisto sul Mobile, quasi il 28% del traffico ecommerce italiano proviene dai dispositivi mobili:

L’M Commerce in Europa nel 2015 le ultime tendenze d’acquisto sul Mobile twenga

 

Se il mobile sta sempre più diventando influente nel determinare le decisioni d’acquisto, si rendono necessari alcuni strumenti per acquisire il contatto del tuo utente specificatamente pensati per il i dispositivi mobili.

6 strumenti per fare lead generation e raggiungere i propri potenziali clienti su Mobile

Come possiamo arrivare sul dispositivo mobile del nostro potenziale cliente? In questo post vediamo 6 strumenti per acquisire contatti di potenziali clienti proprio su mobile: alcuni di questi sono nuovi, come il canale Telegram, altri sono poco conosciuti, come le push notifications su Browser: vediamoli insieme.

  • il primo consiste nell’utilizzo di una canale Telegram: per chi non lo conoscesse, Telegram è il diretto concorrente del più noto Whatsapp e consente da poco di creare un canale, raggiungile tramite URL, per inviare notifiche ai propri clienti direttamente via smartphone;
  • il secondo riguarda uno strumento un pò particolare, le push notifications, delle notifiche che compaiono direttamente sul proprio browser, anche su mobile. Come vedremo, puoi implementarle facilmente con uno strumento gratuito, Pushcrew.
  • il terzo è Lead Digits, uno strumento innovativo creato da Lead Pages, il noto software per la creazione di landing pages. Con Lead Digits puoi acquisire il contatto del tuo potenziale cliente grazie all’invio di un sms e da lì impostare una sequenza di email con un autoresponder;
  • il quarto sono i Lead ADS di Facebook Advertising, uno strumento che ti consente di acquisire il contatto email dell’utente in modo semplice ed efficace senza uscire da Facebook;
  • il quinto sono le lead generation cards di Twitter;
  • e infine l’utilizzo dei Pop Up di Optin Monster, specificatamente pensati per il traffico mobile.

Partiamo dal primo, il canale Telegram.

Il canale Telegram

Come anticipavo, potremmo definire Telegram il concorrente di spicco di Whatsapp, il noto servizio di messaggistica mobile.

Come possiamo integrare Telegram nella nostra strategia di web marketing per i dispositivi mobile? Creando un canale: vediamo come e quali sono i vantaggi dell’utilizzo di un canale Telegram.

Come creare un canale Telegram in 2 passaggi

Analogamente a Whatsapp, Telegram è una APP, che puoi scaricare facilmente dal tuo dispositivo.

Nel mio caso, come utente Samsung/Android è sufficiente cercarla nel Play Store.

Una volta installata, andando nelle impostazioni clicca su Nuovo Canale:

telegram nuovo canale 1

e poi inserisci il nome e la descrizione del canale creato:

telegram nuovo canale 2

A questo punto hai creato un canale telegram, che avrà un suo url, come ad esempio:

http://www.telegram.me/webmarketingacademy

I vantaggi di un canale Telegram? Puoi connetterti ai tuoi potenziali clienti tramite mobile, in modo semplice e gratuito condividendo da mobile nuovi prodotti e nuovi articoli.

Le Push Notifications via Browser

Un secondo metodo poco conosciuto e altrettanto efficace di raggiungere i nostri potenziali clienti direttamente su mobile sono le push notifications via browser.

Le push notifications non sono altro che delle notifiche che l’utente decide di ricevere sul proprio browser, da desktop come da mobile.

Vediamo un paio di servizi.

Pushcrew

Pushcrew ti consente di inviare notifiche al browser Firefox, Chrome o Safari del tuo utente anche quando non è sul sito.

Come puoi vedere dall’immagine che segue, la notifica viene visualizzata sul browser dell’utente sia da desktop che da mobile:

pushcrew

Il sistema, gratuito fino a 500 iscritti alle notifiche, si implementa facilmente, tramite un codice da inserire nell’header del sito o un plugin per WordPress e Joomla.

Pushcrew funziona tramite un “permission box”, un rettangolo che ti chiede se vuoi ricevere le notifiche dal sito in cui stai navigando.

Ecco come ho realizzato in Web Marketing Academy:

PushCrew web marketing academy

Una volta acconsentito, hai la possibilità di inviare delle notifiche direttamente a tutti gli iscritti, inserendo:

  • un titolo della notifica, di massimo 36 caratteri;
  • un messaggio, di massimo 80 caratteri;
  • un url di destinazione;
  • un’immagine;
  • un parametro UTM per il tracciamento delle visite;

 PushCrew web marketing academy 2

Lead Digits di Lead Pages

Come può fare un negozio a raccogliere gli indirizzi email e di telefono in modo semplice ed automatico?

E un annuncio su un cartellone pubblicitario?

E un podcast?

La risposta è Lead Digits, uno strumento innovativo di Lead Pages, il noto sito per la creazione di landing pages.

Come funziona Lead Digits? Basta inviare un sms a un numero specifico per attivare una sequenza, simile a quella di un autoresponder.

Ecco un esempio di applicazione dello strumento: vedi un cartellone pubblicitario che sponsorizza un’appartamento.

Per avere maggiori informazioni ti chiede di inviare un sms a un numero. Una volta fatto, ti chiede di lasciare una mail per l’invio di ulteriori informazioni, mail che verrà inserita nel tuo programma di gestione delle newsletter:

 LeadDigits How to Get Leads Via Text Messaging

I Lead Ads di Facebook Advertising da Mobile

Come abbiamo anticipato prima, per fare lead generation senza uscire da Facebook puoi anche usare una nuova funzione di Facebook Advertising, che però puoi usare solo a partire dal Power Editor: i Lead Ads o Acquisizione Contatti.

I Lead ads sono un obiettivo specificatamente creato in Facebook Advertising per acquisire contatti di potenziali clienti.

Indipendentemente da quale sia il tuo obiettivo, che sia invitare le persone a iscriversi a una newsletter, a un’offerta, un evento o agli aggiornamenti sul tuo prodotto, le inserzioni Lead Ads per acquisizione contatti consentono di semplificare il processo di iscrizione del visitatore, consentendoti di acquisire dati di contatto in modo più semplice ed efficace e diretto rispetto alle altre forme di Lead Generation su Facebook.
Come mai?
Come vedrai tra poco, le Lead ADS appaiono come un classico annuncio sponsorizzato di Facebook Advertising, con in più alcuni campi precompilati, ovvero nome, cognome e indirizzo email.
Per quanto questi campi precompilati possano essere modificati dall’utente, questo apporta dei vantaggi importanti in vista dell’acquisizione di contatti di potenziali clienti, vediamo quali.

6 vantaggi dei lead ads per la lead generation su Facebook

Vantaggio #1: Non si esce da Facebook

Abbiamo visto come posso fare lead generation con Facebook, ad esempio, usando Facebook Advertising per veicolare un visitatore a una landing page, interna o esterna al sito.
E qui sta il primo vantaggio dei lead ads o acquisizione contatti: l’utente non esce da Facebook.
E come sai,  meno passaggi, più possibilità di conversione.

Vantaggio #2: I campi sono precompilati

Quando un utente deve compilare un modulo di contatto, più sono i campi che deve riempire meno arriverà alla fine.
Lo conferma, tra le altre, una statistica di Ascend2, che abbiamo analizzato approfonditamente nell’articolo 10 Strategie (+ 3 Strumenti) per Migliorare il Tuo Modulo di Contatto (e Ottenere + Clienti):
numero campi mail Ascend2 Email List Growth Survey Summary Report
Da questo punto di vista le Lead ADS, avendo già precompilati i campi, ti consentono di far fare meno step all’utente, che quindi arriverà più facilmente alla conversione.

Vantaggio #3: Non c’è nessuna landing page

Il terzio vantaggio? Non c’è nessuna landing page.

Ma come? La landing page non aiutava la conversione dell’utente? Sì, se è fatta bene, ma se è fatta male? Se non è esattamente responsive?

Con le Lead ADS problema risolto, l’utente non esce da Facebook per andare in una landing page esterna ma rimane all’interno del social.

Vantaggio #4: 2 passaggi per acquisire il contatto dell’utente

Come abbiamo visto poco fa, le lead ads consentono l’inserimento automatico delle informazioni di contatto condivise dalle persone con Facebook.
Questo rende possibile la compilazione del modulo di contatto in 2 semplici passaggi:
  • uno per aprire l’inserzione;
  • il secondo per inviare il modulo compilato automaticamente.

Ancora una volta, meno passaggi, più conversioni.

Vantaggio #5: hai la possibilità di personalizzare con domande

Anche se non si appoggiano a una landing page, le lead ads non sono rigide, ma consentono la possibilità di personalizzare i moduli con domande aperte o domande a scelta multipla che vedremo tra poco.

Vantaggio #6: puoi integrarli con CRM e piattaforme di marketing

I dati di contatto raccolti dalle lead ads possono essere integrati con Eloqua, Driftrock, Marketo, Maropost, Sailthru e Salesforce, a loro volta integrabili con software per l’email marketing come Mail Chimp.

In questo modo puoi implementare una risposta immediata e personalizzata all’utente che si iscrive.

In alternativa, , puoi scaricare le informazioni acquisite sui clienti potenziali manualmente raccogliendole in un file CSV e integrandole a tua volta in un autoresponder.

Ok, abbiamo visto 6 motivi per cui dovresti valutare le lead ads per le tue iniziative di lead generation su Facebook.

Ma come funziona nel concreto questo  strumento? Vediamolo insieme.

Come usare l’acquisizione Contatti o Lead ADS in Facebook

Per iniziare ad usare questa funzionalità puoi:

  • oppure entrare nella gestione inserzioni e cliccare su Power Editor:

 Gestione inserzioni power editor

A questo punto, quando creerai una nuova campagna, potrai scegliere proprio l’obiettivo Lead Ads, tradotto come dicevamo con “Acquisizione di Contatti”:

Power Editor acquisizione di contatti lead ads

A questo punto dovrai scegliere a chi destinare l’inserzione, creando un nuovo Pubblico o scegliendo tra un Pubblico Personalizzato precedentemente salvato.

Se è la prima volta che scegli l’Acquisizione Contatti come obiettivo in Facebook Advertising dovrai creare un modulo per l’acquisizione contatti, che ti consente di scegliere:

  • se acquisire solo la mail e il nome e cognome del tuo contatto;
  • se aggiungere a questi dati anche un massimo di 3 domande.

Power Editor modulo acquisizione contatti lead ads facebook ads

Le 3 domande che puoi chiedere all’utente possono essere personalizzate, ovvero decidi tu cosa scrivere, o puoi in alternativa basarti su una lista di tematiche che Facebook ti suggerisce all’interno di specifici settori, come:

  • Automotive: Marca di auto, Modello di auto, Allestimento, Anno di costruzione, Concessionario di automobili;
  • Istruzione: Ambito di studi di interesse, Ambito di studi attuale, Livello più alto di istruzione, Quando pensi di iscriverti?, Corso di interesse, Posizione del campus, Quale titolo di studio ti interessa?
  • E-commerce: Con quale frequenza vuoi ricevere i nostri aggiornamenti?, Seleziona una categoria
  • B2B: Dimensioni dell’azienda, Dimensioni del team addetto alle vendite, Attività principale
  • Servizi professionali: Tipo di servizio legale
  • Assicurazione sanitaria: Stato relativo alla copertura dell’assicurazione sanitaria
  • Assicurazione auto: Chilometraggio annuale
  • Hai bisogno di assistenza?:  Hai bisogno di assistenza?, Cosa stai cercando?, Qual è il problema? Seleziona i servizi
  • Intenzioni di acquisto: Data di acquisto, Data di iscrizione, Budget, Lista di attesa

Per quanto alcuni di questi ambiti si applichino maggiormente al mercato statunitense (come ad esempio “assicurazione sanitaria”), puoi comunque usare queste domande anche per il mercato italiano. Come? Ecco alcuni spunti.

Come creare annuncio nelle Lead ADS

Una volta che hai compilato le domande, dovrai scegliere:

  • l’annuncio, ovvero i contenuti creativi per la tua inserzione;
  • le modalità di monitoraggio, ovvero il pixel di monitoraggio delle conversioni.

Power Editor contenuti creativi acquisizione di contatti lead ads

Power Editor pixel monitoraggio acquisizione di contatti lead ads

Una volta raccolti i lead, li puoi scaricare a partire dalla tua Pagina Facebook:

  • vai su “strumenti di pubblicazione” nella navigazione superiore;
  • clicca su “moduli delle inserzioni per acquisizione contatti” e “libreria dei moduli”. A questo punto potrai scaricare i tuoi contatti dal link “download”:

moduli delle inserzioni per acquisizione contatti lead ads

Le Lead Generation Cards su Twitter da Mobile

Hai 2 possibilità di fare lead generation su Twitter:

  • se vuoi raccogliere i contatti dei tuoi clienti potenziali su una landing page esterna, puoi usare l’obiettivo “clic verso il sito web o conversioni”, di cui abbiamo parlato approfonditamente nell’articolo dedicato a Twitter Advertising: Guida Completa alla Pubblicità su Twitter ADS;
  • se invece vuoi raccogliere i contatti dei tuoi clienti potenziali su Twitter, questo obiettivo fa al caso tuo.

Qual’è la differenza?

Nel primo caso hai la possibilità di sincronizzare il tuo modulo di contatto nella tua landing page con un software come Mail Chimp, consentendoti di automatizzare il processo di invio di newsletter ai tuoi lead grazie ad un autoresponder;

Nel secondo caso fai fare un passaggio in meno all’utente, raccogliendo direttamente su Twitter i tuoi lead. Come? Con una Lead generation card: vediamo insieme di cosa si tratta.

La Lead generation card di Twitter, ovvero come raccogliere lead direttamente su Twitter (anche da mobile)

Che cosa sono le Lead Generation Card? Le Lead Generation Card vengono allegate ai tuoi Tweet e ti consentono di raccogliere dettagli sui contatti dagli utenti, direttamente da Twitter.

Sono costituite da un’immagine e da una call to action di tua scelta. Una volta che una persona lasci il proprio contatto, hai la possibilità di scaricare i tuoi lead dal “gestore creativo card”, una sezione che trovi all’interno del tuo account pubblicitario. I lead vengono compilati nella card e sono disponibili nel formato CSV.

Le Lead Generation Card creano interesse per la tua attività da parte degli utenti che decidono di condividere le proprie informazioni con te all’interno di un Tweet. Le Lead Generation Card acquisiscono automaticamente il nome, il nome utente e l’indirizzo email dell’utente, al quale basta solo fare un clic per inviartele.

lead su twitter advertising

Come fare lead generation da mobile con Optin Monster

Abbiamo già parlato di Optin Monster, il software che ti consente di creare dei Pop Up e altri sistemi per l’acquisizione di indirizzi email.

Bene, Optin Monster è dotato di una specifica funzione che ti consente di creare un Pop Up per l’acquisizione di contatti direttamente su Mobile:

mobile optin monster

Una volta acquisito il contatto, c’è la possibilità di inserirlo direttamente in una tua lista per l’invio di una newsletter.

Conclusioni

Come abbiamo visto dalle statistiche, il mobile sta entrando prepotentemente nelle decisioni d’acquisto, non solo di una fascia giovane.

E’ necessario quindi non solo dotare il proprio sito di una modalità responsive, ma anche pensare a delle strategie e degli strumenti cuciti ad hoc sul mobile, che ci consentano di acquisire contatti di potenziali clienti su questi dispositivi.

E tu hai usato uno di questi strumenti di lead generation su mobile?

Parliamone nei commenti!